Paphiopedilum armeniacum

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

JPEG - 54.9 Kb
Il Paphiopedilum armeniacum, di casa in Cina e Myanmar, è stato scoperto solo nel 1979 © Giuseppe Mazza

La specie è originaria della Cina (Yunnan occidentale) e Myanmar settentrionale, dove cresce nelle foreste o boscaglie su declivi rocciosi calcarei esposti a nord, tra 1400 e 2100 m di altitudine, con clima caratterizzato da abbondanti piogge estive e da leggere nebbie persistenti in inverno.

Il nome del genere è la combinazione dei termini greci “Παφια” (Paphia), attributo di Afrodite, e “πεδιλον” (pedilon) = sandalo, con riferimento alla forma del labello.

Il nome specifico fa riferimento al colore dei fiori del primo campione descritto che ricorderebbe quello dei frutti dell’ albicocco, Prunus armeniaca L. (1753).

Nomi comuni: golden slipper orchid (inglese).

Il Paphiopedilum armeniacum S.C.Chen & F.Y.Liu (1982) è una specie terrestre o litofita con un sottile lungo rizoma strisciante e cespi distanziati, fino a 10-15 cm, costituiti da 5-7 foglie oblungo-lineari, di 6-12 cm di lunghezza e 2-2,5 cm di larghezza, distiche, coriacee, con apice generalmente appuntito e margine finemente seghettato, densamente maculate di porpora scuro inferiormente, macchiate di verde chiaro e verde scuro superiormente. Scapo floreale terminale, eretto, portante generalmente un singolo fiore, raramente due, di 6-10 cm di diametro, di colore da giallo pallido a giallo albicocca con venature rosse sullo staminoide e macchie porpora all’interno del labello; peduncolo, lungo 13-28 cm, giallo verdastro maculato di porpora e pedicello e ovario, di 3-3,5 cm di lunghezza, di colore verde.

Sepalo dorsale ovato con apice appuntito e margini finemente ciliati, pubescente alla base, di 2-4,8 cm di lunghezza e 1,5-2,2 cm di larghezza, sepali laterali uniti a formare un unico sepalo (sinsepalo) dietro il labello, di forma simile al dorsale, di 2-3,5 cm di lunghezza e 1,2-2 cm di larghezza, petali da ovato-ellittici a orbicolari, di 3-5,5 cm di lunghezza e 2-5 cm di larghezza, con margini lievemente ondulati e ciliati, labello saccato, di 4-5 cm di lunghezza e 3-4,5 cm di larghezza, con margine superiore involuto e staminoide pressoché ovato di 1-2 cm di diametro.

JPEG - 54.7 Kb
Per l’enorme domanda del mercato è oggi a rischio d’estinzione © Giuseppe Mazza

Si riproduce per seme, in vitro, e per divisione, alla ripresa vegetativa, con ciascuna sezione provvista di almeno 3-4 cespi.

Scoperta nel 1979, questa specie ha destato immediatamente un tale interesse, per il particolare colore dei fiori ed il fogliame ornamentale, da essere subito oggetto di una raccolta estensiva che ne ha rarefatto velocemente la presenza in natura.

Richiede elevata luminosità diffusa e temperature medie in estate, 18-25 °C, con elevata umidità, 75-85%, temperature più fresche in inverno, 12-14 °C, con valori minimi notturni preferibilmente non inferiori a 5 °C; fondamentale in tutte le stagioni una buona e costante ventilazione. Coltivabile di preferenza in larghi vasi e canestri, per permettere ai rizomi di allungarsi liberamente, con substrato particolarmente aerato e drenante che può essere costituito da corteccia (bark) di medie dimensioni con agriperlite e frammenti di carbone ed eventuale sfagno, per mantenere una maggiore umidità, se l’ambiente è piuttosto secco.

Le innaffiature devono essere regolari ed abbondanti in estate, preferibilmente nelle prime ore del giorno in modo da permettere all’acqua di asciugarsi per evitare ristagni all’ascella delle foglie che possono provocare marciumi, diradate in inverno, ma senza mai fare asciugare completamente il substrato. Le innaffiature e nebulizzazioni vanno effettuate con acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata, e le concimazioni, durante il periodo vegetativo, con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a ¼ di dose, o meno, di quella consigliata sulla confezione, distribuite e alternate in modo da evitare accumulo di sali alle radici. I rinvasi vanno effettuati al termine della fioritura.

La specie è iscritta nell’appendice I della CITES (specie a rischio di estinzione per la quale il commercio è ammesso solo in circostanze eccezionali) ed è inserita nella lista rossa dell’International Union for Conservation of Nature (IUCN) delle piante ad altissimo rischio di estinzione in natura nel prossimo futuro (“endangered”).

Sinonimi: Paphiopedilum armeniacum var. markii O.Gruss (1997); Paphiopedilum armeniacum f. markii (O.Gruss) Braem (1998); Paphiopedilum armeniacum var. parviflorum Z.J.Liu & J.Yong Zhang (2001); Paphiopedilum armeniacum var. undulatum Z.J.Liu & J.Yong Zhang (2001).

 

→ Per apprezzare la biodiversità all’interno della famiglia delle ORCHIDACEAE e trovare altre specie, cliccare qui.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

/p-560-1_paphiopedilum_armeniacum
Photomazza : 70.000 colour pictures of animals and plants