Pan paniscus

Famiglia : Hominidae

 

Testo © Dr. Silvia Foti

   

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Un maschio alfa di Pan paniscus. E’ la scimmia antropomorfa più vicina all’uomo © Giuseppe Mazza

Il Bonobo ( Pan paniscus - Schwarz 1929 ) è un primate appartenente al gruppo delle cosiddette “scimmie antropomorfe": fa parte, infatti, della Superfamiglia Hominoidea e, nell’ambito di questa, della Famiglia Hominidae.

Il bonobo condivide il genere nel quale è classificato, ovvero il genere Pan , con il suo ben più famoso cugino, Pan troglodytes, lo scimpanzè.

Per molto tempo si è pensato che i due primati appartenessero ad un’unica specie: il bonobo è stato riconosciuto come specie a sé stante solo nel 1933 e, successivi studi genetici hanno confermato a pieno la classificazione tassonomica odierna.

I due “cugini” sarebbero separati, infatti, da una differenza nel patrimonio genetico pari all’1% delle loro sequenze e tale separazione evolutiva si stima sia avvenuta a partire da circa 1,8 milioni di anni fa.

Il motivo di tale separazione pare sia da imputare alla presenza del fiume Congo nell’area geografica in cui vivono le due specie: il bonobo e lo scimpanzè, distribuiti sulle due rive opposte del fiume, sarebbero andati incontro ad un processo di speciazione allopatica non essendo dotati, contrariamente all’uomo, della capacità di nuotare e, quindi, di entrare in contatto.

Di indubbio fascino anche la notevole somiglianza tra il DNA del bonobo e quello dell’uomo: come per lo scimpanzè, anche per il bonobo il grado di vicinanza all’uomo, dal punto di vista genetico, lo rende uno dei suoi “parenti” più stretti, tanto che in passato alcuni scienziati avevano proposto di spostare l’uomo all’interno del genere Pan o, in alternativa, di riclassificare il bonobo, così come lo scimpanzè, nel genere Homo, con uno dei seguenti nomi: Homo paniscus, Homo arboreus o Homo sylvestris.

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Il bonobo è già una specie idonea ad una locomozione bipede. La femmina, 10 cm più bassa del maschio, pesa 20 kg di meno. Il petto, caso unico per le scimmie, è prominente come gli umani © Giuseppe Mazza

Allo stato delle conoscenze attuali, si sa che le differenze genetiche tra uomo e bonobo non sono propriamente irrisorie, in quanto potrebbero aggirarsi intorno al 6% del patrimonio genetico.

Una notizia davvero sorprendente, tuttavia, parlando di somiglianze tra uomo e primati è che, nonostante da sempre si pensi allo scimpanzè come alla scimmia più simile all’uomo, per alcuni studiosi sarebbe proprio il bonobo ad avere caratteristiche fisiche più simili a quelle degli antenati dell’uomo.

Tali affermazioni si baserebbero sul fatto che i bonobo presentano una struttura fisica più adatta ad una locomozione bipede, che difatti praticano maggiormente rispetto agli scimpanzè, ma anche confrontando la loro struttura corporea con i resti ossei di alcuni australopitechi.

Tuttavia, questa ipotesi non è condivisa da tutto il mondo scientifico.

Per quanto riguarda il loro nome comune, bonobo, questo è privo di un significato specifico: pare derivi da un errore di scrittura, bonobo anziché Bolobo, una località presente nell’ex-Zaire, l’attuale Repubblica Democratica del Congo, su una cassa contenente un esemplare di Pan paniscus diretta proprio a Bolobo.

Zoogeografia

Il bonobo vive nell’area geografica a sud del Fiume Congo, mentre l’area a Nord risulta essere occupata dallo scimpanzè.

Ecologia-Habitat

L’habitat dei bonobo è costituito principalmente dalle foreste pluviali tropicali del bacino del Congo comprese in un’area delimitata dal fiume Congo e da quello Lalaba, e dall’area a Nord del Kasai River, ma si caratterizza per la presenza di un alto grado di eterogeneità a causa della presenza di aree convertite a colture e aree riconvertite a foresta, e quindi “giovani”, fattore che rende la tipologia, la densità e l’altezza degli alberi estremamente variabili.

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I maschi ostentano spesso la loro prorompente virilità © Giuseppe Mazza

I bonobo sembra usino tutte queste tipologie di habitat, prediligendo, però, un’altitudine compresa tra i 300 e i 700 metri.

Mentre la ricerca del cibo avviene in ogni tipo di habitat, le ore di riposo notturno vengono trascorse prevalentemente nelle zone boschive, dove i bonobo sono soliti costruire nidi sugli alberi, ad altezze tra i 5 e i 10 metri dal suolo.

