Numida meleagris

Famiglia : Numididae

 

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Testo © Dr. Davide Guadagnini

   

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La Numidia meleagris, da cui sono nate le faraone domestiche, è originaria dell’Africa dove conta ben 9 sottospecie. Raggiunge i 53-63 cm d’altezza con un peso di 1150-1600 g © Giuseppe Mazza

La Faraona, detta anche Gallina faraona o Faraona dall’elmo ( Numida meleagris - Linnaeus, 1758 ) appartiene all’ordine dei Galliformi (Galliformes) ed è l’unica specie del genere Numida.

E’ certamente fra gli uccelli più noti, anche per aver dato origine alle forme domestiche allevate in tutto il mondo, appartenenti alla famiglia dei Numididi (Numididae) che raggruppa specie conosciute con il termine generico di “faraone" o "galline faraone”.

Sono generalmente riconosciute 9 sottospecie con più di 30 differenti forme : Numida meleagris meleagris - Linnaeus, 1758 dall’est del Chad all’est dell’Etiopia, Zaire, Uganda e Kenya del nord; Numida meleagris mitrata - Pallas, 1767 in Tanzania, Mozambico, a ovest attraverso lo Zambia e lo Zimbabwe all’Angola del sud e al Botswana del nord, isole di Zanzibar e Tumbatu; Numida meleagris galeata - Pallas, 1767 nel sud-est del Chad, centro-sud del Zaire e nord dell’Angola; Numida meleagris coronata - Gurney, 1868 nell’est del Sud Africa; Numida meleagris marungensisv - Schalow, 1884 in alcune zone del Congo Basin, Angola, Zambesi e Zambia ; Numida meleagris reichenowi - Olgivie-Grant, 1894, in Kenya e centro Tanzania; Numida meleagris somaliensis - Neumann, 1899 nel nord-est dell’Etiopia e in Somalia; Numida meleagris damarensis - Roberts, 1917 dall’Angola del sud al Botswana e Namibia; Numida meleagris sabyi - Hartert, 1919 nel nord-ovest del Marocco.

Il nome del genere “numida” deriva dal latino e si riferisce all’antica popolazione dei Numidi, che abitavano la Numidia, regione dell’Africa nord-occidentale; quindi il nome del genere si riferisce alla terra d’origine della specie.

Il termine indicante la specie “meleagris” viene dal latino ed è il nome che, stando agli scritti di Plinio il Vecchio, i Romani davano proprio alla faraona.

Lo stesso nome è stato assegnato anche al ben noto tacchino ( Meleagris gallopavo ) con cui la faraona è stata inizialmente confusa, in quanto entrambi provenienti da terre lontane, non ben specificate, ma in realtà molto diverse.

Zoogeografia

La faraona dall’elmo, come tutte le cosiddette faraone, è originaria del continente africano. E’ distribuita, con le varie sottospecie e forme, in gran parte dell’Africa subsahariana e con una sottospecie (sabyi, che però è probabilmente estinta!) al di sopra del deserto del Sahara, in Marocco, tra il fiume Oum Er Rbia (Marocco centrale) ed il fiume Sebou (Marocco del nord). La faraona dall’elmo è stata introdotta sulle isole di Capo Verde, in alcune zone dell’Arabia, in Madagascar, in alcune zone delle Indie. Forme domestiche rinselvatichite sono presenti in America ed in altri paesi essendo, le forme selezionate per l’allevamento, molto diffuse.

Ecologia-Habitat

Le faraone dall’elmo vivono in un’ampia varietà d’habitat : dai bordi delle foreste alle savane anche alberate, nelle foreste a macchia, nelle steppe, negli ambienti sub-desertici e nelle campagne aperte, nelle macchie con cespugli spinosi, particolarmente comuni nelle savane intervallate da aree coltivate. La distribuzione locale delle specie è vincolata alla disponibilità di acqua per l’abbeverata e alla disponibilità di siti idonei dove appollaiarsi ( in genere alberi e cespugli).

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La protuberanza ossea "a casco" del capo la rende inconfondibile © Giuseppe Mazza

Nel proprio areale, la faraona dall’elmo, è presente dal livello del mare fino agli oltre 3000 metri d’altezza. Spesso si osservano grandi stormi in prossimità delle pozze d’acqua. Stormi di faraone si sono adattate a vivere, urbanizzandosi, a Città del Capo in Sud-Africa.

