Procyon lotor

Famiglia : Procyonidae

 

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Testo © Dr. Davide Guadagnini

 

 

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Originario dell’America, il Procyon lotor è oggi presente inselvatichito in Europa e Giappone © Giuseppe Mazza

Il ben noto Procione o Orsetto lavatore ( Procyon lotor - Linnaeus 1758) è un carnivoro, di medie dimensioni, dall’aspetto di un piccolo “orsetto mascherato”. Appartiene all’ordine dei Carnivori ( Carnivora ), alla famiglia dei Procionidi ( Procyonidae ), genere Procyon e specie Procyon lotor.

Al genere Procyon appartengono tre specie :

-  Procyon lotor

- Procyon cancrivorus

- Procyon pygmaeus

In passato, a tale genere, erano assegnate altre specie, endemiche di alcune isole dell’America Centrale, ora considerate sottospecie del Procyon lotor. Esse sono:

-  Procyon lotor maynardi

( Procione delle Bahamas )

-  Procyon lotor minor

( Procione di Guadalupe )

-  Procyon lotor insularis

( Procione di Tres Marias )

-  Procyon lotor gloveralleni

( Procione delle Barbados - estinto )

Queste sottospecie vanno ad aggiun- gersi ad altre 19 sottospecie che variano principalmente per taglia e colorazione.

Il nome del genere Procyon deriva dal greco πρὸ (pro) = prima e κύων (kyon) = cane e significa “prima del cane, simile al cane” in riferimento all’aspetto dell’animale. Il nome specifico viene dal latino "lotor", lavandaio, con riferimento al fatto che si nutre spesso d’animaletti acquatici, e per l’abitudine di sciacquare se possibile gli alimenti prima del pasto.

Zoogeografia

La distribuzione naturale del procione va dal sud del Canada a gran parte degli Stati Uniti, al Messico, parte dell’America centrale fino a Panama. Il procione è stato introdotto nel vecchio mondo a partire dalla metà del ventesimo secolo. Attualmente presente, allo stato di specie alloctona rinselvatichita, in alcune zone della Francia, Germania, Italia, nelle regioni del Caucaso e in Giappone.

Nell’areale d’origine, le sottospecie di minori dimensioni, sono distribuite lungo le coste meridionali della Florida e nelle isole adiacenti. Le sottospecie, di maggiori dimensioni, più diffuse in gran parte del territorio americano sono la sottospecie nominale Procyon lotor lotor e il Procyon lotor hiruts.

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Si adatta a vari ambienti, di preferenza boschivi e paludosi© Giuseppe Mazza

Ecologia-Habitat

L’habitat naturale del procione è molto vario grazie alla grande adattabilità della specie.

Abita le foreste decidue temperate, ambienti paludosi e costieri, zone montane e aree anche fortemente antropizzate e urbane. I procioni, a prescindere dall’habitat in cui vivono, devono avere a disposizione strutture orizzontali (naturali o artificiali) sulle quali arrampicarsi e nascondersi quando si sentono minacciati o insicuri. Tendenzialmente evitano quindi spazi eccessivamente aperti e privi di copertura arborea.

Morfofisiologia

Il procione è un animaletto piuttosto tozzo e nel complesso simile a un piccolo orsetto con coda.

E’ lungo circa 40-70 cm, ha un’altezza al garrese di 22-31 cm ed ha un peso, che a seconda della sottospecie e dell’habitat, può variare tra i 2 kg scarsi e i quasi 14 kg (media sui 4-9 kg).

Il peso può notevolmente variare tra il periodo in cui l’accumulo di grasso invernale è massimo e quello in cui è minimo.

La testa è allargata, il muso è affinato, le orecchie sono grandi, parzialmente arrotondate e bordate di bianco. Gli arti sono mediamente lunghi e ricoperti di pelo corto; gli anteriori hanno 5 dita nettamente separate ed estremamente mobili che consentono discrete capacità manipolative all’animale.

Il mantello, dotato di un folto sottopelo, ha colore grigiastro con sfumature e brinature che vanno dal giallastro al rossiccio-marrone, più o meno scuro, a seconda dei soggetti. Le parti ventrali sono chiare. La testa, dotata di pelo più corto, è caratterizzata da una maschera facciale scura che la attraversa da una guancia all’altra, passando per gli occhi.

La mascherina data dall’unione di due grosse macchie piuttosto scure e arcuate verso il basso delle guance sono molto evidenti perché contrastano con le circostanti parti biancastre che superiormente formano una sorte di ampio sopracciglio e inferiormente interessano ampie zone laterali del muso.

Proprio l’aspetto della faccia (che ricorda un bandito mascherato) abbinato all’intelligenza e alla curiosità dell’animale, che grazie alle doti manipolative ricordano abilità proprie sia dei cani che dei primati, sono stati determinanti nel creare la reputazione da animale “birichino, monello e furfante” tipica di questa specie.

