Pisces

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Testo del DrSc Giuliano Russini - Biologo Zoologo

 

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Il leggiadro Pterois volitans, del gruppo degli Osteoitti, ha il veleno dei cobra nei raggi della dorsale © Giuseppe Mazza

In questa introduzione generale sui pesci, cominceremo con uno sguardo sulla loro evoluzione e storia naturale, trattando in base ai resti fossili rinvenuti, per analogia mor- fologica, o proposti per ipotesi, i possibili progenitori da cui si sono generati i vari ordini, infraordini, classi, famiglie, generi e specie in cui oggi tale gruppo, che rappresenta il più numeroso dei vertebrati, risulta suddiviso.

Considereremo ovviamente, sia le forme marine che di acqua dolce o continentale, tratteremo poi l’attua- le tassonomia-classificazione.

In ultimo, sarà fatta una panoramica generale sui vari organi e sistemi, deputati alle varie funzioni ( circola- toria, nutritiva, locomozione: nuoto, sensoriale, endocrina, di escrezione e riproduttiva ), in relazione all’eco- logia ( autoecologia e sinecologia ), investigando comunemente e quan- do necessario evidenziandone le differenze, le due classi più rappre- sentative di tale gruppo, quella dei Condroitti o pesci cartilaginei (Chondrichtyes) e quella degli Osteoitti o pesci ossei (Osteichthyes).

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L’ Halocynthia papillosa è una vistosa ascidia mediterranea © Mazza

Particolare attenzione verrà data al sistema respiratorio, poiché salvo un unico caso, in tali animali, respirando ossigeno disciolto in acqua, si è dovuto adattare evolutivamente, in maniera originale dal punto di vista anatomo-fisiologico.

E anche ad un organo, la “vescica natatoria o gassosa”, che in relazione all’ordine in esame, può essere indipendente o in comunicazione con l’esofago, presentando quindi, o una funzione puramente dedita al galleggiamento e al nuoto del pesce, funzionando come organo idrostatico, o invece in altri, avendo un ruolo di organo in parte coinvolto con la respirazione e, il senso dell’udito, rappresentando un punto focale nell’evoluzione e storia naturale di questi animali.

Descrizioni dettagliate delle singole specie, saranno di volta in volta fatte nelle specifiche schede.

Il caleidoscopico mondo dei Pesci.

Storia naturale ed evoluzione.

Diciamo subito, che il gruppo dei pesci rappresenta in senso generico, la prima espressione biologica vera e propria di vertebrati, da cui sono poi derivati gli Amphibia, la prima classe di vertebrati in grado di svolgere vita anfibiotica, cioè sia in acqua che su terra ferma.

Il tipo a cui i pesci appartengono sono i Chordata, cioè animali aventi la “notocorda”, sottotipo Vertebrata, animali aventi la colonna vertebrale. Tutti i vertebrati sono Cordati ( Chordata ).

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Sezione trasversale d’Anfiosso al microscopio. In alto al centro si nota la corda dorsale. Sopra il midollo spinale e sui lati i fasci muscolari. Sotto le branchie e il tubo digerente. In basso numerose gonadi © Giuseppe Mazza

Diversamente dai cordati inferiori o primitivi, come le Ascidie ( Ascidia ), che fanno vita sessile ( ancorati al fondo ), mentre le loro larve sono vagili ( mobili ) e gli Anfiossi ( Amphioxus ) che hanno una lunghezza di 5 cm, e vivono nella sabbia marina litorale ( entrambi non estinti ), in cui la “notocorda” è permanente, nei vertebrati attuali, la “notocorda”, un cordone cellulare lungo il dorso, viene o rafforzata o sostituita da una colonna vertebrale ossea o cartilaginea durante lo sviluppo ontogenetico, e l’encefalo (cervello), viene protetto all’interno di una capsula (scatola) cranica, anch’essa o cartilaginea o ossea.

Attualmente le classi in cui il gruppo dei pesci è suddiviso sono tre, quella degli Agnati o pesci privi di mascelle ( Agnatha ), i Condroitti o pesci cartilaginei ( Chondrichthyes ) e quella dei pesci ossei Osteitti (Osteichthyes).

Ma la loro storia naturale è lunghissima ed è cominciata più di 400 milioni di anni fa, era Paleozoica.

Benché i vertebrati, cioè gli animali dotati di endoscheletro di sostegno, rappresentino solamente un ventesimo di tutte le specie animali note ai biologi zoologi, comprendono però gran parte di quelle più grandi viventi nell’acqua, sulla terra e nell’aria: pesci, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi.

I più antichi fossili risalgono a 440 milioni di anni fa, al periodo Siluriano.

I vertebrati, il cui habitat originario è ancora oggetto di discussione, avevano la bocca priva di mascelle e costituivano un gruppo di piccoli animali, abbastanza simile ai pesci attuali, dotati di archi branchiali ossei, di cervello protetto da un cranio osseo e di una corazza anch’essa ossea, a protezione del corpo, nel quale era contenuto un organo assile, cioè la “notocorda” preludio alla vera e propria colonna vertebrale.

Anche durante lo sviluppo ontogenetico dell’embrione di tutti i vertebrati (compreso l’essere umano), si passa, durante l’organogenesi, dalla formazione della notocorda, sostituita poi dalla colonna vertebrale, come residuo vestigiale transitorio, contrariamente alle forme più primitive dei vertebrati, ove invece era ed è un organo di sostegno-assile permanente.

Erano questi organismi, gli ostracodermi, appartenenti alla classe degli Agnatha, detti animali con pelle corazzata: si tratta dei più lontani antenati di tutti i vertebrati compreso l’uomo.

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Disco orale di Lampetra zanandreai © Giuseppe Mazza

Diversamente dalle specie attuali di Agnatha, ad essi più affini, le missine e le lamprede, erano organismi a nutrizione detrivora-filtratoria, perché privi di mascelle, per cui non erano attivi predatori.

Esempi sono specie estinte come l’ostracoderma Hemicyclaspis, vissuto durante il Devoniano ( 395-345 milioni di anni fa ), che filtrava dal fango i materiali di cui si nutriva.

Un altro esempio è rappresentato dallo Pteraspis ( pesce senza mascelle ), ostracodermo estinto, frequente durante il periodo Devoniano nelle acque dolci.

Da forme consimili, sono forse poi ( secondo i paleontologi ) derivati i pesci con mascelle, gli Gnatostomi ( Gnathostoma ).

Dopo circa 40 milioni di anni, si verificò un notevole passo in avanti nella loro evoluzione: il primo arco branchiale, che doveva già sostenere l’interno della bocca, evolse in una primitiva mascella.

I primi pesci, dotati di mascelle, risalgono già al Devoniano.

Questi si configurano nei placodermi, oggi estinti, ma i loro discendenti i pesci cartilaginei ( Chondrichthyes ), sono attivi e temibili predatori.

Fra di essi, sono compresi squali, chimere e razze.

Esempi di placodermi sono il Pesce coperto di piastre ( Pterichthyodes ), placodermo del Devoniano, aveva le pinne mobili, ovviamente estinto.

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La Lampetra zanandreai è un organismo a nutrizione detrivora-filtratoria, perché privo di mascelle © Giuseppe Mazza

Un’altra ben nota specie, ugualmente estinta, era il Dunkleosteus, gigante- sco predatore, raggiun- geva i 10 m di lunghezza e poteva servirsi delle sue due potenti mascelle per rompere le corazze degli altri placodermi marini, sue prede nel Devoniano.

Uno degli squali più anti- chi, il Cladoselache, oggi estinto, poteva misu- rare anche un metro e mezzo di lunghezza.

Possedeva serie di denti con cuspidi aguzze, men- tre un altro squalo, lo Hybodon, aveva denti bassi e larghi infissi nella parte posteriore della bocca, forse utilizzati per schiacciare le conchiglie.

Gli attuali squali, comparvero nel Giurassico ( 190-136 milioni di anni fa ) e furono sin dall’inizio predatori voraci.

Tra i pesci ossei erano presenti quelli da cui sono sorti gli storioni ( Acipenser ), afferenti alla sottoclasse dei Chondrostei, un esempio era il Cheirolepsis, risalente al Devoniano medio, che era un pesce osseo con squame quadrate e forse viveva in acque dolci.

Da questi derivano, anche più genericamente, i progenitori dei membri della sottoclasse degli Olostei ( Holostei ). Un esempio è il pesce scheletro osseo ( Lepidotus minor ), un olosteo primitivo che misurava 40 cm ed era abbondante durante il periodo Giurassico, era Mesozoica.

Questi diedero origine ai Teleostei, superordine dei Teleostomi, che costituiscono la maggioranza degli attuali pesci.

Un gruppo, caratterizzato dai lobi che sostengono le pinne, fu un probabile progenitore dei vertebrati terrestri; erano afferenti ai Crossopterygii, tra questi era presente il Macropoma, risalente al periodo Cretaceo ( 136-65 milioni di anni fa ), era Mesozoica, che poteva raggiungere i 60 cm di lunghezza. Viveva nel mare come la Latimeria chalumnae, un celacanto, fossile vivente recuperato a largo delle coste del Madagascar nel 1938, ancora oggi esistente.

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Cyclopoma gigas: un pesce osseo dell’ Eocene © Giuseppe Mazza

Il passaggio alla vita subaerea, fu condizionato dalla formazione di narici interne comunicanti con la bocca, di polmoni, di un più robusto scheletro per sopportare il peso fuori dall’acqua e di arti per la deambulazione.

I primi anfibi coesistettero con gli ultimi ostracodermi, poiché essi strisciarono fuori dall’acqua nell’ultima parte del periodo Devoniano, circa 350 milioni di anni fa.

Tracce di tale origine diretta, si osservano nei tritoni, salamandre, rane, rospi che devono tornare per riprodursi e non disidratarsi, frequentemente all’acqua, da cui non possono essere indipendenti.

L’ordine dei Dipnoi ( ordine rappresentato da forme attualmente ancora viventi ), fu innescato dall’estinto Ceratodus, che visse nel Triassico ( 225-195 milioni di anni fa ) era Mesozoica, vivente in acqua dolce, che poteva, come le forme attuali, respirare O2 mediante polmoni dall’aria, quando l’acqua ne diventava povera.

All’ordine dei Crossopterygii, che sono considerati tra gli antenati degli anfibi, apparteneva l’estinto Eusthenopteron. Fu un attivo predatore delle acque dolci stagnanti, durante l’ultima parte del Devoniano.

I primi protoanfibi, secondo reperti fossili, sarebbero rappresentati da due membri afferenti alla sottoclasse dei Labyrinthodontia e furono rappresentati dall’Anfibio primitivo ( Ichthyostega ), vissuto nell’ultima parte del Devoniano, aveva quattro zampe corte per deambulare su terraferma ( tetrapode ) e una forma affusolata del corpo nel senso antero-posteriore, simile a quella dei pesci, che gli permetteva di nuotare bene, probabilmente passava molto tempo in acqua, svolgendovi gran parte del ciclo vitale.

L’ altro era l’anfibio palustre ( Eryops ), del primo Permiano ( 280-225 milioni di anni fa ), era Paleozoica; doveva tornare all’acqua per depositarvi le uova e reidratarsi. Circa la metà delle 50.000 specie di vertebrati oggi viventi, è formata da pesci ossei della classe Osteichthyes, apparsa durante il periodo Devoniano.

Una curiosità biologica è rappresentata dai Perioftalmi ( Periopthalmus ), come il Periophthalmus barbarus e il Periophthalmus argentilineatus, perioftalmo argentato, noto anche come pesce saltatore del fango, ordine dei Perciformes, famiglia dei Gobiidae, sottofamiglia Oxudercinae.

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Periophthalmus kalolo nella zona del bagnasciuga alle Seychelles © Giuseppe Mazza

Secondo alcuni autori, i perioftalmi, devono essere considerati membri di una famiglia a sé stante, quella dei Periophthalmidae, il dibat- tito è ancora attuale.

Il nome attribuito a questo genere, Periophtalmus, nasce dalla presenza di grandi occhi globosi, esoftalmici, che utilizza alla stessa maniera del ben noto Ippopotamo (Hippopotamus amphibius), per vedere a pelo d’acqua, quando, immerso, verifica la presenza di prede e predatori. Si nutre di vermi ( terrestri e d’acqua ), sia oligocheti che anellidi e platelminti, come di piccoli crostacei e molluschi.

E’ un pesce, d’acqua dolce, salma- stra o marina, che vive all’interno di particolari associazioni vegetali tropicali, formate principalmente da mangrovie, spesso negli estuari e foci dei fiumi. Ha bisogno di temperature di 26-30° C, ed acque con pH 8 o superiore.

Il loro areale si estende dal Mar Rosso a tutto l’Oceano Indiano, le isole della Sonda, l’Australia e l’Africa occidentale.

Presenta un corpo allungato, posteriormente molto compresso; occhi sferici molto sporgenti. Colorazione assai varia, a seconda della specie, della provenienza, dell’età e del sesso; livrea per lo più screziata, con disegni bianchi, grigi, neri, marrone. Dimensioni, da 12 a 25 cm e anche più. Le differenze sessuali sono per lo più presenti in particolari delle pinne, non hanno quindi uno spiccato dimorfismo sessuale.

Per diversi anni, furono classificati come Amphibia, ma sebbene possano a prima vista essere confusi con i membri di tale classe, sono veri e propri pesci, appartenenti all’ordine dei Perciformes, uno dei più recenti. In tale ordine, però, sono tra i membri più antichi.

Questo dubbio equivoco venne nei biologi, i primi anni del XX secolo, periodo in cui furono scoperti, durante diverse spedizioni scientifiche. Questo perché, tale animale passa molto tempo fuori dall’acqua, facendovi frequentemente ritorno, come gli anfibi, di conseguenza sembrava fosse caratterizzato da vita anfibiotica.

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Per molti anni il Periophthalmus fu considerato un anfibio © Giuseppe Mazza

In realtà, vive sempre in pozze fangose dove è sempre presente un pò d’acqua, negli habitat che ha colonizzato.

Inoltre, come accade per l’ Anguilla ( Anguilla anguilla ), presenta delle camere sacciformi peribranchiali orizzontali, nelle quali immagazzina volumi di acqua, con aria atmosferica.

