Myristica fragrans

Famiglia : Myristicaceae

Testo © Pietro Puccio

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La Myristica fragrans è un alberello dioico che non supera i 10 m © Giuseppe Mazza

Il luogo di origine è incerto, probabilmente le isole Molucche (Indonesia).

Il nome generico deriva dal greco “myristicόs” = odoroso; il nome specifico è il termine latino “fragrans” = fragrante, profumato, con ovvio riferimento.

Nomi comuni: mace, nutmeg, nutmeg tree (inglese); muscadier commun, noix muscade, pied de muscade, pied-muscade (francese); jaiphal, mada shaunda, taiphal (hindi); pala, pala banda (indonesiano); noce moscata (italiano); moscadeira, noz-moscada (porto- ghese); moscadero, nogal moscado, nuez moscada (spagnolo); duftende muskatnuß, muskatnußbaum (tedesco).

La Myristica fragrans Houtt. (1774) è un albero sempreverde dioico (ogni individuo porta o solo fiori maschili o solo femminili) dalla corteccia grigio nerastra fessurata longitudinalmente, alto fino a circa 18 m, anche se in coltivazione non supera generalmente 10 m, con chioma densa e rami sottili.

Le foglie, su corto picciolo, sono semplici con margine intero, alterne, di forma pressoché ellittica con apice acuminato, lunghe 4-15 cm e larghe 2-6 cm, di colore verde intenso brillante superiormente, più chiaro inferiormente, piuttosto coriacee e aromatiche.

Le infiorescenze femminili sono cime ascellari portanti pochi (1-3) fiori profumati giallo crema dalla corolla carnosa, di circa 7 mm di diametro e 12 mm di lunghezza, a forma di urna con 3-4 lobi.

Le infiorescenze maschili sono racemi composti portanti 4-15 fiori, anch’essi profumati e di colore bianco crema, con corolla di forma simile, ma più piccola, 5-8 mm di lunghezza e 3-5 mm di diametro.

I frutti, che maturano in 8-9 mesi, sono drupe carnose ovali, piriformi o sub globose, lunghe 5-8 cm, di colore giallo o arancio, che si aprono spontaneamente in due metà quando mature esponendo il seme ellissoide, di 1-4 cm di lunghezza e 0,5-2 cm di diametro, nerastro e lucido.

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Le infiorescenze maschili sono racemi composti portanti 4-15 fiori © Giuseppe Mazza

Il seme è ricoperto irregolarmente da un reticolo di tessuto carnoso di colore rosso brillante (arillo).

Si riproduce per seme, che va messo a dimora in un terriccio sabbioso quanto prima possibile avendo una germinabilità di breve durata; i semi germinano tra 4 e 10 settimane e la prima fioritura avviene tra il sesto ed il decimo anno di età.

Per essere sicuri di mantenere nelle piantagioni il rapporto ottimale tra piante maschili e femminili, tra uno a dieci ed uno a venti, è necessario ricorrere alla riproduzione vegeta- tiva, per talea, margotta o innesto, ma sempre più frequentemente si fa ricorso alla micropro- pagazione.

Specie coltivabile nelle zone a clima tropicale caldo ed umido con elevata piovosità, intorno a 2000 mm annui, distribuita pressoché uniformemente, su terreni fertili, drenanti, eventualmente sabbiosi, non sopportando sia i periodi di secco che i ristagni idrici; riguardo le temperature può sopportare eccezionali, e per brevissimo periodo, temperature intorno a 0 °C.

Preferisce una leggera ombreggiatura, soprattutto nella fase giovanile, viene quindi coltivata in associazione con altri alberi, come ad esempio il Canarium indicum, o palme, in particolare Cocos nucifera e Areca catechu.

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I frutti maturano in 8-9 mesi e si aprono spontaneamente a metà © Giuseppe Mazza

La pianta fornisce due tipi di spezie di elevato valore commerciale, una chiamata “macis”, “mace” o “fiore della noce moscata”, che è l’arillo essiccato, intero o macinato, l’altra è il seme essiccato, anch’esso intero o ridotto in polvere, chiamato comunemente “noce moscata”. I principali produttori sono l’Indonesia, la Malaysia, in particolare l’isola di Penang, e l’isola caraibica di Grenada.

Il seme viene estratto dalla polpa non appena il frutto si apre spontaneamente, quindi l’arillo, il macis, viene staccato dalla superficie del seme, lavato, spianato ed essiccato al sole per 1-2 settimane, o meglio in forni ad aria calda, finché non diventa fragile.

Il seme viene a sua volta essiccato al sole, o artificialmente durante la stagione delle piogge, per 3-6 settimane, quindi viene meccanicamente rotta la dura superficie esterna per prelevare l’endosperma, la “noce moscata”, che viene ulteriormente essiccata, questa presenta una superficie solcata irregolarmente da sottili depressioni e prima di essere commercializzata intera viene a volte ricoperta da un sottile strato di calce per preservarla da parassiti.

Macis e noce moscata sono molto simili come costituenti, ma il primo ha odore e sapore più delicati, quindi più pregiato, e vengono utilizzati per aromatizzare dolci, bevande, salse e pietanze in genere; vanno impiegati in piccole dosi per la presenza di due sostanze tossiche, miristicina ed elemicina.

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Sotto l’arillo rosso c’è il seme che racchiude la noce moscata © Giuseppe Mazza

Il seme contiene il 25-40% di olio non volatile, solido a temperatura ambiente, di colore giallo o giallo rossastro, noto come burro di noce moscata, che viene ottenuto per pressione a caldo, ed il 5-15% di olio essenziale, estratto mediante distillazione a vapore, che è un liquido incolore o giallo pallido con lo stesso odore e sapore della noce moscata e che contiene, tra gli altri composti, eugenolo, ampiamente utilizzato in odontoiatria come antibatterico del cavo orale.

Il macis contiene il 4-16% di olio essenziale simile a quello della noce.

L’olio è utilizzato nell’industria alimentare per aromatizzare cibi e bevande, nell’industria cosmetica e, in misura minore, in quella farmaceutica.

Anche l’olio va impiegato con cautela per la presenza della miristicina ed elemicina.

La polpa del frutto viene consumata localmente candita o impiegata per confezionare marmellate.

La noce moscata è utilizzata da tempi remoti nella medicina popolare come antinfiammatorio, astringente, carminativo, stimolante del sistema circolatorio e afrodisiaco, ma se ne sconsiglia sempre più l’uso per gli effetti collaterali dovuti alle sostanze tossiche già citate.

Sinonimi: Myristica officinalis L. f. (1781); Myristica moschata Thunb. (1782); Myristica aromatica Lam. (1791); Myristica officinalis Mart. (1828).

 

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