Melierax poliopterus

Famiglia : Accipitridae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Il Melierax poliopterus è un rapace melodioso che emette piacevoli gorgheggi © Gianfranco Colombo

Ancor oggi molti esperti insistono nel ribadire la facilità di riconoscimento dell’Astore cantante orientale o della Somalia ( Melierax poliopterus - Cabanis, 1868), dall’analogo Astore cantante scuro ( Melierax metabates ) e dall’Astore cantante chiaro ( Melierax canorus ), tre distinte specie che risultano invece alquanto difficoltose da riconoscere sul campo se non determinando con esattezza l’area in cui vengono incontrate.

Tralasciando il Melierax canorus che vive esclusivamente nell’estrema parte sud del continente africano e che solo parzialmente si sovrappone al Melierax metabates, le altre due specie condividono in diverse parti dell’est africano il medesimo territorio confondendosi fra loro e creando quella difficoltà di cui si accennava.

Nell’Etiopia una delle prime aree subsahariane dove si incontrano queste due specie, l’unica determinante assoluta e certa per il riconoscimento, è il luogo d’incontro. Se è ad est della Rift Valley è l’orientale se è ad ovest è lo scuro. Una striscia di qualche km risulta essere la linea netta di demarcazione fra le due specie. Più a sud nel Kenya, nell’Uganda e poi nella Tanzania con la biforcazione della Rift Valley, gli areali si confondono e si sovrappongono e le due specie risultano largamente conviventi.

L’astore cantante orientale è un rapace appar- tenente all’ordine dei Accipitriformes ed alla famiglia degli Accipitridae e per alcuni suoi comportamenti nonché forma e dimensioni, potrebbe essere considerato il corrispondente africano del noto Astore paleartico ( Accipiter gentilis ).

L’astore cantante come dice il nome volgare, è un rapace melodioso che emette piacevoli gorgheggi, suoni che risultano del tutto mancanti o rarissimi in tutti gli altri rapaci.

Il nome scientifico riflette con esattezza queste caratteristiche in quanto Melierax deriva dal greco “melos” = canto e “hierax” = falco mentre poliopterus fa riferimento al colore di questo uccello: “polios” = grigio, “pteron” = ala.

Anche i nomi volgari dati da diversi paesi si accostano a queste versioni scientifiche. In inglese – Eastern Chanting Goshawk, in francese - Autour à ailes grises, in Tedesco - Weißbürzel-Singhabicht, in spagnolo - Azor-lagartijero Somalí e per gli ornitologi giapponesi il nome alquanto fantasioso di higashikoshijiroutaootaka.

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Lungo 50-55 cm, con 1-1,1 m d’apertura alare e 600 g circa di peso, frequenta le aride savane estafricane, rincorrendo anche a terra, fra i cespugli, piccoli roditori e rettili © Giuseppe Mazza

Zoogeografia

L’astore cantante orientale come dice il nome stesso, vive esclusivamente nella parte orientale del Continente africano includendo in questa area il Corno d’Africa ad est della Rift Valley, l’Uganda, il Kenya e parte della Tanzania.

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Ma ama anche osservare impettito il suo territorio e le prede da posizioni dominanti © Gianfranco Colombo

In Kenya è alquanto raro nella parte occidentale, più umida e boscosa dove è rimpiazzato dal Melierax metabates.

Specie comune e largamente diffusa lo si incontra abitualmente isolato ed accoppiato solo durante il periodo di riproduzione.

E’ facilmente avvistabile sul campo in quanto ama appostarsi sul punto più alto disponibile nel suo territorio, posandosi sulla cima dei pochi alberi o quando assenti sui piccoli arbusti presenti, da dove osserva con estrema attenzione ogni piccolo movimento. Anche i pali delle linee elettriche sono divenuti un luogo ideale di osservazione.

Non teme la presenza umana, convive con le popolazioni locali ed è facilmente avvicinabile. E’ specie sedentaria e solo casualmente si sono rilevati erratismi stagionali, forse dovuti a lunghi periodi di siccità.

Ecologia-Habitat

Vive in ambienti più aridi dei suoi congeneri preferendo savane erbose con radi boschetti di acacie e spesso in lande desolate ed assolate. Lo si ritrova anche in zone predesertiche con bassa vegetazione arbustiva e spinosa.

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Il battito delle ali è profondo e ad ala rigida. Volteggia tenendo le ali completamente piatte, mentre nelle scivolate di cattura, quando per esempio avvista un roditore, spesso le porta a V, come le albanelle © Gianfranco Colombo

Eccezionalmente solo in alcune aree dell’Etiopia, lo si ritrova oltre i 2000 metri di altitudine, altezza limite del suo habitat ideale.