L’ossigeno atmosferico si miscelerà con l’acqua, e a livello branchiale avverranno gli scambi di ossi- geno, in controcorrente, sangue-acqua.

Alcune specie, in periodi di intensa siccità, sanno (abbassando il loro metabolismo e ricoprendosi di fango) entrare in una condizione di intorpidimento biologico, riuscendo a sopravvivere alle condizioni estreme.

Periodicamente, deve fare ritorno all’acqua per rinnovare le sue scorte, per poi riuscirne.

In entrambi i casi, si muove mediante poderosi salti, ottenuti usando i muscoli caudali. Sono vivacissimi, sempre in movimento rincorrendosi. In cattività, ancora non si è riusciti a farli riprodurre; i maschi, durante la stagione degli amori, sono abbastanza litigiosi, azzuffandosi spesso.

Tassonomia e classificazione attuale dei Pesci

L’attuale tassonomia zoologica, suddivide il gruppo dei pesci in tre principali classi: gli Agnati, i pesci senza mascelle ( Agnatha ), i pesci cartilaginei o Condroitti ( Chondrichtyes ) e i pesci ossei, Osteitti ( Osteichthyes ).

Classe Agnati (Agnatha) : Pesci senza mascelle. I più antichi vertebrati appartennero a questa classe. I pochi viventi spettano all’unico ordine dei Cyclostoma. I Cyclostoma sono suddivisi in missine e lamprede e constano di 45 specie, ma la loro filogenesi è ancora discussa, poichè se nelle missine la condizione di assenza di strutture ossee e mascelle sembra una condizione primitiva, nelle lamprede si è avanzata l’ipotesi che sia dovuto ad una specializzazione secondaria, ponendo questo gruppo quindi tra condroitti e osteitti.

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La Lampetra zanandreai vive nei fiumi del Nord Adriatico e non parassitizza i pesci © Mazza

Questi animali sono parassiti e detrivori. Mancano di squame e di mascelle.

Le missine, restano sepolte durante il giorno nella sabbia, nel fango e nella ghiaia ed escono nella notte per cibarsi di animali morti o di resti organici, o per agire come parassiti su animali vivi. Non presentano occhi funzionanti. L’estremità del muso presenta tentacoli carnosi e sensibili al tatto, sono detti “barbigli”.

Una condizione particolare caratterizza il sistema ripro- duttivo delle missine ( dette anche missinoidei ) in tutte le specie note. In tutti gli esemplari osservati, le gonadi presentano un tratto anteriore “femminile” e uno posteriore “maschile”, di cui uno è abortivo, cioè non funzionante e destinato a degenerare. Nei maschi abor- tisce il tratto femminile, nelle femmine quello maschile.

Vi è pertanto una condizione di “Gonocorismo” ma con “Ermafroditismo rudimentale”. In passato, fino l’inizio del XX secolo, i biologi interpretavano tale situazione come un “Ermafroditismo funzionale proterandrico”.

Si pensava che in tutte le missine, dapprima funzionasse il territorio maschile della gonade, e che successivamente nel corso della vita, si attivasse il territorio femminile, spegnendosi quello maschile.

In ultimo si deve far presente che, in una certa percentuale di missine, di tutte le specie note, avviene la regressione degenerativa spontanea di entrambi i territori sessuali nelle singole gonadi ( sia il maschile che il femminile ), determinando così la completa sterilità dell’animale. Le lamprede, a loro volta, si attaccano per mezzo di ventose boccali al fianco dei pesci e, raschiando la carne delle loro prede, ne succhiano il sangue ( organismi ematofagi ).

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Carcharhinus plumbeus © Giuseppe Mazza

Le lamprede adulte muoiono dopo la deposi- zione e la fecondazione delle uova, collocate nella ghiaia sul fondo dei fiumi. Alcune specie fanno ritorno al mare, raggiunta la maturità, altre svolgono tutto il loro ciclo vitale nelle acque dolci, generalmente lotiche ( fiumi, torrenti, ruscelli e corsi d’acqua ).

Un esempio è costituito dalla Missina ( Myxine glutinosa ), lunga fino a 45 cm, che si trova lungo le coste dell’Oceano Atlantico setten- trionale.

Per le lamprede un tipico esempio ci è offerto dal Petromyzon marinus , lungo fino a 45-50 cm, che ha lo stesso habitat delle missine.

Come le altre lamprede marine, passa la sua vita adulta ( dai 12 ai 20 mesi ) in mare, come parassita di altre specie ittiche.

Al termine di questa fase del ciclo vitale, migrano nei fiumi, per deporre le uova e fecondarle. Le femmine depongono circa 60.000 uova sul fondo ghiaioso, e il maschio le feconda con gli spermi e le seppellisce. Poi gli adulti muoiono.

Circa l’1% delle uova schiude dopo 10-12 giorni. Passati altri 10 giorni, le larve, lunghe circa 5 mm, lasciano il nido ghiaioso e discendono il fiume o il torrente fino a trovare un fondale fangoso, dove fanno un buco per seppellirsi e nutrirsi di organismi microscopici portati dalla corrente. La larva cresce, raggiungendo i 15 cm di lunghezza nei successivi 2-5 anni, e poi si trasforma in adulto, munito di lingua rasposa e di una bocca rotonda, simile ad una ventosa. A questo punto la Petromyzon marinus migra verso il mare per cominciare la sua vita da parassita.

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Carcharias taurus © Giuseppe Mazza

Classe Condroitti ( Chondrichtyes ), pesci cartila- ginei.

Lo scheletro di questi pesci è formato di cartilagine, che può essere rinforzata da sali calcarei e assumere quindi durezza notevole; tale tipo di scheletro comunque è più leggero ed elastico di quello osseo, permettendo il tipico nuoto degli squali, estremamente agile e continuativo-esplorativo.

Presentano un neurocranio cartilagineo, contenente l’encefalo.

Hanno pinna caudale asimmetrica o “eterocerca”, dove le vertebre si estendono maggiormente in uno dei due lobi. In particolare negli squali ( Selachii ) è “epicerca”, in cui il lobo più sviluppato è quello supe- riore.

I membri di questa classe posseggono pinne pari, che hanno funzione stabilizzatrice nel nuoto.

Entrambe le mascelle presentano una serie numerosa di denti, che ripetutamente cadono e ricrescono (dentatura polifiodonte).

Le squame sono piccole e foggiate a guisa di dentelli, con la punta rivolta in direzione della coda, ricoperte di una sostanza simile allo smalto. Tale caratteristica, rende la pelle ruvida, tale che in passato veniva lavorata e trasformata in carta vetrata, chiamata Zigrino.

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Triaenodon obesus © Giuseppe Mazza

In tali pesci non è presente una “vescica gassosa o natatoria”, che è sostituita da un grosso fegato ricco in grassi che ne assicura la neutralità di galleggiamento.

La chemiotassi (la capacità di annusare composti chimici disciolti) è notevolmente sviluppato, come anche il sistema della “linea laterale”, che permette di percepire le vibrazioni nell’acqua.

Il maschio feconda le uova all’interno del corpo della femmina, per mezzo di un paio di “pterigopodi”, sorta di peni, situati sull’orlo interno delle pinne ventrali. Spesso gli embrioni in sviluppo si avvolgono di un astuccio esterno corneo, solido, ricco di rostri uncinati.

Vengono rilasciati in acqua, in prossimità di piante o rocce, cui si attaccano, grazie a queste strutture, per completare il loro sviluppo.

Una particolare struttura sensoriale, “le Ampolle del Lorenzini” ( dal nome del biologo italiano, che nel 1890 la identificò ), poste nella porzione più rostrale del muso, permette ai membri dell’ordine dei Selachii, dei Batoidea e Chimaeriformes di percepire i campi elettrici e le correnti elettriche, che un corpo in movimento, come un pesce preda o predatore, genera, muovendosi nell’acqua all’interno del campo magnetico terrestre.

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La Torpedo torpedo può dare potenti scariche elettriche © Giuseppe Mazza

Sono di bassa intensità, e vengono sfruttati/e, sia per la predazione che per sfuggire da eventuali predatori.

Tale organo, ha quindi, una enorme rilevanza ecologica ed etofisiologica.

La classe dei Chondrichtyes, si suddivide in due sottoclassi.

Sottoclasse degli Elasmobranchi (Elasmobranchii) : a questa appartengono pescecani o squali e razze.

Presentano da cinque a sette paia di fessure branchiali per lato, numerosi denti e la mascella superiore non è attaccata al cranio.

Tale sottoclasse è suddivisa a sua volta in 2 ordini.

Ordine dei Selaci ( Selachii ), squali o pescecani (200 specie ).

Tutti gli squali, sono eccellenti nuotatori con corpo fusiforme e fessure branchiali ai lati del corpo rivolti verso la testa.

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Capsula ovigera di gattuccio con cirri ed embrione in sviluppo © G. Mazza

Il Carcharodon carcharias, conosciuto volgarmente come squalo bianco, può raggiungere gli 8-10 m di lunghezza e le 3-4 tonnellate di peso.

Esistono poche specie di acqua dolce, alcune sono definite “eurialine” , cioè che riescono a vivere sia nelle acque marine e dolci, come in acque miste in salinità, cioè quelle degli estuari e delle foci dei fiumi, tributari di vari mari.

Questo gli viene garantito dalla capacità che hanno di ritenere, per mezzo dei reni mesonefri, nel sangue ( e quindi di modificarne la concentrazione ) l’Urea, l’agente osmoticamente attivo, tipico negli elasmobranchi, che gli permette, non disidratandosi ( funzionando come organismi osmoregolatori ), di vivere nel mare.

Nel sangue delle specie a vita marina, viene ritenuto un valore corrispondente al 2% di Urea, mentre nelle specie “eurialine” corrisponde allo 0,6 %.

I Raiformi ( Raiformes ) con aculeo, del genere Potamotrygon, sono tra i pochi pesci cartilaginei di acqua dolce e vivono nei fiumi sudamericani. Hanno spine velenose, inguainate nella parte superiore della loro lunga coda appuntita. Il veleno serve come difesa. Hanno corpo piatto circolare. Si nutrono di crostacei. Un altro esempio è rappresentato dallo squalo dello Zambesi ( Carcharhinus leucas ), conosciuto comunemente come “carcarino”, impropriamente chia- mato dagli anglosassoni squalo toro, che ha una lunghezza di 3,5-4 m.

Vive nell’Oceano Atlantico lungo le coste che vanno dal Massa- chusets al Brasile meridionale e dal Marocco all’Angola. Nell’Oceano Indiano il suo areale si estende dal Sud Africa all’Australia, passando per il Kenya fino al Vietnam, in Indocina.

Grossi esemplari di 4 m di lunghezza sono stati avvistati nell’Oceano Pacifico, dalle coste della California all’Ecuador in Sud America. In tutti questi areali, ha la tendenza a risalire le foci e gli estuari dei fiumi che si immettono in tali mari, ed è una specie carnivora e aggressiva.

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Rhinoptera marginata © Giuseppe Mazza

I selaci presentano un intervallo molto ampio di dimensioni.

Si va dai palombi, che sono piccoli squali che raggiungono la lunghezza di 30-60 cm, al Cetorino ( Cethorinus maximus ) che vive nelle zone nordiche dell’Atlantico e nel Mediterraneo.

Presenta una lunghezza di 6-12 m, superato in dimensioni solamente dallo squalo Balena ( Rhincodon typus ), che raggiunge la lunghezza di 18 m, ma che non è assolutamente aggressivo, poiché è planctonofago e vegetariano.

Ordine Batoidea, razze e mante ( 350 specie ).

Hanno corpo piatto e sono dotate di pinne pettorali aliformi, attaccate ai lati del capo.

Un esempio ci è offerto dalla ben nota Manta ( Manta birostris ) larga fino a 6 m, vive nelle acque superficiali ( vita pelagica ) della zona temperata e tropicale dell’Oceano Atlantico.

Nuota con lenti battiti delle pinne pettorali.

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Raja undulata © Giuseppe Mazza

Si ciba di plancton, che raccoglie con le pinne poste ai lati della bocca.

Un altro esempio è il Pesce Sega ( Pristis pectinatus ), raggiunge i 5 m di lunghezza.

Vive nelle acque tropicali e subtropicali dell’Atlantico. Usa il lungo rostro seghettato, che ha 24-32 denti per lato, per cercare cibo nel fango o per stordire e mutilare i pesci di cui si nutre.

Oppure la Razza chiodata ( Raja clavata ), 90 cm di lunghezza, vive nell’Atlantico nordorientale e nel Mediterraneo, si nutre di crostacei.

Sottoclasse Olocefali ( Holocephali ), un solo ordine.

Ordine Chimeriformi ( Chimaeriformes ), dette chimere ( 25 specie ).

Questi pesci, hanno la mascella superiore saldata al cranio, contrariamente a quanto avviene con gli Elasmobranchii.

Presentano una sola fessura branchiale per lato, sei paia di placche dentarie.

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Rhinobatus typus © Giuseppe Mazza

I maschi, hanno una appendice sulla fronte, che forse viene usata per il corteggiamento ( assente nelle femmine, dimorfismo sessuale ) e due “pterigopodi” per l’accoppiamento, situati sull’orlo interno delle pinne ventrali; fanno vita bentonica ( vivono presso il fondale ).

In alcune specie, la spina della pinna dorsale è velenifera.

Un esempio tipico, che spesso viene raccolto nelle reti usate dai pescatori per la pesca profonda e a strascico, è la Chimera mostruosa ( Chimaera monstrosa ), che vive nelle acque dell’Atlantico Orientale e del Mediter- raneo.

Ha una lunghezza di 90 cm, è piscivoro-carnivoro. Il nome, viene giustificato dalla particolare morfologia, poiché sembra essere una combinazione tra uno squalo e una manta.

Classe degli Osteitti o Osteoitti ( Osteichthyes ), pesci ossei.

Sono di gran lunga i più numerosi delle tre classi, hanno scheletro osseo, denti sulle due mascelle e spesso sul palato.

Esiste sovente la “vescica gassosa o natatoria” che può essere comunicante con l’esofago o indipendente.

Vi sono due sottoclassi.

Sottoclasse degli Attinopterigi o Attinotterigi ( Actinopterygii ), pesci con pinne a ventaglio.

Le pinne sono sostenute da raggi ossei.

