Phoenix paludosa

Famiglia : Arecaceae

Testo © Pietro Puccio

La specie è originaria dell’Assam, Bangladesh, India, Isole Andamane, Isole Nicobare, Malaysia Peninsulare, Myanmar, Singapore, Sumatra, Thailandia e Vietnam dove cresce lungo le rive dei corsi d’acqua, delle paludi e lungo le coste ai margini interni delle foreste di mangrovie periodicamente inondate da acqua salmastra, in particolare copre con una vegetazione impenetrabile molte isole del delta del Gange. Il termine generico è il nome greco dato nell’antichità alla palma da dattero; il nome specifico è l’aggettivo latino “paludosus, a, um” = paludoso, con ovvio riferimento.

Nomi comuni: mangrove date palm, ocean phoenix palm, swamp date palm (inglese); peng (Cambogia); hental, hintāla (India); dangsa (Malaysia); thin boung (Myanmar); palmera de los manglares (spagnolo); peng-ta-lay (Thailandia); cha la bien (Vietnam).

La Phoenix paludosa Roxb. (1832) è una specie dioica (ogni individuo porta o solo fiori maschili o solo fiori femminili) densamente cespitosa con fusti eretti o ricurvi, di 2-5 m di altezza e 5-8 cm di diametro, di colore bruno rossiccio con le foglie secche persistenti per lungo tempo sotto la chioma mentre nella parte libera sono visibili gli anelli traccia della attaccatura delle foglie cadute distanti tra loro circa 5 cm; alla base presenta una massa di radici esposte. Le foglie, fino a 20 per fusto, sono pennate, ricurve, lunghe 1,5-2,5 m, con guaina basale di colore bruno ridotta a una rete di fibre rigide, pinnule inserite regolarmente o in gruppi di 2-4 sul rachide su due angoli differenti, ensiformi, lunghe nella parte mediana 30-40 cm e larghe fino a circa 2 cm, piuttosto flaccide, superiormente di colore verde, grigiastro inferiormente, le basali ridotte a robuste spine aghiformi lunghe fino a 12 cm.

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Cespitosa, alta anche 5 m, la Phoenix paludosa cresce nel Sud-est asiatico lungo i fiumi e nelle dense foreste di mangrovie periodicamente invase dall’acqua salmastra. Un tempo diffusa è minacciata dall’antropizzazione e poco coltivata nei giardini per le pericolose pinnule basali aghiformi visibili nel dettaglio a destra © Giuseppe Mazza

Le infiorescenze, molto ramificate, erette, si sviluppano tra le foglie racchiuse nella fase iniziale di crescita all’interno di una spata lunga circa 45 cm di colore giallastro, le infiorescenze maschili sono lunghe 45-60 cm con fiori dalla corolla costituita da tre petali lunghi circa 7 mm uniti alla base nel ricettacolo che supporta i sei stami, infiorescenze femminili lunghe in frutto fino ad oltre 1 m, con fiori dalla corolla costituita da tre petali liberi, lunghi circa 3 mm, tondeggianti e concavi. Il frutto è una bacca ellissoide di 1-1,2 cm di lunghezza di colore porpora nerastro lucido a maturità; il seme è ovoide, di 0,9-1 cm di lunghezza e 0,6 cm di diametro, con embrione posto vicino la base.

Si riproduce per seme in terriccio sabbioso mantenuto umido alla temperatura di 22-24 °C, con tempi di germinazione di 2-4 settimane.

Specie inizialmente molto diffusa, ma che oggi in alcune delle aree di origine è fortemente a rischio per la crescente antropizzazione, coltivabile nelle zone a clima tropicale e subtropicale umido in pieno sole su suoli mantenuti costantemente umidi non sopportando periodi di siccità; non tollera temperature intorno a 0 °C se non eccezionali e per brevissimo periodo. Ha un discreto valore ornamentale, ma è raramente impiegata sotto questo profilo, da utilizzare in parchi e giardini ai bordi di specchi d’acqua, ma lontano da luoghi di passaggio per le fibre e le pinnule basali aghiformi. Nei luoghi di origine le foglie vengono utilizzate per copertura e i fusti per recinzioni e nelle costruzioni rurali.

Sinonimi: Phoenix siamensis Miq. (1868); Phoenix andamanensis W.Mill., J.G.Sm. & N.Taylor (1916).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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