Anche questo astore similmente con il suo congenere Melierax metabates anche se in misura inferiore, ama cacciare a terra, rincorrendo tra i cespugli i roditori ed i piccoli rettili e non disdegnando a volte di buttarsi a capofitto nei cespugli spinosi per raggiungere la preda. Non è specie a rischio e non sembra abbia difficoltà ad integrarsi con l’evoluzione antropica dei luoghi abitati.

Morfofisiologia

Questo Astore ha misure pressoché simili a suoi due congeneri africani con una lunghezza di circa 50/55 cm ed una apertura alare di 100/110 cm.

Il maschio raggiunge circa l’ 85% delle misure della femmina che come in tutti i rapaci ha dimensioni maggiori.

Non ha dimorfismi sessuali evidenti se non nelle misure in quanto la livrea è pressoché simile fra gli adulti.

Come detto ha zampe molto lunghe adatte ad una delle sue preferite modalità di caccia che consiste nel rincorrere a terra le piccole prede.

Il colore di base è il grigio cenere che copre totalmente la testa, la parte superiore del corpo e delle ali che mostrano una leggera barratura biancastra. Il petto ha una finissima ed elegante barratura longitudinale più chiara ed il sottocoda bianco.

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Ma a volte il colpo grosso non riesce e deve accontentarsi d’insetti, razzolando a mo’ di serpentario © G. Colombo

Le penne primarie sono nere mentre le secondarie sono di un grigio molto chiaro.

Quando fermo sull’attenti nella sua posizione marziale, un portamento caratteristico di questo uccello, si nota facilmente la differenza del grigio compatto della parte superiore del corpo con la parte inferiore quasi biancastra.

Risulta facile dire che questo astore ha le zampe gialle anziché di colore arancione del simile Melierax metabates, che ha la cera del becco giallo vivido anziché rossastro del suo congenere, che la fascia nera sulla parte inferiore delle penne remiganti primarie è più ampia dell’altra specie.

Tutte caratteristiche che spesso risultano falsate in natura.

La vivacità del colore e la precisa identificazione della sua gradazione non è sempre così evidente come descritto nella letteratura.

Vi possono essere variazione conseguenti l’età del soggetto, il riverbero della luce della savana ed anche piccole variazioni genetiche del soggetto analizzato. Fatto sta che come già ribadito, essenziale è la conoscenza del luogo del ritrovamento.

La coda dell’adulto è nera e barrata di bianco con sovraccoda bianco brillante ben visibile in volo.

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E se anche questi non hanno voglia di farsi mangiare, sarà per un’altra volta e vola al suo osservatorio preferito © Gianfranco Colombo

Ha penne scalari, con le centrali più lunghe e graduatamente più corte verso l’esterno

I giovani hanno una livrea rossastra e grigiastra alquanto diversa da quella degli adulti, tale da creare spesso il dubbio che si tratti di un altro accipitriforme.

Questi sono praticamente indistinguibili dai giovani del Melierax metabates.

Il battito delle ali di questo uccello è profondo ed effettuato ad ala rigida.

Volteggia tenendo le ali completamente piatte mentre nelle scivolate di cattura spesso le porta a V come le albanelle.

Il canto, da cui è derivato il nome scientifico dato a questo uccello, viene emesso all’inizio della stagione degli accoppiamenti quando alla ricerca della femmina, il maschio emette i suoi noti gorgheggi stando sulla cima dell’albero prescelto per la nidificazione oppure anche durante brevi volteggi sopra di esso.

Spesso emette questi gorgheggi la notte in special modo quando vi è chiarore lunare ed a volte è stato visto volteggiare anche nel buio. Un lungo e lamentoso piii.piii.piii intervallato da un altisonante ed acuto pliii iù.

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La vista è eccezionale e la livrea giovanile alquanto diversa. Il nido, una struttura piatta su grandi acacie, è spesso predato da aquile e uccelli notturni. In genere solo un piccolo riesce a prende il volo, dopo un soggiorno di due mesi © Gianfranco Colombo

Biologia riproduttiva

Questo astore non ha un periodo particolare di nidificazione. Lo sceglie di volta in volta secondo la disponibilità di cibo che la natura offre anche se generalmente avviene alla fine della stagione secca.

Preda infatti piccoli uccelli, roditori, lucertole e spesso insetti che trova più facilmente nella stagione piovosa.

Il nido è una struttura piatta di solito collocata sull’alto di acacie spinose od alberi con fogliame sempreverde. Una costruzione di rami secchi foderata con piccole fronde ed erba secca. Depone 1 o 2 uova che incuba per circa 5/6 settimane. Il nido è frequentemente predato da grossi uccelli notturni ma anche da aquile rapaci ( Aquila rapax ) e grandi predatori.

Abitualmente solo un piccolo si invola anche se non sono stati notati casi di cainismo. I giovani sembra non abbiamo troppo fretta di involarsi e solo dopo molte settimane e frequentemente dopo due mesi, lasciano definitivamente il nido.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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