Pan paniscus si nutre principalmente di frutta, ma include nella sua dieta giornaliera anche altre parti delle piante, dai semi alle foglie, dai germogli alle radici, fino anche ai tuberi, ai fiori e al midollo, per un totale di oltre 150 specie vegetali consumate.

Anche i funghi, il miele e piccoli invertebrati, seppur in misura minore, rientrano nella dieta dei bonobo.

E’ stato osservato, inoltre, anche un consumo sporadico di carne: contrariamente allo scimpanzé, non va a caccia attivamente ma se ne ha modo uccide piccoli mammiferi come scoiattoli volanti ( Anomalurus sp. ), Cefalofo baio ( Cephalophus dorsalis ) e Cefalofo dalla fronte nera ( Cephalophus nigrifrons ) e si dedica alla pesca, entrando in acqua e afferrando i pesci.

Complessivamente, dagli alimenti di origine vegetali i bonobo traggono la maggior parte dell’apporto di nutrienti, comprese le proteine, e solo il restante fabbisogno proteico viene soddisfatto dalle proteine di origine animale.

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E’ raro che le femmine di passaggio restino indifferenti © Giuseppe Mazza

Una notizia curiosa riguarda l’uso di strumenti al fine di procurarsi il cibo: contrariamente allo scimpanzè, utilizza- tore sopraffino di utensili, i bonobo in natura sono stati visti usare strumenti in maniera sporadica e principalmente per realizzare un copricapo con le foglie, al fine di ripararsi dalla pioggia, o uno stuzzicadenti, a partire da un ramo- scello; infine, sono stati visti usare dei muschi a mò di spugne, inzuppandoli nelle pozze d’acqua per dissetarsi.

Altra differenza rispetto agli scimpanzé è anche la loro maggior tendenza a muoversi tra gli alberi per percorrere brevi distanze o per fuggire da eventuali pericoli: all’occorrenza, infatti, i bonobo si dimostrano degli ottimi brachiatori, dondolandosi da un ramo all’altro, oppure optano per dei brevi salti sfruttando tutti e quattro gli arti.

Morfofisiologia

Il bonobo viene spesso definito lo “scimpanzè pigmeo”, nonostante le sue dimensioni non siano particolarmente piccole, tanto meno se paragonate con quelle dello Scimpanzé ( Pan troglodytes ). Si suppone, quindi, che il termine “pigmeo” si riferisca probabilmente all’area geografica in cui vivono questi primati, che coincide con quella abitata dalle popolazioni umane dei Pigmei.

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Le femmine manifestano il loro stato di estro riproduttivo attraverso il rigonfiamento dei tessuti perianali © Giuseppe Mazza

Le loro dimensioni raggiungono circa i 2/3 di quelle di un umano, ma la corporatura è di gran lunga più esile e snella di quella degli scimpanzè. Rispetto a questi, infatti, presentano spalle e collo più sottili, testa più arrotondata con strutture del cranio meno pronunciate, narici più dilatate, arcate sopraccigliari meno prominenti, testa ed orecchie più piccole, queste ultime coperte dalla peluria del muso.

Il corpo è ricoperto da una folta peluria scura che ricopre anche gran parte della faccia, contrariamente a Pan troglodytes, in cui le guance sono perlopiù glabre. Inoltre, c’è da evidenziare che anche le parti del corpo prive di pelo, ovvero le mani, i piedi e parte del viso, presentano comunque una colorazione scura, altra peculiarità che li differenzia sostanzialmente dagli scimpanzé.

La loro andatura è perlopiù semi-bipede, in quanto avanzano poggiandosi sulle nocche; tuttavia, a volte possono procedere con andatura completamente bipede.

Nello specifico, quando si spostano per lunghi tratti generalmente camminano con andatura semi-bipede, mentre quando trasportano del cibo possono avanzare con 3 arti poggiati al suolo e il quarto usato per tenere il cibo, o completamente bipedi.

Tuttavia, essendo molto più arboricoli degli scimpanzè, possono avanzare anche per oltre 1 km muovendosi esclusivamente tra i rami.

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"Fate l’amore, non fate la guerra". Tutte le dispute si appianano col sesso. Qui due femmine litigano e poi si sfregano i genitali nel rituale liberatorio di una finta copula © Giuseppe Mazza

Proprio in virtù di ciò, il bonobo si dimostra anche un ottimo arrampicatore, sfruttando i tronchi degli alberi.

