Oreocereus leucotrichus

Famiglia : Cactaceae

Testo © Pietro Puccio

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Oreocereus leucotrichus con frutti. Può raggiungere i 2 m d’altezza © G. Mazza

La specie è originaria del Cile (Arica, Tarapacá e Antofagasta) e del Perù (Arequipa, Ayacucho, Moquegua e Tacna) dove è frequente in aree semiaride rocciose e pietrose della precordigliera andina, tra 2000 e 4000 m di altitudine, caratterizzate da un clima fresco e secco in inverno, mite e scarsamente piovoso in estate.

Il nome generico deriva dalla combinazione del termine greco "òros" = montagna e Cereus, nome di un altro genere di Cactaceae, quindi Cereus di montagna, con riferimento alle altitudini dei luoghi di origine; il nome specifico è la combinazione dei termini greci “leukόs” = bianco e “trichόs” = pelo, capello, con ovvio riferimento.

Nomi comuni: “cactus blanco”, “cardόn blanco”, “chastudo”, “chastudo peludo”, “chica-chica”, pichaja”, “quisco”, “tunilla”, “viejito” (spagnolo).

L’ Oreocereus leucotrichus (Phil.) Wagenkn. (1956) è una specie colonnare molto variabile, ramificata alla base, con fusti alti fino a circa 2 m ed epidermide di colore da verde a grigioverde.

I fusti, fino a 12 cm di diametro, presentano 10-18 costolature smussate con areole dotate di numerosi peli setacei di colore bianco, più fitti sulla vegetazione più recente, di 1-4 spine centrali lunghe fino ad 8 cm, di colore da giallo chiaro a marrone rossiccio, e 5-12 spine radiali, più corte, dello stesso colore.

I fiori, diurni, nascono in piccoli gruppi dalle areole all’apice dei rami, sono lunghi 8-10 cm con tubo floreale dritto, o leggermente ricurvo, di colore rosso con areole densamente pelose, e corolla di 3-5 cm di diametro con tepali di colore rosso o rosso porpora e numerosi stami porpora scuro.

I frutti di forma da globosa a ovoide di 4 - 6 cm di diametro sono di colore verde giallastro, con epicarpo (buccia) sottile e polpa di sapore acidulo. Si riproduce per seme e per talea, lasciata ben asciugare, in estate.

Specie molto decorativa e di dimensioni relativamente contenute, sia in altezza che in larghezza, adatta quindi anche a piccoli giardini “desertici”, in associazione ad altre xerofite. Richiede pieno sole e substrati particolarmente drenanti, essendo molto sensibile al marciume in presenza di umidità e basse temperature, che possono essere costituiti da comune terra da giardino concimata, sabbia grossolana e pietrisco frantumato in ugual misura.

In estate, durante il periodo vegetativo, va annaffiata regolarmente, ma lasciando asciugare il substrato prima di ridare acqua, in inverno va mantenuta asciutta e pur sopportando nei luoghi di origine temperature fino a -5/-7°C, è preferibile non esporla a temperature sotto 0 °C, specie in presenza di elevata umidità atmosferica.

Dove il clima non consente la coltivazione all’aperto va coltivata in vaso, con le stesse modalità prima indicate, per potere essere riparata in inverno.

La specie è iscritta nell’appendice II della Cites (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Echinocactus leucotrichus Phil. (1891); Arequipa leucotricha (Phil.) Britton & Rose (1922); Oreocereus hendriksenianus Backeb. (1958); Oreocereus hendriksenianus var. densilanatus Rauh & Backeb. (1958); Oreocereus hendriksenianus var. spinosissimus Rauh & Backeb. (1958); Oreocereus ritteri Cullman (1958); Borzicactus hendriksenianus (Backeb.) Kimnach (1960); Borzicactus leucotrichus (Phil.) Kimnach (1960); Morawetzia varicolor Knize (1968); Oreocereus knizei Hewitt & Donald (1975).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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