Melopsittacus undulatus

Famiglia : Psittacidae

 

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Testo © Guglielmo Petrantoni

 

 

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Di casa in Australia, il Melopsittacus undulatus è giunto in Europa nel 1840 © Giuseppe Mazza

Conosciuto sin dall’anno 1789 e portato in Europa per la prima volta da J.Gould nel 1840, il Pappagallino ondulato ( Melopsittacus undulatus Shaw, 1805 ) appartiene all’ordine dei Psittaciformes ed alla famiglia Psittacidae, sottofamiglia Psittacinae.

Il nome del genere “melopsittacus” deriva dal greco “melos” = canto e “psittakos” = pappagallo, è insomma un “pappagallo che canta”.

Il nome della specie “undulatus” dal latino “undosus” = ondoso fa riferimento ai disegni della livrea.

E’ presente in tutto il continente Australiano, dalla steppa alle zone tropicali, con esclusione delle aree costiere e della penisola di Cape York.

Zoogeografia

La specie, come già detto, vive e si sposta in colonia in tutto il continente Australiano, ma la sua patria è il sud dove si notano branchi numerosissimi, con esclusione delle zone costiere e delle isole satelliti australiane.

Pur avendo subito enormi catture nel passato, ancora oggi è ritenuta abbondante, oltre i cinque milioni di soggetti.

Ecologia Habitat

Vive allo stato libero, in numerosi gruppi di volo, in genere nei boschi d’eucalipto per i quali ha una particolare preferenza.

Si sposta nelle ore diurne più fresche alla ricerca di cibo e di pozze d’acqua, percorrendo centinaia di chilometri, sino a quando trova siti idonei all’esistenza per la presenza di semi e altro.

Gradisce i pascoli aperti, le savane con alberi d’acacia ( Acacia aneura ) ed eucalipto ( Eucalyptus gracilis ), le aree coltivate ad arachidi e le distese di Triodia wiseana un’erba ricca di silice.

I gruppi di questi pappagalli non stazionano mai lontani dai corsi d’acqua e dalle rive dei fiumi.

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Sulle guance un tratto blu e sopra al becco il colore della cera svela il sesso © Giuseppe Mazza

Essendo nomadi per eccellenza, le colonie cambiano di anno in anno le zone di stazionamento, zone che individuano senza una rotta fissa. Durante i mesi più freddi si spostano al nord, mentre ritornano al meridione nei mesi caldi.

Morfofisiologia

Il “pappagallino ondulato” ha la fronte, la parte anteriore della testa, la parte inferiore delle guance e la gola color giallo zolfo; verso la metà di ciascuna guancia presenta un tratto blu e ciascun lato del collo, in alto, ha due o tre macchie tonde, pure blu.

La maggior parte delle penne delle ali sono ondulate di nero e giallo, come anche la nuca e il dorso. Tutta la parte superiore del corpo, il petto ed il ventre, il groppone e le penne superiori del groppone sono di un bel verde erba. Le penne della coda sono verdi con strisce gialle a metà, salvo le due mediane, lunghe ed appuntite, che sono blu cupo. L’iride è bianco giallastro, il becco color corno e le zampe hanno un colore blu pallido.

Sopra il becco vi è una membrana cornea, detta cera, che ne copre la base e nella quale si notano i due fori nasali: tale membrana è colorata di blu intenso o celeste nel maschio ed è grigio-verdognola nella femmina. Nei giovani maschi tale membrana è blu pallido, passando poi al rosa chiaro prima di assumere la colorazione blu definitiva da adulto; nelle femmine giovani è grigio chiaro o rosso bruno.

Hanno una taglia di 18-20 cm, di cui 11 cm. costituiscono la coda. Ad ali spiegate misura circa 30 cm., tanto da consentirgli un volo estremamente rapido.

Etologia e Biologia riproduttiva

Vivono in armonia e si riproducono in comunità pur essendo monogami; tuttavia non è raro che un unico maschio copuli con diverse femmine, ma con una sola si prodiga nelle cure durante l’incubazione e l’allevamento dei piccoli. In generale verso i sei o sette mesi di vita sono idonei all’accoppiamento.

Tanto maggiore è il numero della colonia, quanto migliore è l’esito della loro riproduzione.

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Monogami, si riproducono in comunità, raggiungendo la maturità sessuale ad appena 6-7 mesi © Giuseppe Mazza

Le cavità e gli anfratti degli eucalipti e delle euforbie accolgono il loro nido e vi restano sino all’involo dei piccoli. Ma quando il sole non scalda abbastanza o si manifesta una grave siccità migrano verso zone più piovose ed umide.

Nel paese d’origine le cove avvengono virtualmente ovunque tutto l’anno, ma preferiscono il periodo tra agosto e gennaio nelle regioni meridionali e da giugno a settembre al nord. La femmina depone da quattro a dieci uova, con una media di sette. L’incubazione varia da 16 a 18 giorni, in funzione della temperatura ambientale, e potrebbe trascinarsi anche a 21 giorni. I piccoli nascono nudi e solo dopo pochi giorni si coprono di una lanugine gialla, a dodici giorni aprono gli occhi e, finalmente, dopo un mese lasciano il nido, ma vengono ancora nutriti da entrambi i genitori, per altre due settimane, con semi di spinifex ( Triodia sp.), che attraverso i suoi fiori fornisce un’azione disintossicante ed antiparassitaria, e con semi di orzo di Mitchell ( Astrebla pectinata ) e di miglio. Nel frattempo la femmina si prepara per una successiva nidificazione.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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