Parmentiera cereifera

Famiglia : Bignoniaceae

Testo © Pietro Puccio

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La Parmentiera cereifera è un alberello di Panama con frutti di 30-60 cm che sbucano dal tronco. La specie, dalle probabili virtù medicinali, è oggi ad altissimo rischio d’estinzione © Giuseppe Mazza

La specie è originaria di Panama dove cresce nelle foreste sempreverdi della valle del fiume Chagres a basse altitudini.

Il genere è dedicato all’agronomo e farmacista francese Antoine Augustin Parmentier (1737-1813); il nome specifico è la combinazione del sostantivo latino “cera” = cera e del verbo “fero” = portare, per i lunghi frutti pendenti simili a candele.

Nomi comuni: candle tree (inglese); árvore-de-velas (portoghese - Brasile); árbol de cera, árbol de las bujías, árbol vela, candelero, palo de cera, palo de vela, palo de velas (spagnolo).

La Parmentiera cereifera Seem. (1854) è un piccolo albero sempreverde inerme, alto 6-9 m, molto ramificato, con corteccia liscia o leggermente fessurata di colore grigiastro. Le foglie, su un picciolo alato lungo 2,5-6 cm, sono opposte, trifogliate con foglioline sessili o subsessili obovato-oblunghe con apice appuntito, lunghe 2-8 cm e larghe 1,5-4 cm, la terminale leggermente più grande delle laterali, di colore verde chiaro lucido. Fiori ermafroditi, su un peduncolo di 1-1,5 cm di lunghezza, solitari o in gruppi di 2-4, direttamente sul tronco o i rami principali (caulifloria), con calice spataceo inciso lateralmente fino alla base, lungo 2-5 cm, di colore verde, corolla campanulata di colore bianco o bianco-verdastro, di 3,5-6 cm di lunghezza e 5 cm di diametro, con 5 lobi ricurvi con margini ondulati, e 5 stami di cui uno sterile; i fiori sono impollinati prevalentemente da pipistrelli nettarivori. Il frutto è una bacca carnosa cilindrica, di 30-60 cm di lunghezza e 1-2 cm di diametro, di colore inizialmente verde, poi giallastro a maturità, di aspetto ceroso, persistente a lungo sulla pianta, contenente numerosi semi ovali, di circa 3 mm di diametro, appiattiti, immersi in una polpa fibrosa edule.

Si riproduce generalmente per seme, in terriccio organico drenante mantenuto costantemente umido alla temperatura di 25-28 °C, con tempi di germinazione di 2-4 settimane e prima fioritura a partire dal quinto anno di età.

Specie relativamente poco nota presente a volte in parchi e giardini botanici dei paesi tropicali e subtropicali per il suo aspetto curioso, richiede una esposizione in pieno sole e si adatta ad un’ampia varietà di suoli, purché ben drenati, mantenuti pressoché costantemente umidi; da adulta può resistere a temperature prossime a 0 °C, se eccezionali e di breve durata. Nei climi sfavorevoli esemplari giovani possono essere coltivati in vaso, per essere riparati in serre o giardini d’inverno particolarmente luminosi, in terriccio organico con aggiunta di sabbia o agriperlite per un 30%, con temperature minime invernali superiori a 15 °C; è considerato un ottimo soggetto per bonsai. Le innaffiature devono essere regolari e abbondanti durante il periodo vegetativo, più diradate in inverno, ma senza fare asciugare completamente il substrato.

I frutti, raramente consumati crudi o cotti, sono localmente utilizzati come alimento per il bestiame. Studi di laboratorio hanno evidenziato in varie parti della pianta la presenza di composti bioattivi (flavonoidi, saponine, steroidi, tannini e terpenoidi) meritevoli di ulteriori indagini per un possibile uso nella farmacopea ufficiale.

Per la riduzione del suo habitat l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha inserito l’albero nella lista rossa delle specie ad altissimo rischio di estinzione in natura nel prossimo futuro (Endangered).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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