Polyprion americanus

Famiglia : Polyprionidae

 

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Testo © Giuseppe Mazza

 

 

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Il Polyprion americanus vive a grandi profondità con una diffusione vastissima ma discontinua © Giuseppe Mazza

La Cernia di fondale ( Polyprion americanus - Bloch & Schneider, 1801) appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, all’ordine dei Perciformes ed alla famiglia dei Polyprionidae.

Il nome del genere deriva dal greco “poly”= molto e “prion” = sega, cioè è un pesce che “sega molto”, considerando il fatto che è rivestito da piccole scaglie ctenoidi cigliate,molto ruvide, per non parlare della scabrosa cresta dell’opercolo, della seghettatura del preopercolo e delle numerose spine.

Il nome della specie “americanus” sarebbe semplice dire che deriva da “americano”, visto che è presente, con densità variabile, sulle coste atlantiche del Nord America e del Sud America, ma fu battezzato in Germania da Johann Gottlob Theaenus Schneider e Marcus Élieser Bloch nel monumentale libro sui pesci “Systema Ichthyologiae iconibus cx illustratum” del 1801. Evidentemente, come Linneo, Bloch aveva contatti anche in paesi lontani e per questa specie descrisse, come ci spiega, un esemplare inviatogli dal Dr. Latham, suo corrispondente americano.

Zoogeografia

Il Polyprion americanus ha una diffusione vastissima, ma discontinua. America a parte, lo troviamo nel Mediterraneo e su tutte le coste atlantiche, dal Nord Europa ad al Capo di Buona Speranza in Sud Africa. Da qui sconfina nell’Oceano Indiano risalendo fino al Mozambico. Ed è stato pescato anche in Nuova Zelanda, dove è severamente protetto.

Ecologia-Habitat

Vive in genere nelle grotte a 100-200 m di profondità, ma è stato avvistato anche 1.000 m. Ha una predilezione per le navi affondate, dove mette su casa, tanto che gli inglesi lo chiamano “Wreck fish” cioè “Pesce dei relitti”, e gli esemplari più giovani, per allenarsi, si trovano spesso in superficie sotto assi e rottami galleggianti alla deriva.

Morfofisiologia

Anche se in genere sono più piccole, le cernie di fondale possono superare i 2 m di lunghezza ed i 100 kg di peso.

Il corpo è tozzo e squadrato, e la testa non passa certo inosservata. Massiccia, per non dire corazzata, con un ripido profilo e la mascella inferiore sporgente. Mostra una leggera depressione sopra l’occhio ed un enorme opercolo con una solida cresta ossea in rilievo, quasi orizzontale e scabrosa.

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Predatore vorace di cefalopodi, crostacei e pesci, può raggiungere i 2 m con 100 kg di peso © Giuseppe Mazza

Il preopercolo è denticolato, le narici sono ampie e ravvicinate, gli occhi grandi, per vedere nel buio.

La pinna dorsale è formata da due parti. La prima, ripiegata e praticamente invisibile quando il pesce è tranquillo, reca 11 raggi spinosi, e la seconda 11-13 raggi molli. L’anale, come spesso accade, è quasi simmetrica, ma più corta, con 3 spine e 8-10 raggi molli. Anche le ventrali recano una spina, mentre le pettorali e la coda sono inermi. Quest’ultima, arrotondata nei giovani, è squadrata negli adulti.

La bocca, enorme, è armata da innumerevoli denti conici. Sono solidi, disposti a bande sulle mascelle e all’interno della cavità boccale, talora persino sulla lingua.

La colorazione è grigio-bluastro nella parte superiore, impallidisce progres- sivamente sui fianchi, fino a diventare argentea sul ventre. Nei giovani il bordo delle pinne è biancastro, e mostrano macchie nere sulla testa e sul corpo. I vecchi col tempo scuriscono, con tonalità brune o vinose, mentre il ventre vira al giallastro.

Etologia-Biologia Riproduttiva

E’ un animale molto vorace, spesso solitario, che caccia cefalopodi, crostacei e pesci bentonici.

E’ una specie gonocorica permanente, a sessi cioè stabili e separati. La riproduzione ha luogo d’estate, come mostrano le retate di plancton contenenti uova pelagiche, ed i piccoli raggiungono 10 cm ad un anno di vita.

Data la profondità in cui vive, non è facile dire fino a che punto questa specie sia in pericolo. Ma è evidente che pesci pregiati di grosse dimensioni, a crescita lenta, sono seriamente minacciati dalla pesca moderna, anche se in alcuni stati sono state votate misure protezionistiche.

D’altra parte è al momento impossibile stimare la popolazione della cernia di fondale, che compie, fra l’altro, incredibili migrazioni, come provano gli ami da pesca europei trovati spesso sugli animali che vengono catturati oltre oceano, sulla sponda americana.

L’indice di vulnerabilità della specie segna attualmente 72 su una scala di 100.

Sinonimi

Amphiprion americanus - Bloch & Schneider, 1801; Polyprion cernium - Valenciennes, 1824; Polyprion massiliense - Costa, 1829; Sparus cernua - Poggi, 1881.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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