Papio ursinus

Famiglia : Cercopithecidae

 

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Testo © Dr. Gianni Olivo

 

 

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I Papio ursinus sono onnivori. Si nutrono di vegetali, ma sono anche predatori © Mazza

Le scimmie cosiddette cinocefale devono il nome ad un aspetto della testa e del muso che le differenzia nettamente dalle antropomorfe e che ricorda, appunto, la testa ed il muso di un cane.

Il Babbuino del Capo o Babbuino chacma ( Papio ursinus - Kerr, 1792 ) è presente in Sudafrica, Namibia, Botswana, Zimbabwe ed Angola.

Qualche esemplare si trova in Zambia, ove è più comune il Babbuino giallo ( Papio cynocephalus cynocephalus ).

L’habitat preferito è la savana, anche arida, purché vi sia disponibilità di punti di abbeverata, il bush e zone di foresta aperta.

Colonizza anche terreni montuosi, dove si trova estremamente a suo agio sulle pareti più scoscese che gli offrono, tra l’altro, rifugio e protezione, durante la notte.

Tuttavia, il leopardo, uno dei principali predatori del babbuino, non esita a cacciarlo anche su rocce impervie. Nella nostra riserva, anche da casa, è spesso possibile udire gli strilli dei branchi di babbuini, quando un leopardo compie incursioni improvvise; e in genere, udire queste scimmie di notte, è segno certo di un attacco in corso.

Le caratteristiche generali e morfologiche del genere Papio sono molto simili, ma il Papio ursinus è la specie che raggiunge le maggiori dimensioni.

Sebbene i pesi corporei riportati su molti testi siano compresi tra i 15 ed i 35 Kg, ho rilevato personalmente un peso di 50 kg (esemplare non in cattività e non in sovrappeso) e parecchi esemplari maschi che superavano i 40 Kg.

Le femmine sono più piccole e leggere, con 12-18 Kg di peso. Un maschio adulto può essere lungo 70-85 cm (dal muso alla radice della coda), mentre la coda misura tra i 60 e gli 85 cm. La femmina è lunga tra i 50 ed i 65 cm, con coda di 50-60 cm.

La particolare conformazione della testa e del muso, così differente da quella di altre scimmie, è legata ad esigenze dettate dal tipo di vita, di alimentazione e di habitat.

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Femmina col piccolo. Un branco che può contare anche 200 individui © Mazza

Le cinocefale, in effetti, camminano, normalmente, in modo simile a canidi, procedendo sulle quattro zampe, con il muso puntato in avanti. Gli occhi, piccoli, infossati e ravvicinati, sono posti frontalmente e garantiscono un’ottima visone binoculare, ma con campo visivo più limitato rispetto ad altri animali ( caratteristica più adatta alle zone aperte di savana che non alla foresta ) e sono sovrastati da arcate sopraorbitarie accentuate.

Le parti nude della “faccia” (labbra, orecchie, naso) e mani e piedi sono di colore nero.

Le lunghe canne nasali contribuiscono a garantire all’animale un senso dell’olfatto superiore a quello di molte scimmie di foresta, particolarmente utile sia per il reperimento del cibo che per scoprire eventuali predatori, di cui le zone di savana abbondano.

Le orecchie sono pressoché nude e in buona parte visibili.

Il muso lungo e l’apertura della bocca estremamente ampia, tanto da poter spalancare ad un angolo di oltre 150 gradi la mandibola rispetto al mascellare, permettono di snudare 4 canini taglienti come rasoi e lunghi (i superiori) fino a 7 cm (media 5 cm).

Questi, unitamente ai premolari inferiori, dotati di margini taglienti e che vanno a combaciare come cesoie con i superiori, rappresentano un’arma spaventosamente efficace e pericolosa, in grado non solo di uccidere, in alcuni casi, un uomo, ma addirittura un leopardo, qualora più maschi si uniscano per attaccarlo.

Tali zanne sono, ovviamente, un’efficace arma di difesa ( usati in cooperazione con quattro mani estremamente forti ed agili) ma la loro presenza è giustificata anche da altri fattori.