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Una novizia pensierosa e dubitativa? L’alfa, col rametto protocollare in bocca, l’incoraggia mostrando le credenziali © Giuseppe Mazza

Quando il bonobo si ritrova in posizione eretta, cosa che avviene molto più frequentemente rispetto agli altri primati, le braccia gli arrivano fin sotto le ginocchia.

Le mani possiedono dita lunghe ed affusolate.

Il dimorfismo sessuale è poco evidente: i maschi hanno peso ed altezza maggiori (in media, 45 kg per 120 cm) rispetto alle femmine (in media, 33,2 kg per 110 cm), anche se la struttura scheletrica appare pressoché identica.

Una delle poche differenze riscontrabili tra maschi e femmine e che ricorda una delle peculiarità del dimorfismo sessuale umano, consiste nel maggiore sviluppo del petto delle femmine, che appare più prominente rispetto a quello maschile.

Questi, per contro, presentano dei canini molto sviluppati.

Etologia-Biologia riproduttiva

Se da un punto di vista fisico le differenze tra scimpanzè e bonobo non sono poi così marcate, dal punto di vista comportamentale possiamo affermare senza ombra di dubbio che le due specie “cugine” rappresentino realtà “culturali” decisamente all’opposto: i bonobo sono pacifici, rilassati, dionisiaci e accomodanti e preferiscono di gran lunga la cooperazione all’interno del gruppo, mentre gli scimpanzè, a loro confronto, appaiono come degli scalmanati attaccabrighe, in cui la conflittualità all’interno del gruppo la fa spesso da padrona.

Vediamo, quindi, un po’ più nel dettaglio come vivono i ben più giocherelloni bonobo.

Essi sono poliandrici; le femmine generalmente possono accoppiarsi con numerosi maschi appartenenti allo stesso gruppo, tranne che coi loro figli.

C’è da fare, tuttavia, una considerazione iniziale, utile per comprendere meglio il loro sistema riproduttivo, nonché la loro socialità: i bonobo rappresentano a pieno lo slogan “Fate l’amore, non fate la guerra”.

L’attività sessuale, per i bonobo, è alla base della struttura della società, in quanto viene usata per formare e mantenere i legami sociali all’interno del gruppo.

E proprio la loro particolare vivacità sessuale sarebbe alla base dei sentimenti di gentilezza, sensibilità, altruismo, empatia e compassione manifestati e che rendono le loro società degli splendidi esempi, in tutto il regno animale, di pacifica convivenza.

Tuttavia, l’unico limite che, attualmente, si riscontra nel descrivere nel dettaglio le dinamiche che regolano la socialità dei bonobo è lo scarso numero di studi volti ad indagare questo aspetto, soprattutto se paragonati agli studi esistenti riguardanti lo scimpanzè.

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L’accoppiamento inizia in modo tradizionale © Giuseppe Mazza

I bonobo, infatti, hanno cominciato ad essere studiati solo a partire dalla spedizione giapponese che, negli anni Settanta, ne indagò per la prima volta il comportamento nell’habitat del Congo e, più nel dettaglio, presso il sito di osservazione di Wamba.

Le femmine manifestano il loro stato di estro riproduttivo attraverso il rigonfiamento dei tessuti perianali, cosa che rappresenta il segnale più evidente del loro periodo di massima ricettività.

Generalmente, infatti, la maggior parte degli accoppiamenti avviene nel momento in cui il turgore della zona genitale è al culmine, accoppiamenti che possono avere luogo durante tutto l’anno.

Per quanto riguarda il periodo di amenorrea post-partum, invece, questo ha una durata, in alcuni casi, anche inferiore ad un anno.

Passato questo tempo, infatti, nella maggior parte delle femmine si torna ad assistere al caratteristico rigonfiamento perianale al quale, tuttavia, non corrisponde una reale fertilità riproduttiva, probabilmente anche a causa dell’allattamento.

Le femmine possono allattare la prole anche fino ai 4 anni d’età; tuttavia, anche se si suppone che la lattazione possa realmente inibire la fertilità della femmina, non esistono studi precisi volti a stabilire quanti figli possa produrre una femmina nell’arco di tutta la sua vita.

Durante il periodo di estro, il rigonfiamento dei genitali è un chiaro segnale di richiamo per i maschi, i quali approcciano le femmine esibendo loro i genitali in erezione; dal canto loro, le femmine non rifiutano un accoppiamento, mostrandosi per nulla indifferenti di fronte all’ostentazione maschile.

