Oroxylum indicum

Famiglia : Bignoniaceae

Testo © Pietro Puccio

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Poco ramificato, alto anche 15 m con tronco di 15-30 cm, l’Oroxylum indicum cresce nel sud-est asiatico © Mazza

La specie è originaria dell’Assam, Bhutan, Cambogia, Cina (Anhui, Fujian, Guangdong, Guangxi, Henan, Hong Kong, Hunan, Jiangsu, Jiangxi, Kin-Men, Macao, Ma-tsu-Pai-chúan, Shanghai e Zhejiang), Filippine, Giava, India, Isole Andamane, Malaysia Peninsulare, Myanmar, Nepal, Piccole Isole della Sonda, Sri Lanka, Sulawesi, Sumatra, Thailandia e Vietnam, dove cresce nelle foreste umide, spesso lungo le rive dei corsi d’acqua o su pendii montani, tra 500 e 1200 m di altitudine.

Il nome del genere è la combinazione dei sostantivi greci “ὄρος” (oros) = monte e “ξύλον” (xylon) = legno, con riferimento alle località montane in cui è presente; il nome specifico è l’aggettivo latino “indicus, a, um” = dell’India, con riferimento ad uno dei luoghi di origine.

Nomi comuni: bat tree, broken bones plant, Damocles tree, indian trumpet flower, midnight horror, scythe tree, tree of Damocles (inglese); aralu, bhatghila, toguna (assamese); mu hu die (cinese); bhut-vriksha, dirghavrinta, patrorna, shuran, sonapatha, syonak, tentoo, vatuk (hindi); kampong (malese); aralu, katvanga, prthsuimba, shoshana, shyonaka (sanscrito); achi pana, arandei, cori-konnai, paiyaralandai, palaiyudaycci, peiarlankei, palagaipayani, vangam (tamil); nam hoang ba, nuc nac (vietnamita).

L’ Oroxylum indicum (L.) Kurz (1877) è un albero deciduo o semideciduo poco ramificato alto fino a circa 15 m con tronco cilindrico di 15-30 cm di diametro e corteccia bruno-grigiastra fessurata verticalmente. Le foglie sono opposte, raggruppate verso l’apice dei rami, imparipennate, bi- o tripennate, lunghe 0,6-1,5 m e larghe 0,9 m, con foglioline opposte da ovate a ellittiche con apice appuntito e margine intero, lunghe 5-12 cm e larghe 3-10 cm; gli assi fogliari cilindrici, ingrossati nei punti di inserzione, che secchi si accumulano alla base dell’albero, danno l’impressione di una pila di ossa di arti rotte, da cui uno dei nomi comuni più caratteristici.

Infiorescenze in racemi terminali eretti lunghi 0,6-1,5 m portanti numerosi fiori ermafroditi, su un pedicello lungo 3-6 cm, con calice campanulato coriaceo, di 2-4 cm di lunghezza e 2 cm di diametro, corolla imbutiforme, di circa 10 cm di lunghezza e 6-8 cm di diametro, a 5 lobi leggermente retroflessi di colore porpora rossastro esternamente, giallo pallido rosato internamente e 5 stami; i fiori si schiudono di notte ed emanano un odore sgradevole che attira i pipistrelli che provvedono all’impollinazione.

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I fiori si aprono di notte e sono impollinati dai pipistrelli. Parti commestibili e virtù medicinali © G. Mazza

I frutti sono capsule bivalve legnose piatte, a forma di sciabola, pendenti, di 0,5-1,2 m di lunghezza, 5-10 cm di larghezza e circa 1 cm di spessore, contenenti numerosi semi discoidi piatti circondati, tranne alla base, da un’ampia ala cartacea biancastra semitrasparente, di 5-8 cm di lunghezza e 3-4 cm di larghezza, che ne favorisce la dispersione tramite il vento.

Si riproduce facilmente per seme, che spesso germina nella capsula ancora appesa all’albero se vi sono condizioni favorevoli di umidità, per talea e tramite polloni radicali, prodotti in gran numero.

Specie di veloce crescita, è coltivabile nelle regioni tropicali e subtropicali, dove può resistere da adulta a valori di temperatura prossimi a 0 °C solo se eccezionali e di brevissima durata, richiede una esposizione in pieno sole o semi ombreggiata e si adatta facilmente a diverse condizioni climatiche, da semiaride a umide, e a diversi tipi di suolo.

Tutte le parti della pianta sono utilizzate da tempi remoti nella medicina tradizionale, dove la specie occupa un posto di preminenza, per diverse patologie; studi di laboratorio hanno confermato la presenza di promettenti sostanze bioattive e sono in corso ulteriori ricerche.

Oltre a ciò, le foglie giovani e i fiori, crudi o cotti, e i frutti immaturi bolliti, sono consumati come verdure, e dalla corteccia, ricca in tannini, si ricava un colorante.

Viene infine a volte coltivata come ornamentale per il suo particolare aspetto.

Sinonimi: Bignonia indica L. (1753); Bignonia pentandra Lour. (1790); Bignonia tripinnata Noronha (1790); Bignonia lugubris Salisb. (1796); Spathodea indica (L.) Pers. (1807); Calosanthes indica (L.) Blume (1826); Bignonia quadripinnata Blanco (1837); Hippoxylon indica (L.) Raf. (1838); Bignonia tuberculata Roxb. ex DC. (1845); Arthrophyllum ceylanicum Miq. (1863); Arthrophyllum reticulatum Blume ex Miq. (1863); Oroxylum flavum Rehder (1927).

 

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