Ovis aries

Famiglia : Bovidae

 

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Testo © DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

 

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La Pecora ( Ovis aries ) ha una lunga storia in comune con l’uomo © Giuseppe Mazza

La Pecora ( Ovis aries - Linnaeus, 1758 ), è un mammifero quadrupede, ruminante, placentato, afferente al genere Ovis, sottofamiglia Caprini ( Caprinae ), famiglia Bovidi (Bovidae), ordine Artiodattili ( Artiodactyla ).

Al pari degli altri quadrupedi domestici ( bovini, suini, equini ), la pecora è stata ridotta allo stato di domesticità in tempi assai remoti, probabilmente all’inizio delle prime proto-forme di agricoltura e pastorizia, intraprese dall’ Homo sapiens sapiens, circa 12.000-14.000 anni fa. Forse, tra tutte le attuali specie e razze domestiche, la Pecora ( Ovis aries ) è stato il primo di questi animali a essere confinato in un ambiente limitato o mantenuto legato, per essere sempre disponibile ad uso e consumo dell’essere umano.

Questa primitività d’addomesticamento, rende difficile ai bio- logi, risalire da quale specie selvatica essa derivi.

Come per altre specie domestiche, peraltro, si è propensi a credere che la pecora domestica non derivi da una sola specie selvatica, ma probabilmente da un certo numero di specie, co- me il Muflone ( Ovis musimon ), l’Argali ( Ovis ammon ) ed altri caprini estinti, per non parlare del frutto d’incroci e d’ibridazioni, che ormai oggi è impossibile ricostruire, anche nelle linee fonda- mentali.

La varietà delle razze ovine, viene perciò spiegata, oltre che dall’opera di selezione artificiale attuata inconsciamente dagli allevatori ( ben prima che fossero note le leggi di Mendel ! ), anche dal prevalere di questo o quel carattere dominante atavico, ereditato dai vari progenitori.

La Pecora e l’uomo

Sulla Pecora domestica ( Ovis aries ) l’addomesticamento ha influito in maniera preponderante, più che nelle altre specie d’allevamento, eliminando in pratica tutti gli istinti selvatici, che affiorano nell’indole di qualsiasi altro animale domestico.

La pecora infatti è sostanzialmente priva di qualsiasi spirito d’iniziativa.

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Timida, indifesa, sottomessa, ed anche un po’ stupida, senza il minimo spirito d’iniziativa © Giuseppe Mazza

L’addomesticamento ha proverbialmente operato in sé l’annullamento di ogni forma d’individualità, a tal punto di farla optare per la massa, ovvero il gregge, rendendola inca- pace d’agire in modo autonomo, fino a bloccarla, letteralmente, quando è al di fuori del gruppo. Timidissima e paurosa, irrime- diabilmente poco scaltra, una pecora solitaria, non è in grado di coordinare la fuga neppure davanti al pericolo più manifesto e immedia- to, come ad esempio un lupo.

Meno agile della capra, ed anche più esigente nell’alimentazione rispetto a quest’ultima, non ha caratteristiche rupicole della capra, e non sa inerpicarsi altrettanto agilmente sui ripidi pendii alla ricerca di un magro pascolo.

Preferisce un pascolo più succulento, a base di tenere erbe, anche se all’occorrenza sa muoversi con una certa disinvoltura, sicu- rezza e buon senso dell’equilibrio, in luoghi impervi e accidentati.

L’allevamento delle pecore è praticato in tutti i paesi del mondo, anche se attualmente, con lo sviluppo dell’agricoltura intensiva, è in costante regresso.

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Più esigente delle capre, la pecora ha bisogno di pascoli d’erba verde © Giuseppe Mazza

Si prefigge tre scopi principali:

- Ottenere il latte
- Ottenere la carne
- Ottenere la pelliccia

Esistono perciò, assieme a razze non specializzate ( senza una specifica attitudine ), diverse razze selezionate a fornire uno, o al massimo due di questi prodotti. E’ infatti molto difficile che una pecora da latte e da carne sia una buona produttrice di lana, e viceversa. La classificazione delle numerosis- sime razze, effettuata basandosi su diverse caratteristiche, è tutt’altro che semplice.

