Phragmipedium caudatum

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Coi suoi petali nastriformi di 70 cm, il Phragmipedium caudatum ha affascinato molti orchidofili © G. Mazza

La specie è originaria della Bolivia e Perù, dove cresce sia nelle foreste che su pendii rocciosi ricoperti di muschio tra 1000 e 2000 m di altitudine.

Il nome del genere è la combinazione dei termini greci “phragma” = divisone e “pédilon” = sandalo, con riferimento all’ovario diviso in tre cavità (triloculare) ed alla forma del labello; il nome specifico latino “caudatum” = dotato di coda, fa riferimento ai lunghi petali pendenti.

Nomi comuni: mandarin orchid (inglese).

Il Phragmipedium caudatum (Lindl.) Rolfe (1896) è una specie erbacea epifita o litofita, cespitosa, con corto fusto interamente nascosto dalle basi fogliari imbricate e 5-7 foglie lineari coriacee, alterne, distiche, lunghe 15-50 cm e larghe 4-5 cm.

Scapo floreale terminale lungo fino a 60 cm, pubescente, portante 2-4 fiori di lunga durata, circa due mesi, che si aprono quasi contemporaneamente, con sepali di colore bianco-verdastro con venature verde scuro, petali verde chiaro con margini e parte terminale rosati, labello bianco sfumato di rosa verso l’apice con venature verdi.

Sepalo dorsale lanceolato, appuntito, con margini ondulati, lungo 10-15 cm e largo 1,5-2,5 cm, ricurvo in avanti, sepali laterali uniti per tutta la loro lunghezza a formare, dietro il labello, come un unico sepalo (sinsepalo) oblungo-lanceolato, lungo fino a circa 12 cm e largo 2,5-4,5 cm, petali nastriformi, lunghi fino a circa 70 cm e larghi 0,5-1 cm, ritorti, e labello trilobato, lungo 4-6 cm e largo circa 3 cm, con lobo mediano saccato.

Si riproduce per seme, in vitro, e per divisione, con ciascuna sezione provvista di almeno 3-4 cespi.

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Particolare del fiore che dura circa 2 mesi © Giuseppe Mazza

Specie tra le più robuste e coltivate del genere, grazie anche alla relativa facilità di coltivazione, richiede temperature intermedie con massime estive preferibilmente non superiori a 28 °C e minime notturne invernali di 12-14 °C, elevata luminosità e umidità, 60-80% e aria costantemente in movimento.

Le innaffiature devono essere regolari ed abbondanti durante il periodo vegetativo, lasciando leggermente asciugare prima di ridare acqua, preferibilmente nelle prime ore del giorno, in modo da permettere all’acqua di asciugarsi, per evitare ristagni all’ascella delle foglie, in particolare della vegetazione emergente, che possono provocare marciumi. In inverno le innaffiature vanno diradate, ma senza mai fare asciugare completamente il substrato e la luminosità aumentata, anche sole diretto nelle prime ore del giorno.

Le innaffiature e nebulizzazioni vanno effettuate con acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata, e le concimazioni, durante il periodo vegetativo, con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a ¼ di dose, o meno, di quella consigliata sulla confezione, distribuite e alternate in modo da evitare accumulo di sali alle radici, cui la specie è particolarmente sensibile. Il substrato di coltivazione può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di fine pezzatura e di carbone, con eventuale aggiunta di sfagno e agriperlite; divisioni e rinvasi vanno effettuati alla fine della fioritura, nel momento in cui appare la nuova vegetazione.

La specie è iscritta nell’appendice I della CITES (specie a rischio di estinzione per la quale il commercio è ammesso solo in circostanze eccezionali).

Sinonimi: Cypripedium caudatum Lindl. (1840); Cypripedium warszewiczianum Rchb.f. (1852); Selenipedium caudatum (Lindl.) Rchb.f. & Warsz. (1854); Selenipedium warszewiczianum (Rchb.f.) Rchb.f. & Warsz. (1854); Paphiopedilum caudatum (Lindl.) Pfitzer (1888); Paphiopedilum warszewiczianum (Rchb.f.) Pfitzer (1894); Phragmopedilum caudatum (Lindl.) Pfitzer (1903); Phragmopedilum warszewiczianum (Rchb. f.) Schltr. (1922); Phragmipedium warszewiczianum (Rchb. f.) Garay (1979).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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