Otus scops

Famiglia : Strigidae

 

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Testo © Dr. Gianfranco Colombo

   

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Appoggiato ad un tronco, in postura mimetica, l’Otus scops è praticamente invisibile © Gianfranco Colombo

… Venivano soffi di lampi, da un nero di nubi laggiù; veniva una voce dai campi: chiù ...

Ben poche volte è accaduto che un poeta, con sole ventiquattro righe di componimento, riuscisse a descrivere con tale esattezza un uccello e l’ambiente in cui è collocato.

Giovanni Pascoli con la brevissima poesia l’Assiuolo, ha saputo immortalare questo piccolo gufetto tanto comune nella sua terra natia, con una maestria da perfetto ornitologo, aggiungendo quell’enfasi tipica di un poeta legato alla sua terra ed ai suoni che hanno accompagnato la sua gioventù.

Anche Umberto Saba e Pierpaolo Pasolini ripresero il chiù in loro poemi ma non solo la poesia è stata coinvolta dalla caratteristica voce di questo piccolo strigide ma anche il cinema se ne è appropriato facendone un interprete nella saga di Harry Potter.

L’Assiolo comune o Chiù ( Otus scops – Linnaeus, 1758) appartiene all’ordine degli Strigiformes ed alla famiglia degli Strigidae ed è il più piccolo componente euroasiatico di questa famiglia dopo la Civetta nana ( Glaucidium passerinum ).

Non vi è nottata nell’area mediterranea che non sia attraversata dal suono lagnoso, persistente e penetrante di questo piccolo uccello. La costanza di questo canto è impressionante.

Notti intere trascorse ad emettere, con una cadenza costante di pochi secondi, questo lamentevole chiù chiù, con sonorità spesso diversa visto che usa cantare ruotando continuamente la testa, smorzando di volta in volta la voce e rendendo quasi impossibile identificare il punto da cui lo emette.

Forse questa sua persistenza, letta come innata testardaggine, è all’origine di un modo di dire popolare che correla - la testa di un assiuolo ad una testa di cavolo.

Come accade per le Rondini ( Hirundo rustica ), per il Cuculo (Cuculus canorus) e tanti altri uccelli migratori che annunciano con il loro arrivo la bella stagione, i contadini non mancano di nominarlo in un loro proverbio che recita: “quando canta l’assiolo contadin pianta il fagiolo”.

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Poco più grande di un tordo raggiunge a malapena i 20 cm © Gianfranco Colombo

L’origine onomatopeica del nome volgare italiano è evidente ma non ha alcuna relazione con il termine “assiolo” che risulta invece essere una storpiatura diminutiva del latino “asio” = auses orecchio, per indicare appunto una caratteristica di questo piccolo gufo.

Altri nomi comuni sono Scops Owl in inglese, Zwergohreule in tedesco, Hibou petit-duc in francese, Mocho-d’orelhas in portoghese ed un bizzarro Yo-roppakonohazuku in giapponese.

Anche l’etimologia del binomio scientifico descrive con precisione le sue caratteristiche morfologiche.

Otus dal greco “otos”, sinonimo di “asio” = orecchio, per i ciuffi auricolari, mentre scops dal greco “skops” che indicava un minuscolo gufo con piccole orecchie. Alcuni pensano che scops sia derivato dal nome del monte Scops che sovrasta Gerusalemme dove questo uccello è ben comune durante l’estate.

Zoogeografia

L’assiolo è uno strigide euroasiatico che occupa l’intera area mediterranea, il medio Oriente, la Russia continentale e lungo la fascia temperata dell’Asia, fino a lambire la Mongolia.

E’ presente in modo isolato anche nella valle dell’Indo in Pakistan e nella fascia litoranea dell’Iran sia del Mar Caspio che del golfo Persico.

Non è presente nell’Europa continentale, in Inghilterra e nella penisola Scandinava. Seppur presente quasi in tutta la Francia, è particolarmente raro in corrispondenza del versante nordeuropeo delle Alpi. In Africa è invece presente solo sulle coste occidentali del Mediterraneo e manca dalla Libia fino al medio 0riente.

L’assiolo non ha una diffusione costante sul suo territorio e mostra spesso una presenza a macchie a volte con buone concentrazioni ed altre con popolazioni molto rarefatte.

E’ un migratore a lungo raggio e tutte le popolazioni svernano nella fascia subsahariana africana mentre solo alcuni gruppi, considerati stanziali, svernano nel sud della Spagna, della Grecia e dell’Italia.

Arriva nei territori di riproduzione nel mese di aprile e li abbandona già dal mese di agosto.

Molto loquace nei territori estivi è praticamente silenzioso nelle aree di svernamento.

Sono state identificate alcune sottospecie proprie di alcuni areali isolati, in particolare Otus scops cycladum che abita nelle isole Cicladi in Grecia, Otus scops mallorcae delle isole Baleari, Otus scops cyprius dell’isola di Cipro e del vicino Oriente, Otus scops turanicus dell’Asia Centrale e del Pakistan e Otus scops pulchellus dal Caucaso fino al limite est del suo areale. Otus otus otus nel resto dell’area mediterranea.

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Eurasiatico ma tipicamente mediterraneo, non è presente nell’Europa continentale, in Inghilterra e nella penisola Scandinava. Notturno, solitario, migratore a lungo raggio sverna nella fascia subsahariana africana © G. Colombo

Ecologia-Habitat

La macchia mediterranea è tipicamente il luogo preferito da questo piccolo gufo dove trova ampio riparo durante il giorno e buoni spazi per la sua attività di caccia.