Innanzitutto, la vita sociale del babbuino lo mette di fronte ad una forte ed a volte spietata competizione tra maschi, tanto che più volte mi è accaduto di vedere maschi con spaventose ferite e mutilazioni (in un caso, la quasi totale asportazione del labbro superiore con esposi- zione degli incisivi e della gengiva), in secondo luogo, la dieta dei babbuini è onnivora e spesso questi primati cacciano attivamente animali anche di una certa dimensione. Il corpo è robusto, con arti anteriori e posteriori quasi di egual lunghezza, mani e piedi forti ed agili.

Nella marcia, la traccia lasciata è caratteristica: la “pianta” del piede (inferiormente, nella foto) lascia un’impronta oblunga e triangolare, alla cui estremità sono ben visibili i segni del secondo, terzo, quarto e quinto dito, appena separati da uno spazio “vuoto”, mentre il primo dito, opponibile, è appena più avanti della metà dell’impronta.

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Un piede di Papio ursinus e le impronte. Lascia un traccia oblunga e triangolare © Olivo

La “mano” (nella foto superiormente alla traccia del piede) viene appoggiata, generalmente, con le “nocche”, per cui, nella traccia, le dita sembreranno abnormemente corte, ma solo per il fatto che sono flesse.

La coda è lunga e portata in una posizione caratteristica: la parte prossimale è diretta in alto, poi compie una curva ad U rovesciata, volgendo verso il basso.

Il pelo è, nel chacma, generalmente di un colore grigio-verde o bruno-giallastro, con estremità nere, mentre i piccoli sono scuri, con “faccia” rossiccia, ed i giovani sono, invece, più chiari degli esemplari adulti.

Con il progredire dell’età, mentre i maschi tendono a scurire, le femmine “incanutiscono” divenendo più chiare.

Le tipiche e caratteristiche callosità ischiatiche e l’evidente colore rosso del posteriore hanno una loro precisa funzione e conformazione, diversa a seconda del sesso.

Nella femmina, l’area genitale diviene ancora più turgida e rossa, spesso con sfumature violacee, che danno l’errata impressione di qualcosa di malato od insano, o di un attacco di emorroidite acuta, soprattutto nel momento i cui vanno in calore, e questo è un chiaro segnale visivo di disponibilità per i maschi, dal momento che i primati hanno una visione a colori, a differenza di altri animali.

Nei branchi esiste una precisa gerarchia, ma questo tipo di segnale, esibito da una o più femmine, scatena comunque una competitività notevole, e spesso furiose scaramucce.

Dal momento che il babbuino non ha una stagionalità per la riproduzione, questi…tafferugli possono essere osservati tutto l’anno, soprattutto nei branchi di grandi dimensioni.

Talvolta mi è accaduto di osservare, con notevole diver- timento, certe strategie messe in atto dai giovani per rimediare una …. sveltina, alla faccia di uno dei maschi dominanti: alcuni giovani avvicinano la (o le) femmine in calore, suscitando le ire del o dei maschi più grossi, che, a loro volta, si lanciano all’inseguimento dei supposti rivali, mentre altri…apprendisti gigolò, si fanno sotto per rubare i favori di una femmina.

Il colore rosso rutilante delle parti posteriori della femmina tende a ridursi ed impallidire quando cessa l’estro o quando è gravida.

Il maschio ha anch’esso una callosità ischiatica, ma meno evidente e colorata, inoltre tali callosità sono un mezzo utile per riconoscere maschio e femmina a distanza (ricordiamo che maschi di medie dimensioni e femmine adulte possono facilmente venir confusi, mentre un grosso maschio è inconfondibile per taglia, muso e postura).

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Lunghe canne nasali garantisco un olfatto superiore alle scimmie della foresta © Mazza

Il maschio presenta sempre una singola callosità sotto la coda, mentre la femmina, anche quando la zona non sia congesta, in prossimità dell’estro, ha due callosità distinte, separate dall’apertura della vagina.

Il tipo di segnale colorato legato all’attività sessuale non è esclusivo dei babbuini e delle cinocefale.

Per fare un altro esempio, nel Cercopiteco verde o Vervet monkey ( Chlorocebus pygerythrus ) è il maschio ad esibire un segnale: già nell’adolescenza, i maschi iniziano a mostrare uno scroto di colore azzurro, che contrasta con il rosso dell’organo maschile: tale colore si fa molto più evidente e vivace nei maschi dominanti, essendo esso regolato dal livello di testosterone.

