Musa balbisiana

Famiglia : Musaceae

Testo © Pietro Puccio

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La Musa balbisiana raggiunge i 5 m con infiorescenze pendule di 2 m © Mazza

L’esatta area di origine non è nota, si suppone la Cina (Guangdong, Guangxi e Yunnan), Filippine, India, Indonesia, Malaysia, Myanmar, Nepal, Papua Nuova Guinea, Sri Lanka e Thailandia, dove vive nelle foreste tropicali fino a circa 1000 m di altitudine in clima prevalentemente monsonico.

Secondo alcuni il genere fu dedicato al medico e botanico romano Antonio Musa ( 63 a. C. – 14 d. C. ), secondo altri il nome deriva dall’arabo “mawzah” = banana; la specie è dedicata al medico, uomo politico e botanico italiano Giovanni Battista Balbis (1765–1831).

Nomi comuni: plantain, Balbis banana, starchy banana, mealy banana, seeded apple banana, seedy banana, wild starchy banana (inglese); ye jiao (cinese); banane à cuire, banane farineuse, banane plantain (francese); ito-bashô (giapponese); bananeira-pão (portoghese); banano harinoso, platanera de Balbis, plátano cuadrado, plátano macho (spagnolo); mehlbanane (tedesco).

La Musa balbisiana Colla (1820) è una pianta erbacea monocotiledone, rizomatosa, cespitosa, con un fusto corto e sotterraneo ed uno pseudofusto, costituito dalle basi fogliari strettamente avvolgenti l’una sull’altra, fino a circa 5 m di altezza e 30 cm di diametro alla base, di colore giallo verdastro con eventuali sottili macchie nerastre.

Lo pseudofusto termina con un ciuffo di foglie oblungo-ovate lunghe fino a 3 m e larghe 70 cm ed oltre, di colore verde, a volte leggermente pruinose superiormente, con nervatura centrale prominente nella pagina inferiore e sottili nervature laterali parallele; il picciolo, lungo fino a circa 70 cm, è scanalato superiormente con i margini della scanalatura chiusi.

L’infiorescenza, su un peduncolo glabro lungo 30–60 cm, è una spiga terminale pendula, lunga fino ad oltre 2 m, con fiori tubolari riuniti in gruppi lungo l’asse floreale, con ciascun gruppo ricoperto da una spessa brattea ovata dall’apice ottuso, uniformemente di colore rosso porpora brillante sulla superficie interna, bruno porpora e pruinosa su quella esterna, che non si retroflette dopo l’apertura.

Le brattee dei fiori femminili sono caduche, quelle dei fiori maschili persistenti; le cicatrici, traccia delle brattee cadute, non sono prominenti.

I fiori alla base sono femminili, riuniti in circa 8 gruppi con fino a 16 fiori ciascuno disposti su due file, segue una zona di fiori ermafroditi, generalmente caduchi, con gli organi maschili e femminili abortiti, seguiti a loro volta da quelli maschili, fino a 20 per brattea, disposti su due file, di colore crema soffuso di rosa.

L’impollinazione è effettuata prevalentemente da pipistrelli, nettarinidi e api. I frutti, su un peduncolo lungo 1–2 cm, sono bacche obovoidi angolose, 13 x 4 cm, cerose, di colore grigio verde tendente a volte al giallastro a piena maturità, contenenti numerosi semi globosi, di 4–8 mm di diametro, di colore bruno immersi in una polpa biancastra ricca di amido.

Dopo la fioritura lo pseudofusto muore, ma dal rizoma continuano a prodursi nuovi polloni. Si riproduce facilmente tramite polloni provvisti di radici, per divisione e per seme, in substrato con 50% di sabbia o agriperlite mantenuto umido, che germina in 2–6 settimane alla temperatura di 22–26 °C e in piena luce; i tempi possono essere ridotti tenendo preventivamente i semi in acqua per 3–4 giorni o scarificandoli.

La Musa balbisiana è diploide (nelle cellule somatiche sono presenti due copie di ogni cromosoma), 2n = 22, e viene sinteticamente indicata con BB, dove B è il suo genotipo (corredo genetico).

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Le brattee sono rosse, ed i frutti, pieni di semi, non sono considerarti commestibili © Giuseppe Mazza

La specie, i cui frutti sono considerati non commestibili per la presenza dei numerosi semi, al di fuori delle zone di origine è coltivata in giardini botanici e, in misura limitata, a scopo ornamentale per le grandi foglie e le colorate infiorescenze, ma ha una grande importanza negli studi per il miglioramento genetico delle banane eduli essendo, come è noto, uno dei due capostipiti (l’altro è la Musa acuminata ) da cui molte discendono.

