Plectranthus amboinicus

Famiglia : Lamiaceae

Testo © Pietro Puccio

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Il Plectranthus amboinicus è una pianta aromatica ornamentale coltivata spesso nei parchi dei tropici come bordura per le infiorescenze blu lavanda e nei piccoli giardini familiari per le sue virtù culinarie e medicinali © Giuseppe Mazza

La specie è originaria dell’Angola, Burundi, India, Kenia, KwaZulu-Natal, Mozambico, Swaziland e Yemen dove cresce in aree aperte su declivi e affioramenti rocciosi.

Il nome del genere deriva dalla combinazione dei sostantivi greci “πλῆκτρον” (plectron) = plettro, piccola lamina di avorio o altro materiale a forma di mandorla che serviva a pizzicare le corde della lira, e “ἄνθος” (anthos) = fiore, con riferimento alla forma della parte posteriore della corolla; il nome specifico è l’aggettivo latino “amboinicus, a, um” = di Ambòina, isola dell’Indonesia, supposto luogo di origine.

Nomi comuni: country-borage, cuban-oregano, five-in-one, french-thyme, indian-borage, indian-mint, mexican-mint, sour-mint, soup-mint, spanish-thyme (inglese); dao shou xiang, zuo shou xiang (cinese); coléus d’Afrique, oreille (francese); patharcur, patta ajavayin (hindi); daun kucing, daun kambing (indonesiano); karpuravalli (sanscrito); orégano, orégano brujo, orégano de Cartagena, orégano de la hoja ancha, orégano de la tierra, oregano francés, orégano poleo, toronjil de limón (spagnolo); cubanischer oregano, jamaika-thymian (tedesco); hom duan huu suea, niam huu suea (thailandese); can day la, rau cang (vietnamita).

Il Plectranthus amboinicus (Lour.) Spreng. (1825) è una specie erbacea perenne sempreverde, ramificata, alta 30-90 cm, con fusti carnosi, villosi, radicanti ai nodi, piuttosto fragili. Le foglie, su un picciolo lungo 0,5-3 cm, sono semplici, opposte, subcordate con margini crenati e apice arrotondato, lunghe 4-8 cm e larghe 4-6 cm, piuttosto carnose, villose, provviste inferiormente di numerosi peli ghiandolari, fortemente aromatiche. Le infiorescenze sono racemi terminali lunghi fino a 30 cm portanti fiori sessili o subsessili disposti in densi verticilli distanziati tra loro. Il singolo fiore presenta un calice campanulato bilabiato, villoso, lungo 1,5-4 mm, con labbro superiore ovato e labbro inferiore con 4 denti appuntiti, corolla bilabiata, lunga 0,7-1,2 cm, di colore blu lavanda con tubo corollino leggermente piegato nella parte mediana, labbro superiore eretto, lungo 4 mm e largo 3 mm, con 4 lobi e labbro inferiore intero, lungo 5-6 mm, concavo, e 4 stami. Il frutto è un tetrachenio di colore bruno chiaro. Si riproduce per seme, posto in superficie su terriccio sabbioso mantenuto leggermente umido alla temperatura di 22-24 °C, con tempi di germinazione di 1-3 mesi, ma solitamente e facilmente per talea apicale in estate e per divisione in primavera.

Specie ampiamente diffusa nei paesi tropicali e subtropicali sia come ornamentale che per usi culinari nei giardini familiari. Di facile coltivazione e veloce crescita, è coltivabile nelle zone a clima tropicale e subtropicale, non sopportando temperature intorno a 0 °C, se non asciutta e per brevissimo periodo; richiede pieno sole e non è particolarmente esigente riguardo al suolo, anche povero, purché ben drenato non sopportando ristagni idrici. Utilizzabile per bordure, come copri suolo e nei giardini rocciosi con innaffiature moderate, lasciando asciugare lo strato superiore di suolo prima di ridare acqua; ben radicata può sopportare lunghi periodi di siccità. Frequentemente coltivata in vaso, soprattutto per gli usi culinari e per potere essere riparata nei mesi più freddi, dove il clima non consente la permanenza all’aperto, in posizione luminosa, come una finestra esposta a sud, con minime invernali non inferiori a 10 °C e innaffiature moderate e distanziate, in modo da fare asciugare parzialmente il substrato, pressoché sospese in presenza di basse temperature. Sono state selezionate diverse varietà variegate a scopo ornamentale.

Le foglie fresche sono ampiamente utilizzate, in particolare nella cucina caraibica e del sudest asiatico, per aromatizzare pietanze di carne e pesce, per salse, zuppe e insalate, in India vengono consumate anche fritte, l’aroma viene solitamente descritto come intermedio tra il timo ( Thymus vulgaris L., 1753) e l’origano ( Origanum vulgare L., 1753 ).

La pianta occupa un posto di rilievo anche nella medicina tradizionale per varie patologie in ambito digestivo, respiratorio e neurologico; all’olio essenziale estratto dalle foglie vengono attribuite proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, larvicide e antimicrobiche.

Sinonimi: Ocimum vaalae Forssk. (1775); Coleus amboinicus Lour. (1790); Coleus aromaticus Benth. (1830); Coleus crassifolius Benth. (1830); Coleus suganda Blanco (1837); Coleus carnosus Hassk. (1842); Coleus suborbicularis Zoll. & Moritzi (1846); Majana amboinica (Lour.) Kuntze (1891); Majana carnosa (Hassk.) Kuntze (1891); Majana suganda (Blanco) Kuntze (1891); Coleus vaalae (Forssk.) Deflers (1894); Coleus subfrutectosus Summerh. (1928).

 

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