Phoenix dactylifera

Famiglia : Arecaceae

Testo © Pietro Puccio

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La Phoenix dactylifera può superare i 30 m d’altezza © Giuseppe Mazza

Il termine generico è il nome greco dato nell’antichità alla pianta. Il termine specifico deriva dal greco ‘dactylos’ = dito e dal latino ‘fero’ = portare, con riferimento ai frutti.

Coltivata da tempi remoti, non se ne conosce l’esatto luogo di origine, l’ipotesi più accreditata lo colloca nella fascia tra Pakistan e penisola arabica, dove peraltro sono state ritrovate le più antiche tracce della sua presenza.

Sono state rinvenute in Egitto testimonianze della sua coltivazione già in epoca predinastica (oltre 7000 anni fa), insieme ad Hyphaene thebaica e Ficus sycomorus, e sono numerose quelle pittoriche risalenti ad oltre 3500 anni fa che ne dimostrano l’uso anche ornamentale.

Attualmente la Phoenix dactylifera L. (1753) è ampiamente coltivata in tutto il Nord Africa ed il Vicino e Medio Oriente dove è stata, e lo è ancor oggi, di vitale importanza per molte popolazioni.

I suoi frutti, che possono essere conservati a lungo, ne hanno costituito, ed in parte costituiscono tuttora, l’alimento principale, mentre tutte le altre parti della pianta vengono ancora utilizzate per molteplici usi.

Per questi motivi la palma da datteri ha rivestito, fin dalla antichità, anche un importante ruolo simbolico sia in campo sociale che religioso.

Palma a fusto singolo o cespitosa con fusti di 30-40 cm di diametro, alti fino ad oltre 30 m, su cui persistono per lungo tempo le basi delle foglie disseccate.

Le foglie sono pennate di circa 4-5 m di lunghezza, con pinnule rigide, di colore verde grigiastro, e lunghe fino a circa 40 cm, ridotte a spine nella parte basale.

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I frutti della palma da datteri si conservano a lungo © G. Mazza

E’ una pianta dioica (ogni individuo porta o solo fiori maschili o solo fiori femminili).

Le infiorescenze ramificate, tra le foglie, sono lunghe circa 1 m.

I fiori maschili sono di colore crema, quelli femminili gialli.

Frutti oblunghi, di circa 5-7 cm di lunghezza e 2-3 cm di diametro, di colore dal giallo, all’arancio, al porpora scuro, secondo la varietà.

Si riproduce per divisione e per seme, che germina in circa due mesi.

Oltre che nelle aree tradizionali, in tempi recenti se ne è iniziata la coltivazione, per la produzione dei frutti, in altre zone del globo a clima caldo secco.

Come pianta ornamentale è ampiamente coltivata in tutte le zone tropicali, subtropicali e temperate, dove resiste a temperature fino a -10 °C, in pieno sole e suoli ben drenati.

Sinonimi: Palma major Garsault (1764); Palma dactylifera (L.) Mill. (1768); Phoenix excelsior Cav. (1793); Phoenix dactylifera var. cylindrocarpa Mart. (1838); Phoenix dactylifera var. gonocarpa Mart. (1838); Phoenix dactylifera var. oocarpa Mart. (1838); Phoenix dactylifera var. oxysperma Mart. (1838); Phoenix dactylifera var. sphaerocarpa Mart. (1838); Phoenix dactylifera var. sphaerosperma Mart. (1838); Phoenix dactylifera var. sylvestris Mart. (1838). Phoenix dactylifera var. adunca D.H.Christ ex Becc. (1890); Phoenix dactylifera var. costata Becc. (1890); Phoenix atlantica var. maroccana A.Chev. (1952); Phoenix chevalieri D.Rivera, S.Ríos & Obón (1997); Phoenix iberica D.Rivera, S.Ríos & Obón, (1997).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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