Phyllium giganteum

Famiglia : Phylliidae

 

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Testo © Dr. Giovanni Luca Scardaci

   

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Il Fillio o Insetto foglia ( Phyllium giganteum ) è una specie tropicale della Malesia © Giuseppe Mazza

Il Fillio o Insetto foglia ( Phyllium giganteum - Hausleithner, 1984 ), dal greco antico “φύλλον” “phýllon” = foglia e dal latino “giganteum” = gigante, è uno degli insetti foglia più grandi del mondo e la specie più grande appartenente al genere Phyllium.

In Francia è comunemente chiamato la Phyllie géante, in Germania Das große wandelnde blatt, mentre in Inghilterra Walking leaves o True leaf insect.

Appartiene alla famiglia dei Phylliidae e all’ordine dei Phasmatodea, dal greco antico “φάσμα” “phasma” = fantasma o apparizione, al quale appartengono circa 2000 specie diffuse in tutto il mondo tranne in Antartide e in Patagonia.

Quest’ordine, meno conosciuto rispetto ad altri come, ad esempio, quelli dei coleotteri o dei lepidotteri, ha da sempre avuto il merito di aver fatto avvicinare bambini, amatori e/o semplici curiosi all’affascinante mondo dell’entomologia. Questo grazie al fatto che tutti gli insetti foglia o stecco sono specie erbivore, in particolare fitofaghe, che si nutrono cioè di foglie; animali innocui per l’uomo e facilmente allevabili, dato che hanno quasi tutte ali rudimentali e non possono quindi volar via. Danno belle soddisfazioni, soprattutto ai bambini, perché possono tenerle in mano, e sono estremamente prolifiche visto che si riproducono per partenogenesi.

Inoltre, l’insetto foglia è uno dei classici esempi che l’insegnante di scienze o il professore di zoologia utilizza per descrivere il criptismo che, nella maggior parte dei casi, viene confuso col mimetismo.

In realtà si parla di mimetismo quando una specie mima o imita un’altra specie, come ad esempio il Falso serpente corallo ( Lampropeltis triangulum - Lacépède, 1778 ) che imita il vero Serpente corallo ( Micrurus fulvius - Linnaeus, 1766 ) mentre si parla di criptismo quando una specie imita il substrato su cui vive, come ad esempio il nostro insetto foglia che è in grado di imitare e confondersi letteralmente con la foglia che lo ospita, come i rami per gli insetti stecco. Sia il mimetismo che il criptismo sono strategie antipredatorie.

Tra gli insetti stecco più grandi del mondo vi sono Dryococelus australis (Montrouzier, 1885), ritenuto estinto e poi ritrovato nel 2001, che vive nell’isola di Lord Howe (è un’isola appartenente al territorio australiano situata ad est dell’Australia); l’insetto foglia secca ( Extatosoma tiaratum - Macleay, 1826 ) che vive negli stati australiani del Queensland e del New South Wales e Heteropteryx dilatata (Parkinson, 1798), che vive nella penisola malese, i cui corpi raggiungono rispettivamente la lunghezza di 15 e 20 e 25 cm.

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L’adulto imita quasi alla perfezione una foglia, persino nelle appendici delle zampe © G. Mazza

Zoogeografia

Il fillio è una specie tropicale, nativa e diffusa nella Malesia.

Ecologia-Habitat

Il fillio vive tra le foglie della foresta pluviale più vecchia del mondo, Taman Negara, nel cuore della Malesia che si estende per circa 4343 km². Ha circa 130 milioni di anni ed è formata da cinque strati di vegetazione, costituita (dal punto di vista floristico) da circa 10000 specie vegetali tra cui gli alberi appartenenti alla famiglia delle Dipterocarpaceae, che costituiscono la volta o canopy della foresta; le querce, le numerose specie di piante rampicanti e lauri che ne costituiscono gli strati intermedi e le felci, che ne costituiscono gli strati basali.

Morfofisiologia

L’adulto imita, quasi alla perfezione, una foglia. Infatti il corpo è verde, appiattito, sono visibili delle venature fogliari e anche le appendici delle zampe si sono trasformate simulando i bordi della foglia.

E’ talmente incredibile il criptismo che il Phyllium giganteum ha con la foglia che l’esoscheletro, come già detto di colore verde, presenta delle macchie marroni intorno ai bordi e due puntini marroni nella parte superiore dell’addome che simulano parti di foglia secca o marcescente.

La femmina raggiunge i 12 cm di lunghezza, ha antenne corte e ali rudimentali o vestigiali. Il maschio (la cui esistenza è sempre stata dibattuta visto che in natura è difficile trovarli e in cattività nascono sempre femmine) ha ali lunghe, verdi e trans lucenti, antenne lunghe, ha dimensioni ridotte e corpo anch’esso verde con le zampe completamente marroni ma più snello rispetto alla femmina.

