Plumbago auriculata

Famiglia : Plumbaginaceae

Testo © Pietro Puccio

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La Plumbago auriculata fiorisce generosamente, quasi senza sosta © Giuseppe Mazza

La specie è originaria delle savane del Mozambico e Sudafrica.

Il nome del genere è quello latino usato nell’antichità per designare la Plumbago europaea; il nome specifico deriva dal latino “auricula” = orecchio, con riferimento alla forma della base della foglia.

Nomi comuni: Cape leadwort, Cape plumbago, plumbago, skyflower (inglese); dentelaire du Cape (francese); gelsomino azzurro, plumbaggine, plumbago (italiano); bela-emilia, dentelária-do-cabo, jasmim-do-cabo (portoghese); azulina, celestina, jasmin azul, malacara (spagnolo).

La Plumbago auriculata Lam. (1786) è un arbusto sempreverde sarmentoso con fusti molto ramificati lunghi fino a circa 4 m, presenta foglie alterne sessili o su corto picciolo, semplici, intere, ellittiche, obovate o oblanceoalte con base spesso auricolata (provvista di due orecchiette), lunghe 2-8 cm e larghe 0,5-2,5 cm, di colore verde chiaro.

Le infiorescenze, su un peduncolo lungo 1-5 cm, peloso, sono racemi terminali compatti, di circa 6 cm di lunghezza e fino a 15 cm di diametro, portanti numerosi fiori ermafroditi con calice tubolare, lungo 1-1,3 cm, provvisto di corti peli ghiandolari appiccicosi, e corolla tubolare lunga 3-4 cm con 5 lobi obovati, lunghi 1-1,6 cm e larghi 0,5-1,5 cm, in varie tonalità di blu, esiste anche una varietà a fiore bianco.

I frutti sono capsule oblunghe, di circa 0,8 cm di lunghezza, racchiuse nel calice persistente, contenenti un solo seme lungo circa 0,6 cm di colore bruno o nero. Si riproduce per seme, in terriccio sabbioso ricco di sostanza organica mantenuto umido alla temperatura di 20-22 °C, per divisione, tramite polloni radicali, che produce in abbondanza e con cui si espande velocemente tanto da diventare in situazioni favorevoli invadente, e talea semilegnosa in estate.

Specie di facile coltivazione e crescita veloce dalla fioritura abbondante e pressoché continua durante l’anno, ad eccezione dei mesi più freddi quando le temperature scendono sotto 10-12 °C, è coltivabile nelle zone a clima tropicale subtropicale e temperato caldo, dove temperature di poco inferiori a 0 °C possono distruggere la parte aerea, ma la pianta è in grado di ricrescere dalle radici in primavera se ben pacciamata. Richiede pieno sole per crescere al meglio e non è particolarmente esigente riguardo al suolo, anche se preferisce quelli sabbiosi ricchi di sostanza organica, da leggermente acidi a leggermente alcalini, e ben radicata resiste a periodi di siccità.

Utilizzabile come copri suolo, rampicante su supporti o ricadente, per bordure, anche formali, e siepi, sopporta infatti bene le potature, anche drastiche, da effettuare alla fine dell’inverno, che inoltre favoriscono una copiosa fioritura; coltivabile anche in vaso, in terriccio sabbioso ricco di sostanza organica, con regolari innaffiature e concimazioni durante l’estate.

Tutte le parti della pianta sono utilizzate nella medicina tradizionale.

Sinonimi: Plumbago capensis Thunb. (1794); Plumbagidium auriculatum (Lam.) Spach (1841); Plumbago alba Pasq. (1867); Plumbago auriculata f. alba (Pasq.) Z.X. Peng (1987).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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