Myrsine africana

Famiglia : Primulaceae

Testo © Pietro Puccio

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La Myrsine africana è un arbusto dioico che non supera i 150 cm. Ornamentale e medicinale © Mazza

La specie è originaria dell’Africa (Angola, Azzorre, Etiopia, Kenia, Malawi, Mozambico, Namibia, Somalia, Tanzania, Zambia e Zimbabwe), Asia (Afganistan, Cina, India, Pakistan e Yemen), dove cresce sia nelle foreste che su pendii aperti, aridi e assolati.

Il nome generico deriva dal termine greco “myrsine” con cui si indicava il mirto comune ( Myrtus communis L.); il nome specifico latino “africana” = africana, fa riferimento ad uno dei luoghi di origine.

Nomi comuni: african boxwood, Cape myrtle (inglese); mirting (afrikaans); bosso di mare (italiano); myrsine (francese); tamujo (portoghese); mirto del Cabo, boj africano (spagnolo); Kapmyrte (tedesco).

La Myrsine africana L. (1753) è un arbusto dioico (ogni individuo porta o solo fiori maschili o solo femminili), sempreverde, molto ramificato e compatto, alto fino a circa 1,5 m, con rami sottili ascendenti, grigiastri, tomentosi nella parte apicale, segnati dalle cicatrici delle foglie cadute.

Le foglie sono semplici, alterne, pressoché sessili (prive di picciolo), da obovate a lanceolate, lunghe 0,6-1,5 cm e larghe 0,4-1 cm, coriacee, dai margini spesso leggermente dentati nella metà superiore, verde scuro lucido superiormente, verde chiaro inferiormente, a volte punteggiate da glandole, aromatiche; le nuove foglie sono di colore rosso intenso.

Le infiorescenze sono ascellari, spesso sulla parte dei rami priva di foglie, con fiori bianco-giallastri a 4 lobi di 2 mm di diametro, i fiori maschili con stami rossi più lunghi dei petali.

I frutti, naturalmente presenti solo sulle piante femminili, sono drupe globose, persistenti per alcuni mesi, di colore rosso o porpora nerastro di circa 6 mm di diametro contenenti un solo seme.

Si propaga per seme e per talea semilegnosa in estate in terriccio con 50% di agriperlite mantenuto costantemente umido.

Specie molto ornamentale, sia per il fogliame che per i frutti, nelle piante femminili, a crescita piuttosto lenta, coltivabile in pieno sole o parziale ombreggiatura nelle zone a clima tropicale, subtropicale e temperato caldo, dove può resistere a temperature fino a -6 °C per breve periodo.

Di facile coltivazione, non è particolarmente esigente riguardo al tipo di suolo, purché ben drenato, e una volta ben radicata può resistere a periodi di secco, adatta quindi anche a giardini rocciosi e di tipo mediterraneo, come esemplare isolato, in gruppo o per bordure, anche basse.

Sopporta bene le potature e può essere facilmente sagomata, quindi è anche un ottimo soggetto per l’arte topiaria; infine resiste bene alla salsedine, può essere quindi utilizzata in prossimità del mare anche come siepe protettiva. In vaso richiede terricci ricchi di sostanza organica con aggiunta di sabbia grossolana o agriperlite intorno al 30% per migliorare il drenaggio. I rami recisi sono spesso utilizzati nelle composizioni floreali.

Le foglie verdi ed i frutti essiccati sono utilizzati nella medicina tradizionale per varie patologie, in particolare i frutti per le proprietà antielmintiche (vermifughe) e lassative. Nei luoghi di origine le foglie vengono utilizzate come foraggio per il bestiame.

Sinonimi: Myrsine microphylla Hayata (1913); Rhamnus myrtillus H. Lév. (1913); Myrsine vaccinifolia Hayata (1915); Myrsine bifaria Wall. (1824); Myrsine potama D. Don (1825).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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