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Poi la femmina si gira e può così sorridere al coniuge ed abbracciarlo teneramente. Lui è sempre impassibile col suo rametto in bocca. Gli alfa comandano un gruppetto che può arrivare a 10 individui. Fedeltà e gelosia non esistono © Giuseppe Mazza

Tuttavia, riuscire a stabilire chi sia il padre di un nuovo nato è cosa ardua: i bonobo, come dicevamo, si dimostrano di “larghe” vedute e la femmina nel suo periodo riproduttivo può accoppiarsi con svariati maschi appartenenti al gruppo, ad eccezione dei figli.

Per quanto riguarda lo sviluppo della prole, l’età adulta viene raggiunta solo intorno ai 15 anni, un lungo arco di tempo durante il quale i figli coltivano uno stretto rapporto con la madre: è lei, infatti, a fornire la maggior parte delle cure parentali.

I maschi, forse anche a causa dell’incerta paternità, contribuiscono alla crescita dei piccoli in maniera indiretta: allertano il gruppo, condividono il cibo e proteggono i giovani.

Lo svezzamento, che avviene intorno ai 4 anni d’età, prevede che la madre insegni al figlio come procurarsi il cibo e quali cibi prediligere, piuttosto che fornirglieli direttamente.

Contrariamente a quanto avviene nelle amadriadi, nei bonobo sono i maschi a rimanere all’interno del gruppo natale raggiunta l’età adulta, in modo da continuare ad avere contatti con le loro madri, mentre le femmine lo abbandonano.

Sono animali sociali e vivono in gruppi costituiti da maschi, femmine e giovani.

Le dimensioni tipiche di un gruppo vanno dai 3 ai 6 individui, ma possono arrivare anche fino a 10.

Può succedere, inoltre, che più gruppi si uniscano temporaneamente in siti in cui vi è una particolare abbondanza di cibo, per poi dividersi e assumere nuovamente le dimensioni iniziali.

All’interno del gruppo vige una gerarchia di dominanza maschile: il grado di gerarchia di un maschio dipende fortemente dalla posizione sociale della madre, in quanto, tanto più questa avrà prestigio all’interno del gruppo, tanto più il figlio farà carriera all’interno del gruppo stesso.

Inoltre, le femmine costruiscono delle solide alleanze e creano forti legami le une con le altre, per ridurre la frequenza delle aggressioni nei loro confronti da parte degli esemplari maschi.

La dominanza viene ribadita e mantenuta, ogni volta che il maschio alfa lo ritiene necessario, attraverso segnali di minaccia rivolti agli altri componenti del gruppo, i quali generalmente retrocedono senza dare luogo a veri e propri scontri.

Inoltre, subito dopo una minaccia di regola seguono dei comportamenti di rassicurazione, al fine di sciogliere qualsiasi tensione persistente all’interno del gruppo.

Proprio a tal riguardo, è interessante riprendere il discorso riguardante i comportamenti “sessuali” e chiarire in che misura questi contribuiscano a mantenere saldo e coeso il gruppo: si ritiene che essi vengano usati come strumento di negoziazione, ma anche per mantenere lo status sociale, in entrambi i sessi.

Sia le femmine che i maschi, infatti, possono manifestare alcuni particolari atteggiamenti non copulatori che includono contatti femmina-femmina (come il GG rubbing - genital-genital rubbing, ovvero lo sfregamento dei genitali dell’una contro quelli dell’altra), contatti maschio-maschio (monta e sfregamento della groppa di uno da parte dell’altro) e comportamenti giovanili, portati avanti per lungo tempo, consistenti nel mimare atti copulatori, senza, però, una vera e propria penetrazione.

Questi atteggiamenti vengono manifestati abitualmente tra tutti i componenti di un gruppo, e si rendono particolarmente frequenti ogni volta che una nuova femmina abbandoni il suo gruppo natale per unirsi ad uno nuovo, per velocizzare la creazione di forti legami sociali coi nuovi componenti.

Oltre a ciò, i bonobo fanno largo uso anche del grooming: durante i periodi di riposo è piuttosto frequente che due femmine o un maschio e una femmina si striglino il pelo vicendevolmente, segnale interpretato come manifestazione di affinità inter-individuale o di coesione ed armonia all’interno del gruppo.

Queste manifestazioni di “affetto” non sono rare neanche quando vengono rivolte a componenti di altri gruppi: alcuni studi effettuati esclusivamente sui bonobo in cattività hanno evidenziato il fenomeno della "third party affiliation", ovvero il contatto affiliativo, che può manifestarsi sotto forma di abbracci, carezze e grooming, offerto alla vittima di un’aggressione da parte di un membro del gruppo diverso dall’aggressore.

Tale comportamento pare contribuisca a mitigare lo stress della vittima dell’aggressione e a ridurre la probabilità di future aggressioni nei suoi confronti.