Anche perché i biologi zoologi, preferiscono prendere in considerazione parametri zoometrici o filogenetici, come caratteri classificatori, ad esempio la morfologia della testa ( più precisamente del cranio ), mentre gli agronomi e i veterinari, preferiscono riferirsi alle attitudini che le caratterizzano.

Seguendo la mia formazione, vediamo come sono classificate le razze dagli zoologi :

- Testa allungata, razze “dolicocefale”
- Testa alta e tondeggiante, razze “brachicefale”

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Altri biologi usano classificare le razze in funzione dell’ origine filogenetica presunta o sfruttando altri parametri zoometrici come l’altezza al garrese, la presenza o meno di corna nelle femmine ( nei maschi, gli arieti o montoni, sono sempre presenti ed hanno sempre sezione triangolare ), il profilo del capo o la lunghezza della coda: quest’ultima infatti, può presentarsi assai breve, o anche relativamente lunga ed essere a volte, notevolmente adiposa ( pecore dalla grossa coda ).

In relazione alla razza, le pecore poi possono avere orecchie di lunghezza assai diversa e variamente sviluppate, ed essere erette o cadenti.

La pelliccia, come è ben noto, ha sostentato l’industria tessile sin dalla sua nascita, sebbene, quando sono state inventate le fibre sintetiche, la lana sia stata quasi totalmente soppiantata.

Questo ha fatto sì che alcune razze create a suo tempo per la lana, come la neozelandese, ottenuta per incrocio tra pecore Romney e arieti Southdown, vengano oggi allevate solo per la carne.

In generale, la pelliccia è formata da uno strato di peli ispidi e lunghi, costituenti la cosiddetta “giarra”, cui sottostanno dei peli più corti, folti e morbidissimi: la “lana”.

Ora il rapporto quantitativo tra giarra e lana è assai variabile nelle diverse razze, in relazione anche all’atti- tudine zootecnica.

Per cui una pecora merinos avrà un contenuto lanoso della pelliccia maggiore, poiché la sua attitudine è quella di essere una pecora da lana.

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Dettaglio del tosatore usato negli allevamenti australiani © Giuseppe Mazza

Un altro criterio classificatorio più in voga tra i biologi, rispetto i veterinari e gli agronomi ( che sono più interessati all’aspetto zootecnico-economico ) è quello geografico: si distinguono cioè razze europee, razze asiatiche, razze africane ecc., e in seno a queste si distinguono addirittura sottorazze italiane, francesi, spagnole, inglesi, tedesche e così via dicendo.

In Italia, ad esempio, il gruppo “merinos” , caratterizzato da un vello particolarmente folto, compatto e di color bianco, è rappresentato dalla Gentile pugliese, allevata nelle Murge e nel Tavoliere della Puglia.

A proposito di razze allevate unicamente per la lana che forniscono, ci sono le “karakul”, la pelliccia dei cui agnelli, uccisi non oltre il quinto giorno dalla nascita, o anche prima, fornisce il famoso Persiano o il Breitschwanz.

Tornando alle razze italiane, ricordiamo ancora la razza Biellese, Bergamasca e Sarda, che però non possono definirsi specializzate per una specifica attitudine, fornendo ad un tempo lana, latte e carne.

Quest’ultimo prodotto tuttavia, non viene consumato molto nella Penisola Italica, a differenza di quanto si verifica in Francia o nell’Europa centrale, dove esistono degli allevamenti ovini solo per soddisfare il consumo di questa carne. In Italia per contro il latte di pecora viene utilizzato per la produzione casearia di numerosi formaggi saporitissimi, divenuti prodotti DOC, quali il Pecorino e il Caciofiore.

Singolarissimo è l’aspetto di alcune razze africane e asiatiche, i cui rappresentanti presentano alla base della coda dei mostruosi rigonfiamenti di grasso, accompagnati magari dalla presenza di pannelli adiposi, anche sulle cosce, che li rendono morfologicamente oltremodo bizzarri.

