Oxalis pes-caprae

Famiglia : Oxalidaceae

Testo © Pietro Puccio

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L’Oxalis pes-caprae è decorativa, ricca di vitamina C, ma infestante © Giuseppe Mazza

La specie è originaria della Namibia e del Sudafrica (Provincia del Capo Occidentale, Provincia del Capo Orientale e Provincia del Capo Settentrionale), dove cresce in aree semi desertiche, naturalizzatasi, diventando infestante, in tutte le aree subtropicali e mediterranee.

Il nome del genere è la combinazione dei termini greci “oxys” = acido e “hals, halós” = sale con riferimento al sapore acidulo e salato della pianta; il nome specifico è composto dai termini latini “pes” = piede e “caprae” = di capra, per la forma delle foglioline.

Nomi comuni: Bermuda buttercup, Bermuda oxalis, Bermuda sorrel, buttercup oxalis, buttercup sorrel, Cape sorrel, Cape cowslip, goat’s-foot, sour grass, soursob, South African sorrel, wood sorrel (inglese); de kaapse klaverzuring, geelsuring, suring (afrikaans); oxalis penché, oxalis pied de chèvre, oxalis des Bermudes, oxalide bouton d’or des Bermudes (francese); acetosella gialla, trifoglio giallo (italiano); azeda, erva-pata, trevo acedo, trevo azédo (portoghese); alfalfillo, agrillo, flor del sueño, pie de cabra, trébol de huerta, vinagrera, vinagrillo (spagnolo); Bermuda-Sauerklee, nickender sauerklee (tedesco).

L’ Oxalis pes-caprae L. (1753) è una specie erbacea perenne, alta 5-25 cm, dotata di un bulbo sotterraneo ovoide con apice appuntito, di 1-3 cm di lunghezza e diametro fino ad 1 cm, da cui si diparte annualmente un fusto verticale, spesso e carnoso nella parte terminale posta al livello del suolo, circondato per tutta la sua lunghezza da numerosi bulbilli; la radice è carnosa e si contrae (contrattile) portando bulbi e bulbilli in profondità, fino a circa 20 cm ed oltre.

All’apice del fusto presenta una rosetta fogliare con piccioli lunghi 3-15 cm che terminano con una foglia composta da tre foglioline obcordate, lunghe 0,8-2 cm e larghe 1,2-3 cm, leggermente succulente, di colore verde chiaro, a volte punteggiato di porpora, con apice profondamente incavato (emarginato). Le infiorescenze, da 1 a 5, ascellari, su uno scapo lungo 15-30 cm, sono cime umbelliformi portanti fino a 20 fiori imbutiformi, di 2,5-3,8 cm di diametro, con 5 petali obovati, lunghi 2-2,5 cm, di colore giallo intenso. La fioritura ha luogo in inverno-inizio primavera ed al termine, nella tarda primavera, la parte aerea scompare per ricomparire in autunno. I frutti sono capsule appuntite pubescenti lunghe circa 0,6 cm.

E’ una specie che presenta il fenomeno dell’eterostilia, con almeno due tipi di fiori, alcuni con stili corti, che non superano la lunghezza delle antere, altri con stili più lunghi, questo impedisce l’autofecondazione e rende necessaria la fecondazione incrociata. Nell’area del Mediterraneo è presente solo il tipo a stilo corto, quindi non c’è produzione di semi e la diffusione avviene solo per mezzo dei bulbilli, fino a 25 per pianta e per anno, tramite cui si espande velocemente, coprendo fittamente vaste aree rendendola altamente infestante, inoltre le foglie hanno un elevato contenuto di acido ossalico che può essere anche letale per il bestiame se assunte in grande quantità.

Introdotta in Sicilia nel 1796 come pianta ornamentale, ed è indubbio che una distesa fittamente fiorita, in inverno, è uno spettacolo indimenticabile, si è diffusa rapidamente in tutti i paesi del Mediterraneo e successivamente in quelli con clima semiarido e di tipo mediterraneo, come la California e vaste zone dell’Australia.

La temperatura è un fattore limitante della sua diffusione, non sopportando valori inferiori a circa -6 °C; cresce in qualsiasi tipo di suolo, anche sabbioso e roccioso, sia in aree aperte, come campi coltivati o incolti, che nelle foreste. Le foglie sono state utilizzate in passato nella medicina popolare e dai marinai come antiscorbuto, per l’elevato contenuto in vitamina C, e moderatamente, per la tossicità data dall’acido ossalico, nella alimentazione, aggiunte ad esempio nelle insalate per insaporirle; in alcune località venivano consumati anche i bulbi arrostiti.

Sinonimi: Oxalis cernua Thunb. (1781); Oxalis burmannii Jacq. (1794); Oxalis concinna Salisb. (1796); Oxalis lybica Viv (1824); Oxalis ehrenbergii Schltdl. (1838); Acetosella cernua (Thunb.) Kuntze (1891); Oxalis grandiflora Arechav. (1900); Bolboxalis cernua (Thunb.) Small (1907); Oxalis kuibisensis R. Knuth (1927).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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