Negli ibridi tra le due specie ( Musa acuminata × Musa balbisiana ), denominati botani- camente Musa × paradisiaca L. (1753), già presenti allo stato spontaneo in tempi remoti, la specie conferisce alcune delle sue caratteristiche, in particolare una maggiore resistenza al secco, alle malattie ed alle basse temperature.

Gli ibridi sono convenzionalmente designati con le lettere che simboleggiano il genotipo (A per la Musa acuminata ), quindi un ibrido diploide con AB, triploide con tre lettere, AAB e ABB, e tetraploide, AAAB, AABB, ABBB.

Dove prevale il corredo genetico della acuminata (A) generalmente i frutti sono adatti al consumo fresco, dove prevale quello della balbisiana (B), al consumo previa cottura, per la presenza dell’amido che solo in minima parte si trasforma in zuccheri a maturità; i primi sono le classiche “banane”, i secondi vengono chiamati “plantain” e “platano” in Centro e Sud America (in Spagna e Messico “platano” si utilizza per i due tipi). Tra le varietà diploidi ‘Ney Poovan’ (AB) è adatta al consumo fresco, come pure la triploide ‘Lady Finger’ (AAB), mentre sono da consumare cotte le triploidi ‘Horn Plantain’ (AAB) e ‘Bluggoe’ e ’Topocho Verde’ (ABB), come pure le tetraploidi ‘Klue Teparod’ e ‘Tiparot’ (ABBB).

Sono state infine selezionate anche forme diploidi, BB, e triploidi, BBB, sterili, adatte naturalmente al consumo previa cottura, tra queste ultime la più coltivata è la varietà ‘Saba’.

La riproduzione delle varietà sterili e degli ibridi avviene naturalmente solo per divisione, o meglio, tramite polloni provvisti di radice, ne esistono due tipi, quelli a foglia iniziale larga, che nascono dalle gemme superficiali del rizoma, e quelli a foglia iniziale lanceolata dalle gemme più profonde, per la riproduzione sono preferiti quelli a foglia lanceolata per il loro maggiore vigore.

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I fiori sono disposti su più file. Ibridata con Musa acuminata ha dato origine alle banane commestibili © Mazza

A livello industriale si ricorre sempre più spesso alla micropropagazione, che è in grado di fornire piante dalle caratteristiche uniformi ed esenti da virus ed altre malattie.

La specie è coltivabile nelle zone tropicali e subtropicali in pieno sole su terreni fertili, drenanti, subacidi o neutri, ricchi di potas- sio e magnesio, concimati periodicamente, con abbondanza di acqua per crescere al meglio, anche se riesce a sopportare periodi di secco, quali si hanno nei climi monsonici, sia pure con rallentamento della vegetazione, caratteristica che conferisce anche ai suoi ibridi.

Se ne può tentare la coltivazione nelle zone temperato calde, con allungamento dei tempi di crescita; riguardo al comporta- mento alle basse temperature, la vegetazione si arresta intorno a 10 °C, le foglie vengono distrutte intorno a -2 °C e tutta la parte aerea a circa -4 °C, ma rivegetando dal rizoma in primavera.

Le piante, per la grande superficie fogliare, sono molto sensibili al vento, che rovina le foglie e può arrivare a spezzare i pseudo fusti o sradicare l’intera pianta.

I tempi di crescita variano secondo il clima, tropicale o subtropicale, la varietà e le condizioni di coltivazione, da 6 a 12 mesi fino all’emergenza della infiorescenza, e 3–10 mesi da questa alla raccolta.

Tra gli interventi da effettuare nella coltivazione delle varietà ed ibridi, necessaria è la rimozione dei polloni, prodotti con continuità, per evitare che entrino in competizione con la pianta madre, lasciando solo quelli che servono ad assicurare la continuità della produzione, utile il taglio della parte maschile della infiorescenza, per convogliare tutte le risorse della pianta nella formazione dei frutti.

I frutti delle varietà sterili e degli ibridi dove prevale il suo corredo genetico (B), destinati quindi al consumo previa cottura, sono commercializzati quasi esclusivamente a livello locale, infatti solo il 15% dell’intera produzione mondiale (2010) di tutte le varietà ed ibridi è destinato all’esportazione, costituito quasi esclusivamente da varietà destinate al consumo fresco appartenenti al gruppo Cavendish della Musa acuminata.

Oltre ai frutti, in alcune località sono consumate cotte anche le infiorescenze maschili, come ortaggio, e le foglie utilizzate come foraggio per il bestiame; nel sud del Giappone le fibre ricavate dallo pseudofusto vengono variamente impiegate.

Sinonimi: Musa × paradisiaca subsp. seminifera (Lour.) Baker.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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