Oryx gazella beisa

Famiglia : Bovidae

 

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Testo © Dr. Gianni Olivo

 

 

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Le temibili corna dell’Oryx gazella beisa superano il metro © G. Mazza

L’ Orice beisa ( Ory gazella beisa - Rüppell, 1835 ) è il rappresentante di questo gruppo di antilopi nelle zone più aride ed aperte dell’Africa orientale (Somalia, Kenya, Tanzania), mentre nel Sud del Kenya ed in Tanzania è presente un’altra sottospecie, l’orice dalle orecchie frangiate ( Oryx gazella callotis ), che preferisce zone meno aride e più fittamente alberate ( Acacia commiphora ) e che presenta la caratteristica di avere orecchie, come suggerisce il nome, frangiate, ma che, per il resto, è molto simile al beisa.

Questo bovide (Bovidae) raggiunge dimensioni leggermente inferiori rispetto all’orice meridionale o gemsbock (Oryx gazella gazella), ma è pur sempre un animale di taglia imponente con altezze alla spalla di 120 cm nel maschio e pesi superiori ai 200 Kg.

Le corna assomigliano a quelle del gemsbock, lunghe, sottili e fittamente anulate, terminanti con una punta aguzza, che ne fa un’arma pericolosa anche per un grande felino, e sono presenti in entrambi i sessi: più spesse alla base quelle del maschio, più sottili ma a volte persino più lunghe quelle della femmina.

La lunghezza media è di un metro ma vi sono esemplari armati di corna di 120 cm.

La struttura del corpo è massiccia e squadrata, il collo spesso e robusto, ed il muso proporzionalmente abbastanza corto. Le orecchie sono meno sviluppate che in altre specie e paiono persino piccole in rapporto alle dimensioni dell’animale. Il mantello è abbastanza simile a quello dell’orice del Sud (scheda Oryx gazella gazella ).

Una caratteristica interessante è l’andatura degli orici, se paragonata, ad esempio, a quella degli ippotragini.

Se osserviamo un’antilope roana ( Hippotragus aequinus ) o un’antilope nera o sable ( Hippotragus niger ), mentre sono al passo, noteremo che adottano un passo che possiamo definire incrociato, soprattutto quando camminano tranquillamente e senza fretta, tuttavia, quando accelerano ( senza ancora rompere in un vero galoppo), l’andatura “incrociata” cede ad un netto ambio. Se osserviamo gli orici, di qualsiasi sottospecie, invece, noteremo che ambiano in ogni occasione e che, quando camminano, alzano ed abbassano la testa, come degli stanchi ronzini, soprattutto se camminano più velocemente.

Il “trotto” non viene adottato, se non per brevi tratti e, più che altro, come cambio di marcia per passare al galoppo vero e proprio.

Anche il galoppo, massima espressione di velocità, in queste antilopi che sono veloci e resistentissimi corridori, differisce molto da quello della roana, della sable e di altre antilopi.

Il galoppo degli orici è estremamente elegante e fluido, linearissimo e scevro di ineleganti balzi: sembra quasi che gli animali scorrano su invisibili rotaie, ed in certi momenti tutte le quattro zampe sono sollevate da terra, mentre la testa si volta ritmicamente da una parte e dall’altra, come un metronomo, a ritmo con le falcate, che possono essere lunghe un paio di metri, come si può verificare dalle tracce.

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120 cm d’altezza alla spalla, nel maschio, ed oltre 200 Kg di peso © Giuseppe Mazza

Al contrario, una roana al galoppo, compie balzi che interrompono la fluidità della corsa e ne diminuiscono l’eleganza, mentre le zampe vengono flesse maggiormente, per cui un gruppo di tali animali in corsa dà un’impressione di fuga disordinata, laddove un branchetto di orici sembra scorrere su invisibili ruote, come un convoglio.

Sia gli ippotragini che gli orici sviluppano una velocità notevolissima e sono dei fondisti instancabili, tuttavia gli orici, nelle varie sottospecie (gemsbock, orice Beisa, orice dalle orecchie frangiate), sono, senza ombra di dubbio, i più veloci e, quando esprimono la massima velocità, le lunghe corna diritte vengono quasi adagiate parallele al dorso.

Per quanto riguarda abitudini e comportamento, adattamento ai climi desertici ed aridi, rimando alla scheda riguardante Oryx gazella gazella, ricordando che, insieme al dromedario, questi erbivori sono quelli più mirabilmente adattatisi ad ambienti con escursioni termiche estreme e con scarsissima acqua.

Ci si potrebbe aspettare, da animali fieri ed armati di daghe potenzialmente letali, duelli all’ultimo sangue o almeno cruenti. In realtà ciò avviene, qualche volta, ma, abbastanza sorprendentemente, di rado.

Buona parte dei combattimenti tra maschi sono abbastanza ritualizzati e si risolvono senza gravi ferite.

Il possesso di armi pericolose fa si che nei raggruppamenti, una certa competizione per stabilire la gerarchia sia pressoché costante, ma, d’altra parte, sia improntata ad una certa prudenza, il che evita spargimenti di sangue frequenti.

L’utilizzo di segnali visivi, come movimenti della coda e delle orecchie, posture impositive, eccetera, valgono a tenere a bada i maschi “inferiori” mentre, in presenza di un”pari grado” la sfida può venire accettata.

L’incrociare le corna in duello va da un contatto quasi simbolico a manovre volte a misurare la forza del concorrente: una tecnica è quella dei fendenti, semplici colpetti inferti con il bordo anteriore delle corna, tenute oblique, quasi senza “cattiveria”, con conseguente rumore avvertibile da lontano, un’altra è il "front-pressing", fronte contro fronte, con corna incrociate, mentre i due contendenti spingono e torcono per costringere l’avversario in una posizione incomoda e sottomessa.

Altra variante è l’ "horn-pressing", stessa procedura ma facendo leva con le corna e senza che le fronti vengano a contatto. Frequente è anche il duello fianco-a-fianco.

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In genere, solo incruenti duelli ritualizzati fra i maschi nell’interesse della specie © Giuseppe Mazza

All’estremo sta lo "stabbing", in cui il ferimento di punta o la morte è possibile, ma tale evenienza si verifica solitamente quando vi è affollamento o eccessiva competizione. Come tecnica difensiva, invece, lo "stabbing" è spesso utilizzato, per cui un orice ferito, attaccato o messo alle strette, è un avversario da non sottovalutare. Orici semi-domestici sono, poi, estremamente pericolosi per l’uomo, nei cui confronti hanno perso ogni paura.

In natura si verificano anche fatti molto curiosi: ad esempio, in un libro della mia biblioteca, vi è la foto di un orice con il corno rotto di un avversario piantato nella cute e sporgente alle due estremità.

Un’altra foto mostra un raro caso di duello tra un orice ed un hartebeast, in altra occasione, invece, assistetti personalmente ad un confronto tra un orice ed uno gnu, finito alla pari, ma probabilmente si trattava di una discussione per la precedenza ad un’esigua pozza d’acqua stagnante, ennesimo esempio di quanto la natura possa presentare anomalie a bizzeffe.

Nomi comuni : Inglese: Beisa oryx; Swahili: Cioroa; Masai: Ol gemarasork; Somalo: Beid

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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