Musa acuminata

Famiglia : Musaceae

Testo © Pietro Puccio

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La Musa acuminata è originaria delle foreste umide e delle zone paludose del Sud-est asiatico dove raggiunge i 4 m d’altezza © Giuseppe Mazza
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L’infiorescenza reca frutti di 10-15 cm con numerosi semi globosi di 5-6 mm © Giuseppe Mazza

La specie è originaria del Borneo, Cina (Guangxi e Yunnan), Filippine, Giava, India, Isole Andamane, Malaysia, Myanmar, Sri Lanka, Sulawesi, Sumatra, Thailandia e Vietnam, dove cresce nelle foreste umide e in zone paludose o semipaludose, dal livello del mare fino a circa 1200 m di altitudine.

Secondo alcuni il genere fu dedicato al medico e botanico romano Antonio Musa (63 a.C.–14 d.C.), secondo altri il nome deriva dall’arabo “mawzah” = banana; il nome specifico è il termine latino “acuminata” = acuminata, appuntita, con riferimento al frutto dall’apice appuntito.

Nomi comuni: banana, Cavendish banana, chinese banana, dwarf banana, sweet’s banana (inglese); xiang jiao (cinese); banane de China, bananier, bananier de China, bananier nain (francese); pisang batu (indonesiano); banana-nanica, nanicão (portoghese); bananito, plátano, plátano da china, plátano malayo (spagnolo); banane, china banane, zwergbanane (tedesco).

La Musa acuminata Colla (1820) è una pianta erbacea monocotiledone, rizomatosa, cespitosa, con un fusto corto e sotterraneo ed uno pseudofusto, costituito dalle basi fogliari strettamente avvolgenti l’una sull’altra, fino a circa 4 m di altezza, di colore verde con larghe macchie brune o nere.

Lo pseudofusto termina con un ciuffo di foglie oblunghe, fino a 2,3 m di lunghezza e 50–70 cm di larghezza, di colore verde e pruinose superiormente, verde giallastro inferiormente, con nervatura centrale prominente nella pagina inferiore, di colore bianco giallastro, e sottili nervature laterali parallele.

Il picciolo, lungo fino a circa 70 cm e ricoperto da una pruina cerosa, è scanalato superiormente con i margini della scanalatura aperti.

L’infiorescenza, su un peduncolo lungo 30–50 cm ricoperto da corta e fitta peluria, è una spiga terminale suborizzontale lunga fino a circa 1,2 m con fiori tubolari riuniti in gruppi lungo l’asse floreale, con ciascun gruppo ricoperto da una spessa brattea lanceolata con apice acuto, caduca, internamente di colore giallo alla base, porpora all’estremità, esternamente gialla, rossa o porpora, cerosa, retroflessa dopo l’apertura; le cicatrici, traccia delle brattee cadute, sono prominenti.

I fiori alla base sono femminili, riuniti in circa 8 gruppi o più con fino a 20 fiori ciascuno, lunghi circa 10 cm, e disposti su due file, segue una zona di fiori ermafroditi, generalmente caduchi, con gli organi maschili e femminili abortiti, seguiti a loro volta da quelli maschili, fino a 20 per brattea, disposti su due file, lunghi circa 6 cm, di colore bianco o crema.

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Al gruppo ’Cavendish’ appartine il 90% delle varietà coltivate per uso alimentare © G. Mazza

L’impollinazione è effettuata prevalentemente da pipistrelli e api.

I frutti, su un corto peduncolo, sono bacche cilindriche ricurve lunghe 10–15 cm, cerose, di colore verde o verde giallastro, con apice assottigliato, contenenti numerosi semi globosi di 5–6 mm di diametro, di colore bruno, immersi in una polpa biancastra.

Dopo la fioritura lo pseudofusto muore, ma dal rizoma continuano a prodursi nuovi polloni.

Si riproduce facilmente per divisione, tramite polloni provvisti di radici, e per seme, in substrato con 50% di sabbia o agriperlite mantenuto umido, che germina in 2–4 settimane alla temperatura di 22–26 °C e in posizione luminosa.

I tempi possono essere ridotti tenendo preventi- vamente i semi in acqua per 3–4 giorni o scarificandoli.