Questi pesci, sono privi di narici interne; vivono sia nelle acque marine, che in quelle dolci o continentali; esistono tre infraclassi.

Infraclasse Condrostei ( Chondrostei ): questi pesci, hanno squame ricoperte da uno strato di “ganoina”, sostanza simile allo smalto.

Vivono in prevalenza nelle acque dolci si suddividono in due ordini.

Ordine dei Politteri ( Polypteriformes ), ne esistono 12 specie.

Hanno da 5 a 18 piccole pinne, invece di una pinna dorsale unica.

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Il Polypterus endlicheri può resistere varie ore fuori dall’acqua © Mazza

Vivono nei fiumi dell’Africa tropicale, e si cibano di animaletti del fondo quali vermi, larve e piccoli pesci; un esempio è il Polittero ( Polypterus weeksi ), lungo fino a 60 cm, vive nel fiume Congo. E’ protetto da una serie di squame costituenti una corazza solida. Può resistere, fuori dall’acqua, senza respirare per ore.

Ordine Acipenseriformi ( Acipenseriformes ), storioni, 22 specie. Si trovano nei fiumi e nelle acque costiere delle regioni temperate e artiche. Hanno un corpo squaliforme, con placche ossee longitudinali, vescica gassosa sviluppata e coda inclinata verso l’alto.

Esempi sono l’Huso ( Huso huso ), lungo fino a 8,50 m. E’ diffuso nel Mar Caspio e nel Mar Nero, ma lo si ritrova anche nel Mediterraneo orientale e talvolta risale l’Adriatico inoltrandosi nei fiumi che vi sfociano. Pesa circa 1 t. Dalle ovaie delle femmine, si ottiene un caviale di eccelsa qualità, tale caratteristica ne ha messo ( e lo è ancora tutt’oggi ) la popolazione a rischio d’estinzione, per la caccia continua a cui è soggetto. La CITES e la IUCN ne vietano il traffico e, ne controllano la densità di popolazione.

Lo Storione ( Acipenser sturio ), lungo fino a 3 m, vive nel Mediterraneo e lungo le coste europee e atlantiche. Col muso, scava nel fondo continuamente, alla ricerca di piccoli crostacei e invertebrati di cui si nutre.

Sebbene le ovaie delle femmine, producano una qualità di caviale ( rosso ), inferiore rispetto a quello nero dello Huso huso, anche questa specie è in pericolo d’estinzione per le medesime ragioni.

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Lo Storione ( Acipenser sturio ) raggiunge i 3 m ma si adatta bene all’allevamento in cattività © Mazza

Per sua fortuna, a differenza dell’ Huso huso riesce ad adattarsi a vivere in cattività e vi si riproduce; di conseguenza i biologi mediante tecniche di piscicoltura, stanno cercando di tamponare la perdita della popolazione naturale, sfruttando le specie di allevamento per i fini commerciali.

Un pesce, simile allo storione, afferente al genere Polydon, come il Polydon spathula, vive nel bacino del Mississippi in America del Nord. Smuove ( come l’ Acipenser sturio ), continuamente il fango del fondo, mediante la spatola con cui termina il suo muso, che misura un terzo della sua lunghezza totale: circa 1,50 m. Filtra minuscoli animali ( crostacei, molluschi ) mediante le sue branchiospine.

Infraclasse Olostei ( Holostei ).

Come accade per l’infraclasse dei Condrostei ( Chondrostei ), da cui si sono differenziati circa 300 milioni di anni fa ( era Paleozoica, periodo Pennsilvaniano o Carbonifero superiore ), gli Holostei hanno squame rivestite da uno strato di “ganoina”.

Differiscono dai Chondrostei per i caratteri del cranio e della mascella.

Vivono in acque dolci e si suddividono in due ordini.

Ordine dei ( Semionotiformes ), Lepisostei, ( 7 specie ). Questi pesci, che raggiungono talvolta la ragguardevole lunghezza di 3 m, sono facilmente riconoscibili per il muso allungato e, per le pinne dorsale e anale, situate molto indietro, presso la caudale.

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Il Lepisosteus osseus si lascia trascinare dalle correnti e presenta molte affinità coi pesci fossili © Mazza

Nuotano lentamente e riescono ad afferrare le prede con rapidi movimenti delle possenti mascelle.

Un esempio può essere il famoso Lepisosteo ( Lepisosteus osseus ), lungo 1,50 m, di casa nelle acque dolci dell’America del Nord, nel bacino del Mississippi.

Si lascia trascinare dalla corrente, come un tronco galleggiante, per avvicinare di soppiatto le prede, generalmente pesci.

Presenta molte affinità con specie di pesci fossili.

Ordine Amiformes ( una sola specie ): Amia ( Amia calva ) che vive nei fiumi e nelle paludi del Nord America.

Lunga fino a 90 cm, ha una lunga pinna dorsale, priva di spine. I maschi, durante la stagione riproduttiva, preparano i nidi usando piante acquatiche, ramoscelli e fango, ove verranno incubate le uova fecondate, dopo che la femmina le ha deposte.

I maschi inoltre, custodiscono i nidi, spesso sventolando la coda alla sua apertura, per mantenerne costante l’ossigenazione, necessaria per il fisiologico sviluppo delle uova; infine i maschi alleveranno i giovani avannotti, nati dopo la schiusa.

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Molti teleostei, come i Lutjanus kasmira, sono gregari © Giuseppe Mazza

Si nutrono di invertebrati, crostacei e piccoli pesci.

Infraclasse Teleostei. I teleostei, superordine dei Teleostomi ( Teleostomi ).

Quello dei teleostomi è un clade che comprende gnatostomi ( eccezion fatta per i condroitti e gli ostracodermi ), tetrapodi e osteitti.

Da non confondere con i teleostei ( gruppo di pesci ossei che sono un suo superordine, ma anche una infraclasse della classe degli Osteichthyes ), costituiscono il più numeroso gruppo di vertebrati viventi.

Essi, si evolvettero dagli Olostei ( Holostei ), circa 190 milioni di anni fa ( era Mesozoica, periodo Giurassico ).

Hanno squame non rivestite di “ganoina”, la pinna caudale è simmetrica o “omocerca” ( cioè i due lobi della pinna hanno le stesse dimensioni, ove le vertebre non si estendono nei lobi, e la pinna è quasi completamente simmetrica ) ed ha raggi inseriti su ossa dell’estremità terminale della colonna vertebrale.

La mascella superiore, si articola sul cranio in vario modo. La “vescica natatoria o gassosa” manca in numerose specie. Molti teleostei, sono gregari, ne esistono attualmente circa 30 ordini.

Ordine Elopiformes, Tarpon e affini ( 12 specie ). Gruppo primitivo, molto vicino agli Holostei. Le loro larve, sono incolori e di forma appiattita. Un esempio è Tarpon ( Tarpon atlanticus ), lungo fino a 1,80 m, vive nell’Atlantico tropicale e subtropicale. Può balzare fino a 1,80-2 m di altezza, sopra la superficie della acqua.

Ordine Anguilliformi ( Anguilliformes ), anguille, murene e affini ( 300 specie ).

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Le anguille compiono lunghe migrazioni per riprodursi © Giuseppe Mazza

Questi pesci in maggioranza sono marini. Le larve dette “leptocefali”, sono metamorfosanti, trasparenti e nastriformi.

Dal Mar dei Sargassi, migrano nei diversi fiumi sparsi in quasi tutto il pianeta, ove metamorfoseranno in un organismo morfologicamente e fisiologicamente diverso, il quale raggiunta la maturità sessuale, ridiscenderà le correnti per riprodursi nella stessa area di mare in cui è nato.

Le anguille solamente ( come membri di questo ordine ) presentano tale particolare ciclo vitale, che è invertito rispetto a quello dei salmoni, ed è definito dai biologi “catadromo”.

Sono dette perciò anche specie “catadrome” ( che discendono le correnti ) mentre i salmoni, che passano la vita adulta nei mari per andare a riprodursi nei fiumi, sono definiti “anadromi” o specie “anadrome” ( che risalgono le correnti ).

Infatti gli adulti di anguilla, vivono nei fiumi e una volta raggiunto il pieno sviluppo sessuale, nel momento della riproduzione, fanno ritorno per migrazione alle originali aree di mare ove sono nate, per riprodurvisi, sia maschi che femmine; un processo di homing, la cui natura ai biologi, risulta ancora meno chiara di quella presente nelle tartarughe marine e negli uccelli ( vedi Chelonia ).

Secondo alcuni autori, l’homing, sia per i salmoni che per le anguille, potrebbe essere compiuto mediante una combinazione di fenomeni geomagnetici, di riconoscimento di segnali geografici a natura fisica durante lo spostamento ( riconoscimento di coste, rocce, fondali, etc. ) e della disposizione delle stelle nel cielo, come forse anche la percezione nella variazione della salinità delle acque, in cui nuotano, durante la migrazione nei due sensi ( mare-fiume per i salmoni, fiume-mare per le anguille ).

Alcuni biologi zoologi, ipotizzano che la variazione del fotoperiodo ( la luce sia in mare che nel fiume, alle profondità in cui vivono sia i salmoni che le anguille è ancora abbastanza intensa da far discriminare un periodo giorno-notte ) è lo stimolo che innesca la stagione degli amori, mentre la variazione di salinità percepita nell’acqua, durante il loro viaggio ( per entrambe le specie di pesci ), agirebbe in qualche modo a livello neuroendocrino, stimolando il rilascio dei vari ormoni coinvolti nei processi di ovulazione e nella spermatogenesi.

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Il Gymnothorax funebris è una murena tropicale di 30 kg © Mazza

Gli zoologi sembrerebbero convinti anche che tutte le specie di anguille, vengano a riprodursi nel Mar dei Sargassi, pure quelle che vivono nei fiumi Europei, affrontando viaggi lunghissimi.

In ultimo, dopo la fecondazione delle uova ( come per i salmoni nei fiumi ), le anguille muoiono, fornendo probabilmente un substrato nutritivo alle larve “leptocefale” ( embrioni ) a vita libera, in sviluppo.

Esempi sono Anguilla ( Anguilla anguilla ), lunga fino a 1,20 m.

E’ praticamente presente in tutti i fiumi del pianeta. A differenza di altri pesci, può sopravvivere a lungo fuori dall’acqua, perché la cavità branchiale ne trattiene una discreto volume, garantendo l’ossigenazione in ambiente esterno e per la capacità di respirazione cutanea che le caratterizza.

Come descritto l’homing delle Anguille, presenta maggiori punti oscuri, per i biologi ittiologi poiché non si riesce ancora a capire come, sia la specie europea ( Anguilla anguilla ), che quella americana ( Anguilla rostrata ), possano cominciare il loro ciclo vitale nel Mar dei Sargassi; mare delimitato in una porzione occidentale dell’Oceano Atlantico, compresa fra gli arcipelaghi delle Grandi Antille ( a Ovest ) e delle Azzorre ( a Est ), nome che deriva da un genere di alga che vi cresce, la Sargassum.

Le larve metamorfosanti, di entrambi le specie chiamate Leptocephalus, che rappresentano una forma morfologicamente diversa da quella adulta, vivono nel caso della specie americana una anno, per quella europea tre anni, più verso la costa marina, dopo questo periodo si trasformano in una forma intermedia tra quella larvale e quella adulta, chiamata “cieca”.

A questo stadio, comincia la migrazione verso le acque continentali dolci, lotiche ( fiumi, torrenti etc, ). In queste acque vivranno circa 7-20 anni, periodo valido per entrambe le specie.

La migrazione comincia pressapoco o raggiunta la maturità sessuale, per entrambi i sessi, fase nella quale gli organi digestivi si atrofizzano, quelli riproduttivi si sviluppano completamente e le anguille partono verso il Mar dei Sargassi per riprodursi e morire.

Secondo una ipotesi di circa 15 anni fa, proposta da alcuni biologi zoologi inglesi e russi ( non accolta all’unanimità e ancora dibattuta dalla comunità scientifica zoologica ), è dubbio, che le anguille di ceppo europeo, ritornino effettivamente al Mar dei Sargassi.

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La Muraena helena raggiunge 1,5 m di lunghezza e 15 kg di peso © Giuseppe Mazza

Secondo tali autori, potrebbe darsi, che anche quelle europee appartengano alla specie americana, cosicché la popolazione generatrice deriverebbe da quest’ultima e, che le differenze tra le anguille dei due continenti, sarebbero dovute a fattori ambientali-ecologici che influenzano lo sviluppo delle larve “Leptocefale” europee, nei primi stadi del loro ciclo vitale.

Infine, un altro pesce migratore, oltre i salmoni e le anguille è stato identificato nel 1955 da biologi giapponesi; è il Plecoglossus altivelis, che nasce nei fiumi del Giappone, della Corea e dell’Isola di Formosa, ma passa la maggior parte della vita, in acque costiere. Depone le uova (specie anadroma), sulla ghiaia della parte alta dei fiumi ( verso la sorgente ), dove le veloci acque sono ben areate, e la temperatura dell’acqua è di 12-15 °C. Quando gli avannotti sono nati, vengono trasportati dalla corrente del fiume, al mare. Dopo circa quindici mesi, risalgono i fiumi, dove depongono le uova e poi muoino.

Altri Anguilliformes, specificamente a vita marina, che non migrano, sono i membri appartenenti alla famiglia dei Muraneidae.

Tra questi c’è la nostra Muraena helena che vive nel Mar Mediterraneo, nell’Atlantico Orientale ( dal Sud dell’ Inghilterra al Senegal ).

La si ritrova anche lungo le coste delle Azzorre, Madera, Isole Canarie e Capo Verde. E’ un animale schivo, preferisce vivere nella anfrattuosità delle rocce.

Si nutre prevalentemente di notte, mangiando molluschi, pesci e crostacei, il che indica che vive a profondità tali per cui la luce ancora è in grado di penetrare, permettendo di discriminare tra la notte e il giorno, cioè entro i 200 m di profondità.

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Anche se la saliva è tossica, i morsi della Muraena helena non sono velenosi © Mazza

Può raggiungere una lunghezza di 1,5 m e pesare fino a 15 kg.

Tra le persone, circola spesso la voce che la murena sia un pesce velenoso, ma così non è, almeno nel senso stretto di organismo velenifero, come lo può essere una medusa, una vipera o uno scorpione imperiale.

