Paphiopedilum godefroyae

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il Paphiopedilum godefroyae ha fiori di 5-10 cm, relativamente grandi, ed è di facile coltura © Giuseppe Mazza

La specie è originaria della Thailandia dove vive lungo le coste in prossimità del mare in cavità di rocce calcaree riempite di foglie in decomposizione fino a circa 30 m di altitudine; il clima è monsonico, caldo e piovoso da giugno a ottobre, secco e relativamente più fresco da novembre a maggio.

Il nome del genere è la combinazione dei termini greci “paphia”, attributo di Afrodite, e “pédilon” = sandalo, con riferimento alla forma del labello.

La specie fu dedicata alla moglie dal botanico e orticultore francese Alexandre Godefroy-Lebeuf (1852-1903), nella cui serra fiorì per la prima volta in Europa e che descrisse, col nome di Cypripedium godefroyae, nella sua rivista "L’Orchidophile" nel 1883.

Nomi comuni: Mrs. Godefroy’s Paphiopedilum (inglese).

Il Paphiopedilum godefroyae (God.-Leb.) Stein (1892) è una specie terrestre o litofita piuttosto variabile, cespitosa, con 4-6 foglie persistenti alterne, distiche, coriacee, oblungo lineari, lunghe fino a circa 14 cm e larghe 3 cm, di colore verde scuro con maculature verde chiaro superiormente, punteggiato di porpora inferiormente.

Infiorescenza terminale eretta lunga fino a circa 10 cm, leggermente pubescente, portante 1-2 fiori cerosi tondeggianti di 5-10 cm di diametro, di colore dal verde chiaro al bianco crema variamente punteggiato di porpora bruno; i fiori sono di lunga durata, 4-6 settimane. Si riproduce per seme, in vitro, e per divisione, alla ripresa vegetativa, con ciascuna sezione provvista di almeno 3-4 cespi.

Specie molto ornamentale sia per i grandi fiori, rispetto alle dimensioni della pianta, che per il suo fogliame, di coltivazione relativamente facile se si rispettano i suoi ritmi stagionali.

Richiede in estate, nel periodo di crescita, una leggera ombreggiatura, anche con qualche ora di luce solare diretta, temperature medio-alte, regolari innaffiature ed elevata umidità atmosferica, 60-80%; terminata la crescita, in inverno, le innaffiature vanno distanziate per permettere un leggero periodo di riposo secco al fine di stimolare la fioritura con temperature più fresche; fondamentale una buona e costante ventilazione.

Per le innaffiature e nebulizzazioni va utilizzata acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata; le concimazioni, opportunamente distribuite e alternate, in modo da evitare accumulo di sali alle radici, cui la specie è particolarmente sensibile, vanno fatte durante il periodo vegetativo preferibilmente con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a ¼ di dose, o meno, di quella consigliata sulla confezione. Utilizzare preferibilmente vasi di piccole dimensioni con molti fori per favorire la ventilazione ed un composto molto aerato, essendo sensibile ai ristagni idrici, causa di letali marciumi, che può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di media pezzatura con aggiunta di perlite, muschio e pietrisco calcareo; i rinvasi vanno effettuati alla fine della fioritura.

La specie è iscritta nell’appendice I della CITES (specie a rischio di estinzione per la quale il commercio è ammesso solo in circostanze eccezionali).

Sinonimi: Cypripedium godefroyae God.-Leb. (1883); Cypripedium godefroyae var. leucochilum Rolfe (1894); Paphiopedilum godefroyae (hort. ex God.-Leb.) Pfitzer (1895); Cordula godefroyae (God.-Leb.) Rolfe (1912); Paphiopedilum leucochilum (Rolfe) Fowlie (1975); Paphiopedilum ang-thong Fowlie (1977); Paphiopedilum godefroyae f. leucochilum (Rolfe) Braem & Chiron (2003); Paphiopedilum godefroyae f. leucochilum (Rolfe) O.Gruss & M.Wolff (2007).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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