Il babbuino è animale terricolo, ma solo nel senso che trascorre a terra gran parte del tempo. Si arrampica infatti volentieri sugli alberi, sia per trovarvi rifugio, sia per nutrirsi.

Non è territoriale ed è fortemente socievole, formando gruppi anche molto numerosi (da 10 a oltre 200 individui), costituiti da femmine, giovani, piccoli associati con maschi adulti, generalmente con una prevalenza di femmine dell’ordine di 2:1 o di 3:1. Gli immaturi possono rappresentare metà del numero totale.

Sebbene non territoriali nel senso stretto del termine, i branchi hanno un loro territorio di competenza (in Inglese: homerange, che è nettamente distinto da territory) e che può variare da 500 ettari a 5000 o più ettari, a seconda della natura del terreno e delle risorse.

Gruppi diversi tendono ad evitarsi, ma possono condividere gli stessi “quartieri notturni” se i posti sicuri scarseggiano.

I rapporti sociali sono complessi, ed una gamma notevole di segnali sonori sono impiegati per comunicare stati d’animo diversi, avvertimenti, allarme o benessere, con una notevole complessità di sfumature.

Le femmine rimangono tutta la vita nel branco mentre i maschi spesso migrano da un branco all’altro.

Tra le femmine vige una rigida gerarchia ed ogni femmina è “padrona di casa” nel suo gruppo famigliare: se una femmina è più alta in grado rispetto ad un’altra, quest’ultima dovrà mostrarsi “deferente” e sottomessa anche con i figli, più giovani, dell’altra.

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Incontro fra Primati in Sud Africa. Offrire cibo è un errore pericoloso © Giuseppe Mazza

I maschi rimangono sottoposti alla potestà della madre fino verso i 4 anni, quando i canini iniziano a svilupparsi in vere e proprie zanne e divengono, a quel punto, dominanti su tutte le femmine, madre compresa, ma dovranno rispettare le gerarchie con i maschi più forti di loro, almeno fino a che non si sentano in grado di sfidarli.

La femmina diviene sessualmente matura verso i 5 anni, mentre ai maschi occorrono altri 3 anni almeno per poter competere con i rivali più anziani.

La scarsità di occasioni riproduttive rende conto delle migrazioni dei maschi, che possono lasciare un gruppo per cercare fortuna in un altro, restarvi per un mese oppure per 10 anni.

L’alimentazione è quanto mai varia ed onnivora, andando dai vegetali (foglie, frutti, bacche, piante grasse ecc.) a sostanze organiche (insetti, larve, rettili, uccelli e mammiferi). In un caso vidi un babbuino maschio catturare un pesce gatto.

Possono cacciare attivamente ed uccidere animali anche di una certa mole, e talvolta possono uccidere l’uomo e addirittura, essere responsabili di episodi di antropofagia, come, d’altra parte, lo scimpanzé.

Abbastanza recentemente, in Sudafrica, un babbuino ha strappato il bambino alla madre, si è arrampicato su di un palo e ne ha divorato il cervello.

Episodi d’attacchi non sono rari; per cui consiglio sempre molta prudenza, soprattutto se si hanno bambini al seguito e specialmente in luoghi ove queste scimmie sono avvezze alla presenza dei turisti.

Tra le altre cose, l’abitudine di offrire cibo alle scimmie, in luoghi di picnic o in parchi naturali, è una pessima e pericolosa idea ed un malriposto desiderio di “fraternizzare”, che rende tali animali privi di timore nei confronti dell’uomo, pericolosi, facendo loro associare l’idea del cibo con quella dell’uomo stesso.

Nomi comuni

Inglese: Chacma baboon, Cape baboon; Afrikaans: Bobbejaan, Kaapse bobbejaan; Tedesco: Barenpavian, Tschakma; Spagnolo: Papiòn chacma, Papiòn negro; Francese: Chacma, Cynocephale chacma; isiZulu, Xhosa: Imfene; Shangaan: Mfhene; Tswana: Tshwene.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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