Negaprion brevirostris

Famiglia : Carcharhinidae

 

 

Testo © Sebastiano Guido

   

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Lo Squalo limone (Negaprion brevirostris) è presente nell’Atlantico e nel Pacifico lungo le coste USA fino quasi all’Argentina e all’Ecuador. Gruppi consistenti esistono pure sulle coste occidentali africane del Senegal e della Costa d’Avorio. Una specie molto simile, il Negaprion acutidens, è di casa nell’Indo-Pacifico tropicale © Guido

Lo Squalo limone ( Negaprion brevirostris, Poey, 1868 ) appartiene alla sottoclasse degli Elasmobranchii, pesci a scheletro cartilagineo, ordine dei Carcharhiniformes ed alla famiglia Carcharhinidae, la cui pinna dorsale manca di spine mentre la coda presenta un lobo superiore molto più sviluppato di quello inferiore.

Come tutti i Carcharhiniformes presenta una membrana nittitante sugli occhi, cinque fessure branchiali, una coppia di pinne dorsali ed una pinna anale.

Il nome del genere deriva dalla parola latina "negatio" (negazione) e dal greco "prion" (sega), quindi denti non seghettati, mentre quello della specie, brevirostris ci ricorda che ha il muso corto. Il nome italiano squalo limone, si riferisce al colore tendente al giallo del pesce.

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Lungo anche 3,4 m vive nelle acque costiere, comprese le acque salmastre delle foci che risale sporadicamente per qualche tratto © Sebastiano Guido

Zoogeografia

È presente lungo le coste occidentali e orientali degli USA, discendendo l’Atlantico dal New Jersey fino quasi all’Argentina e il Pacifico dalla California all’Ecuador. Gruppi consistenti esistono pure sulle coste occidentali africane del Senegal e della Costa d’Avorio. Una popolazione molto simile, caratterizzata da denti più acuminati e sottili ( Negaprion acutidens - Rüppell, 1837 ) è presente invece nell’Indo-Pacifico tropicale. Entrambe le specie prediligono acque poco profonde, dalla superficie ai 90 metri di profondità.

Ecologia-Habitat

Il Negaprion brevirostris vive nelle acque costiere temperate e tropicali, comprese le acque salmastre ed i mangrovieti, dove staziona da giovane, con sporadiche e brevi incursioni in qualche fiume dove risiederà per tempi limitati.

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Può aggredire, ma in genere è indifferente ai subacquei, specie a pancia piena, quando si ferma per riposare dopo aver stanato crostacei e molluschi sui fondali sabbiosi © Sebastiano Guido
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Ecco il ritratto. Occhio chiaro con pupilla verticale, doppia fila di denti rivolti in avanti e numerose ampolle di Lorenzini per rilevare i campi elettromagnetici dalle prede © Sebastiano Guido

Il range di profondità che predilige varia da 0 a 90 m privilegiando il fondo sabbioso dove caccia gli animali tipici, quali le sogliole e le razze. Frequentemente, in zone poco disturbate, lo si può incrociare in branchi numerosi che intersecano con le loro pinne la superficie.

Morfofisiologia

La lunghezza media è di circa 2,40 metri, mentre l’esemplare più lungo misurato raggiungeva i 3,40 metri con un peso di 183 chilogrammi.

Le caratteristiche principali, quando lo si incontra sott’acqua, sono una certa corpulenza della parte anteriore che contrasta con una più sottile parte terminale del corpo, dove la seconda pinna dorsale è quasi pari come dimensione alla prima.

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Nuota spesso in gruppo, da 0 a 90 m di profondità. In zone poco disturbate lo si può incrociare in branchi numerosi che intersecano con le loro pinne la superficie © Sebastiano Guido

L’occhio è chiaro con pupilla verticale, molto in avanti sul muso dove, tutt’intorno, abbondano le ampolle di Lorenzini che servono a rilevare i campi elettromagnetici prodotti dalle prede. La bocca, proporzionata alla mole del muso, presenta una doppia fila di denti sottili e acuti rivolti in avanti paragonabili, anche se decisamente meno minacciosi, a quelli che abbondano nel sorriso dello Squalo toro ( Carcharias taurus ).

Il corpo, tozzo davanti e snello dietro, presenta un dorso scuro con dominante giallastra che si schiarisce man mano fino a raggiungere la fascia ventrale, di colore bianco panna. Due lunghe pinne pettorali dal margine scuro sono situate subito dopo le branchie e sostengono un corpo che la spinta del lungo lobo superiore della coda tenderebbe a fare sprofondare. Il peduncolo caudale si restringe discretamente rispetto al corpo. Poco prima del suo inizio partono specularmente la seconda pinna dorsale dalle dimensioni quasi pari alla prima e la pinna anale.

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Branco in immersione. Si nutrono principalmente di pesci, con una predilezione per sogliole, razze ed altri abitanti dei fondali sabbiosi © Sebastiano Guido

Sul dorso, in posizione arretrata, troneggia la robusta prima pinna dorsale. La coda è eterocerca, con lungo lobo superiore.

Etologia-biologia riproduttiva

Anche se non è considerato un mangiatore di uomini, talvolta può aggredire per curiosità. Coi subacquei abitualmente si mostra indifferente, accostandosi forse per provarci, e talvolta può attaccare, ma è sufficiente appoggiarsi alla punta del suo muso per farselo passare sotto il corpo e farlo rinunciare all’attacco.

Si nutre principalmente di pesci ed in misura minore di crostacei e molluschi che riesce a stanare anche da sotto la sabbia. Ama spesso, infatti, stazionare in gruppi numerosi su fondali sabbiosi dove a volte lo si può trovare adagiato. In queste circostanze un subacqueo che gli si accosti con molta tranquillità e trattenendo il respiro ha buone possibilità di fargli una macro del muso.

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Eccone uno a riposo sul fondo. Cullato dalle onde, sembra quasi sorridere, mentre le remore fanno ricreazione © Sebastiano Guido

L’accoppiamento (sempre in acque basse e in regime di poliandria) e la gestazione portano alla nascita di un numero limitato di eredi (mediamente una decina) che la femmina, vivipara placentata, partorirà dopo dieci-dodici mesi. I giovani, appena nati, sono di circa una sessantina di centimetri e bazzicano in mangrovieti ed acque basse fino a raggiungere dimensioni rassicuranti per la propria incolumità.

La popolazione è in brusco arretramento per la barbara pratica dello shark finning, e per l’utilizzo della carne, del cuoio e dell’olio estratto dal fegato. La resilienza della specie è molto bassa e il tempo di raddoppio della popolazione può superare i 14 anni. L’indice di vulnerabilità è molto alto, raggiungendo quota 87 su scala 100.

Sinonimi

Hypoprion brevirostris - Poey, 1868.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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