Phalaenopsis lueddemanniana

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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La Phalaenopsis lueddemaniana è molto diffusa fra i collezionisti d’orchidee botaniche per la facilità di coltura © Mazza

La specie è originaria delle Filippine, dove cresce nelle foreste umide a basse altitudini.

Il nome generico è la combinazione dei termini greci “phalaina” = farfalla ed “opsis” = aspetto, con ovvio riferimento; la specie è dedicata al botanico e coltivatore di orchidee francese G. A. Lüddeman (1821-1884).

Phalaenopsis lueddemanniana Rchb.f. (1865) è una specie epifita con fusto ricoperto dalle basi fogliari imbricate e foglie carnose oblungo-ellittiche, lunghe 10-30 cm e larghe fino a 9 cm. Infiorescenza laterale lunga fino a 50 cm, arcuata o pendente, racemosa o panicolata, portante 2-5 fiori contempora- neamente aperti, cerosi, carnosi e leggermente profumati, di 5-6 cm di diametro, di lunga durata, fino ad 8 settimane.

I fiori sono molto variabili per forma e soprattutto colore, più frequen- temente i sepali e petali sono biancastri con strisce più o meno fitte magenta, porpora o bruno rossastro, di varia tonalità, e labello trilobato con macchia gialla alla base e sui lobi laterali e lobo centrale rosa porpora. I sepali sono più o meno ellittici, lunghi 2-3 cm e larghi 1-1,4 cm, carenati sul retro, i petali ovato-ellittici, lunghi 2,6 cm e larghi 1,2 cm, il labello, lungo 1,8-2,2 cm e largo 1,5-1,8 cm, ha i lobi laterali oblunghi troncati all’apice, eretti, e lobo mediano ovato-oblungo, carnoso, con una cresta lungo la linea mediana provvista di setole ispide bianche, la colonna è cilindrica, lievemente arcuata, lunga circa 1 cm.

Si riproduce per seme, in vitro, per micropropagazione ed a livello amatoriale tramite le giovani piante che facilmente si formano sulla infiorescenza (in gergo “keiki”, che in hawaiano significa “figli”), che possono essere rimosse quando hanno formato un buon apparato radicale.

Tra le Phalaenopsis botaniche è una delle più diffuse presso i collezionisti, anche per la facilità di coltivazione e riproduzione tramite i keiki prodotti dalla infiorescenza, pertanto questa va tagliata solo quando secca. Richiede temperature medio-alte con minime invernali non inferiori a 14 °C, elevata umidità, 60-80%, e parziale ombreggiatura, anche con qualche ora di sole diretto al mattino.

In primavera-estate, durante il periodo vegetativo, le innaffiature devono essere regolari e abbondanti, ma lasciando parzialmente asciugare il substrato prima di ridare acqua, leggermente diradate in inverno in modo da concedere alla pianta un leggero periodo di riposo, evitare i ristagni all’ascella delle foglie, specie di notte e con temperature medio-basse, fondamentale una costante buona ventilazione per prevenire marciumi. Per le innaffiature e nebulizzazioni va utilizzata acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata; le concimazioni, opportunamente distribuite e alternate, in modo da evitare accumulo di sali alle radici, vanno fatte durante il periodo vegetativo preferibilmente con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a ¼ di dose di quella consigliata sulla confezione. Può essere montata su tronchi, corteccia, zattera di sughero o coltivata in vasi o canestri, preferibilmente sospesi, con un composto molto drenante e aerato che può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di media pezzatura, con eventuale aggiunta di inerti per migliorare il drenaggio. Eventuali rinvasi vanno effettuati in primavera alla ripresa vegetativa, segnalata dalla crescita delle nuove radici.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Phalaenopsis lueddemanniana var. delicata Rchb.f. (1865); Phalaenopsis lueddemanniana var. ochrata Rchb.f. (1865); Phalaenopsis lueddemannii Náves (1880); Polychilos lueddemanniana (Rchb.f.) Shim (1982); Phalaenopsis lueddemanniana f. delicata (Rchb.f.) O.Gruss & M.Wolff (2007); Phalaenopsis lueddemanniana f. ochracea (Rchb.f.) O.Gruss & M.Wolff (2007).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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