Pachystachys coccinea

Famiglia : Acanthaceae

Testo © Pietro Puccio

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Spettacolare infiorescenza a spiga di Pachystachys coccinea © Giuseppe Mazza

La specie è originaria del Brasile (Amapa, Amazonas, Para e Rondonia), Guyana Francese e Perù dove cresce prevalentemente nelle radure e ai margini delle foreste umide fino a circa 250 m di altitudine

Il nome generico è la combinazione dei termini greci “παχύς” (pachys) = grosso e “στάχυς” (stachys) = spiga, con riferimento alle infiorescenze; il nome specifico è l’aggettivo latino “coccineus, a, um” = scarlatto, con riferimento al colore dei fiori.

Nomi comuni: brazilian plume, cardinal’s guard (inglese); carmantine rouge (francese); camarão-escarlate, camarão-vermelho (portoghese – Brasile); rote Dickähre (tedesco).

La Pachystachys coccinea (Aubl.) Nees (1847) è un piccolo arbusto perenne molto ramificato, sempreverde, alto 1-2 m, con foglie, su un picciolo lungo 2-6 cm, semplici, opposte, oblunghe o ellittiche con apice appuntito e margine intero, lunghe 12-25 cm e larghe 6-10 cm, di colore verde scuro con venature evidenti.

L’infiorescenza, su un peduncolo lungo 1-3 cm, è una densa spiga terminale eretta, lunga 10-22 cm, con brattee imbricate verdi da ovate a lanceolate, lunghe 1,5-2,5 cm e larghe 0,6-1 cm, che sottendono fiori ermafroditi sessili disposti in verticilli di 3-4 con calice campanulato pentapartito, corolla tubolare bilabiata compressa lateralmente, di 3-6 cm di lunghezza, scarlatta, labbro superiore eretto, concavo, lungo 2-2,5 cm, bilobato all’apice, labbro inferiore trilobato con lobi uguali oblunghi, ricurvi, e due stami fertili; i fiori, ricchi di nettare, sono impollinati dai colibrì. Il frutto è una capsula contenente 4 semi.

Si riproduce per seme e facilmente per talea apicale in primavera in terriccio sabbioso mantenuto umido alla temperatura di 22-24 °C.

Specie di notevole valore ornamentale e paesaggistico per le vistose infiorescenze che spiccano sul fogliame verde scuro, coltivabile nelle regioni a clima tropicale e subtropicale umido dove temperature inferiori a +10 °C sono eventi eccezionali e di brevissima durata. Richiede una esposizione in pieno sole o leggermente ombreggiata e suoli ricchi di sostanza organica drenanti, da leggermente acidi a neutri, mantenuti costantemente umidi, ma senza ristagni. Sopporta bene le potature, anche drastiche, per un portamento più compatto e stimolare la fioritura.

Coltivabile anche in vaso, utilizzando un terriccio organico con aggiunta di sabbia grossolana silicea o agriperlite per un 30% per migliorare il drenaggio, per potere essere riparata, dove il clima non consente la permanenza all’aperto nei mesi invernali, in posizione luminosa, come dietro una finestra esposta a sud, con temperature diurne di 20- 24 °C e minime notturne non inferiori a 16 °C. Le innaffiature devono essere regolari in estate, più distanziate in inverno, ma senza mai fare asciugare completamente il substrato; se l’ambiente è troppo secco, nebulizzare con acqua non calcarea a temperatura ambiente. Le concimazioni vanno effettuate dalla primavera all’autunno, ad intervalli di 2-3 mesi, con prodotti bilanciati con microelementi a metà dose di quella consigliata sulla confezione.

E’ facilmente soggetta ad attacchi di acari (ragnetto rosso) e afidi, da trattare con prodotti specifici in caso di grave infestazione.

Sinonimi: Justicia coccinea Aubl. (1775); Dianthera coccinea Salisb. (1796); Thyrsacanthus coccineus (Aubl.) T.Anderson (1868); Jacobinia coccinea (Aubl.) Hiern (1877).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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