La specie è diploide (nelle cellule somatiche sono presenti due copie di ogni cromosoma), 2n = 22, e viene sinteticamente indicata con AA, dove A è il suo genotipo (corredo genetico); presenta in natura anche una elevata variabilità, vengono attualmente riconosciute le seguenti sottospecie:

-  Musa acuminata subsp. burmanica N.W.Simmond (1957)

-  Musa acuminata subsp. errans (Blanco) R.V.Valmayor (2001)

-  Musa acuminata subsp. halabanensis (Meijer) M.Hotta (1989)

-  Musa acuminata subsp. malaccensis (Ridl.) N.W.Simmonds (1957)

-  Musa acuminata subsp. microcarpa (Becc.) N.W.Simmonds (1957)

-  Musa acuminata subsp. truncata (Ridl.) Kiew (2001)

e varietà:

-  Musa acuminata var. sumatrana (Becc.) Nasution (1991)

-  Musa acuminata var. tomentosa (Warb. ex K.Schum.) Nasution (1991)

La specie e le sottospecie, i cui frutti sono considerati non commestibili per la presenza dei numerosi semi, al di fuori delle zone di origine sono coltivate in giardini botanici e, in misura limitata, a scopo ornamentale, ma hanno una grande importanza negli studi per il miglioramento genetico delle varietà a frutto edule, sia quelle adatte al consumo fresco, le classiche “banane”, sia quelle da consumare cotte, chiamate “plantain” e “platano” in Centro e Sud America (in Spagna e Messico “platano” si utilizza per i due tipi).

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Particolare dei fiori della Musa acumilata ’Nathan’, pure appartenente al gruppo ’Cavendish’ © Giuseppe Mazza

Specie e sottospecie sono infatti soggette a numerose malattie fungine e batteriche, a virus, insetti e nematodi, che hanno causato in passato gravissimi danni, lo scopo principale delle ricerche sul miglioramento genetico e dei programmi di ibridazione è rivolto ad aumentare la resistenza delle sue varietà ed ibridi a malattie e parassiti.

Nel suo areale di origine esistono da lungo tempo forme naturali diploidi con frutti privi di semi che hanno avuto origine da due mutazioni, la sterilità femminile e la partenocarpia (fruttificazione senza impollinazione e fecondazione), dalla polpa profumata, morbida e dolce per la conversione, a maturità, dell’amido in zuccheri (glucosio, fruttosio e saccarosio), adatte quindi al consumo fresco, e che sono state oggetto nel tempo di selezione e riproduzione, natural- mente solo per via vegetativa.

Esempi di varietà diploidi attualmente coltivate sono ‘Calcutta’, ‘Sucrier’ e quelle chiamate ‘Pisang Mas’.

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Il gruppo ’Cavendish’ ha frutti privi di semi e più grandi © Giuseppe Mazza

Da queste si sono evolute le forme triploidi, AAA, che si caratterizzano per una maggiore robustezza delle piante e la grandezza dei frutti, cui appartiene la maggioranza delle varietà oggi coltivate per il consumo fresco, tra queste oltre il 90% appartiene al sottogruppo delle Cavendish (‘Antalia’, ‘Dwarf Cavendish’, ‘Figue Rose’, ‘Grande Naine’, ‘Johnson’, ‘Nathan’, ‘Red’, ‘Robusta’, ‘Valery’, ‘Williams’ ecc.).

La varietà ‘Dwarf Cavendish’ è tra le più coltivate, le piante sono alte 1,5-2,5 m con frutti di medie dimensioni di colore verde chiaro o verde giallastro con polpa fine e dolce, si riconosce facilmente perché i fiori maschili e le relative brattee sono persistenti.

In tempi più recenti, tramite opportuni incroci, sono state ottenute forme tetraploidi, AAAA, cui appartengono ad esempio le varietà ‘Champa Nasik’ e ‘Golden Beauty’.

In tempi remoti erano già presenti allo stato spontaneo ibridi sterili con la Musa balbisiana, nelle zone dove, anche per intervento dell’uomo, vi era una sovrapposizione tra le due specie, ibridi che presentavano una maggiore resistenza alle malattie, al secco ed alle basse temperature, tutte caratteristiche provenienti dalla Musa balbisiana, e che per questo sono stati subito oggetto di selezione e riproduzione.

A questi ibridi ( Musa acuminata × Musa balbisiana ), denominati botanicamente Musa × paradisiaca L. (1753), appartiene la maggior parte delle varietà oggi coltivate, con prevalenza per quelle destinate al consumo previa cottura.

Gli ibridi sono convenzionalmente designati con le lettere che simboleggiano il genotipo (B per la Musa balbisiana ), quindi un ibrido diploide con AB, triploide con tre lettere, AAB e ABB, e tetraploide, AAAB, AABB, ABBB.