Esprime si, nella saliva, una tossina termolabile, che ha però un un effetto blandamente tossico, la quale viene secreta da ghiandole presenti nella mucosa palatina.

Ma in realtà, il dolore che si percepisce subendo il morso da uno di questi esemplari, è opera dei robusti denti che causano profonde lacerazioni dei tessuti.

Le infezioni che possono conseguirne, sono opera dei batteri, che crescono abbondanti nel loro cavo orale, ad opera dei detriti organici che sono presenti nella bocca.

Ordine Notacantiformi ( Notacanthiformes ), notacanti e affini ( 20 specie ).

Sono specie di mare profondo, con corpo allungato e con larve simili a quelle degli Anguilliformes .

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Il Gymnothorax unicolor è una rara murena del Mediterraneo © Giuseppe Mazza

Si tratta per esempio del Lipogenys gillii, lungo fino a 40 cm, vive nelle acque profonde delle zone settentrionali dell’Atlantico.

Ordine Clupeiformi ( Clupeiformes ), aringhe, sardine e acciughe ( circa 350 specie ).

Vivono principalmente in banchi presso la superficie del mare, ma molte specie si trovano anche in acque dolci.

L’aggregazione in banchi di dimensioni enormi, milioni di esemplari, è una strategia di difesa contro i predatori.

La pinna dorsale è presso il centro del corpo e la coda è forcuta.

La vescica gassosa è connessa con il labirinto, particolare situazione adattativa dal punto di vista evolutivo, successivamente spiegata. Un noto esempio è costituito dall’Aringa ( Clupea harengus ), lunga fino a 35 cm, che vive nell’Atlantico settentrionale.

I banchi compiono degli spostamenti stagionali e migrazioni in rapporto alla riproduzione.

Le aringhe infatti si riuniscono in aree riproduttive, dove ogni femmina depone sul fondo da 12.000 a 160.000 uova. Queste, si schiudono dopo 1-3 settimane dalla fecondazione ( esterna ). Le larve ( embrioni ) lunghe 6 mm, dopo un periodo di vita planctonica, nuotano verso la costa, dove rimangono fino all’età di 1-2 anni, raggiungendo gli 8 cm di lunghezza.

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L’Osteoglossum bicirrhosum dei fiumi sudamericani, conta fossili anche nel nord e in Inghilterra © Mazza

A questo stadio, sono dette “whitebait”.

I giovani pesci si spostano, quindi, al largo dove raggiungono la maturità sessuale e una lun- ghezza di circa 35 cm, prima di intraprendere il viaggio verso le aree riproduttive.

In ogni stadio di crescita, la mortalità è grande.

Pinnipedi, delfini e altri cetacei vari, tra cui i capodogli, sono i loro peggiori nemici, oltre l’essere umano, che è il più pericoloso mediante la pesca.

Sono piscivori e planctofagi, possono essere anche onnivori.

Ordine Osteoglossiformi ( Osteoglossifor- mes ), Arapaima e affini ( 16 specie ).

Sono autoctoni nei fiumi dei Tropici.

Sono dotati di squame spesse e scabrose e di lingua sostenuta da pezzi ossei muniti di dentelli.

Esempi sono Arapaima ( Arapaima gigas ), lungo 4-5 m, vive nei fiumi dell’America del Sud, ed è uno dei più grossi pesci di acqua dolce. Può pesare circa 400 kg.

Osteoglosso ( Osteoglossum bicirrhosum ), lungo fino a 75 cm, vive nei fiumi dell’America del Sud benché fossili siano stati scoperti in America del Nord e in Inghilterra.

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Gnathonemus petersi, un Mormyriformes che trova le prede generando un campo elettrico © Mazza

Secondo alcuni biologi zoologi, la femmina porta le uova, una volta fecondate, all’interno della bocca fino alla schiusa.

Ordine ( Mormyriformes ), mormiri e gim- narchi ( circa 150 specie ).

Anche questi pesci, affini ai sopra citati Osteoglossiformi ( Osteoglossiformes ), hanno lingua munita di dentelli e si trovano solamente in Africa.

Sono solitamente insettivori e vivono in acqua dolce.

Molti hanno un muso tubulare, incurvato verso il basso, e posseggono organi elettrici con cui localizzano qualsiasi oggetto, compreso nel loro campo elettrico.

Un esempio tipico è il Mormiro ( Mormyrus kannume ) che vive nel Nilo e nel lago Vittoria, in prossimità dei canneti.

Misura in lunghezza circa 75 cm, ed usa il muso flessibile per ricercare alimento sul fondo: detriti organici, piccoli crostacei e tutto ciò che è commestibile.

Ordine ( Characiformes ), piragna ( piranha ) sono diverse centinaia di specie.

La famiglia più rappresentante è quelle dei Characidae, a cui appartiene la sottofamiglia dei Serrasalminae, i cui membri sono quelli dei piragna ( piranha in portoghese, in spagnolo piraña ).

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Normalmente i piragna ( Pygocentrus nattereri ) vivono in branco © Giuseppe Mazza

In genere sono lunghi dai 15-25 cm, anche se alcuni biologi durante gli anni ’40 del secolo scorso, hanno scoperto esemplari che raggiungevano le dimensioni di 40 cm di lunghezza.

Sono carnivori-piscivori, attacca- no in branco e come per gli squali, alla percezione dell’odore del sangue, assumono un’attività frenetica ossessiva, che, in questa pesci, li stimola ad aggregarsi subito in branco per divorare persino un cavallo in pochi minuti.

Sono pericolosi anche per l’uomo.

Zoogeograficamente, li si ritrova nel Rio delle Amazzoni e nei fiumi della Guiana.

Sono presenti, anche nelle zone lacustri del bacino Amazzonico, dall’ Orinoco al Rio della Plata.

Sono ben noti, alle popolazioni autoctone "Indios" dell’Amazzo- nia, che li temono. Alcuni, li accomunano alle popolazioni indigene antropofaghe viventi nei Caribe, per cui, vengono chiamati anche con questo termine, Caribe oltre che "Pira" o "Pirana". Il piragna, è un pesce gregario, vive in gruppi anche molto numerosi che a volte giungono a popolare interi tratti di fiume.

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Salmo trutta fario © Giuseppe Mazza

Alcuni biologi, dichiarano che esistono specie prettamente carnivore, altre solo vegetariane; secondo altri autori, alcune specie, durante il loro ciclo vitale, influenzato anche dalla temperature e pH dell’acqua, possano nutrirsi di alghe e piante, per poi assumere un regime alimentare elettivamente carnivoro, allo stadio adulto, forse necessario per la riproduzione.

Alcune ben note specie sono il Serrasalmus spilopleura, il Pristobrycon calmoni, l’ Ossubtus xinguensi, il Metynnis fasciatus e il Colossoma bidens.

Ordine Salmoniformi ( Salmoniformes ), salmoni, lucci, trote, stomiatoidi ( 500 specie ).

Gruppo molto diversificato di pesci, per stili di vita e habitat.

I salmonidi, hanno una piccola pinna adiposa dietro la pinna dorsale, probabile riserva di grasso.

Gli stomiatoidi vivono nelle profondità marine e, hanno organi luminosi. I lucci, vivono generalmente nelle acque dolci lotiche ( fiumi, corsi d’acqua, torrenti ), sono estremamente aggressivi ed eccellenti predatori, lo stesso habitat è colonizzato dalla trota, presente in tutta l’Eurasia e il Nuovo Mondo.

Un esempio tipico ci è offerto dal Luccio ( Esox lucius ) che presenta due mascelle con denti i cui apici sono rivolti all’indietro.

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L’Esox lucius raggiunge 1,5 m di lunghezza ed ha una carne molto saporita © Giuseppe Mazza

Questo gli permette d’intrappolare senza scampo la preda, una volta morsa. Oltre che di pesci, si nutre di uccelli acquatici e persino topi. Vive in acque dolci dall’Europa al Nord America, può raggiungere anche 1,5 m di lunghezza, carnivoro-piscivoro, ha delle carni molto saporite

Altri rappresentanti sono lo Stomiatoide ( Stomias atriventer ), lungo fino a 30 cm, vive in profondità nel Golfo della California e al largo del Cile, e il Salmone ( Salmo salar ), specie anadroma ( ve- di spiegazione nel testo dell’ Anguilla anguilla ), che vive nelle zone dell’Atlantico settentrionale, in acque fredde e temperate e raggiunge la ragguardevole lunghezza di 1,20 m.

Dopo la nascita, trascorre 1-3 anni in acqua dolce, per poi giungere il mare; dopo la maturazione sessuale, mediante la risalita delle correnti, si andrà a riprodurre nella medesima area di fiume, dove è nato.

Una femmina di 10 kg, può deporre circa 14.000 uova, per poi morire. Le sue migrazioni sono abbastanza note ai biologi zoologi.

Il periodo di 1-3 anni, passato nelle acque dolci lotiche ( fiumi, torrenti, corsi d’acqua ), viene chiamato stadio “parr”, in corrispondenza di questo stadio del ciclo vitale il salmone va incontro a profonde trasformazioni morfo-cromatiche, assumendo sul dorso una colorazione azzurro-acciaio, mentre sul ventre e sui fianchi diventa biancastra, stadio “smolt”.

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L’Electrophorus electricus, lungo 1,5 m, è sudamericano, e può dare forti scariche elettriche © Mazza

Dopo le già discusse fasi migratorie, per riprodursi, come specie “anadroma” e successivamente alla fecondazione delle uova deposte, sia i maschi che le femmine cominciano a morire.

Alcuni ittiologi hanno notato che una piccolissima percentuale di Salmo salar sopravvive, ritornando al mare per rinvigorirsi. Dopodiché risale di nuovo i corsi d’acqua dolce per deporre e fecondare le uova. Questo stadio è stato chiamato dai biologi zoologi stadio “kelt”.

Ordine Myctophiformes, pesce lanterna (300 specie). Questi pesci, vivono in mare profondo e possiedono fotofori ( organi produt- tori di luce ) sui fianchi.

Sono diffusi fino a 1.000 m di profondità, ma ricercano il cibo presso la superficie. Alcune specie presentano una pinna dorsale adiposa.

Un esempio è il Pesce Lanterna ( Myctophum punctatum ) che vive nell’Atlantico e nel Mediterraneo.

Ha grandi occhi, per poter vedere alle basse profondità, ove predomina il buio; è questo un adattamento simile a quello assunto dalle piante che vivono nelle folte foreste pluviali-tropicali, dove gli strati alti della foresta, a causa delle chiome degli alberi, fanno penetrare poca luce, quindi le piante viventi negli strati più bassi, hanno foglie con una superficie enorme, per captare quanta più luce possibile, di quella che penetra.

I fotofori, possono servire a individui della stessa specie, per riconoscersi. E’ lungo 5-7 cm.

Ordine Ctenothrissiformes: una sola specie. Macristium ( Macristium chavesi ), unico sopravvissuto di quest’ordine. Vive in profondità nell’Atlantico meridionale, misura 10 cm. Se ne conoscono molte specie fossili, che sono affini al Pesce Lanterna ( Myctophum punctatum ).

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Carassius auratus coda a velo © Giuseppe Mazza

Ordine dei Gonorinchiformi ( Gonorhynchiformes ), gonorinchi e affini ( 15 specie ). Sono intermedi fra i Ctenothrissiformes e i Ciprinidi ( Cypriniformes ). Hanno pinna caudale forcuta, e sono senza denti. Esempi sono Chanos chanos , abita le acque superficiali dell’Oceano Indiano. Sono lunghi fino a 90 cm e, la femmina può deporre fino a 9.000.000 di uova !

Ordine Cipriniformi ( Cypriniformes ), ciprinidi, carpe, caracini e gimnoti ( 3.000 specie ).

I membri di questo grande ordine, che include quasi tutti i pesci d’acqua dolce, hanno una serie di piccole ossa, che collegano la “vescica natatoria, gassosa”, con il cranio, adattamento che probabilmente aumenta l’acutezza dell’udito.

Generalmente, il loro corpo è ricoperto di squame.

Esempi sono lo Gimnoto ( Electrophorus electricus ), lungo fino a 1.50 m; vive in acqua dolce, in America del Sud, presenta organi elettrici, e la Carpa ( Cyprinus carpio ), originaria dell’Asia, si trova dal Mar Nero al Turkestan. Raggiunge i 90 cm di lunghezza, può avere regime alimentare onnivoro o vegetariano.

Altri esempi di ciprinidi, sono il comune pesce rosso di allevamento o presente nei nostri acquari ( Carassius auratus ), il quale per diverse mutazioni e ibridazioni, può presentarsi con le più svariate morfologie ( ad esempio l’enorme testa presente nell’oranda testa di leone, o sempre nella razza orandina, gli enormi occhi esoftalmici ), come nel cromatismo della sua livrea.

Ordine Siluriformi ( Siluriformes ), pesci gatto ( 2.000 specie ).

I pesci gatto, si trovano in maggioranza nelle acque dolci in Africa, Asia e Sudamerica; alcuni vivono anche in regioni nordiche e altri ancora sono marini. Generalmente, possiedono “barbigli” presso la bocca e alcune specie, hanno una pinna dorsale adiposa. Il labirinto e la vescica gassosa sono collegati, migliorandone l’udito; la pelle è nuda, o ricoperta solamente di placche ossee. Esempi sono il Pesce Gatto corazzato ( Corydoras aeneus ), vive in acque dolci in America del Sud, lungo fino a 8 cm.

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Un pesce gatto elettrico ( Malapterurus electricus ) coi suoi bargigli © Giuseppe Mazza

Alcune specie, come il Pesce gatto del Mekong che appartiene alla famiglia degli Ictaluridae, nome scientifico ( Ictalurus melas ), possono raggiungere i 2 m di lunghezza, per 300-400 kg di peso.

Tutte le specie sono carnivore-piscivore ed estremamente aggressive e voraci, a quelle dimensioni, anche contro l’uomo.

Un’altra specie è il Synodontis batensoda che vive in Africa e nuota sul dorso, appena sotto il pelo dell’acqua nei vari fiumi, torrenti e laghi. Questo adattamento particolare al nuoto, gli permette di catturare il cibo galleggiante ( insetti, larve di insetti e anfibi ), sulla pellicola superficiale.

