Merops apiaster

Famiglia : Meropidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Il Gruccione ( Merops apiaster ) è oggi comune nell’Europa mediterranea e può spingersi fino al Mar Baltico © Gianfranco Colombo

Il Gruccione ( Merops apiaster - Linnaeus, 1758 ) appartiene all’ordine dei Coraciformes ed alla famiglia dei Meropidae ed è uno degli uccelli più variopinti del continente europeo oltre che ad essere l’unica specie presente di questa famiglia.

Un vero arcobaleno, colori vivacissimi tipici del mondo tropicale, a cui appartengono praticamente tutte le 31 specie assegnate a questo genere ed infatti questo uccello è un visitatore estivo delle nostre aree assolate mediterranee dove arriva ad allietare le nostre estati, con i suoi vivaci colori.

Si dice spesso che il miglior modo per censire la fauna entomologica di un luogo, sia quello di osservare un gruccione sul posatoio preferito dove consuma le sue prede, anzichè girovagare nei campi attorno alla ricerca di insetti.

Questo uccello è un cacciatore infallibile di invertebrati volanti che attraversano il suo campo di azione, di qualsiasi dimensione o pericolosità essi siano ed indipendentemente dalla capacità aviatorie da loro possedute. Il gruccione riesce a catturare di tutto con estrema facilità. Api, calabroni e vespe non gli fanno paura, tantomeno sfuggono i rapidissimi mosconi, i massicci e corazzati coleotteri, le imprendibili libellule e le colorate farfalle.

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In Italia è alquanto diffuso in particolare nella parte settentrionale dove sembra abbia trovato uno dei suoi migliori habitat naturali © Gianfranco Colombo

Una eleganza di volo inimitabile, con volteggi e planate rapidissime, impennate e discese mozzafiato ed infine la cattura con precisione accurata. Poi immediatamente il ritorno al suo posatoio preferito, un ramo secco, un filo dell’energia elettrica, un tronco a terra od un qualsiasi supporto dal quale possa dominare lo spazio circostante. Uno spettacolo aereo imperdibile ed una lezione di maestrìa aviatoria. L’etimologia del nome scientifico riflette con precisione il nome della preda principale di questo uccello.

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Scava il nido su ripe scoscese e terrapieni, una piccola camera alla fine di un tunnel orizzontale lungo anche 3 m © Gianfranco Colombo

Il genere Merops viene dall’omonimo termine greco che identificava il gruccione, il mangiatore di api, anche se il nome è stato mutuato dalla antica mitologia ellenica che lo legava a Merope, il Re di un Antico regno e mentore del più famoso Re Priamo di Troia, che si suicidò per amore quando sua moglie rimase uccisa precipitando accidentalmente da una rupe.

La specie apiaster dal latino “apiastra” sempre con il medesimo significato di mangiatore di api.

Altri nomi comuni europei dati a questo uccello sono Bienenfresser - in tedesco, Bee-eater - in Inglese, Abejaruco - in Spagnolo, Guêpier d’Europe - in Francese, Abelharuco - in Portoghese ed un impronunciabile Yoaroppahachikui - in Giapponese.

Nei dialetti italiani risaltano il termine gruccione da grucce = stampelle, per le due appendici caudali allungate ed altri alquanto fantasiosi quale tordo marin, vespier, rondano, dardano, abiadòru, grottaione ed un semplicissimo ma esaustivo “uccello mangiatore di api”.

Zoogeografia

Il gruccione occupa la parte mediterranea dell’Europa anche se ha qualche rara colonia nel sud della penisola Scandinava, sulle coste del Mar Baltico ed in Olanda. E’ ben diffuso nella parte est europea in particolar modo nella penisola Balcanica. In Inghilterra ha fatto negli ultimi 50 anni, diversi tentativi di nidificazione ma non vi sono ancora delle stabili e ben definite colonie.

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In Val Padana è in continua espansione ed ormai non esiste ripa di fiume, cava abbandonata o terrapieno stradale che non abbia la sua colonia © Gianfranco Colombo

Occupa anche alcune aree dell’Asia centrale e le coste Africane del mar Mediterraneo del Marocco, Algeria e Tunisia. In Sud Africa e Namibia vi è una popolazione stanziale.

Tutte le altre popolazioni sono fortemente migratorie e lasciano i territori di nidificazione già in agosto per ritornare ai luoghi di riproduzione nel maggio successivo.

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Un vero arcobaleno di colori, tipici del mondo tropicale dove vivono i suoi parenti. Non c’è praticamente dimorfismo e le sfumature blu-verdi del petto dipendono dall’età © Gianfranco Colombo

Le popolazioni europee e gran parte di quelle centro asiatiche occidentali, hanno i quartieri invernali nell’Africa subsahariana mentre alcuni ceppi centro asiatici svernano nel subcontinente indiano.

Il gruccione sceglie aree ben soleggiate e secche, con un periodo di insolazione giornaliera molto elevato. Infatti non soffre né di alte temperature e neppure della indisponibilità di acqua per le necessità vitali. In Italia è alquanto diffuso in particolare nella parte settentrionale dove sembra abbia trovato uno dei suoi migliori habitat naturali.

