Paphiopedilum micranthum

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il Paphiopedilum micranthum è una specie terrestre della Cina e Vietnam a rischio d’estinzione © Giuseppe Mazza

La specie è originaria della Cina (Guangxi, Guizhou e Yunnan) e Vietnam settentrionale dove vive nelle foreste in suoli rocciosi calcarei o nei crepacci esposti a nord, tra 1000 e 1700 m di altitudine.

Il nome del genere è la combinazione dei termini greci “Παφια” (Paphia), attributo di Afrodite, e “πεδιλον” (pedilon) = sandalo, con riferimento alla forma del labello; il nome specifico è la combinazione dei termini greci “μικρός” (mikrós) = piccolo e “ἄνθος” (anthos) = fiore, nome piuttosto inappropriato in considerazione delle reali dimensioni dei fiori.

Nomi comuni: Vietnam slipper orchid (inglese); ying ye dou lan (cinese).

Il Paphiopedilum micranthum Tang & F.T.Wang (1951) è una specie terrestre o litofita con rizomi striscianti, di 1,5-2,5 mm di diametro, e cespi distanziati, fino ad oltre 10 cm, costituiti da 3-5 foglie distiche da oblunghe a ellittiche, di 5-16 cm di lunghezza e 1,5-3 cm di larghezza, a riquadri di colore verde chiaro e verde scuro superiormente, fittamente punteggiate di porpora inferiormente. Infiorescenza eretta portante un singolo fiore, raramente due, di 4-7 cm di larghezza, su un peduncolo lungo 6-25 cm, villoso, di colore verde con macchie porpora o bruno rossastre; i fiori sono di lunga durata, 2-3 settimane. Sepalo dorsale ovato, di 1,5-2,5 cm di lunghezza e 1,2-2,5 cm di larghezza, di colore giallo pallido con venature porpora, sepali laterali uniti a formare un unico sepalo (sinsepalo) dietro il labello, di forma e dimensioni simili al dorsale, petali ovato-suborbicolari con apice arrotondato, di 2-3,2 cm di lunghezza e 2,5-3,5 cm di larghezza, dello stesso colore del sepalo dorsale, labello saccato, di 5-6,5 cm di lunghezza e 3,5-4,5 cm di larghezza, con margine superiore ricurvo verso l’interno, di colore bianco, rosa pallido o rosa, e staminoide da circolare a ellittico, di 1-1,2 cm di lunghezza e 0,8-1 cm di larghezza, di colore bianco alla base e giallo all’apice punteggiato di rosso.

Si riproduce per seme, in vitro, e per divisione, alla ripresa vegetativa, con ciascuna sezione provvista di almeno 3-4 cespi.

Specie particolarmente ornamentale sia per i fiori che per il fogliame, richiede elevata luminosità diffusa, temperature medio-alte in estate, 20-30 °C, fresche in inverno, con temperature notturne di 8-10 °C per stimolare la fioritura, elevata umidità, 60-80%, e una ventilazione costante. Viene solitamente coltivata in vasi larghi e bassi o canestri per permettere ai rizomi di allungarsi liberamente, utilizzando un substrato drenante e aerato che può essere costituito da corteccia (bark) di medie dimensioni, pietrisco e agriperlite, con eventuale aggiunta di sfagno, per mantenere una maggiore umidità, se l’ambiente è piuttosto secco. Innaffiature regolari ed abbondanti in estate, preferibilmente nelle prime ore del giorno ed evitando ristagni all’ascella delle foglie che possono provocare marciumi, diradate in inverno, ma senza mai fare asciugare completamente il substrato. Le innaffiature e nebulizzazioni vanno effettuate con acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata, e le concimazioni, durante il periodo vegetativo, con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a ¼ di dose, o meno, di quella consigliata sulla confezione. I rinvasi vanno effettuati in primavera al termine della fioritura.

La specie è iscritta nell’appendice I della CITES (specie a rischio di estinzione per la quale il commercio è ammesso solo in circostanze eccezionali).

Sinonimi: Paphiopedilum micranthum subsp. eburneum Fowlie (1993); Paphiopedilum micranthum var. alboflavum Braem (1994); Paphiopedilum micranthum var. glanzeanum O.Gruss & Roeth (1994); Paphiopedilum micranthum f. alboflavum (Braem) Braem (1998); Paphiopedilum micranthum f. glanzeanum (O.Gruss & Roeth) O.Gruss & Roeth (1999); Paphiopedilum globulosum Z.J.Liu & S.C.Chen (2002); Paphiopedilum micranthum var. oblatum Z.J.Liu & J.Yong Zhang (2002).

 

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