In alcuni pesci gatto, come nello Ictalurus nebulosos, che vivono nel fondo del corso d’acqua dolce, sono presenti organi sensoriali, posti nei “barbigli”, con cui sondano la presenza di prede. Altre specie hanno spine pettorali velenifere.

Ordine Percopsiformi ( Percopsiformes ), 10 specie. Ricordano i ciprinidi, ma hanno spine nella pinna dorsale. Un esempio è la Perca pirata ( Aphredoderus sayanus ), che si trova in tutte le acque dolci degli Stati Uniti d’America ed è lungo 10-12 cm.

Ordine Batracoformi ( Batrachoidiformes ), batraco e affini ( 10 specie ). Sono marini e predatori. Hanno testa grande, corpo fusiforme, denti robusti. I primi raggi della pinna dorsale, sono spiniformi. Un esempio è costituito dal Batraco ( Opsanus tau ), un pesce litorale che vive nelle acque profonde dell’Atlantico settentrionale.

Ordine Gobiesociformes , succhiarupe ( 100 specie ). Piccoli pesci marini, che aderiscono alle rocce litorali, con una ventosa formata dalle pinne ventrali. Un esempio è il Succhiarupe ( Tomicodon fasciatus ), lungo 4 cm. Vive nei bassifondi sassosi delle coste del Brasile.

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L’insolita canna da pesca agitata dall’Antennarius pictus attira piccole prede, ingoiate senza che nemmeno se ne accorgano © G. Mazza

All’ordine dei Lopiformi ( Lophiiformes ) appartengono le rane pescatrici e affini ( 150 specie ).

Hanno corpo depresso, con grande testa e bocca ampia.

Il primo raggio della pinna dorsale anteriore, ha un lembo terminale carnoso, che viene agita- to come fosse una canna da pesca provvista di esca, per attirare piccole prede.

I maschi di alcune spe- cie, sono molto più pic- coli delle femmine, cui si attaccano, e dalle quali dipendono integralmen- te per il cibo. Un esempio in merito ci è offerto dal ben noto Antennarius scaber, lungo 13 cm, che vive nell’Oceano Atlantico, e possiede, sopra alla bocca, la sua piccola “canna da pesca”.

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Il Merluzzo ( Gadus morhua ) può raggiungere i 120 cm © Giuseppe Mazza

Ordine Gadiformi ( Gadiformes ), merluzzi e affini ( 450 specie ).

Il corpo è assai lungo e affusolato.

Le pinne dorsale e anale, sono di solito prive di spine, e possono essere suddivise in più parti.

Un rappresentante tipico è il Merluzzo ( Gadus morhua ), lungo fino a 120 cm, che vive nelle acque dell’Atlantico settentrionale, sia Europee che Nordamericane.

I merluzzi formano grandi banchi, soprattutto durante l’epoca della riproduzione e come strategia di difesa.

Ogni anno vengono pescati nel mondo 400 milioni di merluzzi, entrando nella dieta di molte popolazione dell’emisfero Boreale, in particolare dell’Europa e America settentrionali.

Ordine Bericiformi ( Beryciformes ), pesci scoiattolo e affini ( 150 specie ). Le pinne dorsale e anale hanno raggi anteriori spiniformi; quella caudale consta di 18-19 raggi. Esempi sono il Pesce scoiattolo ( Holocentrus xantherythrus ), 15 cm di lunghezza, vive presso le barriere coralline del Pacifico. Ordine Ateriniformi ( Atheriniformes ), pesci volanti e gambusie ( 600 specie ).

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A causa dei mutamenti climatici, questo Pesce scoiattolo (Sargocentron rubrum) ha invaso il Mediterraneo © Mazza

Piccoli pesci a caratteri primitivi che vivono nelle acque marine superficiali, e in quelle dolci dei Tropici. Esempi sono il Pesce volante ( Oxyporhymphus micropterus ), 25 cm di lunghezza, che vive nelle zone tropicali dell’Atlantico e del Pacifico e l’ Exocoetus volitans, anch’esso pesce volante circumtropicale, molto comune nella fascia tropicale di tutti i mari e oceani.

Durante l’estate può penetrare nel Mar Mediterraneo, compreso i mari Italiani (Tirreno, Ionio e Adriatico) ma non è così frequente.

Le pinne pettorali aliformi, gli consen- tono voli planati fuori dall’acqua, fino a 150 m di lunghezza.

Il pesce volante, batte la superficie dell’acqua per prendere il volo planato (con la pinna caudale), che innesca durante la fuga da un predatore; i delfini agilissimi nuotatori, come il noto Tursiope ( Tursiops truncatus ) o il Delfino comune ( Delphinus delphis ), sono tra i suoi acerrimi nemici.

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Zeus faber. A buona preda, bocca grande ... salvo poi finire nel menù di un ristorante © Mazza

Ordine Zeiformi ( Zeiformes ), pesce San Pietro e affini ( 60 specie ).

Pesci marini litorali, che formano un gruppo affine ai pesci scoiattolo.

Hanno 11-14 raggi nella pinna caudale.

Un esempio è il Pesce San Pietro ( Zeus faber ), lungo 75 cm, che vive nell’Atlantico e nel Mediterraneo.

Ha un corpo molto compresso e può avvicinarsi inosservato alla preda ( pesci ), che afferra velocemente con la bocca protrattile.

Ordine Lampridiformes , pesce re, regaleco, pesci nastro ( 50 specie ).

Vivono in mare profondo. Hanno bocca protrattile, pinne ventrali anteriori, pelle senza squame. Si tratta per esempio del Pesce re ( Lampris regius ), 1,80 m di lunghezza. Molto diffuso negli oceani, è ovale e con corpo molto compresso lateralmente, pesa quasi 300 kg ! Si nutre di calamari e polpi.

Ordine Gasterosteiformi ( Gasterosteiformes ), pesci come lo spinarello, i cavallucci marini ed i pesci ago ( 150 specie ).

I pesci di quest’ordine hanno corpo allungato, più o meno protetto da corazza ossea.

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L’ Hippocampus guttulatus è un cavalluccio mediterraneo © Giuseppe Mazza

La bocca è piccola, situata spesso all’estremità di un muso allungato.

Un esempio può essere lo Spinarello ( Gasterosteus aculeatus ), di casa sia in regioni artiche e temperate, che in acque dolci e salmastre.

Diffusione assai vasta, che parte dai Pirenei, fino alle coste oceaniche della Siberia.

Vive in diversi fiumi, tra cui il Danubio ( fu per tale ragione, uno dei soggetti biologici prediletti da Nikoolas Tinbergen e in parte da Konrad Lorenz, due dei tre biologi che insieme a Karl von Frisch fondarono l’Etologia e vinsero il premio Nobel per la Fisiologia e Medicina nel 1973 ), e di fiumi tributari del Mar del Nord, Mar Baltico e del Mar Nero, come dell’Oceano Atlantico e del mar Mediterraneo occidentale.

Nei mari con modesta salinità ( Mar Nero e Baltico ), riesce a vivervi tranquillamente e a riprodurvisi.

Necessita di acque molto pulite e limpide per riprodursi.

L’accoppiamento tra maschio e femmina, prima della ovodeposizione e la fecondazione delle uova, risulta composto da rituali molto complessi.

Questi, furono brillantemente studiati dai biologi N. Tinbergen e K. Lorenz; il maschio durante la stagione degli amori, individuata la femmina, andrà soggetto a una modificazione del colore nella parte ventrale del corpo, che diverrà di colore rosso acceso, mentre gli occhi diverranno di un azzurro brillante.

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Nel complicato mondo dei cavallucci marini, chi partorisce è il maschio © Giuseppe Mazza

Questi cambiamenti, determinano la “livrea nuziale”, la quale sarà soggetta a “eclissamento”, terminato l’accoppia- mento. Allora il maschio riacquista i suoi colori naturali, brunastro sul dorso ed argentato con macchioline scure sui fianchi.

La macchia rossa ventrale, in parti- colare, fungerà da attrattore sessuale per la femmina.

I maschi in questa fase, diventano pericolosamente aggressivi, lottando, utilizzando le potenti spine dorsali, che sono in numero di tre e mordendosi, fino a ferirsi o a uccidersi, nei casi estremi.

Il maschio costruisce un nido, nell’ angolo di un roccia o anfratto roccioso, costituito da bolle d’aria, detriti e ramoscelli, dove l’acqua scorrendo fornisce l’ossigeno necessario, sorve- gliandolo scrupolosamente.

La femmina una volta che ha deposto le uova, viene cacciata via dal maschio, che si occuperà della loro cova, dopo la fecondazione.

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Piccoli di cavalluccio marino appena nati © Giuseppe Mazza

Anche in questa specie, il maschio periodicamente sventolerà la coda all’apertura del nido, garantendo un afflusso costante di ossigeno.

Il maschio si occuperà anche delle cure parentali nei confronti degli avannotti, i quali, durante la giornata, vengono lasciati liberi di nuotare e nutrirsi, con il padre che rimane nelle vicinanze per verificare costantemente la presenza di eventuali predatori.

Se per caso viene a verificarsi una condizione di pericolo, il maschio spalanca la bocca, e tutti gli avannotti vi troveranno rifugio.

Una volta raggiunta la maturità sessuale, abbandoneranno il nido, per andare a cercare una femmina con cui accoppiarsi.

Un altro esempio è il Cavalluccio marino ( Hippocampus guttulatus ), è lungo fino a 15 cm, è un pesce litorale del Mediterraneo, e recentemente lo si è ritrovato anche nelle acque della Manica.

In primavera la femmina depone le uova in una borsa ventrale del maschio, dove saranno fecondate e quindi incubate.

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La Channa micropeltes ha un organo respiratorio accessorio per resistere a lungo fuor d’acqua © Mazza

In questa, i piccoli nati rimangono per qualche giorno, prima di uscire e nuotare liberamente.

Ordine Canniformi ( Channiformes ), oficefali ( 5 specie ).

Pesci d’acqua dolce, provvisti di un organo respiratorio accessorio, che gli permette di resistere fuori dall’acqua per lungo tempo.

Un esempio in merito ci è offerto dal noto Oficefalo ( Channa striata ), lungo fino a 75 cm.

Questo pesce vive in fiumi, stagni e paludi dell’Asia.

Può sopravvivere alla siccità, seppellendosi nel fango e rimanendo in criptobiosi, una sorta di intorpidimento.

Simbranchi ed affini ( 7 specie ) formano l’ordine dei Simbranchiformi ( Synbranchiformes ), piccolo gruppo di pesci d’acqua dolce dell’Asia meridionale e dell’Africa.

Non hanno stretta affinità con le anguille, anche se la morfologia esterna le ricorda.

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Pterois radiata, uno scorfano di lusso © Giuseppe Mazza

Mancano di pinne pari e non sono dotati di squame.

Un esempio è costituito dal Simbranco ( Amphipnous cuchia ), lungo circa 75 cm.

Vive in acque dolci e salmastre dell’India e della Birmania.

Respira aria, stando a lungo fuori dall’acqua nell’erba, vicino al corso d’acqua.

Ciò gli è garantito dalla presenza di due sacchi aeriferi, simili a polmoni, connessi con le cavità branchiali.

Tali sacchi funzionano come le sacche aerifere degli uccelli e presenti in alcuni rettili, permettendo una provvista d’aria atmosferica, utilizzata nelle fasi di vita esterna.

Ordine Scorpeiniformi ( Scorpaeniforems ), scorpene (scorfani), gallinelle e scazzoni ( 700 specie ).

Presentano creste ossee e spine sul capo, che sono la caratteristica di questi pesci, i quali vengono talvolta, comunemente definiti a “guance corazzate”.

Un rappresentante è lo Scorfano ( Scorpaena porcus ), lungo circa 20 cm, comune nei fondali rocciosi del Mediterraneo e attore principe, suo malgrado, nella cucina italiana, per la preparazione della deliziosa zuppa di pesce.

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Trigla lucerna © Giuseppe Mazza

La Gallinella ( Chelidonichthys lucerna ), lunga circa 75 cm, è comune lungo le coste del Mediterraneo e dell’Atlantico orientale.

I dattilotteri ( 6 specie ) appartengono all’ordine dei Dattilopteriformi ( Dactylopteriformes ).

Sono caratteristici per le ampie pinne pettorali.

Il capo è corazzato da placche ossee, come per esempio nel Dattilottero ( Dactylopterus orientalis ), lungo 38 cm, che vive presso le coste degli Oceano Indiano e Pacifico.

Ha pinne pettorali più grandi dei pesci volanti, ma non gli permettono di fare balzi fuori dall’acqua.

Ordine Pegasiformi ( Pegasiforems ), pegasi (4 specie).

Piccoli pesci corazzati, propri della regione Indopacifica, con pinne pettorali grandi e aliformi e bocca piccola, posta sotto il muso.

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Dactylopterus volitans © Giuseppe Mazza

Un esempio ci è offerto dal Pegaso ( Pegasus draconis ), lungo 12 cm, che vive tra i coralli a basse profondità.

Ordine Perciformi ( Perciformes ), pesci persici, sgombri, tonni, cernie, spigole, remore, pesce spada, marlin ( 6.500 specie ).

Vi appartiene il famoso barracuda ( sottordine Scombroidei ), come il Sphyranea barracuda, vivono in tutti i mari tropicali, in particolare il Mar dei Caraibi.

Ma sono presenti anche nell’Atlantico occidentale e nel Mar Mediterraneo, special- mente lungo le coste della Sardegna e della Corsica.

Sono carnivori-piscivori, molto feroci e voraci.

Durante gli anni ’30, ’50, ’60 e ’70 del secolo scorso, si sono registrati attacchi omicidi contro gli esseri umani.

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L’Epinephelus marginatus è una specie protetta del Mediterraneo © Giuseppe Mazza

Durante il periodo dell’accoppiamento, si riuniscono in banchi piuttosto numerosi, e probabilmente una femmina può essere anche fecondata da più di un maschio ( poligamia ).

E’ un gruppo molto eterogeneo dove si trovano il celebre Tonno ( Thunnus thynnus, ) le Spigole ( Dicentrarchus labrax ) dette branzino in Italia del Nord, ragno e lupo di mare, lungo le coste toscane, le cernie e numerose altre specie.