Dove prevale il corredo genetico della acuminata (A) generalmente i frutti sono adatti al consumo fresco, dove prevale quello della balbisiana (B), al consumo previa cottura, per la presenza dell’amido che solo in minima parte si trasforma in zuccheri a maturità.

Anche nel campo degli ibridi le varietà triploidi sono in maggioranza, tra queste ad esempio ‘Mysore’, ‘Prata Ana’, ‘Pisang Raja’ e ‘Silk’ (AAB) sono adatte al consumo fresco, mentre ‘Bluggoe’ e ‘Topocho Verde’ (ABB) a quello previa cottura; tra le tetraploidi al primo gruppo appartiene ‘Goldfinger’ (AAAB), mentre al secondo ‘Pacovan Ken’ e ‘Tiparot’ (ABBB).

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Una piantagione di banani. I caschi vengono raccolti verdi e diventano gialli solo in seguito, maturando © Giuseppe Mazza

La riproduzione delle varietà sterili della Musa acuminata e dei suoi ibridi avviene natural- mente solo per divisione o meglio tramite polloni provvisti di radice, ne esistono due tipi, quelli a foglia iniziale larga, che nascono dalle gemme superficiali del rizoma, e quelli a foglia iniziale lanceolata dalle gemme più profonde, per la riproduzione sono preferiti quelli a foglia lanceolata per il loro maggiore vigore.

A livello industriale si ricorre sempre più spesso alla micropro- pagazione, che è in grado di fornire piante dalle caratteristiche uniformi ed esenti da virus ed altre malattie.

La specie e le varietà dove è presente solo il genotipo A, o è prevalente, sono coltivabili nelle zone tropicali e subtropicali in pieno sole su terreni sciolti, fertili, drenanti, subacidi o neutri, ricchi di potassio e magnesio, concimati periodicamente e con regolare e abbondante apporto di acqua, essendo molto sensibili ai deficit idrici, pertanto dove le piogge sono insufficienti occorre intervenire con le irrigazioni.

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Esistono invece delle varietà rosa, come la ’Figue Rose’ © Giuseppe Mazza

Riguardo alle temperature, quelle ottimali per la crescita si collocano tra 26 e 30 °C, temperature inferiori a 20 °C provocano un rallentamento della crescita, temperature intorno a 15 °C, sono sopportate per breve periodo, ma a lungo possono indurre deformazioni nella infiorescenza emergente, tra 10 e 12 °C le piante cessano di vegetare, intorno a 5 °C si possono produrre danneggiamenti irreversibili ed infine una permanenza prolungata intorno a 0 °C, o poco sotto, è generalmente letale.

Nel campo delle alte temperature l’arresto della vegetazione si ha a partire da 38 °C, mentre le foglie vengono distrutte intorno a 47 °C.

Gli ibridi in cui è prevalente il genotipo B presentano una maggiore resistenza alle basse temperature, ad insufficiente o irregolare apporto idrico, quindi più adatti ai climi monsonici, e una maggiore tolleranza riguardo alle caratteristiche del suolo.

Le piante, per la grande superficie fogliare, sono molto sensibili al vento, che rovina le foglie e può arrivare a spezzare i pseudo fusti o sradicare l’intera pianta.

I tempi di crescita variano secondo il clima, tropicale o subtropicale, la varietà e le condizioni di coltivazione, da 6 a 12 mesi fino all’emergenza della infiorescenza, e 3–10 mesi da questa alla raccolta.

Tra gli interventi da effettuare in coltivazione, necessaria è la rimozione dei polloni, prodotti con continuità, per evitare che entrino in competizione con la pianta madre, lasciando solo quelli che servono ad assicurare la continuità della produzione, utile il taglio della parte maschile della infiorescenza, per convogliare tutte le risorse della pianta nella formazione dei frutti.

I frutti, notoriamente deperibili, destinati all’esportazione, nella stragrande maggioranza varietà appartenenti al gruppo ’Cavendish’, vengono raccolti quando hanno raggiunto un grado di maturità di circa il 75%, dopo aver subito un accurato lavaggio, per rimuovere residui di antiparassitari, insetti ed altri elementi estranei, ed un trattamento per minimizzare gli attacchi fungini, vengono inviati al luogo di destinazione dove sono trattati con etilene, per una uniforme maturazione, prima di essere posti in vendita.

Sinonimi: Musa simiarum Kurz (1867); Musa corniculata Kurz (1878).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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