Philodendron bipinnatifidum

Famiglia : Araceae

Testo © Pietro Puccio

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Si adatta anche alla coltivazione idroponica © Giuseppe Mazza

Il Philodendron bipinnatifidum Schott ex Endl. (1837) è originario delle foreste umide dell’America meridionale (Argentina, Brasile, Bolivia e Paraguay).

Il nome generico è la combinazione dei termini greci “philos” = amico e “déndron” = albero, con riferimento al portamento solitamente rampicante delle specie appartenenti al genere; il nome specifico è la combinazione dei termini latini “bis” = due volte, “pinnatus” = pennato e “fidus” derivato dal verbo “findere” = dividere, con riferimento alla forma della foglia.

Nomi comuni: “cut-leaf philodendron”, “fiddle-leaf philodendron”, “panda plant”, “philodendron”, “self-header”, “selloum”, ”selloum philodendron”, “split leaf philodendron”, “tree philodendron”, “twicecut philodendron” (inglese); “philodendron à feuilles bipinnatifides (francese); “banana d’imbe”, “banana de imbé”, “banana de macaco“, “cipó imbé”, “folha de fonte” (portoghese); “filodendro paraguayo”, “uña de danta“ (spagnolo); “doppeltspaltfiederblättriger baumfreund“ (tedesco).

Specie sempreverde perenne forma un fusto carnoso, che diventa semilegnoso con l’età, di 8-12 cm di diametro, su cui sono evidenti le cicatrici lasciate dalle foglie cadute, alto fino a circa 2 m con numerose robuste radici aeree che contribuiscono a mantenerlo eretto, successivamente, per il peso delle numerose foglie, tende a divenire decombente; in natura può raggiungere altezze superiori in presenza di alberi su cui appoggiarsi.

Le foglie, su un lungo picciolo, sono di colore verde intenso lucido, profondamente incise, di 70-90 cm di lunghezza e 40-50 cm di larghezza con 10-12 segmenti per lato lobati e irregolarmente bilobati, ondulati ai margini.

L’infiorescenza è costituita da uno spadice lungo circa 25 cm di colore bianco crema, circondato da una spata rigida di colore verde esteriormente, crema interiormente; i fiori sono unisessuali protogini (i fiori femminili sono ricettivi prima della maturazione dei fiori maschili, ciò impedisce l’autofecondazione) disposti alla base dello spadice, con i fiori femminili occupanti la parte inferiore e quelli maschili la superiore; l’impollinazione avviene ad opera di scarabeidi attratti dall’odore emesso dallo spadice e dal contemporaneo aumento di temperatura. L’aumento di temperatura dello spadice si ha per circa 34 ore, con un massimo nel tardo pomeriggio del primo giorno, con un innalzamento di temperatura fino a circa 18°C rispetto a quella ambiente.

I frutti sono bacche ovoidi color crema lunghe circa 1 cm. Si riproduce generalmente per divisione, margotta e porzioni di fusto, oltre che per seme.

Specie molto ornamentale per il suo aspetto tipicamente tropicale è coltivabile all’aperto, in pieno sole o leggera ombra, nelle regioni a clima tropicale, subtropicale e temperato caldo; non è particolarmente esigente in fatto di suolo e può sopportare temperature di -2/-3°C con danneggiamento delle foglie, a temperature inferiori, fino a circa -8°C, pur perdendo tutta la parte aerea, può rivegetare dalla base.

E’ coltivabile anche in vaso per la decorazione di interni su substrato poroso, drenante e ricco di sostanza organica in posizione molto luminosa; le innaffiature devono essere frequenti, ma senza ristagni, in estate, diradate in inverno. Si adatta anche alla coltivazione idroponica.

Tutte le parti della pianta contengono sostanze tossiche, in particolare ossalato di calcio, potenzialmente irritanti. Alcune parti della pianta hanno un limitato uso nella medicina tradizionale.

Sinonimi: Sphincterostigma bipinnatifidum (Schott ex Endl.) Schott (1832); Arum pinnatifidum Jacq. (1797); Arum pinnatifidum Vell. (1831); Philodendron selloum K.Koch (1853); Philodendron pygmaeum Chodat & Vischer (1920).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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