Molte di queste specie hanno raggi spiniformi nelle pinne.

La pinna caudale, consta di 17 raggi; le squame, hanno spesso margine dentellato.

Esempi sono il Pesce Disco ( Symphisodon discus ), 22 cm di lunghezza, si trova nelle acque dolci dell’America meridionale.

Un altro esempio è la famosa Cernia a macchie blu ( Cephalopholis argus ), lunga fino a 1 m, di casa nelle barriere coralline negli oceani Indiano e Pacifico.

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Cephalopholis miniata © Giuseppe Mazza

Alcune specie di cernie, arrivano a 3 m di lunghezza, per 100 kg di peso, come la Epinephelus lanceolatus.

Sono organismi ermafroditi proterogini, ovvero i giovani sono in predominanza femmine, e si trasformano in maschi quando crescono.

La crescita è di circa un chilogrammo all’anno, e generalmente, le cernie rimangono adolescenti fino a quando raggiungono tre chilogrammi; si nutrono di pesci.

Il Pesce Persico ( Perca fluviatilis ), lungo 60 cm, si trova in laghi, fiumi e stagni dell’Eurasia.

Le analisi biogeografiche dei biologi, hanno portato alla conclusione, che i pesci persici, caracinidi e carpe vivono solamente in acque dolci, non potendosi avventurare in quelle marine e più generalmente salate.

I ciclidi, invece, possono fare piccole traversate in acqua salata.

Lo Sgombro ( Scomber scomber ), lungo fino a 60 cm. Vive in acque superficiali presso le coste dell’Atlantico.

La Remora ( Echeneis naucrates ), lunga circa 75-80 cm, vive nelle zone tropicali degli oceani. E’ sempre associata con squali, mante e tartarughe marine.

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Il famoso Pesce disco ( Symphysodon aequifasciata ), molto amato dagli aquariofili © Giuseppe Mazza

Per mezzo di una ventosa, generata da una pinna dorsale modificata, si mantiene attaccata all’ospite che la trasporta: il ventre di un pesce- cane o di una manta, o il carapace di una tartaruga.

Da un lato lo ripulisce dai parassiti infestanti, e in più si nutre dei resti ottenuti dal banchetto di questi animali.

Una vera e propria simbiosi.

Di questo ordine fanno parte anche i membri della famiglia degli Istiophoridae, come il Marlin ( Istiophorus albicans ) e il noto Istiophorus platypterus. Hanno una lunghezza di 2,5 m, un muso a forma di lancia, una lunga rigida pinna dorsale che si estende indietro a formare una cresta.

I marlin sono nuotatori veloci, si trovano in tutti i mari e cacciano grandi e piccoli pesci.

Oppure i cosiddetti Pesci Spada ( Xiphias gladius ), famiglia Xiphiidae.

Esemplari di Xiphias gladius sono diffusi nelle zone tropicali, subtropicali e temperate di tutti gli oceani, nonché nel Mar Mediterraneo, Mar Nero, Mar d’Azov e Mar di Marmara, dove tendono a concentrarsi quando le correnti marine sono tali per cui attirano grossi banchi di pesci più o meno grandi, di cui si nutrono.

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Il ben noto Pesce persico ( Perca fluviatilis ), molto amato in Italia dai buongustai © Mazza

Questi pesci raggiungono grosse dimensioni, con una lunghezza massima di oltre 4,6 m e un peso che supera abbondantemente i 400 kg.

Il vastissimo e noto ordine dei Pleuronettiformi (Pleuronectiformes) conta 500 specie di pesci piatti .

Privi di “vescica natatoria o gassosa”, vivono quasi sempre sul fondo marino, giacendovi su un fianco.

Dopo la fase larvale, un occhio si sposta sul lato opposto a quello in cui si trova, in modo che entrambi gli occhi finiscono per trovarsi sullo stesso lato.

Questo processo di migrazione oculare, deve ancora essere chiarito nella sua fisiologia dai biologi.

Il pesce quindi si adagia sul fondo poggiandosi sul lato “cieco”.

Le sogliole e le passere di mare presentano entrambi gli occhi sul lato destro, i rombi su quello sinistro. Il perché di questa differenza di lateralizzazione, dovrebbe avere la sua risposta a livello embrionale.

I pesci piatti sono evolutivamente derivati dai Perciformi ( Perciformes ), ma non presentano spine. Un esempio ben noto è la Passera di mare ( Pleuronectes platessa ).

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Il Rombo di rena ( Bothus podas ) non ha vescica natatoria, e un occhio si sposta sul lato superiore © Mazza

Lunga 75 cm, vive lungo le coste nord- occidentali dell’Europa. Si mimetizza con il fondo, e si seppellisce nella sabbia.

I variopinti pesci balestra, gli insoliti pesci scatola, e i pesci palla ( 250 specie ) appartengono all’ordine dei Tetraodonti- formi ( Tetraodontiformes ).

Pesci con bocca piccola, denti robusti e corpo alto, corto e spesso coperto di spine.

Le pinne ventrali, sono piccole o assenti, quella dorsale anteriore, può avere spine.

Un esempio ci è dato dal famosissimo Pesce palla ( Sphoeroides spengleri ), lungo fino a 48 cm, che vive nelle barriere coralline dell’Atlantico tropicale e subtropicale.

E’ provvisto di spinule, invece che di squame e, quando si gonfia perché si sente in pericolo, queste indurendosi, formano una efficace barriera di difesa.

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La Lactoria cornuta è un tipico Pesce scatola © Giuseppe Mazza

Sottoclasse Sarcopterygii, pesci con pinne lobate.

La seconda sottoclasse di pesci con scheletro osseo, quella dei pesci con pinne lobate, diede origine agli anfibi ( vedi storia naturale, sopra ).

Le pinne, sono sorrette da grossi lobi carnosi, che contengono pezzi scheletrici.

Esistono due attuali ordini.

Ordine dei Crossopterigi o Crossotterigi ( Crossopterigii ), la specie vivente è una sola: il Celacanto ( Latimeria chalumnae ), lungo fino a 1,5 m per 90-100 kg.

Il primo esemplare vivente fu pescato nel 1938, casualmente da pescatori africani, a largo delle coste del Madagascar.

Fino a quel momento, il gruppo dei celacanti era noto solo allo stato fossile, ai biologi, e si pensava che fosse estinto da 60 milioni di anni !

Con le sue robuste pinne rimuove il fondale, ed è un predatore vorace e spietato di pesci.

Ordine Dipnoi, pesci polmonati ( 6 specie ).

Questi pesci appartengono a due famiglie: i Ceratodidi ( Ceratodidae ), con una sola specie australiana, avente corpo tozzo, squame grandi e pinne pari, dotate di raggi e polmone unico, e la famiglia dei Lepidosirenidi o Lepidosiren ( Lepidosirenidae ) di casa nell’Africa e nell’America del Sud.

Presentano corpo sottile, squame piccole, pinne pari prive di raggi e, traggono il 95% dell’ossigeno, di cui hanno bisogno per vivere, utilizzando un polmone doppio.

I membri di entrambe le famiglie, vivono in habitat acquatici poveri di ossigeno e in biotopi molto caldi.

Un esempio è il Neoceratodo ( Neoceratodus forsteri ), lungo fino a 90 cm. Non prepara tane di fango, per superare i periodi di siccità, pertanto muore se il fiume in cui vive si prosciuga.

Fisiologia comparata di organi e sistemi, il dilemma della “vescica natatoria o gassosa”

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Balistapus undulatus. Come suggerisce la forma e il nome è un Pesce balestra © Mazza

Il sistema Circolatorio: i condroitti e gli osteoitti ( o osteitti è equivalente ), in linea di massima, presentano una anatomia che è simile, per tale sistema.

Nei pesci, il cuore è semplice con un “atrio” e un “ventricolo”, non è presente una duplicazione ( mediante divisone con setti interatriali e interventricolari ), di tali strutture, la quale comincia a emergere nei rettili, per conclamarsi definiti- vamente nella classe degli uccelli e mammiferi.

Il cuore consta di un atrio che è a monte connesso con un “seno venoso”, da cui arriva il sangue non ossigenato, l’atrio a valle è in comunicazione con un ventricolo, a cui fa seguito in un “cono arterioso”.

Il sistema deriva da quello della lampreda e dell’anfiosso, evolutivamente parlando.

Negli elasmobranchi però, tale organo è più robusto che nei ciclostomi, e mantiene una pressione di 30-40 mmHg (millimetri di mercurio), nell’aorta ventrale. Sia negli osteitti che negli elasmobranchi, la pressione sanguigna si aggira intorno ai 40 mmHg nell’aorta ventrale, durante l’inattività, per cadere a di 10-20 mmHg, quando il sangue passa per le branchie. La circolazione di conseguenza, è molto lenta, e la pressione del sangue venoso nel ricircolo, molto bassa.

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Il Balistoides conspicillum è il re degli acquari marini tropicali © Mazza

La pressione arteriosa più alta finora misurata, è stata nel Salmone del Pacifico ( Onchorhynchus iscawytscha ), ben conosciuto ai biologi zoologi, per il vigore che lo caratterizza.

Nella sua aorta ventrale si sono registrati circa 120 mmHg. Nelle pareti delle arterie branchiali efferenti, dei membri delle due classi, sono presenti “recettori di pressione”, che inviano impulsi all’encefalo.

Il cervello risponde all’informazione ricevuta, e regola in via riflessa, la pressione sanguigna, rallentando o accelerando i battiti cardiaci. Questo meccanismo, permette di proteggere i capillari branchiali, contro gli sbalzi di pressione.

Sia nei pesci ossei che che cartilaginei, il sangue defluisce dal cuore anteriormente, in una voluminosa “aorta ventrale”, che si divide a formare un paio di “arterie innominate”.

Da queste emergono le diramazioni branchiali.

Dalle arterie branchiali “efferenti” ( che portano via il sangue ossigenato dalle branchie ), viene avviato alla testa con le “arterie carotidi” e per tutto il tronco, mediante un grosso vaso arterioso impari mediano, l’aorta dorsale.

Le pinne pettorali sono riceventi mediante una coppia d’ “arterie succlavie”, mentre un vaso arterioso impari, l’ "arteria celiaca”, irrora lo stomaco, il fegato ed una parte dell’intestino.

Altri vasi impari, le “arterie mesenteriche anteriori e posteriori”, vascolarizzano la restante parte dell’intestino.

Le pinne pelviche, ove sono presenti negli osteitti e in quelle dei cartilaginei, vengono irrorate da una coppia di “arterie iliache”. Dalla continuazione della “aorta dorsale”, nasce l’arteria caudale.

Il sangue venoso, refluo dalla testa, giunge ai “dotti del Cuvier” e al seno venoso, mediante le “vene cardinali anteriori”.

Il sangue venoso del tronco, si divide in quello che ritorna dalle pareti intestinali, drenato dalla “vena porta epatica”, mediante due vene epatiche, al seno venoso.

Quello della coda fluisce in due vene renali ( destra e sinistra ), per ricostituirsi nelle “vene cardinali posteriori”, che, raccolto il sangue anche dalle gonadi oltre che dai reni mesonefrici, sboccano nei “dotti di Cuvier” e da qui al cuore.

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Suggestiva immagine delle branchie di una trota © Giuseppe Mazza

L’unica differenza, riscontrata negli osteitti è che il “cono arterioso”, è ridotto rispetto ai cartilaginei, e la serie di valvole in esso presenti, si riduce a una, mentre lo spessore del tratto iniziale, dell’aorta ventrale, si inspessisce, trasformandosi in un “bulbo arterioso”.

I “vasi linfatici” negli attinopterigi ( Actinop- terygii ) sono molto più distinti dal sistema venoso che negli Agnati ( Agnatha ) e negli Elasmobanchi ( Elasmobranchii ).

Mancano di valvole e di ghiandole linfatiche, ma in alcune specie di Teleostomi, esistono cuori linfatici che facilitano il drenaggio della linfa, nel sistema venoso.

Gli eritrociti, sono meno numerosi che nei tetrapodi, ma più voluminosi. La quantità di emoglobina ( Hgb ), varia molto da specie a specie, essendo maggiore in quelle molto attive e migliori nuotatrici e che vivono in acque scarsamente ossigenate.

Alcune specie antartiche, poco mobili, mancano addirittura di questo pigmento respiratorio.

Il sistema Endocrino risulta in entrambe le classi, filogeneticamente antico e altrettanto ben sviluppato di quello dei tetrapodi terrestri.

L’ Ipofisi ( ghiandola pituitaria, appendice del diencefalo ) produce ormoni che controllano l’attività riproduttiva, sia nei maschi che nelle femmine. Non secerne però né “vasopressina” né “ossitocina”.

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Scaglie dette zigrino di Mustelus, un tempo usate come carta a vetro © Giuseppe Mazza

Le gonadi rispondono alle “follicoline” pituitarie, secernendo ormoni a natura steroidea ( estro- geni, androgeni ), coinvolti con l’ovulazione e la spermatogenesi.

C’è una tiroide, che nasce dalla faringe, come una sua estroflessione, durante l’embriogenesi; gli ormoni tiroidei, come per tutti i vertebrati, sono importanti regolatori del metabolismo e, come negli anfibi, nelle specie a larva (embrione) metamorfosante, come Anguilla anguilla, sono indispensabili per il corretto sviluppo.

E’ presente un tessuto “cromaffine”, equivalente biologico delle ghiandole surrenali ( adrenali) dei mammiferi.

Produce ormoni come “adrenalina” detta anche epinefrina e “noradrenalina” o norepinefrina.

Ci sono poi anche gli “organi interrenali”, omologhi della corteccia surrenale dei mammiferi, producenti ormoni “corticosteroidi glucoattivi”, e “corticosteroidi mineralcorticoidi”, sotto il controllo dell’ormone adrenocorticotropo “ACTH”. Il Pancreas, ha le “isole del Langherans”, come componente endocrina, regolanti la glicemia.

Apparato Digerente: la derivazione da un regime alimentare detrivoro-filtratorio, come quello dei Cyclostoma, a uno solido ( costituito da prede ) come quello dei pesci cartilaginei e ossei, ha necessitato di un rimaneggiamento anatomo-fisiologico, del digerente in termini evolutivi.