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E’ un uccello sociale che vive spesso in comunità molto numerose, ma quando c’è di mezzo una femmina i maschi sanno farsi sentire © Gianfranco Colombo

In val Padana è in continua espansione ed ormai non esiste ripa di fiume, cava abbandonata od anche terrapieni stradali che non abbiano una loro colonia. E’ invece piuttosto raro in Sicilia. E’ un uccello che non sfugge all’attenzione anche del profano per la sua splendida livrea ma anche per il grido penetrante che emette incessantemente durante le sue evoluzioni aeree ed ancor più quando in migrazione. Un krikuik krikuik penetrante ed inconfondibile, emesso da notevoli altezze, tale da avvertirlo senza riuscire a vederlo.

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I gruccioni raggiungono i 30 cm di lunghezza, con un peso di 70 g e 40 cm d’apertura alare. Le popolazioni residenti in Europa e gran parte di quelle centro asiatiche occidentali, hanno i quartieri invernali nell’Africa subsahariana mentre alcuni ceppi centro asiatici svernano nel subcontinente indiano © Gianfranco Colombo

Ecologia Habitat

Il gruccione ama aree cespugliose aperte, con alberatura rada, ampie radure di boschi, lande desolate, bordi di strade ma luoghi che dispongano immancabilmente di appoggi naturali come pali e fili elettrici ad altezze non particolarmente elevate, alberi secchi, reti di recinzione o fili spinati, dai quali riesca a dominare l’area circostante. Sono spessissimo legati alla presenza di fiumi e corsi d’acqua ma solo per necessità connesse ai luoghi di nidificazione ed alla tipica abbondanza degli insetti in questi luoghi.

Infatti le sponde ripide dei corsi d’acqua, formate da fango rinsecchito e sabbia e continuamente erose e deformate dagli stagionali straripamenti, sono il loro luogo ideale di nidificazione.

Il gruccione è un uccello molto sociale e trascorre ogni momento della sua vita in comunità a volte molto numerose.

Migra in folti stormi, sverna in grandi gruppi e nidifica in colonie. Osservare un esemplare isolato è una ricorrenza alquanto rara. E’ un tipico uccello di pianura e zone collinari e raramente in Europa sale oltre i mille metri di altitudine. Prettamente insettivoro, è un grande cacciatore che arriva a catturare diverse centinaia di insetti ogni giorno senza provocare danni alle attività umane. Le api mellivore sono tra i loro insetti preferiti ma ciò non provoca evidenti problemi alle arnie prossime alle colonie, collocandosi il numero delle catture, nel normale contesto delle cause naturali di morte delle api.

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E’ un tipico uccello di pianura e zone collinari che sceglie aree ben soleggiate, calde e secche. Raramente lo troviamo in Europa oltre i mille metri d’altitudine. Ama zone cespugliose aperte con pochi alberi, ampie radure di boschi, lande desolate, bordi di strade ma luoghi che dispongano immancabilmente di appoggi naturali come pali e
fili elettrici ad altezze non particolarmente elevate, alberi secchi, reti di recinzione o fili spinati, dai quali riesca a dominare l’area circostante © Gianfranco Colombo

Catturata la preda e riguadagnato il posatoio preferito, il gruccione riesce con grande maestria a sbattere il corpo dell’imenottero sul supporto d’appoggio, in modo deciso ma al tempo stesso con delicatezza, riuscendo a staccare il pungiglione e la parte ghiandolare velenifera dell’addome. La preda è poi ingoiata dopo essere stata lanciata in aria con rapidissimo movimento e ripresa con altrettanto tempismo. Il gruccione rigetta regolarmente delle borre alquanto voluminose, che contengono le elitre e le parti cheratinose ed indigeribili degli insetti mangiati. Queste borre sono dei veri gioielli in quando riluccicano di piccoli pezzi di elitre di ogni colore che frantumati dalla digestione, ricoprono diffusamente tutta la superficie.

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Affettuosità fra coniugi. Si occupano entrambi del lavoro di scavo del nido e della cova © Gianfranco Colombo

Morfofisiologia

Il gruccione è un vero arcobaleno di colori, tale che sarebbe più facile elencare i colori mancanti che quelli presenti nella sua livrea.

Il groppone e la testa sono di colore castano acceso, con riflessi dorati e delineati, lungo l’ala, da fasce gialle. Le copritrici primarie sono anch’esse marroni con remiganti di colore azzurro vivace.

La faccia è segnata da due larghe fasce nere che, come una mascherina, partendo dal becco attraversano la linea degli occhi. La fronte è segnata da un fascia bianca che diviene azzurra sui lati in prossimità degli occhi.

La gola è gialla paglierino fermata da un collare nero che delimita il petto totalmente azzurro brillante e che, secondo l’età del soggetto, può tendere anche al verde.