Ama molto luoghi con grossi e vetusti alberi nei cui buchi trova spesso ricovero ed il luogo per nidificare ma a volte preferisce anche luoghi di bassi cespugli dove rimane infrascato e mimetizzato nei folti rampicanti.

Abita anche uliveti, campagne coltivate con piccoli boschetti, piccole foreste di conifere ed in altitudine fino ai 2000 m, in boschi radi di latifoglie.

Non disdegna la vicinanza degli esseri umani e non è infrequente trovarlo in cimiteri ed in vecchi giardini cittadini.

Nei siti di svernamento vive in boscaglie arbustive rade e secche, a volte al limite di aree desertiche.

L’assiolo è un uccello essenzialmente notturno e vive abitualmente isolato, specialmente nel periodo di nidifi- cazione, anche se durante le migrazioni si può radunare in piccoli gruppi.

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Femmina sorpresa nel nido che socchiude gli occhi giocando anche qui la carta mimetica © Museo Civico di Lentate

A volte lo si può udire accidentalmente cantare anche di giorno ma la sua attività è prettamente notturna con inizio appena dopo il tramonto e dopo una pausa di pochissime ore nel mezzo della notte, fino al sorgere del sole.

Se sorpreso all’aperto durante il giorno sul suo posatoio, assume la tipica posizione di ramo secco, stirando all’estremo il corpo ed addossandosi al tronco più vicino.

Non ha abitualmente comportamenti aggressivi ma come molti strigidi se minacciato e senza possibilità di fuga, sbatte fortemente il becco, spalanca vistosamente gli occhi, sibila e soffia allargando le ali per intimidire l’intruso.

Diversamente dalle civette, ha un volo diretto e poco ondulato, assolutamente silenzioso e radente il suolo.

L’alimentazione dell’assiolo è composta principalmente da grossi insetti che raccoglie al volo o appoggiate sui tronchi oppure direttamente a terra sotto le fonti di illuminazione.

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Vengono deposte 3-6 uova covate dalla femmina per circa 25 giorni © Museo Civico di Lentate sul Seveso

Cavallette, grosse falene, maggiolini, scarafaggi e cicale sono il suo cibo preferito anche se non disdegna cacciare anche lombrichi e qualche uccelletto, in particolare nidiacei.

Anche l’assiolo espelle borre nel cui contenuto vengono raccolte le elitre e le parti non digeribili degli insetti cacciati.

L’illuminazione stradale è sicuramente uno dei luoghi molto frequentati così pure le luci poste sulle tombe nei cimiteri attorno ai quali svolazzano moltitudini di falene.

Morfofisiologia

Come si è accennato l’assiolo è uno dei più piccoli strigidi euroasiatici raggiungendo a malapena i 20 cm di lunghezza, misure pari a quelle di un grosso tordo.

Ha però un’apertura alare discreta vista la necessità di effettuare lunghe migrazioni, con una misura che arriva ai 50 cm. Il peso può superare i 100 g.

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I piccoli restano nel nido per tre settinane circa e solo nella quinta imparano a volare © Museo Civico di Lentate

Come è ripetuto nel nome scientifico, questo piccolo rapace è fornito di due ciuffi auricolari molto fini ed abitualmente formati da sei piccole penne che quando estesi arrivano a tre cm di lunghezza ma che abitualmente tiene ripiegati sulla testa facendolo sembrare di primo acchito ad una piccola civetta.

Il colore della sua livrea è quanto di più mimetizzato si possa immaginare. Un piumaggio finemente macchiettato e strisciato da moltissime tonalità di grigio, marrone e nero e punteggiato da macchie bianche sia sulla copertura alare che sul corpo.

Un disco facciale poco pronunciato e leggermente marcato da una bordatura più chiara con due ciuffi solitamente abbassati.

Occhi giallo brillante negli adulti mentre negli immaturi sono leggermente ambrati. La livrea dei giovani è leggermente più marcata ma molto simile a quella degli adulti.

Appoggiato ad un tronco, nella sua postura mimetica, è praticamente invisibile.

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A chi è destinata questa cavalletta? L’Otus scops si nutre anche di maggiolini, scarafaggi, cicale e lombrichi, sentra tralasciare qualche uccelletto o nidiaceo, come si addice a un rapace © Museo Civico di Lentate sul Seveso

Etologia-Biologia Riproduttiva

L’assiolo nidifica a partire dal mese di aprile al rientro dallo svernamento africano, con estensione fino a giugno inoltrato.

La coppia si forma all’arrivo con la scelta del nuovo partner che è sempre diverso ogni anno e dopo aver identificato il luogo adatto dove porre il nido, inizia quasi subito la deposizione. Le popolazioni stanziale del sud Mediterraneo nidificano invece anche dal mese di febbraio.

Non viene costruito nido ma usufruisce di buchi in vecchi alberi senza aggiungere nessun materiale al substrato esistente. Può anche nidificare in buchi in vecchie costruzioni ed a volte anche in vecchi nidi di corvidi.

Anche le cassette nido appositamente predisposte sono spesso frequentate.

La covata è generalmente composta da tre a sei uova di colore bianco, di forma alquanto tonda e la cova, effettuata dalla sola femmina, dura circa 25 giorni.

I piccoli rimangono nel nido per tre settimane dopo di che lo abbandonano pur rimanendo nei dintorni fino alla quinta settimana, quando sono in grado di volare. La totale indipendenza dai genitori viene raggiunta a circa 10 settimane.

Non si sa con esattezza l’età massima che può raggiungere questo piccolo rapace notturno allo stato libero ma si ha notizia di un caso di oltre 12 anni.

La specie seppure in sensibile diminuzione, non è considerata specie a rischio.

Sinonimi

Strix scops – Linnaeus, 1758.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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