Si è quindi passati, da un semplice “tubo alimentare” assorbente, dei primi Agnatha, alla formazione di una sacca gastrica ( stomaco ) derivante probabilmente da una estroflessione dell’esofago, via via sempre più specializzata, dove si è incominciato a produrre acido cloridrico ( HCl ), come mezzo di digestione, ma anche per evitare la putrefazione del cibo, per accrescimento della flora batterica, contrastata da questo acido che funge da batteriostatico.

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Squama ctenoide di Trachyrhynchus scabrus - Squama ganoide di Calamoichthys - Squama spinosa di Coelorhynchus coelorhynchus © Giuseppe Mazza
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Squama ctenoide di Scorpaena - Squama cicloide di Barbus - Squama cicloide-prossimale di Rhombus © Giuseppe Mazza

Sia nei condroitti che negli osteitti, si hanno ghiandole annesse al digerente, fegato, pancreas e cistifellea. Nei Selachii , come nei Batoidea e Chimaeriformes , il breve intestino, amplifica il suo potere assorbente, mediante una “valvola spiraliforme”, che allunga e rallenta il tragitto del bolo. Negli osteitti il tratto assorbente ( intestinale ) è più lungo.

Il sistema Nervoso consta in entrambe le classi di una componente centrale, il cervello ( encefalo ), ben sviluppato contenuto in una capsula ossea negli osteoitti e in un “neurocranio cartilagineo” nei cartilaginei, un cervelletto e un tronco encefalo.

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Vescica natatoria di Alborella ( Alburnus alburnus ) un Cypriniformes "Fisoclista". In alto a sinistra si nota una componente bianca ricca di grasso che circonda la faringe in rosso. Per questo motivo in passato veniva detta "vescica natatoria grassa" © Giuseppe Mazza

Il neurocranio dei cartilaginei, insieme allo “splancnocranio” o “cranio viscerale”, da cui si formano le fessure branchiali, forma il “condrocranio”.

E’ presente anche un Sistema Neurovegetativo, che controlla le attività non volontarie e tutti gli organi viscerali. Sono presenti nervi cranici e spinali. Gli organi di senso, comprese “le Ampolle del Lorenzini” si integrano, mediante queste strutture.

Il sistema Urogenitale: consta di una coppia di reni allo stadio di”mesonefro”, preceduto da quello di pronefro a livello embrionale.

Nelle femmine, sia di osteoitti che di condroitti, l’apparato urinario è nettamente separato da quello riproduttivo; nei maschi gli ureteri, servono anche per l’emissione degli spermi oltre che dell’orina. A livello della cloaca, esiste nei condroitti, una struttura sacciforme, che funge da “vescica urinaria” sebbene non omologa a quella dei vertebrati superiori.

I reni mesonefrici degli elasmobranchi, presentano un segmento aggiuntivo, nei tubuli renali “segmento capace di riassorbire l’Urea”, l’osmolita attivo, presente nel sangue di questi pesci, che gli garantisce, in base alla concentrazione ematica, di fare vita marina, in acqua dolce e di estuario, come visto negli squali “eurialini”, ad esempio i “Raiformi” sudamericani.

Negli elasmobranchi, che hanno fecondazione interna ( media- ta dagli “pterigopodi” ) dei maschi, gli “ovari” delle femmine, hanno uno sviluppo più simile agli anfibi, che agli altri tetrapodi, Gnatosthoma e pesci; sono generalmente un organo pari, in alcune specie è singola, e sono o è poste/a dietro il fegato, ed emettono le ovocellule nella “cavità celomatica”, la quale le convoglia mediante le ciglia che la tappezzano, all’imboccatura degli ovidotti.

Nelle specie ovipare, negli ovidotti, sono presenti “ghiandole nidamentali”, che esprimono l’albume formante il guscio delle uova. Altre specie come lo Squalo Capopiatto ( Hexanchus griseus ), sono ovovivipare ( con onfaloplacenta o alloplacenta ), mentre alte vivipare. Nelle specie ovipare, le uova sono “telolecitiche” ricchissime in tuorlo, a segmentazione parziale discoidale, racchiuse dentro un guscio corneo rettangolare, provvisto di cirri.

Nelle vivipare, all’interno dell’utero, durante le fasi avanzate, dello sviluppo fetale, viene secreto da apposite ghiandole, un particolare liquido “latte uterino o istiotrofico”, che ha lo scopo di nutrire l’embrio-feto in sviluppo.

Nei Teleostei ( pesci ossei per eccellenza ) come la Salmo trutta, l’apparato riproduttore è separato da quello urinario, sia nei maschi che nelle femmine. Nel maschio i testicoli versano gli spermi in un “dotto deferente”, che si forma nella parte caudale della gonade; i due deferenti, si riuniscono in un dotto impari, che sbocca all’esterno, dietro l’ano, mediante un “poro genitale”, separato dal poro escretore.

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La linea laterale è ben evidente in questo Pesce gatto elettrico ( Malapterurus electricus ) © G. Mazza

I pesci ossei, dotati anche loro di una coppia di reni mesonefrici, usano l’escrezione urinaria, per la osmoregolazione (alla stregua dei cartilaginei), siano essi di acqua dolce o marina. L’eliminazione di cataboliti come ammoniaca (NH3) e in questo caso l’Urea, avviene piuttosto a livello delle branchie.

Per quanto concerne il sistema della Linea laterale, in entrambe le classi, salvo qualche differenza, risulta avere una struttura anatomo-istologica simile, e fisiologica equivalente; consistente nel percepire le vibrazione ambientali.

E’ presente su entrambi i lati del corpo, dalla coda fino alla testa. E’ costituita da un sottile canale sottocutaneo, che nella testa si ramifica con disegno diverso da specie a specie.

Comunica con l’esterno attraverso canalini, che si aprono, mediante pori, nella pelle.

In ciascuno di questi canalini, sono presenti cellule sensoriali ciliate, riunite in gruppi su piccoli rilievi, sovrastati da un cupola di materiale gelatinoso, sporgente nel lume del singolo canale.

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Si ipotizza che nei pesci a vita aggregata la linea laterale contribuisca al nuoto sincrono © Giuseppe Mazza

La funzione primordiale di questo organo, era molto probabilmente quella di orientare l’ani- male rispetto le correnti, nei corsi d’acqua.

Successivamente, con una migliorata sensibilità dei pesci, il sistema della linea laterale, divenne capace di percepire le vibrazioni acustiche e le perturbazioni dell’acqua, a distanza, causate da altri animali o oggetti inanimati. In sostanza è un organo sensoriale tattile a distanza.

L’orecchio interno in entrambi le classi, non differisce molto da quello degli altri vertebrati, anche se il “dotto endolinfatico” negli ossei, non si apre all’esterno.

Le funzioni, sia nei cartilaginei, che negli ossei sono essenzialmente quelle di mantenimento in via riflessa del tono muscolare, la recezione dell’accelerazione angolare, della forza di gravità e dei suoni.

Gli occhi sono simili nelle due classi e, nelle linee generali, a quelli degli altri vertebrati. La “cornea” ha superficie irregolare, non serve che sia liscia, poiché il tessuto che lo costituisce, ha più o meno le stesse proprietà ottiche dell’acqua, non provocando fenomeni di diffrazione.

Il “cristallino” è sferico e, nei pesci ossei, i “ligamenti sospensori” e il “muscolo retrattore della lente”, a cui è collegato, contraendosi, lo spingono indietro, mettendolo a fuoco per una visione da lontano.

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Gli occhi dei pesci hanno l’iride immobile e un cristallino sferico © Giuseppe Mazza

L’esatto contrario di quanto avviene negli elasmobranchi, dove la contrazione sospinge in avanti il cristallino, adattandolo per una visione ravvicinata.

L’iride è immobile, sono presenti, con proporzioni differenti da specie a specie, sia coni che bastoncelli, e la quantità di luce assorbita viene regolata mediante la migrazione di granuli di pigmento fotosensibile nella retina.

Possiamo ora parlare del dilemma vero e proprio della vescia natatoria o gassosa.

Per secoli ha fatto tribolare i biologi zoologi, per delucidarne le funzioni e l’origine evolutiva.

Diverticolo sacciforme, per lo più semplice, tal- volta duplice, derivato dalla faringe.

Presente, con funzioni diverse, in quasi tutti i Teleostomi e in tutti i Dipnoi.

Assente nei Chondrichtyes e negli Agnatha .

Alcuni biologi zoologi, ipotizzano che poteva già esistere in alcuni Placodermi, ma l’ipotesi non è da tutti accettata.

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Grazie alla vescica natatoria il Calamoichthys calabaricus ha un certa autonomia fuor d’acqua © Mazza

Nelle specie più arcaiche fra gli attuali Atinopterigi ( Actinopterygii ), generi Polypterus e Chalamoicthys, ordine Polipteriformi ( Polypteriformes ), che vivono in acque dolci africane, soggette a riscaldarsi, impoverendosi di ossigeno, la vescica natatoria o gassosa si origina dalla faccia ventrale del faringe e si suddivide in due lobi laterali, che tendono nel corso dello sviluppo a spostarsi lateralmente.

La sua parete è vascolarizzata da arterie che provengono dall’ultimo arco aortico, funzionanti come arterie polmonari e, nei periodi di bassa ossigenazione dell’acqua, riempendosi d’aria atmosferica, tramite la faringe, coadiuva l’attività respiratoria delle branchie, ove in controcorrente, avvengono gli scambi gassosi fra acqua e sangue.

Questa particolare funzione, però, non ha una dimensione tale da permettere al pesce di sopravvivere per periodi eccessivamente lunghi fuori dall’acqua.

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Nel Protopterus dolloi la vescica natatoria svolge funzioni respiratorie ancora più spinte © Mazza

Una funzione simile la si ritrova in altri arcaici attinopterigi, delle acque dolci nord-americane, come il genere Lepisosteus dell’ordine Semionotiformes e il genere Amia, ordine Amiformes, ove questo organo nasce però dalla faccia dorsale del faringe, ed ha sede spicca- tamente dorsale rispetto il tubo digerente, suddividendosi solo parzialmente in lobi laterali.

Sebbene la parete della vescica gassosa, di questi ultimi pesci, risulta ripiegata e alveolata, aumentandone la superficie respiratoria, la sua funzionalità non è comunque sufficiente, da permettere a questi animali, di fare vita subaerea.

Un simile aspetto alveolato, associato a un tipo di respirazione polmonare è ancora più spinta nella vescica dei Dipnoi, che tuttavia, nasce come per i Polypteriformes, dalla faccia ventrale del faringe, e si divide in due lobi laterodorsali in Lepidosiren e Protopterus, mentre in Neoceratodus, permane singola.

Negli storioni, Acipenseriformi ( Acipenseri- formes ), e in tutti i Teleostei ( i Telostomi più evoluti ), la vescica, evolutivamente parlando, assume una funzione decisamente diversa.

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In pesci scattanti, come la Seriola dumerili, la vescica natatoria è un importante organo idrostatico © Mazza

Sempre unica, è collocata sulla linea mediana del corpo, dorsalmente all’inte- stino e in posizione retroperitoneale; nasce dalla parte dorsale del faringe, oppure da un lato del faringe, a cui rimane spesso collegata, mediante un dotto rivolto verso il dorso.

Soltanto in un numero limitatissimo di casi, per esempio nel genere Erythrinus della famiglia dei Caracidi (Characidae), ordine Cipriniformi ( Cypriniformes ), vivente in acque dolci sudamericane, sovente scarsamente ossigenate, essa conserva funzioni respiratorie, essendo almeno in parte vascolarizzata, da arterie di tipo polmonare, nascenti dall’ultimo arco aortico.

Di norma, invece, il sangue che ne irrora la parete è già ben ossigenato, prove- nendo da arterie derivanti dall’aorta dorsale, caudali alle regioni branchiali.

I gas quindi che la riempono non provengono dall’atmosfera, ma dal sangue.

Sono infatti principalmente ossigeno, con una certa percentuale di azoto, e sono ceduti da particolari strutture chiamate “corpi rossi”, situati nella regione anteriore della parete della vescica natatoria o gassosa, fittamente vascolarizzati da vasi capillari.

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Come farebbe altrimenti questo guizzante Labrus mixtus innamorato, in livrea nuziale © Mazza

In molti gruppi di teleostei, fra cui i più primitivi ( Clupeiformes e Cypriniformes ) la vescica gassosa, mantiene la sua connessione con la faringe ( e l’esofago ), per mezzo di un “dotto pneumatico”, che viene utilizzato per svuotare nel faringe “il troppo pieno” di gas. I teleostei, che ne sono provvisti, vengono chiamati “fisostomi”.

In altri gruppi, fra i quali i più evoluti Perciformi ( Perciformes ), il dotto pneumatico invece si occlude e regredisce, ed “il troppo pieno” di gas, viene allora riassorbito da zone riccamente vascolarizzate, della parete della porzione posteriore della vescica gassosa, talvolta concentrate in una struttura chiamata “corpo ovale”, la cui grandezza, viene regolata da uno sfintere muscolare, che lo circonda. I teleostei privi di tale “dotto pneumatico”, sono chiamati dai biologi zoologi “fisoclisti”.

La funzione della vescica natatoria o gassosa, che in queste specie più evolute, coincide meglio con il nome che gli è stato attribuito, non è più respiratoria, ma di “organo idrostatico”, a sensibilità idrostatica, fungendo da regolatore del galleggiamento e del posizionamento del pesce nell’acqua. In questi pesci la vescica natatoria è piena di gas provenienti dal sangue. Le sue pareti sono ricche di terminazioni nervose sensitive, che registrano la pressione esercitata dai gas in essa contenuti e in via riflessa, ne regolano l’uscita o il riassorbimento.

In questo modo, viene mantenuto uno stato di equilibrio dinamico, fra la pressione idrostatica esercitata dall’acqua dell’ambiente, sul corpo del pesce, a livello della “linea laterale” e il pesce stesso.

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Ma all’Uranoscopus scaber non serve. Vive nella sabbia e attira le prede con una lenza vermiforme © Mazza

I pesci ossei, buoni nuotatori, ricevono così precise informazioni sulla profondità dell’ acqua in cui nuotano, sia durante l’ascesa o la discesa in essa ( gonfiando o sgonfiando la vescica ), sia durante il nuoto orizzontale.