Coda azzurro verdastra con le due penne centrali che si allungano di alcuni cm e che creano una tipica coda da rondine. Becco lungo e nero, appuntito e leggermente curvo sulla punta. Zampe anch’esse nerastre ed occhi di un vivido rosso sangue, eccezionalmente brillanti quando illuminati.

Il sottala è di un nocciola rossastro per la parte riferita alle copritrici inferiori che si stacca nettamente dalle remiganti di color bluastro. Una vera tavolozza di colori. Non c’è dimorfismo sessuale evidente se non per piccolissimi particolari a volte impercettibili mentre i giovani si distinguono per l’assenza delle appendici caudali, che cresceranno dal secondo o terzo anno e dai colori più spenti e tendenti in generale al verdastro. Il gruccione è un uccello di medie dimensioni con un corpo molto slanciato ed ali appuntite. Misura circa 30 cm in lunghezza, un peso di 70 g ed un’apertura alare di quasi 40 cm.

Etologia-Biologia riproduttiva

Tanto bello è il colore della sua livrea tanta è la necessità di nasconderla dall’attacco dei predatori durante la nidificazione. Non è detto che il modo di costruire il nido abbia condizionato il mantenimento del colore da parte di questa specie oppure non si tratti di una evoluzione concettualmente contraria ma non può sfuggire il concetto che un esemplare di tali colori esposto all’aperto durante la cova, sarebbe di facile avvistamento da parte di eventuali predatori.

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Un accoppiamento. Vengono deposte da 5 a 8 uova bianchissime e lucide di forma sferica. I piccoli, a parte il rischio di qualche ratto e serpente, crescono al sicuro dai predatori, ma la tana è poco igenica per gli avanzi alimentari e carente d’ossigeno. Sopravvivono solo grazie all’elevato livello d’emoglobina nel sangue © G. Colombo

Il gruccione costruisce un nido ipogeo alquanto elaborato e di non facile costruzione. Scava un tunnel in orizzontale, sulle pareti di ripe scoscese o in terrapieni che abbiano un dislivello col terreno, lungo anche 3 m ma in certi casi anche oltre e sul fondo crea una piccola camera nella quale depone la sua covata.

Lo fa anche direttamente su terreni totalmente pianeggianti, scavando un buco inizialmente in leggera discesa che poi si raddrizza creando un tunnel che viaggia parallelo al suolo per tutta la sua lunghezza.

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I giovani si distinguono facilmente per l’assenza delle appendici caudali © Gianfranco Colombo

Questo tipo di nidificazione può creare notevoli problemi igienici e di respirazione per questi uccelli e per i loro piccoli in quanto, restando sul fondo per molto tempo in un ambiente poco ossigenato e immerso nei miasmi ammoniacali degli avanzi di cibo e degli escrementi, si ritrovano a vivere in una condizione assolutamente insalubre.

Tuttavia, sembra che questo uccello, come altri nidificanti in tunnel profondi come il Martin pescatore (Alcedo atthis), abbia sviluppato nel sangue un alto contenuto di emoglobina che gli permette il massimo assorbimento del poco ossigeno presente.

Lo scavo viene effettuato da entrambi i sessi con un lavoro forsennato che dura alcuni giorni. Durante queste operazioni, dall’esterno del foro si vedono uscire spruzzi di terra a getto che creano mucchietti all’entrata che vengono poi grattati di nuovo all’indietro per creare spazio ad altro materiale. Un forsennato lavoro di becco, di unghie e di zampe che tiene impegnata la colonia per diverso tempo.

La coppia è stabile per la stagione di nidificazione anche se si sono accertati casi di poligamia. Vengono deposte da 5 a 8 uova bianchissime e lucide di forma molto sferica che vengono covate da entrambi i sessi per circa 20 giorni.

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Guarda che bella farfalla ! Troppo facile ... io caccio prede più sostaziose © Gianfranco Colombo

I piccoli rimangono nel nido per altre 4 settimane e dopo l’involo non sono subito in grado di procacciarsi autonomamente il cibo per cui dipendono dei genitori per un altro lungo periodo durante il quale apprendono la maestria della caccia al volo. Si è notato spesso nei nuclei familiari, la presenza di aiutanti che coadiuvano con i genitori nell’accudire e nutrire la prole.

Si pensa siano componenti della precedente covata od anche esemplari, sempre non nidificanti, di altre famiglie della colonia.

I giovani rimangono con i genitori e con i componenti della colonia fino al momento della migrazione creando grandi raggruppamenti rumorosi e multicolori.

Il gruccione non ha un gran numero di nemici se non serpenti e topi che possono entrare nelle tane a depredare la nidiata. Molto più pesante, con danni all’intera colonia, può essere il crollo improvviso della parete sulla quale sono scavati i nidi o l’improvvisa piena di un fiume con il cedimento dei costoni di sponda.

E’ un uccello in notevole espansione verso gli areali più a nord e la specie non è considerata a rischio.

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I gruccioni predano infatti ogni insetto: api, calabroni e vespe non fanno paura, tantomeno sfuggono i rapidissimi mosconi, i corazzati coleotteri e le imprendibili libellule © Gianfranco Colombo

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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