Ochrosia elliptica

Famiglia : Apocynaceae

Testo © Pietro Puccio

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L’Ochrosia elliptica è un arbusto di 4-8 m. Frutti tossici, ma corteccia e foglie con virtù medicinali © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Australia (Queensland), Isole Norfolk, Nauru, Nuova Caledonia e Vanuatu, dove cresce lungo le coste in prossimità del mare su suoli generalmente sabbiosi.

Il nome del genere deriva dal greco “ochros” = giallo pallido, con riferimento al colore del legno; il nome specifico dall’aggettivo latino “ellipticus, a, um” = ellittico, con riferimento alla forma della foglia.

Nomi comuni: berrywood tree, bloodhorn, elliptic yellowwood, kopsia, lipstick tree, mangrove ochrosia, New Caledonia tree, pokosola, red berrywood, scarlet wedge-apple, wedge apple (inglese); faux cafeiér, faux quinquina (francese).

L’ Ochrosia elliptica Labill. (1824) è un arbusto o piccolo albero sempreverde alto 4-8 m con rami di colore giallo cinereo dalla linfa lattiginosa. Le foglie, su un picciolo lungo 0,5-2 cm, sono opposte o più frequentemente disposte in verticilli di 3-4, semplici, intere, obovato-ellittiche con apice acuto o ottuso, coriacee, di colore verde intenso lucido superiormente, più chiaro inferiormente, lunghe 5-18 cm e larghe 3-8 cm.

Le infiorescenze sono cime ascellari o terminali portanti numerosi fiori ermafroditi odorosi, di colore da bianco crema a giallastro, con calice a 5 lobi ottusi lunghi 0,2 cm, corolla con base tubolare lunga 1-1,5 cm e 5 lobi ovato-oblunghi di circa 0,7-1 cm di lunghezza.

I frutti, tossici, sono drupe pressoché ellissoidi con apice appuntito, generalmente in coppia, di colore rosso brillante a maturità, da cui essuda un lattice appiccicoso quando incisi, di 3-6 cm di lunghezza e 2-4 cm di diametro, con endocarpo legnoso contenente 2-6 semi orbicolari con una stretta ala. Si riproduce per seme, preventivamente scarificato, in terriccio sabbioso drenante mantenuto umido, alla temperatura di 22-24 °C con tempi di germinazione di 1-2 mesi, e per talea. La dispersione dei frutti è facilitata dalle due cavità laterali presenti a maturità nell’endocarpo che ne permettono il galleggiamento e il trasporto tramite le correnti oceaniche.

Specie dai frutti appariscenti, di crescita piuttosto lenta, coltivabile nelle zone tropicali e subtropicali, non sopportando temperature prossime a 0 °C se non eccezionali e per brevissimo periodo, in pieno sole o parziale ombra su diversi tipi di suolo, purché perfettamente drenanti, da acidi ad alcalini, sabbiosi o rocciosi; ben radicata può resistere a lunghi periodi di siccità, anche se si avvantaggia di regolari irrigazioni. Per la sua resistenza agli aerosol salini è utilizzabile in giardini in prossimità del mare, anche se l’elevata tossicità dei frutti ne consiglia un uso prudente; viene anche utilizzata per il consolidamento delle zone sabbiose in prossimità del mare.

La corteccia è utilizzata nella medicina tradizionale per alcune patologie; dalle foglie sono stati estratti alcaloidi indolici citotossici, in particolare ellipticina, i cui derivati di sintesi, con effetti secondari meno gravi e maggiore selettività, si sono rivelati di grande interesse come sostanze antitumorali.

Sinonimi: Ochrosia parviflora G.Don (1837); Bleekeria calocarpa Hassk. (1855); Bleekeria kalocarpa Hassk. (1855); Lactaria calocarpa (Hassk.) Hassk. (1856); Ochrosia calocarpa (Hassk.) Miq. (1869); Lactaria elliptica (Labill.) Kuntze (1891); Lactaria parviflora (G.Don) Kuntze (1891); Bleekeria elliptica (Labill.) Koidz. (1923); Excavatia elliptica (Labill.) Markgr. (1936); Ochrosia noumeensis Baill. ex Guillaumin (1941).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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