Regolano la modalità di nuoto in base alle informazioni ricevute dalla linea laterale e dalle pareti della vescica, integrandole. Il galleggiamento del pesce viene determi- nato dalla vescica natatoria, la quale rigonfiandosi di gas, provenienti dal sangue, determina una variazione nel peso specifico in acqua, del pesce.

Nei cipriniformi la vescica natatoria è divisa in un lobo anteriore e uno posteriore, il primo dei quali preme contro il “labirinto membranoso” dell’orecchio interno tramite una catena di ossicini, derivata dalla porzione cefalica della colonna vertebrale, costituente “l’apparato del Weber”.

Questo, stabilisce una correlazione funzio- nale tra la regolazione idrostatica, fornita dalla vescica natatoria, e la regolazione dell’equilibrio e della posizione del pesce, mediata dall’orecchio interno.

Alcune forme di teleostei mancano di vescica natatoria o gassosa, perché fanno vita bentonica ( nel fondale marino o di acqua dolce ).

Fra queste troviamo i generi Trachinus e Uranoscopus, afferenti all’ordine dei Perciformes, che vivono infossati nella sabbia dei fondali, litorali e mesolitorali, e i Pleuronettiformi ( Pleuronectiformes ), come sogliole e rombi, ove l’adulto è bentonico, privo di vescica gassosa, mentre le forme subadulte-giovanili sono pelagiche, perché dotate di vescica natatoria, che in seguito degenera.

 

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Pesci marini : archivio fotografico di Giuseppe Mazza

Balistoides conspicillum - Anthias anthias - Gadus morhua - Gymnothorax funebris

Balistes vetula - Chaetodermis penicilligerus

Balistapus undulatus - Calloplesiops altivelis

Chelmon rostratus - Oxycirrhites typus

Chelmon rostratus - Chaetodon collare

Bodianus rufus - Acanthurus leucosternon

Acanthurus leucosternon - Acanthurus lineatus - Amphiprion nigripes - Amphiprion bicinctus

Chaetodon melannotus - Pseudochromis flavivertex - Grammistes sexlineatus - Cephalopholis miniata

Zanclus cornutus - Lactoria cornuta - Dascyllus trimaculatus - Chaetodon larvatus

Chaetodon larvatus - Amphiprion clarkii -Sphaeramia nematoptera

Sphaeramia nematoptera - Rhinecanthus verrucosus - Pomacentrus caeruleus

Arothron hispidus - Gobiodon histrio

Gobiodon histrio

Acanthurus pyroferus - Plectorhinchus gaterinus - Grammistes sexlineatus - Apolemichthys trimaculatus - Gobiodon okinawae

Gobiodon okinawae - Ecsenius midas - Ostracion cubicus

Ostracion cubicus - Halichoeres hortulanus - Myripristis murdjan

Forcipiger flavissimus - Gymnothorax griseus - Larabicus quadrilineatus

Sargocentron spiniferum - Coris gaimardi in livrea giovanile - Coris gaimardi in livrea di transizione

Coris gaimardi in livrea adulta - Chaetodon xanthurus = Chaetodon madagaskariensis - Ctenochaetus striatus

Chaetodontoplus mesoleucus - Cromileptes altivelis - Antennarius pictus

Antennarius pictus

Antennarius pictus mentre agita l’illicio per attirare piccole prede - Acreichthys tomentosus

Acreichthys tomentosus -Pseudechidna brummeri

Pseudechidna brummeri - Ostracion meleagris = Ostracion lentiginosum - Pataecus fronto

Rhinobatus typus - Stegostoma fasciatum - Oxymonacanthus longirostris - Canthigaster valentini - Pomacanthus annularis

Paracanthurus hepatus - Pygoplites diacanthus

Tetrosomus gibbosus

Tetrosomus gibbosus - Thalassoma lunare - Thalassoma rueppellii - Anampses meleagrides

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Amphiprion rubrocinctus - Chaetodon trifasciatus - Gnathanodon speciosus giovane e adulto

Carangoides bajad - Chaetodon semilarvatus - Lutjanus kasmira

Lutjanus kasmira - Pomacanthus imperator - Balistoides conspicillum

Balistoides conspicillum - Cheilinus fasciatus

Cheilinus fasciatus - Acanthurus dussumieri - Centropyge loricula - Hypsypops rubicundus - Zebrasoma flavescens

Zebrasoma flavescens - Trigla lyra

Platax orbicularis giovane e adulto - Arothron meleagris

Arothron meleagris - Chromis viridis - Cromileptes altivelis - Pomacanthus xanthometopon - Microcanthus strigatus

Plectorhinchus chaetodonoides - Pseudanthias squamipinnis - Pterois radiata

Pterois volitans

Labracinus melanotaenia - Pseudocheilinus hexataenia

Pseudocheilinus hexataenia - Hippocampus kuda

Hippocampus kuda - Stegastes planifrons - Hippocampus barbouri - Sargocentron rubrum

Sargocentron rubrum - Zebrasoma xanthurum - Zebrasoma desjardinii

Zebrasoma desjardinii - Dascyllus aruanus - Acanthurus japonicus

Chaetodon plebeius - Amphiprion ocellaris

Amphiprion ocellaris - Cheilinus fasciatus - Diodon liturosus

Diodon liturosus - Cheilinus fasciatus - Diodon holocanthus

Diodon holocanthus - Gomphosus varius - Synanceia verrucosa

Pomacanthus navarchus - Centropyge flavissima - Cheilinus lunulatus

Cheilinus lunulatus - Lutjanus sebae - Labroides dimidiatus

Chaetodon bennetti - Chaetodon ephippium - Symphodus ocellatus

Symphodus ocellatus - Chromis chromis

Symphodus tinca in livrea normale e nuziale - Symphodus cinereus

Symphodus cinereus - Spicara maena - Coris julis : sequenza cambiamento di sesso

Coris julis : sequenza cambiamento di sesso - Coris julis e Thalassoma pavo si nutrono di uova di riccio dalle mani di un sub - Coris julis esce al mattino dopo aver dormito sotto i sassi

Labrus mixtus - Diplodus puntazzo - Umbrina cirrosa

Umbrina cirrosa - Epinephelus marginatus - Sciaena umbra - Epinephelus aeneus - Symphodus roissali

Symphodus roissali - Epinephelus costae in livrea difensiva

Epinephelus costae - Tripterygion tripteronotus

Trachinotus ovatus - Trachurus trachurus - Serranus cabrilla

Serranus scriba - Thalassoma pavo

Serranus hepatus - Pagrus pagrus - Mycteroperca rubra

Scyliorhinus stellaris : uovo con embrione e adulti

Scyliorhinus stellaris - Gobius niger - Oblada melanura

Oblada melanura - Mycteroperca rubra

Dactylopterus volitans

Dactylopterus volitans - Epinephelus marginatus - Trigloporus lastoviza = Chelidonichthys lastoviza - Thalassoma pavo

Sarpa salpa = Boops salpa - Labrus merula - Chelidonichthys lucerna = Trigla lucerna - Capros aper

Dentex dentex - Lithognathus mormyrus

Lithognathus mormyrus - Pagellus erythrinus - Museo Oceanografico di Monaco

Museo Oceanografico di Monaco

Museo Oceanografico di Monaco

Museo Oceanografico di Monaco - Acquario marino tropicale

Acquario marino tropicale - Acquario marino del Mediterraneo - Acquario marino tropicale - Genicanthus lamarck - Sargocentron rubrum

Sparus aurata = Sparus auratus - Polyprion americanus = Polyprion americanum - Seriola dumerili

Seriola dumerili - Selene vomer

Selene vomer - Zeus faber

Zeus faber - Acquario marino tropicale

Museo Oceanografico di Monaco - Monocentris japonicus - Hippocampus guttulatus - Hippocampus hippocampus - Echidna nebulosa

Rhinecanthus aculeatus - Apogon imberbis - Aulostomus maculatus

Aulostomus maculatus - Gomphosus coeruleus - Dentex dentex

Dentex dentex - Diplodus vulgaris - Holacanthus isabelita

Parto di un maschio di Hippocampus - Hippocampus appena nati - Anomalops katoptron -Epinephelus marginatus

Epinephelus marginatus - Muraena helena - Odonus niger

Pomacanthus paru - Apolemichthys trimaculatus - Umbrina cirrosa

Umbrina cirrosa - Gymnothorax unicolor - Xyrichthys novacula

Gymnomuraena zebra - Zeus faber

Diplodus puntazzo = Puntazzo puntazzo - Rhinobatus typus - Mullus surmuletus - Spondyliosoma cantharus - Conger conger

Conger conger - Epinephelus costae

Dicentrarchus labrax - Pagrus pagrus

Pagrus pagrus - Phycis phycis

Phycis phycis - Polyprion americanus = Polyprion americanum - Apogon imberbis con uova in bocca

Apogon imberbis con uova in bocca - Gomphosus coeruleus e Symphorichthys spilurus - Cheilinus lunulatus - Acanthurus achilles

Holacanthus ciliaris - Acanthurus sohal

Chaetodon rafflesii - Bodianus anthioides

Chaetodon lineolatus - Chaetodon paucifasciatus - Canthigaster jactator - Hypsypops rubicundus - Hemitaurichthys polylepis - Chaetodon auriga

Chaetodon auriga - Chaetodon melannotus - Premnas biaculeatus

Premnas biaculeatus - Pomacanthus imperator - Pomacanthus xanthometopon

Pomacanthus xanthometopon - Symphorichthys spilurus

Symphorichthys spilurus - Gymnothorax funebris - Gymnothorax unicolor

Gymnothorax unicolor - Anthias anthias - Macroramphosus scolopax

Macroramphosus scolopax - Diplodus sargus - Diplodus cervinus

Trigloporus lastoviza = Chelidonichthys lastoviza

Trigloporus lastoviza = Chelidonichthys lastoviza - Raja undulata - Triaenodon obesus

Sardinella aurita - Helicolenus dactylopterus - Diplodus vulgaris - Cephalopholis miniata - Chaetodon ephippium - Pomacanthus maculosus

Pomacanthus maculosus - Echidna nebulosa - Muraena helena - Holocentrus rufus

Gramma loreto - Odonus niger - Siganus vulpinus - Taenianotus triacanthus

Rhinecanthus aculeatus - Pseudobalistes fuscus

Hypoatherina barnesi - Cheilinus lunulatus - Pterois volitans

Pterois volitans - Gynglymostoma cirratum - Dasyatis pastinaca

Carcharhinus melanopterus - Acquario del Museo Oceanografico di Monaco - Rhinoptera marginata

Rhinoptera marginata

Rhinoptera marginata - Stegostoma fasciatum - Carcharhinus plumbeus

Carcharhinus plumbeus

Periophthalmus kalolo

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Periophthalmus kalolo - Periophthalmus - Bothus podas - Carcharias taurus - Scaglie di Mustelus

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Squame di pesce

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Scaglie di Mustelus - Cyclopoma gigas - Uranoscopus scaber - Torpedo torpedo - Thunnus thynnus - Esca estroflessa di Uranoscopus scaber

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Arothron meleagris - Balistes capriscus

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Abalistes stellaris - Pseudobalistes flavimarginatus - Rhinecanthus rectangulus

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Rhinecanthus aculeatus - Rhinecanthus verrucosus - Balistoides viridescens - Acanthurus triostegus - Acanthurus sohal

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Acanthurus coeruleus - Acanthurus pyroferus - Acanthurus tennentii - Acanthurus nigricans - Acanthurus olivaceus

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Acanthurus maculiceps - Zebrasoma velifer

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Zebrasoma flavescens - Zebrasoma desjardinii - Plotosus lineatus

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Amphiprion percula - Amphiprion ephippium - Nemateleotris magnifica

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Mola mola - Lichia amia - Zanclus cornutus

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Arothron mappa - Canthigaster valentini - Sciaena umbra

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Centropyge loricula - Centropyge bispinosa - Abudefduf vaigiensis

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Abudefduf vaigiensis - Centropyge bicolor - Chaetodon vagabundus - Chaetodon xanthurus - Chaetodon triangulum

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Chaetodon falcula - Chaetodon auriga - Chaetodon ulietensis

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Chaetodon octofasciatus - Chaetodon lunula - Hemitaurichthys polylepis - Holacanthus ciliaris - Paracanthurus hepatus

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Paracanthurus hepatus - Odonus niger - Cirrhitichthys oxycephalus - Cirrhitichthys falco

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Coris aygula - Cheilinus undulatus - Trachinotus ovatus - Helicolenus dactylopterus

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Labroides dimidiatus - Grammistes sexlineatus - Genicanthus lamarck

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Bothus podas - Diplodus annularis - Diplodus vulgaris - Scorpaena elongata

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Scorpaena scrofa - Scorpaena maderensis - Scorpaena porcus

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Scorpaena notata - Synanceia verrucosa - Sphaeramia orbicularis

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Ostorhinchus cyanosoma - Ostorhinchus compressus - Pterapogon kauderni - Sphaeramia nematoptera

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Gymnothorax javanicus - Gymnothorax isingteena

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Gymnothorax favagineus - Echidna nebulosa - Gymnomuraena zebra

© Giuseppe Mazza

 

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Pesci d’acqua dolce : archivio fotografico di Giuseppe Mazza

Carassius auratus

Carassius auratus

Carassius auratus

Carassius auratus

Carassius auratus - Barbus barbus - Gambusia affinis

Ictalurus nebulosus - Perca fluviatilis -Lepisosteus osseus - Pygocentrus nattereri

Anguilla anguilla - Alburnus albidus alborella - Esox lucius - Salmo trutta fario- Lepomis gibbosus - Tinca tinca

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Combattimento ritualizzato fra maschi di Hypselecara temporalis - Hypselecara temporalis maschio

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Hypselecara temporalis femmina e coppia in corteggiamento

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Electrophorus electricus - Gnathonemus petersi - Channa micropeltes - Malapterurus electricus - Lampetra zanandreai

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Lampetra zanandreai - Vescica natatoria - Branchie di trota - Colossoma macropomon

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Symphysodon aequifasciata - Calamoichthys calabaricus - Osteoglossum bicirrhosum - Protopterus dolloi - Polypterus endlicheri - Acipenser sturio

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Acipenser sturio - Anguilla anguilla - Tinca tinca- Salmo trutta fario - Salmo gairdneri

© Giuseppe Mazza

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