Muscicapa striata

Famiglia : Muscicapidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Discreto, silenzioso, quasi invisibile, l’eurasiatico pigliamosche ( Muscicapa striata ) è un migratore a lungo raggio che sverna in Africa o nel subcontinente indiano © Gianfranco Colombo

Il pigliamosche ( Muscicapa striata - Pallas, 1764 ) è un simpatico uccellino che appartiene all’ordine dei Passeriformes ed alla famiglia dei Muscicapidae, un volatile forse più conosciuto per il suo nome simbolico e folcloristico che non per le sue caratteristiche morfologiche. Infatti non appena si accenna al suo nome, subito si rincorrono idealmente quei pigliamosche esotici di terre lontane, immaginandosi forme e colori clamorosi anche se mai visti e mai conosciuti.

Al contrario delle nostre immaginazioni questo uccello è da considerare morfologicamente tra i più insignificanti, non avendo alcuna caratteristica fisica facilmente rammentabile e neppure colori tali da renderlo riconoscibile tra i molti uccelli presenti nei nostri cieli.

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Eccolo: 14 cm, 15-20 g ed un’apertura alare di 25 cm. Livrea insignificante portata con eleganza © Gianfranco Colombo

Se vogliamo invece assegnare al pigliamosche un epiteto che lo identifichi senza incertezze e che ne descriva in un solo termine le sue caratteristiche peculiari, ecco che l’operazione risulta alquanto facilitata: l’elusività.

Non vi è uccello riservato e circospetto come il pigliamosche.

Pur avendolo spessissimo tra i piedi, essendo alquanto comune ed antropizzato, non ci si accorge neppure di avere un suo nido nel nostro giardino, a pochi passi da dove abitiamo, tanta è la riservatezza e l’evasività di questo piccolo essere.

Per lo più si osserva ogni tanto un guizzo rapido, fugace ed incolore di quello che può sembrare un uccellino ma subito sfuggito alla vista, visto che d’improvviso dopo pochi metri si ferma, posandosi immobile come una statua e mimetizzandosi con l’ambiente attorno.

Poi un giorno irrigando i fiori sul balcone oppure stendendo il bucato ad asciugare oppure leggendo il contatore della luce appeso fuori casa, ecco un nido con piccoli che allargano in modo spropositato quelle bocche affamate giallo limone come se volessero vendicarsi della improvvisa scoperta.

Infatti i vasi dei fiori, il cestello delle mollette da bucato e le nicchie create dalle cassette dei contatori esterni sono tra i luoghi preferiti per nidificare.

E non è tutto ! Quando in cova la loro elusività diventa esasperante e tale da rendere ancora più invisibile la sua presenza. Se la cova è nelle fasi iniziali, ecco che non appena avverte il nostro arrivo anche da lontano, abbandona il nido buttandosi verso terra con un tuffo verticale, come se fosse una foglia caduta da un albero e volando rasoterra sparisce nel nulla.

Al contrario, nelle fasi finali della cova, la sua immobilità, favorita anche dalla mancanza assoluta di colore, gli concede di restare acquattato sul nido fino a distanze incredibilmente prossime senza che mostri alcun timore.

E’ anche un uccello taciturno e raramente emette suoni o canti se non il tipico “uitt cek cek” di allarme sommesso e breve, quando ha i piccoli nel nido od appena involati.

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È un infaticabile insettivoro, come suggeriscono senza equivoci tutti i suoi nomi © Museo Civico di Lentate sul Seveso

Caratteristico invece è il modo di cacciare che lo distingue da ogni altro uccello presente nei nostri territori. Fermo su un rametto ben esposto, in posizione quasi verticale osserva attentamente lo specchio di cielo circostante mostrando un nervosismo che lo vede agitare velocemente con scatti impulsivi ali e coda, pronto a scattare verso l’alto non appena transita un piccolo insetto in volo. Con un movimento rapidissimo ed un volo di un paio di metri eccolo acchiappare infallibilmente lo sfortunato insetto e ritornare rapidamente al posto di partenza. Un’azione quasi inavvertita ma segnalata dal rumore causato dalla chiusura repentina delle mandibole.

