Metroxylon sagu

Famiglia : Arecaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il Metroxylon sagu è una specie cespitosa frequente nelle paludi delle Isole Molucche e Nuova Guinea. Dopo la fioritura il fusto principale, che può raggiungere i 15 m d’altezza, muore ma la pianta continua a vivere tramite i fusti nati alla base, di cui generalmente uno prende il sopravvento, con crescita rapidissima e ciclo vitale di 10-12 anni circa © Giuseppe Mazza

La specie è originaria delle Isole Molucche e Nuova Guinea dove cresce in aree umide paludose su suoli argillosi, rappresentando a volte la specie dominante, dal livello del mare fino a circa 700 m di altitudine.

Il nome del genere è la combinazione dei sostantivi greci “μήτρα” (metra) = utero, grembo e “ξύλον” (xylon) = legno, con riferimento all’amido contenuto nel fusto chiamato dagli aborigeni “sagu”, da cui il nome specifico.

Nomi comuni: sago palm, true sago palm (inglese); tha-gu-bin (birmano); chr aè saku (cambogiano); xi mi zong (cinese); lumbiya (filippino); sagoutier (francese); sago yashi (giapponese); ambulung, kersulu (giavanese); kersula, pohon rumbia, pohon sagu (indonesiano); palma da sago, sago (italiano); tonz (laotiano); rumbia (malese); palma sagú (spagnolo); Sagopalme (tedesco); sa khu (thailandese); sa kuu (vietnamita).

Il Metroxylon sagu Rottb. (1783) è una specie monocarpica (il fusto dopo aver portato a maturazione i frutti muore), monoica, cespitosa, piuttosto variabile, con un fusto di 6-15 m di altezza e diametro di 35-60 cm ricoperto dalle basi fogliari in disfacimento, tranne nella parte più vecchia dove sono visibili gli anelli distanziati traccia dell’attaccatura delle foglie cadute; la crescita è particolarmente rapida, fino a 1,5 m/anno nelle migliori condizioni di coltivazione.

Quando la falda acquifera è prossima alla superficie sviluppa corte radici pneumatofore (radici che emergono dal suolo provviste di un tessuto aerifero (aerenchima) che consente l’afflusso di ossigeno agli organi sommersi).

Le foglie pennate sono lunghe fino a 6 m, ascendenti, con pinnule lineari con apice appuntito, lunghe fino a 1,5 m e larghe 10 cm, inserite sul rachide a formare una V, di colore verde scuro; la base della foglia, picciolo e rachide possono essere inermi o armati di sottili spine più o meno lunghe. Infiorescenza terminale, ramificata, lunga fino a circa 7 m, con fiori sia maschili che ermafroditi (infiorescenza poligama) in coppia; completata la maturazione dei frutti il fusto muore, ma la pianta continua a vivere tramite i fusti nati alla base, di cui generalmente uno prende il sopravvento sugli altri; il ciclo vitale, dalla nascita alla fruttificazione, ha la durata approssimativa di 10-12 anni. I frutti sono globosi, di 4-5 cm di diametro, ricoperti da scaglie romboidali imbricate di colore bruno chiaro, contenenti un solo seme.

Si riproduce per seme, con tempi di germinazione piuttosto lunghi, ma più frequentemente tramite le giovani piante che si formano alla base del fusto.

La specie è stata da tempi remoti e fino ai primi decenni del XX secolo la principale fonte alimentare delle popolazioni indigene di una vasta area del sudest asiatico per la fecola ricavata dal fusto, mediamente 200 kg, sostanza farinosa che ha la stessa natura dell’amido, ed ancora oggi viene utilizzata, anche se in misura minore, preparata e cucinata in vari modi, ne è invece aumentato l’uso nell’alimentazione animale. Il fusto viene tagliato all’inizio della fioritura, quando il contenuto di amido è massimo, essendo accumulato dalla pianta, principalmente nella parte alta del fusto, come riserva per produrre alla fine del ciclo vitale la grande infiorescenza e i frutti.

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Dal tronco, tagliato poco prima la fioritura, si ricavano 200 kg circa di fecola commestibile ed i giovani germogli sono usati come ortaggi. Le pinnule delle foglie, molto decorative, partono a " V "dal rachide © Giuseppe Mazza

E’ una specie con esigenze tipicamente tropicali con temperature medie elevate, minime non inferiori a 18 °C, ed umidità superiore al 70%; richiede una esposizione in pieno sole o leggermente ombreggiata e suoli preferibilmente argillosi e acidi con grande disponibilità d’acqua, anche paludosi, dove non sarebbero possibili altre colture. La palma ha anche altri usi, le foglie vengono utilizzate per la copertura di abitazioni rurali, avendo una lunga durata, e per realizzare numerosi oggetti artigianali (copricapo, borse, stuoie ecc.), i giovani germogli sono localmente utilizzati come ortaggio e le larve dei coleotteri Rhynchophorus schach Olivier e Rhynchophorus ferrugineus Olivier eventualmente presenti nei fusti, a volte appositamente lasciati sul campo dopo il taglio per l’estrazione della fecola, sono altamente apprezzate, sia crude che cotte, ma rappresentano anche la principale minaccia per questa specie dato che attaccano anche le piante sane ed in crescita, le femmine di questi coleotteri infatti depongono le uova nel fusto e le larve si nutrono dei tessuti interni fino all’apice vegetativo, con conseguente morte della pianta.

Infine non è da sottovalutare la possibilità di uso nei parchi e grandi giardini delle regioni tropicali umide per le sue caratteristiche ornamentali e la velocità di crescita.

Sinonimi: Sagus genuina Giseke (1792); Metroxylon sago K.D.Koenig (1804); Sagus americana Poir. (1805); Sagus rumphii Willd. (1805); Sagus inermis Roxb. (1814); Sagus spinosa Roxb. (1814); Sagus laevis Jack (1823); Metroxylon laeve (Giseke) Mart. (1838); Metroxylon longispinum (Giseke) Mart. (1838); Metroxylon micracanthum Mart. (1838); Metroxylon rumphii (Willd.) Mart. (1838); Metroxylon hermaphroditum Hassk. (1842); Sagus longispina (Giseke) Blume (1843); Sagus micracantha (Mart.) Blume (1843); Sagus sylvestris (Giseke) Blume (1843); Metroxylon inerme (Roxb.) Mart. (1845); Metroxylon sylvestre (Giseke) Mart. (1845); Sagus koenigii Griff. (1845); Sagus sagu (Rottb.) H.Karst. (1886); Metroxylon oxybracteatum Warb. ex K.Schum. & Lauterb. (1900); Metroxylon squarrosum Becc. (1918).

 

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