Le larve o neanidi sono, al contrario, di colore marrone, somigliano allo stadio adulto ma lunghe soltanto 2 cm e sono molto attive.

Etologia-Biologia Riproduttiva

A 7 mesi di vita le femmine raggiungono la taglia adulta e dopo 4 settimane sono già in grado di deporre. Le uova, lunghe 8,5 mm e larghe 4 mm, nere e lucide, simili a semi, schiudono dopo circa 6 mesi di incubazione per dar luce alle larve o neanidi che in questa prima fase sono marroni. Assomigliano parzialmente all’adulto e sono molto attive e delicate.

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La femmina raggiunge i 12 cm di lunghezza. Il corpo verde è appiattito e si notano, oltre alle venature, delle macchie marroni che simulano parti di foglia secca o marcescente © Giuseppe Mazza

Sia allo stadio larvale che adulto il Phyllium giganteum è fitofago. Conduce la sua vita cercando di non farsi predare confondendosi tra le foglie della foresta e nutrendosi di esse.

Dopo la prima muta, le neanidi assumono progressivamente una colorazione verdastra e raggiungono come detto nell’arco di 7 mesi la taglia adulta e la maturità sessuale. A questo punto la speranza di vita delle femmine è di un anno, mentre per i maschi è solo di qualche settimana.

Gli adulti sono, per la stragrande maggioranza dei casi, femmine, questo poiché il fillio si riproduce per partenogenesi: la femmina depone cioè uova non fecondate che, una volta schiuse, daranno vita a individui femminili del tutto uguali alla madre dal punto di vista genetico.

La partenogenesi è una modalità di riproduzione adottata oltre che da altre specie di Phasmatodea da vari artropodi e non solo. Lo svantaggio di questa strategia è che la prole, avendo lo stesso identico genoma materno, non sarà in grado di adattarsi all’ambiente in cui vive nel caso vi siano repentini o improvvisi cambiamenti delle condizioni ambientali preesistenti, mentre il vantaggio è che la femmina sarà in grado di avere una prole molto numerosa a più intervalli, per assicurare la continuità della specie, anche in assenza del maschio. Ma dato che di recente è stato scoperto un maschio, non è da escludersi, in natura, anche la riproduzione per via sessuata.

Allo stato attuale, il fillio non è minacciato di estinzione. In natura, è un’abbondante fonte di nutrimento per tutti gli animali insettivori presenti nella foresta quali rettili, uccelli e mammiferi.

Ci sono pochissime informazioni sul fillio in natura (se viene predato da uno specifico predatore, se ha altre abitudini oltre quelle descritte, ecc.) mentre sono molto abbondanti quelle in merito al suo allevamento. Basta avere una teca (dovrebbe essere almeno 3 volte più grande della lunghezza del loro corpo e 2 volte della larghezza del loro corpo), mantenere una temperatura di 22-25 °C (anche 30 °C se necessario), umidità del 60-70% e ventilazione. Come nutrimento vanno molto bene foglie di Rosaceae come il rovo, ma anche foglie di quercia o foglie di guava o pero indiano.

Fondamentale è che il fillio superi la prima muta e che le neanidi non vengano maneggiate!

Una volta adulti, potranno essere prese in mano, anche dai bambini. Per maggiori informazioni si può consultare il PSG (Phasmid Study Group) in cui vi sono utili informazioni sia sul fillio che su altre specie di insetti stecco.

Di fondamentale importanza è che, se non si vuole più continuare ad allevare il fillio, questo non venga rilasciato nell’ambiente ma consegnato alle autorità preposte (Corpo forestale dello Stato, Enpa, ecc.). Ciò in ragione del fatto che, essendo una specie esotica, potrebbe avere un impatto negativo sul nostro ecosistema.

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Il Phyllium giganteum è fitofago, si nutre cioè di foglie, sia allo stadio larvale che adulto. Esistono i maschi, ma sono rari e vivono molto meno delle femmine. Queste in genere si riproducono per partenogenesi, senza essere fecondate. Le uova, lunghe 8,5 mm e larghe 4 mm, sembrano semi e schiudono dopo 6 mesi d’incubazione © Giuseppe Mazza

Curiosità e Sinonimo

Il maschio di Phyllium giganteum è stato scoperto e descritto solo nel 1994 da Paul Brock.

Il suo unico sinonimo è Phyllium (Pulchriphyllium) giganteum Hausleithner, 1984 ed è il suo nome completo poiché, dal punto di vista tassonomico, viene attribuito al sottogenere Pulchriphyllium anche se per alcuni è dibattuto.

→ Per informazioni generali sui coleotteri vedere qui

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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