Paraphalaenopsis labukensis

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

La specie è originaria del Borneo settentrionale (Sabah) dove vive nelle foreste umide, spesso sugli alberi di Gymnostoma sumatranum (Jungh. ex de Vriese) L.A.S.Johnson, su pendii di rocce ultrabasiche tra 500 e 900 m di altitudine. Il nome del genere è costituito dal prefisso greco “παρά” (parà) = “simile a” e Phalaenopsis; il nome specifico è l’aggettivo latino “labukensis” = di Labuk, con riferimento al luogo di origine della specie tipo.

Nomi comuni: rat-tailed phalaenopsis (inglese).

La Paraphalaenopsis labukensis Shim, A.L.Lamb & C.L.Chan (1981) è una specie epifita monopodiale pendente con corti fusti, robuste radici e 3-5 foglie cilindriche scanalate, carnose, che in natura possono raggiungere una lunghezza di circa 3 m con un diametro di 6-8 mm. Infiorescenze ascellari lunghe 6-8 cm portanti 5-15 fiori di 5-6,5 cm di diametro, profumati, con sepali e petali ondulati di colore bruno dorato con margine giallo e labello trilobato con lobo mediano lungo e piuttosto sottile.

Specie dalla spettacolare fioritura, rara in natura, per la distruzione del suo habitat, e in coltivazione, richiede una esposizione leggermente ombreggiata, temperature medio-alte in estate, 24-30 °C, leggermente più fresche in inverno, con minime notturne non inferiori a 16 °C, elevata umidità, 70-85%, ed una costante ventilazione.

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Rara in natura, la Paraphalaenopsis labukensis è una epifita pendente delle umide foreste del Borneo. Foglie cilindriche lunghe anche 3 m e fiori profumati di 5-6 cm © Giuseppe Mazza

Viene preferibilmente montata a testa in giù su tronchi, corteccia, zattere di sughero o di radici di felci arborescenti con sfagno o fibra di cocco alla base; le innaffiature devono essere frequenti, anche giornaliere, specie in presenza di elevate temperature, utilizzando acqua piovana, demineralizzata o da osmosi inversa. Se coltivata in vasi o canestri sospesi va utilizzato un composto particolarmente drenante e aerato che può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di media/grossa pezzatura con aggiunta di inerti, con innaffiature più diradate in modo da permettere al substrato di asciugarsi quasi completamente prima di ridare acqua, essendo le radici facilmente soggette a marciume per umidità stagnante. Per le concimazioni, opportunamente alternate alle innaffiature per evitare accumulo di sali alle radici, può essere utilizzato un concime idrosolubile bilanciato, con microelementi, a ¼ di dose di quella consigliata sulla confezione.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Phalaenopsis labukensis (Shim, A.L.Lamb & C.L.Chan) Shim (1982).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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