Morfofisiologia

Ha corpo tozzo con profilo dorsale piuttosto curvo-ingobbito (tipico da faraona), testa (e prima porzione del collo) per lo più implume, piuttosto piccola, con caratteristico “elmetto” corneo posto sul vertice della testa, ali corte e arrotondate, coda corta portata piuttosto sotto di se.

Ha una lunghezza sui 53-63 cm, un peso medio sui 1150-1600 g. La pelle nuda della testa-collo è di colore blu o bianco bluastro con eventuali zone rosse.

La protuberanza ossea “a casco” è molto caratteristica ed identificativa del genere e della specie; la testa presenta anche delle appendici facciali (bargigli) prevalentemente di colore rosso e delle filo-piume nere disposte anche in direzione contraria rispetto alle penne normali e poste prevalentemente a livello di nuca-alto collo. Il colore della livrea è prevalentemente grigio ardesia-nerastra con macchie a “pallini” bianche molto regolari e ben distribuite su tutta la livrea (coda inclusa), possono essere presenti anche delle sottili vermicolature bianche-biancastre.

Il collo e il petto possono avere, in alcune sottospecie, sfumature lilla. Penne remiganti brunastre e vessilli esterni striati di bianco. Le femmine sono simili ai maschi ma generalmente sono più piccole e con bargigli e caschetti di leggermente minori dimensioni.

I giovani hanno livrea opaca marrone scuro con parti colore crema-rossiccio, bargigli e caschetti di minori dimensioni e presenza di piumino che ricopre anche la testa fino al raggiungimento dell’età subadulta.

Le varie sottospecie si distinguono principalmente per le differenti conformazioni delle appendici della testa e del collo; per la quantità, la disposizione e l’estensione delle filo-piume del collo e della testa, per la forma ed il colore della cera e per l’eventuale presenza di filo-penne-setole a livello di base del becco; per le dimensioni, la forma ed il colore dei bargigli; per la forma e le dimensioni del casco osseo; per il colore del collo-petto. Gli occhi sono colore bruno più o meno scuri. Le zampe, robuste e dotate di forti artigli ma prive di sperone, sono colore grigio lavagna-scuro-nere.

L’elmo è colore marrone-corno con base e vertice della testa che possono essere rosse; l’elmo corneo ha base ossea e aspetto secco e leggermente screpolato. Il becco, piuttosto tozzo e robusto, è colore grigio bruno-corno con base che può essere rossiccia, punta che può essere giallastra e cera eventualmente colorata.

Etologia-Biologia riproduttiva

Questa specie ha abitudini sedentarie e gli spostamenti locali, che effettua, sembrano essere strettamente influenzati e dipendenti dalla presenza o meno di fonti idriche e di siti idonei dove appollaiarsi soprattutto la notte. Le faraone si spostano camminando e correndo, percorrono anche svariati chilometri al giorno, volando solo se costrette effettuando un volo quasi verticale “tipo fagiano da caccia”. Forma grandi stormi al di fuori della stagione riproduttiva. Le faraone emettono dei vocalizzi molto forti e chiassosi, quasi assordanti.

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La dieta è prevalentemente vegetariana, con circa il 12% d’origine animale © Giuseppe Mazza

La faraona dall’elmo è onnivora anche se gli alimenti di origine vegetale prevalgono, nello specifico: semi, tuberi, bulbi, radici, bacche, fiori e foglie. Nutrendosi anche nei campi coltivati, le faraone, non sono sempre viste di “buon occhio” dagli agricoltori.

Gli alimenti di origine animale, generalmente invertebrati, costituiscono in media solo il 12% circa del cibo totale ma sono preferiti quando reperibili. Le faraone catturano soprattutto insetti, in particolare cavallette, locuste e termiti, ma anche lumache, zecche, millepiedi, lucertole, rane, piccoli animaletti vari ecc… Questi galliformi si nutrono generalmente a terra , razzolando con le robuste zampe oppure strappando le sementi direttamente dalle spighe, pannocchie ecc… delle erbe.