La folta coda presenta 5-7 anelli trasversali scuri su fondo grigiastro ed è lunga in media attorno ai 25 cm. Gli occhi, che grazie alla mascherina e alle discrete capacità mimiche della faccia risultano espressivi, in questa specie sono di colore marrone scurissimo, quasi nero. Esistono forme melaniche e albinotiche.

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Con le zampette setaccia il fango e cerca sotto le rocce piccole prede che lava poi accuratamente © G. Mazza

Etologia-Biologia riproduttiva

Il procione ha abitudini alimentari onnivore e opportunistiche.

Generalmente i 2/3 della dieta è costituita da alimenti di origine animale e il rimanente 1/3 da alimenti di origine vegetale. Le prede sono principalmente costituite da invertebrati ma si nutre anche di piccoli vertebrati come pesci, anfibi, rettili, uccellini (e loro uova) e piccoli roditori.

Gli alimenti di origine vegetale sono costituiti principalmente da frutta, bacche, semi, ghiande e noci.

Il procione ha una grande sensibilità tattile, infatti, per catturare gli animaletti acquatici di cui si ciba li cerca tastando in acqua con le zampe anteriori. Tenendo le dita ben divaricate (essendo prive di membrane interdigitali) cerca il cibo sotto i sassi, le rocce e frugando nelle cavità. Riconosciuta tattilmente la preda la fiuta con accuratezza, quindi la deposita o inizia a mangiarla lentamente. I piccoli crostacei vengono ingoiati interi, mentre quelli grossi vengono addentati a livello delle chele e poi divorati partendo dalla parte posteriore del corpo. Il procione è un animale estremamente adattabile e in alcuni luoghi, abituato alla presenza dell’uomo, si spinge facilmente nelle aree urbane in cerca di cibo che recupera rovistando nella spazzatura. La vista, del procione, è abbastanza buona sulle brevi distanze; udito e olfatto sono piuttosto sviluppati.

Nella maggior parte dei mammiferi l’ovulazione avviene durante il periodo dell’estro indipendentemente dall’accoppiamento. In alcuni mammiferi, tra cui i procioni, l’ovulazione non è spontanea ma viene indotta dalla copula. Questa ovulazione appare vantaggiosa per quelle specie le cui femmine hanno un periodo recettivo lungo e variabile. Per il procione l’ovulazione indotta può essere messa in relazione con l’esistenza, nel maschio, di un osso penis particolarmente sviluppato e di spicole cornee, orientate all’indietro, nella parte basale del glande. Tali strutture anatomiche assicurano, nella femmina, gli stimoli necessari all’ovulazione. Gli accoppiamenti avvengono, di regola, in pieno inverno (tra gennaio e marzo quando iniziano ad allungarsi le ore di luce) con anticipazione andando verso sud. Il maschio e la femmina si separano, dopo l’accoppiamento, e il maschio può accoppiarsi successivamente con più femmine. La gestazione dura circa due mesi (54-65 giorni) e la cucciolata è costituita in genere da 2-5 piccoli.

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Specie d’inverno si rintana in piccoli gruppi per lunghe dormite, ma non cade in letargo © Giuseppe Mazza

Generalmente, le femmine, si isolano per il parto e fino a che i piccoli non siano abbastanza cresciuti da difendersi dagli altri adulti che in alcuni casi possono costituire un pericolo. Alla nascita il peso dei piccoli si aggira sui 65-80 g e misurano circa 9-11 cm di lunghezza. La peluria che li ricopre è chiara, già evidente la mascherina. Dopo circa 2-3 settimane si aprono orecchi ed occhi.

Durante i primi allattamenti la femmina rimane stesa a terra mentre in seguito assume una posizione eretta. Il latte dei procioni ha basso contenuto di grassi e proteine. I piccoli compiono le prime escursioni tra la sesta e la nona settimana d’età. In questo periodo alcune femmine cambiano la tana ai piccoli; in particolare portandoli da luoghi rialzati (alberi) a terra. Generalmente le cavità negli alberi sono posti preferiti per l’allevamento dei piccoli. Tuttavia, nella fase esplorativa, quando i piccoli iniziano a gironzolare potrebbero cadere dall’alto o non ritrovare la tana. Traslocando a terra questi rischi vengono largamente ridotti. I giovani, a circa 2 mesi d’età, iniziano ad alimentarsi di cibi solidi. Quando i piccoli accompagnano la madre questa mantiene la famiglia il più unito possibile lanciando grida acute (alcuni versi assomigliano a cinguettii d’uccelli) ad intervalli regolari.