L’etimologia del nome scientifico fa derivare il genere Muscicapa dalla fusione di due termini latini “musca” = mosca e “capere” = acchiappare, mentre la specie striata trae origine dalle leggere striature che porta sulla gola e sul petto.

Come raramente avviene per ornitologi attenti quali sono gli anglosassoni, a questo uccellino è stato dato in inglese un nome volgare errato, chiamandolo Spotted Flycatcher anziché un più probabile Striped Flycatcher richiamando la presenza nella livrea di pois anziché delle leggere strisce. Spesso nei manuali di identificazione di questa specie, vi è indicato un simpatico avviso che invita a non cercare macchie rotondeggianti in questo uccellino perché non ne troverete!

In Europa è chiamato Gobemouche gris in francese, Papamoscas Gris in spagnolo, Papa-moscas-cinzento in portoghese e Grauschnäpper in tedesco.

Zoogeografia

Il pigliamosche è un migratore a lungo raggio che raggiunge gli areali estivi in ritardo sui flussi migratori primaverili in quanto arriva nei siti di riproduzione all’inizio del mese di maggio e ritorna nei quartieri invernali già dal mese di agosto.

L’areale di nidificazione del pigliamosche è molto vasto e comprende interamente l’Europa con eccezione dell’Islanda, l’Asia fino alla Mongolia e verso sud fino a toccare Afganistan, Pakistan, Iran e Medio Oriente. Manca nella penisola arabica e nelle regioni a sud delle catene Himalayane. In Africa è presente in Marocco, Algeria e Tunisia nei territori prospicienti le coste mediterranee. In Italia è nidificante regolare su tutto il territorio isole comprese con una popolazione complessiva europea di circa 7 milioni di coppie.

Le popolazioni europee e gran parte di quelle dell’Asia occidentale svernano nell’area subsahariana fino a raggiungere il Sud Africa mentre quelle centroasiatiche nel subcontinente indiano.

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Acchiappa principalmente insetti volanti come ditteri, imenotteri e lepidotteri ma anche piccoli bruchi, con un repentino e quasi invisibile guizzo dal suo ramo osservatorio © Museo Civico di Lentate sul Seveso

Ecologia-Habitat

Il pigliamosche abita qualsiasi territorio alberato anche densamente, circondato da ampi spazi liberi dove praticare l’attività preferita da cui ha tratto il nome. E’ comunemente presente anche in parchi cittadini, piccoli giardini, frutteti, filari di alberi che intersecano campagne coltivate ed allevamenti di animali, in pratica tutti i luoghi dove sono presenti insetti.

Come abbiamo detto non ha timore dell’uomo è questo suo comportamento sociale l’ha portato ad occupare ogni ambiente rurale disponibile.

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Non ha timore dell’uomo e questo suo comportamento sociale l’ha portato ad occupare ogni ambiente rurale disponibile © Gianfranco Colombo

Ha saputo anche sfruttare con rapidità ed opportunismo la nuova moda che si va diffondendo sempre più frequentemente di mettere cassette nido nel giardino per attirare gli abituali uccelletti che ci circondano. Infatti molto spesso questi rifugi artificiali, quando rimasti liberi da occupazioni più precoci, sono immediatamente occupati dal pigliamosche.

Morfofisiologia

Come detto la livrea del pigliamosche è alquanto insignificante seppure portata con eleganza. Il colore di base è il grigio crema ripartito in una nuance più chiara sul ventre ed un’accentuazione più scura sul dorso e le remiganti. Sul petto sono presenti leggere striature più scure poco accentuate e poco marcate che coprono irregolarmente la gola ed i fianchi, lasciando immediatamente posto al grigio crema della parte inferiore del corpo.

