Phalaenopsis pulcherrima

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Forma pelorica di Phalaenopsis pulcherrima. La specie è di casa nel Sud-est asiatico © G. Mazza

La specie è originaria dell’Assam, Borneo, Cambogia, Cina (Hainan), Laos, Malaysia Peninsulare, Myanmar, Singapore, Sumatra, Thailandia e Vietnam dove cresce nelle foreste e nelle boscaglie su suoli sabbiosi o rocciosi, ricoperti o meno di muschio, lungo le rive di corsi d’acqua o in luoghi aperti lungo le coste, dal livello del mare fino a circa 1200 m di altitudine.

Il nome generico è la combinazione dei sostantivi greci “φάλαινα” (phalaina) = farfalla e “ὄψις“ (opsis) = aspetto, con ovvio riferimento; il nome specifico è l’aggettivo latino “pulcherrimus, a, um” (superlativo di “pulcher”) = bellissimo.

La Phalaenopsis pulcherrima (Lindl.) J.J.Sm. (1933) è una specie terrestre o litofita, molto variabile per colore e dimensione dei fiori, con un corto fusto provvisto di 3-6 foglie da oblunghe a oblanceolate, distiche, coriacee, rigide, di 5-15 cm di lunghezza e 1,5-3 cm di larghezza, di colore verde spesso soffuso di porpora, specie nella pagina inferiore.

Infiorescenza laterale, su un peduncolo lungo 20-40 cm, eretta, racemosa, di 10-25 cm di lunghezza, con numerosi fiori, di 2-3,5 cm di diametro, disposti a spirale sul rachide, che si aprono in successione per un periodo di 1-3 mesi, solitamente con petali e sepali di colore da rosa a porpora, in diverse tonalità, e labello con lobi laterali rossastri e lobo mediano porpora scuro percorso alla base da linee bianche; esistono varianti di colore bianco, o bianco con lobi laterali del labello gialli, e di colore blu violetto in varie tonalità.

Sepalo dorsale da oblungo a ellittico con apice ottuso, lungo 0,8-1,6 cm e largo 0,5-0,7 cm, sepali laterali ovato-triangolari, di 0,8-1,5 cm di lunghezza e 0,8 cm di larghezza, fusi alla base della colonna a formare una sorta di sperone conico (mentum) lungo 0,8-1 cm.

Petali obovati con apice arrotondato, lunghi 0,8-1,4 cm e larghi circa 0,6 cm, labello trilobato, lungo circa 1,4 cm e largo 1,7 cm, con lobi laterali oblungo-ellittici, eretti, e lobo mediano oblungo-ovato.

Esistono anche forme peloriche (foto), caratterizzate dall’avere i petali pressoché uguali al labello per forma e colore, il fiore passa quindi dalla simmetria bilaterale (zigomorfa), tipica delle orchidee, alla simmetria radiale (actinomorfa).

Esaurita la fioritura la parte dello stelo floreale sotto il primo nodo che ha portato fiori va lasciata, a meno che non sia interamente secca, potendo essere emesso, anche a distanza di tempo, un nuovo stelo dai nodi inferiori.

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Nella mutazione pelorica i petali sono pressoché uguali al labello per forma e colore. Il fiore passa quindi dalla simmetria bilaterale, tipica delle orchidee, alla simmetria radiale © Mazza

Si riproduce per seme, in vitro, per micropropagazione e facilmente tramite le giovani piante che si formano alla base e sulla infiorescenza (in gergo “keiki”, che in hawaiano significa “figli”), che possono essere rimosse quando hanno formato un buon apparato radicale. Specie diffusa in natura di facile coltivazione e adattabilità, ampiamente utilizzata nelle ibridazioni, richiede elevata luminosità, anche alcune ore di sole diretto, temperature medio-alte, 18-32 °C, con minime notturne nei mesi più freddi non inferiori a 16 °C, elevata umidità, 60-80%, e ventilazione costante.

Durante il periodo di crescita attiva le innaffiature devono essere abbondanti e regolari ma lasciando asciugare prima di ridare acqua, più diradate quando le temperature sono più basse e la crescita rallentata; evitare i ristagni all’ascella delle foglie, specie di notte e con temperature medio-basse, che possono provocare marciumi. Le innaffiature e nebulizzazioni vanno effettuate utilizzando acqua piovana, demineralizzata o da osmosi inversa; le concimazioni, opportunamente alternate per evitare eccessivi accumuli di sali nel composto, vanno fatte durante il periodo di crescita con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a ¼ di dose di quella consigliata dal produttore. Viene coltivata di preferenza in vasi di argilla bassi con composto perfettamente drenante che può essere costituito da frammenti di coccio e pezzi di carbone o corteccia (bark) di media pezzatura, con eventuale aggiunta di sfagno, meno frequentemente viene montata su pezzi di corteccia, tronchi, zattere di sughero o di felci arborescenti. Trapianti e rinvasi vanno effettuati al termine della fioritura all’apparire delle nuove radici.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Doritis pulcherrima Lindl. (1833); Phalaenopsis esmeralda Rchb.f. (1874); Phalaenopsis esmeralda var. albiflora Rchb.f. (1877); Phalaenopsis antennifera Rchb.f. (1879); Phalaenopsis esmeralda var. candidula Rolfe (1890); Phalaenopsis esmeralda var. rubra Stein (1892); Phalaenopsis mastersii King & Pantl. (1897); Phalaenopsis esmeralda var. punctulata Cogn. (1904); Doritis pulcherrima var. caerulea Fowlie (1969); Doritis pulcherrima f. alba O.Gruss & Roeth (1999); Doritis pulcherrima f. albiflora (Rchb.f.) Roeth & O.Gruss (1999); Doritis pulcherrima f. caerulea (Fowlie) O.Gruss & Roeth (1999); Phalaenopsis pulcherrima f. alba (O.Gruss & Roeth) Christenson (2001); Phalaenopsis pulcherrima f. albiflora (Rchb.f.) Christenson (2001); Phalaenopsis pulcherrima f. caerulea (Fowlie) Christenson (2001); Doritis pulcherrima f. apiculata Aver. (2009); Doritis pulcherrima var. apiculata Aver. (2009); Doritis pulcherrima var. laotica O.Gruss (2009); Doritis pulcherrima f. nivea Aver. (2009); Doritis pulcherrima f. purpurea Aver. (2009).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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