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Il maschio si occupa della sicurezza del gruppo, mentre per 4 anni la femmina deve allattare ed educare il figlio, mostrandogli cosa mangiare e come deve comportarsi © Giuseppe Mazza
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Quello che è certo e che il ruolo di madre non è semplice ... e questa, alla fine, sembra guardare implorante il cielo © Giuseppe Mazza

Oltre a queste modalità di comunicazione, i bonobo emettono numerose vocalizzazioni: le femmine attraverso delle urla, i maschi, invece, attraverso grugniti, versi e fischi. I contesti in cui queste vocalizzazioni vengono usate sono numerosi: esprimono aggressività, soddisfazione, eccitazione, ma anche un pericolo o una minaccia incombenti.

Al pari della comunicazione tattile e vocale, i bonobo utilizzano anche quella visiva: possono rivolgere lo sguardo con particolare attenzione ad alcuni individui, specie se questi maneggiano del cibo particolarmente desiderato, oppure se sono delle femmine in estro, come segno di corteggiamento.

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I bonobo non trascurano la cura del corpo. Fanno largo uso del grooming, strigliando il pelo in segno d’amicizia anche ai componenti d’altri gruppi © Giuseppe Mazza

Essendo estremamente giocherelloni, i bonobo hanno evoluto numerosi moduli comportamentali riconducibili a veri e propri "giochi", tanto più che l’aspetto ludico pare sia una componente importante anche in contesti sociali e sessuali: non sono solo gli individui giovani a giocare, infatti, ma anche gli adulti e anche adulti e giovani possono concedersi delle sessioni di svago insieme.

Nei rapporti sessuali, poi, pare che il gioco sia una sorta di preludio ad un incontro focoso, mentre all’interno della società pare serva ad allentare le tensioni e a rafforzare il legame tra i componenti. Ovviamente, prima di dare avvio ad un momento di gioco, un individuo manifesta le proprie intenzioni pacifiche all’altro compagno attraverso un’espressione facciale apposita.

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Incontro generazionale fra maschi: un maestoso alfa ed il piccolo, poco più grande della sua mano © Giuseppe Mazza

A differenza degli scimpanzè, che prediligono giocare con i giovani e perdono presto l’interesse nei confronti del gioco che stanno portando avanti, i bonobo non hanno particolari preferenze relativamente all’età dei loro compagni di gioco, ma soprattutto, al pari dei bambini, adorano giocare per lungo tempo e cercano di mantenere alto il livello di interesse del loro compagno, nei confronti dell’attività.

Curiosità

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Sì, ho solo un pisellino, ma un giorno sarò anch’io un alfa ... ho già imparato a tenere il rametto in bocca ! © Giuseppe Mazza

- Una particolarità davvero curiosa è quella che i bonobo, esattamente come gli umani, possono manifestare calvizie in età avanzata.

- Attualmente le informazioni relative alla longevità dei bonobo sono piuttosto limitate in quanto nessuna ricerca condotta su questi primati ha riguardato l’intero ciclo vitale degli esemplari studiati. Si può dedurre l’aspettativa di vita dei bonobo, tuttavia, dall’unico studio semi-continuo avvenuto nel 1976 nel sito di Wamba: dai dati raccolti sembrerebbe che i bonobo vivano più o meno quanto gli scimpanzè, ovvero fino ai 45-50 anni.

- E’ bene precisare, relativamente alla pratica sessuale dei bonobo, che questi, in realtà, non sono gli unici ad utilizzare gli accoppiamenti come potente strumento sociale: anche i babbuini e altre specie di primati usano il comportamento sessuale per appianare le discussioni. I bonobo, tuttavia, si contraddistinguono per la grande varietà di pratiche sessuali, spesso molto fantasiose, che sottolineano la loro grande propensione all’inventiva e al gioco.

- In base alla Lista Rossa IUCN, i bonobo sono una specie in via di estinzione e si preventiva una riduzione del 50% del loro numero, o anche più, entro tre generazioni, a causa dello sfruttamento e della distruzione del loro habitat. Inoltre, il bonobo è vittima del bracconaggio attuato per ricavarne carne e medicinali o per il pet trade.

- Proprio un bonobo, di nome Kanzi, è passato alla storia come la prima scimmia parlante, in quanto a detta di alcuni ricercatori, esso sarebbe stato in grado di articolare alcune comprensibili parole parlate.

- Infine, un ultimo spunto di riflessione su questo bonario, pacifico scimmione ce lo offre Caparezza, cantante di sicuro gradimento tra i più giovani. Se non vi basta quello che avete letto finora, ascoltate la sua Bonobo Power e lo apprezzerete ancora di più!

 

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