A circa 4 mesi i piccoli sono totalmente svezzati ed entro l’autunno sono ormai indipendenti e in grado di stabilirsi in un loro territorio. Questo li porta a spostarsi anche di alcune decine di km dall’area dove sono nati (fino ad alcune centinaia di km). Alcune femmine possono partorire già entro l’anno in cui sono nate, i maschi generalmente diventano maturi attorno all’anno d’età. In un habitat tipico degli Stati Uniti settentrionali la densità che può raggiungere, una popolazione di procioni, è di circa 7 individui per km2.

Il ciclo annuale dei procioni ha una fase invernale in cui sono piuttosto inattivi, corrispondente al periodo in cui trascorrono molto tempo rintanati (per le popolazioni più settentrionali dell’areale). Risultano meno attivi quando la temperatura raggiunge valori attorno a – 4 °C. In caso di condizioni metereologiche particolarmente dure, essi possono rimanere rintanati per settimane intere senza cibarsi, in uno stato di sonno profondo che tuttavia, non portando ad alcun rallentamento del metabolismo basale o abbassamento della temperatura corporea, non può essere considerato letargo (al più piccolo allarme o rumore, i procioni, sono subito attivi e reattivi).

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Ottimo arrampicatore, può scendere dagli alberi a testa in giù © Giuseppe Mazza

Nei rifugi invernali è possibile rinvenire più esemplari che stanno assieme. Durante la buona stagione, i procioni, sono attivi prevalentemente di notte e passano il giorno dentro tane o rifugi. L’abbondanza e la distribuzione di rifugi idonei sembra determinante per la distribuzione stessa della popolazione. In particolare sono di gran lunga favorite le cavità sugli alberi e la buona protezione sembra essere più importante della presenza di acqua e cibo.

Il procione è un ottimo arrampicatore e può scendere dagli alberi a testa in giù. L’estensione dei territori è soggetta a considerevoli variazioni in rapporto alle aree di rifugio e alle risorse alimentari offerte dal territorio. Il procione è molto abitudinario; dopo che è uscito dalla tana si reca nei luoghi preferiti per la ricerca del cibo; dopo alcune ore diviene maggiormente attivo ed inizia ad esplorare nuovi posti sempre alla ricerca di nutrimento. Se durante la fase esplorativa trova un nuovo luogo con abbondanza di cibo, sarà il primo ad essere visitato nelle nottate successive. Quindi il baricentro degli spostamenti varia in relazione alla distribuzione e variazione delle risorse alimentari. Gli spostamenti notturni si concludono con il ritorno alla tana che non necessariamente è la stessa dalla quale l’animale era partito.

I procioni non compiono dei grandi balzi e possono correre a 15-24 km all’ora al massimo; sono ottimi nuotatori.

Anche se non sono animali particolarmente territoriali tendono a rimanere isolati, specialmente durante i periodi nei quali si cibano; nonostante l’ampia sovrapposizione delle aree familiari individuali, i procioni, riescono a ridurre le interazioni ostili al minimo. In questa specie manca un vero e proprio comportamento territoriale che lo spinga a difendere attivamente il territorio frequentato. Anzi, spesso mostra comportamenti sociali con femmine imparentate che vivono assieme o gruppi di maschi, che si conoscono, che vivono in gruppo per contrastare eventuali individui stranieri.

In atteggiamento aggressivo, il procione, tiene il capo basso e le orecchie ripiegate, mostra i denti e arruffa il pelo sul collo e le spalle mentre emette dei bassi brontolii.

Per comunicare tra di loro, i procioni, emettono un’ampia gamma di vocalizzi. Il procione, soprattutto nell’America del nord, è molto sensibile al virus del cimurro che causa molti decessi. I procioni vengono abitualmente predati da uccelli rapaci e da altri mammiferi carnivori, ma ciò non costituisce un problema per la specie che è considerata invadente e pericolosa per gli habitat in cui non era un elemento originale. In cattività, il procione, può arrivare a vivere 20 e più anni. Il nome di “lavatore” è stato assegnato ai procioni per la loro abitudine di immergere il cibo in acqua, abitudine istintiva che simula la ricerca del cibo in ambiente acquatico. Il procione risulta essere un animale molto simpatico, oltre che per le caratteristiche sopra viste, anche per la gamma di posture simpatiche e in qualche modo antropomorfiche che spesso assume (ritto in piedi sulle zampe posteriori, seduto sul bacino con il torace sollevato, allattamento dei piccoli in posizione seduta, spaparanzato sia prono che supino, ecc..)

Sinonimi

Ursus lotor (Linnaeus-1758), Procyon insularis (Merriam-1898), Procyon maynardi (Bangs-1898), Procyon minor (Miller-1911), Procyon gloveralleni (Nelson & Goldman-1930).

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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