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Nonostante le fibre sintentiche, la produzione di lana in Australia resta importante © Mazza

Attualmente l’allevamento delle Pecore ( Ovis aries ) è in fase decisamente calante, e le ragioni sono da ricondursi probabilmente all’incremento dell’agricoltura, che si svolge sempre su basi più intensive, sottraendo vaste estensioni di pascolo nelle regioni pianeggianti.

Anche le opere di bonifica contribuiscono a ridurre le zone di pascolo, com’è per altro osservabile in Italia nell’Agropontino e nelle regioni meridionali e insulari.

D’altra parte questa diminuzione, che ha interessato quasi esclusivamente la pastorizia praticata nelle regioni pianeggianti, ha favorito per riflesso, un miglioramento del patrimonio ovino delle regioni alpine e comportato anche un più razionale sfruttamento del suolo nazionale.

Vale la pena, infine, accennare a un criterio di classificazione che si basa sulle qualità del loro mantello.

Vengono denominate pecore lanose quelle che nella natura del loro mantello maggiormente si avvicinano alla pecora selvatica. Mostrano un mantello superficiale grosso, lucido ed arricciato.

Per pecore a lana mista, s’intendono gli esemplari in cui la lana e la giarra, mescolate, sono lunghe.

Vi sono poi pecore, il cui vello è prevalentemente lanoso; in queste razze, tra cui due italiane, la giarra, è stata completamente sostituita dalla lana.

Infine, vi sono le pecore con vello di sola lana pura: nelle pecore di questo tipo, la giarra, risulta particolarmente assente e il vero e proprio vello di lana, risulta notevolmente esteso e rinforzato.

Questo è stato raggiunto per le pecore spagnole della razza “merinos” e per le pecore dei Lander tedeschi.

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Alla nascita gli agnelli pesano 1 kg e possono avere 3-4 fratellini © G. Mazza

Zoogeografia

Cosmopolite, allevate ovunque, possono essere presenti allo stato anche semibrado in paesi come l’Africa, il Sudamerica e l’Asia, ove la zootecnia è meno razionale e meno sviluppata.

Habitat-Ecologia

Animali gregari in senso assoluto, preferiscono pascoli a erba tenera, in ampie vallate.

Morfofisiologia

Descrivere parametri morfologici per la Pecora domestica ( Ovis aries ) in senso assoluto è impossibile, per le numerosissime razze che caratterizzano questa specie. In linea di massima, possiamo dire che una pecora adulta al garrese, oscilla tra i 90-130 cm di altezza, ed arriva a pesare ( ma questo dipende anche dall’attitudine per cui è allevata, se è pecora da lana, carne o latte ) da 22 a 40 kg.

Alla nascita un agnello pesa mediamente 1 kg, ed è lungo circa 21-22 cm. Vivono fino a 16-19 anni. Un curiosità anatomica, è che a livello nasale è presente una rete mirabile di vasi sanguigni arterio-venosi, in cui avviene un scambio in controcorrente di calore tra sangue arterioso e quello venoso, che lo porterà via, in modo che all’encefalo arriverà sempre sangue arterioso alla giusta temperatura. Il sistema del digerente è tipico dei ruminanti, vedere le scheda degli Artiodattili ed il Bos taurus.

Etologia-Biologia riproduttiva

Le femmine presentano due mammelle inguinali globulari e sono sessualmente mature verso i 10-12 mesi. La gestazione dura circa cinque mesi e i parti sono spesso plurigemellari. Possono nascere anche 5 agnellini. Dopo la monta, ad opera dell’ariete o montone, che avviene in primavera, periodo in cui le femmine sono in estro, si avranno i parti ad inizio autunno o poco più in là.

 

→ Per nozioni generali sugli ARTIODACTYLA vedere qui.

→ Per apprezzare la biodiversità nell’ordine dei ARTIODACTYLA e trovare altre specie, cliccare qui.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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