Le zecche possono venire staccate direttamente dal corpo degli ospiti Facoceri (Phacochoerus aethiopicus); l’attitudine a scovare e cacciare zecche (Ixodida) potrebbe essere sfruttata utilizzando questi uccelli per il contenimento di tali artropodi portatori di gravi malattie.

Le faraone dall’elmo si riproducono in quasi tutti i periodi dell’anno o subito dopo la stagione delle piogge; principalmente in novembre-gennaio in Sud Africa, prevalentemente in maggio-luglio nell’Africa dell’ovest, in marzo-maggio la popolazione del Marocco.

La specie è monogama ma i legami di coppia non vengono mantenuti al di fuori della stagione riproduttiva; comunque all’inizio della stagione riproduttiva, i maschi, possono tentare di accoppiarsi anche con più femmine.

I maschi possono risultare litigiosi tra di loro, litigando correndo con ali sollevate e becco aperto. Il nido è una semplice buca raschiata sul terreno e foderata con un po’ d’erba e qualche piuma. Il nido viene realizzato generalmente nell’erba alta; nascosto sotto un ciuffo d’erba, sotto un cespuglio, nei terreni agricoli o nel folto della vegetazione.

La covata è costituita solitamente da 6-13 (fino a 20) uova ; nidi con molte uova (20-50) sono frutto di più femmine che depongono nello stesso nido. Le uova hanno colorazioni che vanno dal giallastro al rosato al bruno-chiaro fino a quasi bianco. L’uovo ha dimensioni medie di 44-58 X 36-42 mm.

La cova, che inizia a deposizione conclusa, dura circa 27 (26-28) giorni e viene effettuata dalle femmine mentre i maschi fanno la guardia. Le uova di faraona hanno guscio spesso e durante la schiusa, i primi colpi di becco dei nascituri (cip), incrinano il guscio creando crepe piuttosto estese (vista la rigidità del guscio) ; i piccoli schiudono senza “aprire” un vero e proprio opercolo dal lato ottuso (come fanno molti uccelli) ma piuttosto “demolendo” questa parte.

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Un esemplare nella savana in Tanzania. Questi uccelli fanno stragi di zecche, veicoli di gravi malattie, staccandole persino dai facoceri. La riproduzione in genere ha luogo subito dopo la stagione delle piogge © Giuseppe Mazza

I pulcini hanno colorazione cannella-cuoio-rossiccia-bruna con varie striature scure e parti ventrali un po’ più chiare , becco e zampe aranciate, risultando essere piuttosto mimetici. I pulcini sono in grado di compiere dei piccoli voli a circa 1 settimana d’età; i giovani raggiungono l’età dell’involo a 1 mese pur raggruppandosi in stormi più numerosi a 1-3 mesi d’età. Il tasso di sopravvivenza dei giovani è piuttosto basso.

Pur non risultando la specie partico- larmente minacciata a livello globale, tranne la sottospecie del Marocco che risulta in pericolo se non addirittura già estinta , può essere localmente gravemente colpita dalla caccia e dalla raccolta delle uova. Un’altra grave minaccia, per questo uccello, è il degrado dell’habitat e l’uso massiccio di pesticidi.

Le faraone furono introdotte, come animale d’allevamento, in Europa già nell’antichità; successivamente si diffu- sero in tutto il mondo grazie alla prelibatezza delle carni.

Le forme domestiche , che hanno generalmente zampe pezzate di giallo, sono state selezionate in molte varietà di colori non naturali : pezzate di bianco, grigie chiare (azzurre), beige isabella (camosciate), violacee azzurre uniformi (lilla), grigie scure con macchie quasi assenti (paonate) ecc… Anche se la selezione ha agito principalmente sulla colorazione e in misura minore sulla taglia ed il comportamento, la faraona non ha subito i grandi sconvolgimenti di taglia e forma che caratterizzano altri animali domestici.

Nonostante le forme domestiche di faraona siano molto allevate, invece purtroppo non lo sono le interessantissime e meravigliose forme selvatiche. Le sottospecie selvatiche di faraona dall’elmo andrebbero, ovviamente in purezza, maggiormente allevate e propagate tra gli allevatori amatoriali oltre che nei giardini zoologici.

La prospettiva massima di vita, di questa specie, è di circa 10-12 anni in natura, di più in cattività.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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