Phragmipedium warszewiczianum

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il Phragmipedium warszewiczianum è spettacolare, ma a rischio d’estinzione © Mazza

La specie è originaria della Colombia ed Ecuador, dove cresce su pendii rocciosi ricoperti di muschio tra 600 e 2500 m di altitudine.

Il nome del genere è la combinazione dei termini greci “phragma” = divisone e “pédilon” = sandalo, con riferimento all’ovario diviso in tre cavità (triloculare) ed alla forma del labello; la specie è dedicata al botanico polacco Józef Warszewicz Ritter von Rawicz (1812-1866).

Il Phragmipedium warszewiczianum (Rchb.f.) Schltr. (1922) è una specie erbacea epifita o litofita, cespitosa, con corto fusto interamente nascosto dalle basi fogliari imbricate e 5-9 foglie lineari, coriacee, alterne, distiche, lunghe fino a circa 40 cm e larghe 3-5 cm, di colore verde chiaro.

Infiorescenze terminali, lunghe 40-60 cm, portanti 2-4 fiori che si aprono contemporaneamente con sepali di colore bianco-verdastro con venature verde scuro, petali da rossastro a bruno verdastro e labello bianco-rosato con venature più scure; i fiori sono di lunga durata, un mese ed oltre.

I sepali sono lanceolati (i due laterali sono uniti formando un unico sepalo, chiamato “sinsepalo”, dietro il labello), lunghi 10-12 cm e larghi circa 2 cm, con margini ondulati, i petali, lineari, lunghi 40-60 cm e larghi 0,5-1 cm, pendenti, infine il labello, saccato, con i margini ricurvi verso l’interno, è lungo 5-7 cm.

Si riproduce per seme, in vitro, e per divisione, con ciascuna sezione provvista di almeno 3-4 cespi.

Specie dalla fioritura spettacolare, per i lunghi petali pendenti, di coltivazione relativamente facile, richiede temperature intermedie, 14-16 °C di notte e 24-28 °C di giorno, elevata luminosità e umidità, 50-70 %.

Le innaffiature devono essere regolari ed abbondanti durante il periodo vegetativo, lasciando asciugare quasi completamente prima di ridare acqua, preferibilmente nelle prime ore del giorno, in modo da permettere all’acqua di asciugarsi, per evitare ristagni all’ascella delle foglie, e l’aria costantemente in movimento, in condizioni di scarsa ventilazione, in particolare in estate con le alte temperature, è facilmente soggetta a marciumi.

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La coltivazione è relativamente facile ed i fiori durano anche un mese © Giuseppe Mazza

In inverno le innaffiature vanno dira- date, ma senza fare asciugare comple- tamente e la luminosità aumentata, anche sole diretto nelle prime ore del giorno. Le innaffiature e nebulizzazioni vanno effettuate con acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata, e le concimazioni, durante il periodo vegetativo, con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a ¼ di dose, o meno, di quella consigliata sulla confezione, distribuite e alternate in modo da evitare accumulo di sali alle radici, cui la specie è particolarmente sensibile.

Il substrato di coltivazione può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di fine pezzatura e di carbone, con eventuale aggiunta di sfagno e agriperlite; divisioni e rinvasi vanno effettuati alla fine della fioritura, nel momento in cui appare la nuova vegetazione.

La specie è iscritta nell’appendice I della CITES (specie a rischio di estinzione per la quale il commercio è ammesso solo in circostanze eccezionali).

Sinonimi: Cypripedium wallisii Rchb.f. (1873); Selenipedium wallisii (Rchb.f.) Rchb.f. (1878); Cypripedium wallisii (Rchb. f.) B.S. Williams (1885); Selenipedium wallisii (Rchb.f.) Linden (1887); Paphiopedilum wallisii (Rchb.f.) Pfitzer (1894); Phragmipedium wallisii (Rchb.f.) Garay (1978).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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