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Nidifica ovunque, talora in luoghi impensati delle abitazioni rurali, come su questo pensile con attrezzi. Il nido contiene 4-6 uova, covate principalmente dalla femmina © Gianfranco Colombo

Le remiganti mostrano il margine delle penne più chiare che lasciano trasparire un leggero disegno alare. Il becco, largo ma appuntito è grigiastro mentre le zampe sono di colore più chiaro a volte carnicino. I giovani adolescenti mostrano sul petto quella leggera macchiettatura che forse è stata la causa dell’assegnazione del suo nome volgare inglese. I due generi non evidenziano alcun dimorfismo sessuale.

Il volo è rapido e guizzante ma anche leggero ed elegante e con frequenti ondulazioni nel caso di lunghi voli. La presenza di una coda discretamente lunga permette a questo uccello di effettuare bruschi e rapidi cambi di rotta durante il volo, con impennate rapidissime e virate da brivido.

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I piccoli, implumi e ciechi alla nascita, rimangono nel nido per 2-3 settimane, curati amorevolmente da entrambi i genitori © Gianfranco Colombo

E’ anche molto elegante nel portamento quando posato, con una posizione altera e regale che lo rende facilmente distinguibile da ogni altro uccello. Posizione tipica degli appartenenti alla famiglia dei muscicapidi. Misura circa 14 cm in lunghezza, un peso di 15/20 g ed un’apertura alare di 25 cm.

Sono state determinate sette sottospecie di cui ben quattro appartengono all’area europea-mediterranea. La Muscicapa striata tyrrhenica un endemismo della Corsica e Sardegna, la Muscicapa striata balearica propria delle isole Baleari, la Muscicapa striata neumanni delle isole dell’Egeo, Medio oriente ed Asia continentale e la tipica Muscicapa striata striata dell’Europa continentale, Asia occidentale e le popolazioni africane.

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Non è specie in pericolo ed il traffico cittadino è oggi più controllato … anche se le prede sono diverse © Gianfranco Colombo

Le altre tre sottospecie sono la Muscicapa striata inexpectata, un endemismo della Ucraina/Crimea, la Muscicapa striata mongola della Mongolia e del territorio siberiano prossimo al lago Baikal e la Muscicapa striata sarudnyi delle repubbliche centro asiatiche ed Iran.

Etologia-Biologia riproduttiva

Un uccello con una nidificazione rapida e con buon successo riproduttivo anche se la scelta di luoghi a volte esposti può far pensare il contrario. Le specie antropizzate sono nel contempo le più protette dai nemici naturali e godono quindi di una protezione ben più ampia di quella trovata nell’ambiente naturale.

Non ha un ben definito luogo dove nidificare e lo fa quindi in qualsiasi sito che offra una situazione ritenuta ideale per farlo. Si può trovare un nido in un ampia spaccatura di un albero, sotto le travi di un porticato in un vecchio nido di rondini, su un tronco capitozzato coperto di rovi oppure in luoghi impensati delle nostre abitazioni. Molto amate sono le cassette nido specialmente quando fornite di un’apertura a balcone dalla quale può tener d’occhio l’ambiente circostante.

Il nido è una piccola piattaforma di erbe secche e piccole radici non particolarmente benfatta ma confortevole con una coppa non profonda rivestita di erbe più fini e soffici con l’aggiunta di fibre vegetali. Vi depone da 4 a 6 uova color crema fortemente macchiettate di rossastro e molto simili a quelle del pettirosso (Erithacus rubecula) che sono covate per due settimane principalmente dalla femmina. A volte può dar vita ad una seconda nidiata nella medesima stagione.

I piccoli implumi e ciechi alla nascita, rimangono nel nido per due ed a volte tre settimane, curati amorevolmente da entrambi i genitori.

Il nido è occasionalmente parassitato dal Cuculo (Cuculus canorus).

Come recita il nome stesso, il pigliamosche si nutre principalmente di insetti volanti in particolare ditteri, imenotteri e lepidotteri ma non esita ad acchiappare anche piccoli bruchi posati sul prato o sulle foglie dei rami dove appollaiato, sempre al volo e con un repentino e quasi invisibile guizzo.

Le popolazione del paleartico sono particolarmente consistenti per cui non vi sono problemi incipienti sulla specie.

Sinonimi

Motacilla striata - Vroeg, 1764.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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