Nerodia taxispilota

Famiglia : Colubridae

 

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Testo © Dr. Gianni Olivo

 

 

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La Nerodia taxispilota è un serpente acquatico massiccio che raggiunge i 170 cm © G. Mazza

L’America settentrionale ospita diversi serpenti acquatici, tra cui il genere Nerodia, che spicca per il numero di specie e sottospecie diverse.

Il Serpente d’acqua bruno americano o Nerodia bruna ( Nerodia taxispilota - Holbrook, 1838 ) ), chiamata familiarmente Brown water snake e da taluni Moccasin, con conseguente facile confusione con i ben più pericolosi Cottonmouth, è una specie tipica della parte sud-orientale degli Stati Uniti, specialmente delle pianure costiere, dall’Alabama meridionale alla Florida e poi su a gran parte della Georgia, della Carolina e della Virginia.

Noto anche come Natrix taxispilota - Cope, 1889, appartiene alla famiglia dei Colubridi (Colubridae), sottofamiglia ( Natricinae ) e viene detto in inglese American brown water snake ed in tedesco Braune Wasserschlange - Braune Schwimmnatter.

L’habitat preferito è costituito da acque possibilmente calme, laghi, stagni e paludi, ma si può incontrare anche lungo i fiumi, possibilmente ove siano presenti tronchi caduti nell’acqua, sui quali volentieri questi rettili stanno immobili per ore.

E’ un buon arrampicatore e può salire fino a parecchi metri d’altezza sulle piante, soprattutto se vi sono dei rami aggettanti sull’acqua, dai quali prontamente si tuffa (anche da notevole altezza), all’approssimarsi di un’imbarcazione.

Questa caratteristica, unita ad un temperamento combattivo, ha fatto nascere molte leggende, secondo cui questo serpente si getterebbe di proposito nelle barche di passaggio, per poi morderne gli occupanti. In effetti, per chi si veda precipitare in barca, con un tonfo, un serpentone di un metro e mezzo, e per di più molto somigliante ad un velenoso mocassino acquatico, può risultare spiacevole, anche perché, sentendosi in trappola, l’animale tenderà a rivoltarsi e a mordere con entusiasmo e, data la mole, i morsi possono causare lesioni sanguinanti alla cute.

Si tratta, infatti, di un serpente di grandi dimensioni, in media tra il metro ed i 160 cm, ma vi sono reports attendibili di esemplari di oltre 170 cm.

Non solo la lunghezza è ragguardevole, ma anche il diametro, per cui le nerodie hanno aspetto robusto e pesante, anche se, in acqua, nuotano con la grazia di anguille. Le femmine tendono, come in molte specie di serpenti, ad essere di dimensioni maggiori dei maschi.

La testa è larga e relativamente appiattita, di forma triangolare, o meglio, a cuore, per cui è facile che questi serpenti vengano confusi con gli Agkistrodon piscivorus (e viceversa), dato l’habitat e la diffusione geografica in gran parte sovrapponibili, tuttavia l’occhio è già un carattere distintivo importante, poiché nella Nerodia taxispilota è posto molto più in alto, probabilmente in funzione della vita acquatica, per cui, guardando l’animale da sopra, gli occhi sono chiaramente visibili, mentre non lo sono nel mocassino acquatico, che li ha più laterali, inoltre la pupilla è rotonda anziché ellittica e verticale.

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Non velenoso, ma mordace, vive negli stessi ambienti del pericoloso Agkistrodon piscivorus © Giuseppe Mazza

Le squame labiali, e soprattutto quelle superiori, sono grandi e spesse, e contrastano con quelle del collo che sono piuttosto minute, dando quasi l’impressione, se si guarda la testa di profilo, che questo serpente sia dotato di evidenti e spessi “labbroni”.

Come il nome suggerisce, il colore di fondo è scuro, generalmente marrone più o meno carico o color castagna, su cui possono essere più o meno evidenti dei disegni più scuri, di forma squadrata o rettangolare, allineati lungo la linea dorsale, separati nettamente l’uno dall’altro. Anche sui fianchi vi sono generalmente due serie di macchie, più piccole ed ugualmente staccate tra loro.

La parte ventrale si presenta gialla o marrone chiaro, punteggiata di macchie più scure.

Le squame che ricoprono il corpo sono fortemente carenate e disposte, a metà lunghezza del corpo, in 25-33 file oblique, e quelle sub-caudali sono divise in due file (mentre negli Agkistrodon sono uniche, altro carattere distintivo).

A differenza di molte altre specie acquatiche, i brown water snakes si allontanano molto raramente dalle rive e non attraversano ampi spazi asciutti per passare da uno specchio d’acqua ad un altro, in altre parole si tratta di una specie molto legata all’ambiente liquido. In ambienti favorevoli, con fitta vegetazione, possono essere presenti in gran numero e mostrare concentrazioni incredibili, tanto da far descrivere certe zone come letteralmente “infestate” e spesso temute. Le prede abituali sono costituite da pesci, prevalentemente pesci-gatto, che inseguono e catturano con grande agilità o che attendono al varco rimanendo immobili, batraci ed i loro girini, anfibi, a volte uccelli acquatici ed altri rettili, ma vengono insidiati anche piccoli mammiferi.

Prevalentemente d’abitudini diurne, nei mesi caldi cacciano anche nottetempo o nelle ore del crepuscolo, ma spendono molte ore al giorno ad accumulare calore su di un ramo, e non è inusuale vedere diversi esemplari condividere lo stesso posto di riposo.

Il periodo degli accoppiamenti è in primavera, tra marzo e maggio, e le nascite avvengono in estate o nel primo autunno.

Si tratta di rettili ovovivipari, le femmine “partoriscono” fino a 50 o 60 piccoli vivi ed attivi, lunghi tra i 20 ed i 30 cm: il concepimento avviene non al momento dell’inseminazione, ma quando la femmina “ovula”, e lo sperma può essere immagazzinato nella cloaca per mesi o anche anni. La femmina, prima di concepire, può accumulare fino al 50% del suo peso in più in grasso, come scorta energetica, assumendo dimensioni notevoli in vista della procreazione.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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