Pelagodoxa henryana

Famiglia : Arecaceae

Testo © Pietro Puccio

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Originaria delle isole Marchesi e poco coltivata, la Pelagodoxa henryana è ad altissimo rischio di estinzione © Giuseppe Mazza

La specie è originaria delle isole Marchesi (Nuku Hiva) dove è presente con pochissimi esemplari nel sottobosco della foresta pluviale in una valle (Taipivai) a circa 100 m sul livello del mare.

Il nome del genere è la combinazione dei sostantivi greci “πέλαγος” (pélagos) = mare e “δόξα” (doxa) = gloria, con riferimento al luogo di origine, un’isola in pieno Oceano Pacifico; la specie fu dedicata al suo raccoglitore, Charles Henry.

Nomi comuni: Henry palm (inglese); enu, vahani (isole Marchesi).

La Pelagodoxa henryana Becc. (1917) è una specie monoica inerme a fusto solitario, eretto, fino a 6-8 m di lunghezza e 10-15 cm di diametro, di colore bruno chiaro su cui sono visibili gli anelli ravvicinati delle cicatrici fogliari. Le foglie, su un picciolo lungo 30-60 cm, sono flabellate, indivise con apice bifido, plicate, lunghe 2-3 m e larghe 1-1,2 m, di colore verde intenso lucido superiormente, ricoperte da un sottile tomento grigio inferiormente; la base fogliare, con margini fibrosi e ricoperta da un fitto tomento, abbraccia solo parzialmente il fusto nelle foglie più esterne. Infiorescenza ramificata tra le foglie (interfogliare), lunga 30-60 cm, tomentosa, con fiori unisessuali disposti in triadi (un fiore femminile in mezzo a due fiori maschili), tranne nella parte terminale delle rachille dove sono presenti solo fiori maschili solitari o in coppia. L’infiorescenza presenta il fenomeno della proterandria, i fiori maschili maturano prima di quelli femminili, ciò per favorire la fecondazione incrociata. Frutti sferici ricoperti da tubercoli piramidali sugherosi di colore bruno verdastro, di 6-15 cm di diametro, contenenti un solo seme globoso di 3-6 cm di diametro.

Si riproduce per seme, che non è facilmente reperibile, in terriccio organico drenante mantenuto umido alla temperatura di 28-30 °C, con tempi di germinazione di 3-4 mesi.

Una delle palme più ornamentali in assoluto, ma rara e di coltivazione non del tutto facile, richiede un clima tropicale umido con temperature e umidità ambientale elevate e costanti, suoli profondi, drenanti, ricchi di sostanza organica, mantenuti costantemente umidi, e una posizione ombreggiata e totalmente riparata dal vento, per mantenere le foglie indivise. Di grande effetto anche coltivata in vaso, per la decorazione di spazi aperti, dove il clima lo consente, serre, verande ed interni luminosi, con valori di temperatura che è bene non scendano sotto 18 °C e elevata umidità ambientale. Le innaffiature devono essere regolari e abbondanti, specie in presenza di elevate temperature, ma senza ristagni, e le concimazioni effettuate con prodotti idrosolubili bilanciati con microelementi.

Per il numero ridotto di esemplari, concentrati in una piccola area, la specie è stata inserita nella lista rossa della IUCN (International Union for the Conservation of Nature and Natural Resources) come “Critically Endangered” (ad altissimo rischio di estinzione in natura nell’immediato futuro).

Sinonimi: Pelagodoxa mesocarpa Burret (1928).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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