Phalaenopsis schilleriana

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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La Phalaenopsis schilleriana può portare anche 200 fiori © Giuseppe Mazza

La specie è originaria delle Filippine, dove vive nelle foreste umide tra 200 e 450 m di altitudine.

Il nome generico è la combinazione dei termini greci “phalaina” = farfalla ed “opsis” = aspetto, con ovvio riferimento; la specie è dedicata al collezionista di orchidee tedesco Gustav Wilhelm Schiller, nella cui serra fiorì per la prima volta in Europa.

Nomi comuni: Schiller’s moth orchid (inglese).

La Phalaenopsis schilleriana Rchb.f. (1860) è una specie epifita con corto fusto interamente nascosto dalle basi fogliari imbricate, numerose radici piatte e foglie carnose, distiche, da ellittiche ad oblanceolate, di colore verde scuro maculato di grigio argenteo nella pagina superiore, uniformemente porpora in quella inferiore, lunghe fino a circa 40 cm e larghe 8-12 cm.

Infiorescenze arcuate, spesso pendenti, lunghe fino a circa 1 m, generalmente ramificate, con un numero variabile di fiori odorosi, fino ad oltre 200 negli esemplari più robusti, di 6-8 cm di diametro, con sepali in varie tonalità di rosa, più pallido ai bordi, e punteggiati di porpora alla base, petali dello stesso colore dei sepali, ma senza punteggiatura, labello da bianco a porpora scuro, con la base dei lobi laterali punteggiata di rosso.

I sepali sono ellittici, lunghi 3,5 cm e larghi 1,5 cm, i petali romboidali con apici arrotondati, lunghi e larghi circa 4 cm, il labello è trilobato, lungo 2,2 cm e largo 3,4 cm, con lobi laterali oblungo-obovati e lobo mediano ovato con all’apice due appendici ricurve divergenti e una escrescenza carnosa (callo) alla base di colore giallo vivo punteggiato di rosso.

I fiori sono di lunga durata sulla pianta, circa un mese, recisi molto meno. Si riproduce per seme, in vitro, ma solitamente per micropropagazione.

La Phalaenopsis schilleriana è considerata tra le più belle del genere, non solo per la spettacolare fioritura, ma anche per il fogliame particolarmente ornamentale.

Di facile coltivazione, richiede una posizione ombreggiata, anche se sopporta situazioni molto luminose, ma non la luce solare diretta, temperature medio-alte, 18-30 °C o più, costante ed elevata umidità atmosferica, 60-80%, e buona ventilazione.

In estate, durante il periodo vegetativo, le innaffiature devono essere regolari e abbondanti, in inverno, quando la crescita delle foglie è cessata, vanno diradate ma senza fare asciugare completamente; evitare i ristagni all’ascella delle foglie, specie di notte e con temperature medio-basse.

Per favorire una abbondante fioritura è utile in autunno sottoporre la pianta ad un periodo fresco con temperature notturne di 14-16 °C e massime diurne non superiori a 26 °C.

Lo stelo floreale va tagliato quando è secco o, se si è certi che ha esaurito la fioritura, sotto il primo nodo che ha portato fiori, potendo essere emesso, anche a distanza di tempo, un nuovo stelo dai nodi inferiori.

Per le innaffiature e nebulizzazioni va utilizzata acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata; le concimazioni, opportunamente distribuite e alternate, in modo da evitare accumulo di sali alle radici, vanno fatte durante il periodo vegetativo preferibilmente con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a ¼ di dose di quella consigliata sulla confezione. Può essere montata su tronchi, corteccia, zattera di sughero o coltivata in vasi, anche sospesi, con un composto che può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di media pezzatura, i rinvasi vanno effettuati alla fine della fioritura.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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