Psidium cattleianum

Famiglia : Myrtaceae

Testo © Pietro Puccio

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I frutti dello Psidium cattleianum sanno di fragola. Potassio, vitamina C e virtù medicinali © Giuseppe Mazza

La specie è originaria del Brasile ed Uruguay, dove cresce nelle foreste costiere.

Il nome del genere deriva dal greco “psidion” = melograno, per la somiglianza dei frutti; la specie è dedicata all’orticoltore inglese William Cattley (1788-1835).

Nomi comuni: Cattley guava, cherry guava, chinese guava, purple guava, purple strawberry guava, red straw- berry guava, strawberry guava (inglese); goyave de Chine, goyave fraise, goyaver de Chine (francese); guava fragola (ita- liano); araçá-da-praia, araçá-de-comer, araçá-de-coroa, araçá-do-campo, araçá-do-mato (portoghese Brasile); cas dulce, guayaba de fresa, guayaba japonesa, guayaba peruana, guayabo pequeño (spagnolo); erdbeerguave (tedesco).

Lo Psidium cattleianum Afzel. ex Sabine (1821) è un arbusto o piccolo albero sempreverde, eretto, alto 2-8 m, dalla corteccia liscia bruno rossastra, che nelle piante adulte si sfalda in sottili squame cartacee, e chioma folta. Le foglie, su un picciolo lungo 0,5-1 cm, sono opposte, obovate, di 3-13 cm di lunghezza e 2-6 cm di larghezza, piuttosto coriacee, di colore verde scuro lucido superiormente, chiaro inferiormente; i giovani germogli sono di colore bronzo.

Fiori ermafroditi generalmente solitari, a volte in gruppi fino a 3, all’ascella delle foglie, di 2-5 cm di diametro, con 4-5 petali obovati bianchi, lunghi 5-7 mm, e una moltitudine di stami bianchi lunghi 2 cm.

I frutti sono bacche globose od obovoidi, lunghe 2,5-4 cm, di colore rosso scuro o giallo, lucide, con polpa biancastra, spessa circa 3 mm, che circonda la parte centrale succosa in cui sono immersi numerosi semi piatti e duri, reniformi, di 2-3 mm di lunghezza; il sapore gradevole, piuttosto acidulo, ricorda quello delle fragole.

Si riproduce per seme, in substrato sabbioso mantenuto umido, alla temperatura di 20-22 °C, con la prima fioritura che avviene dopo 2-4 anni, per margotta, talea di punta, innesto e polloni radicali; in alcune zone tropicali umide è sfuggita alla coltivazione diventando invasiva, grazie all’abbondante fruttificazione e ai semi distribuiti da uccelli, maiali selvatici, ed altri animali, producendo una densa copertura e un fitto apparato radicale che soffoca la preesistente vegetazione.

Specie coltivabile nelle zone a clima tropicale, subtropicale e temperato caldo, dove può resistere da adulta a temperature fino a -6 °C, per breve periodo, pur con danneggiamento del fogliame; la varietà a frutto giallo è considerata da molti leggermente più delicata.

Richiede, per crescere al meglio, una esposizione in pieno sole, ma sopporta una leggera ombreggiatura, e non è particolarmente esigente riguardo al suolo, potendo crescere sia in quelli leggeri e drenanti, anche poveri, che in quelli pesanti e paludosi con ristagno idrico, ma è anche in grado di sopportare periodi di secco; resiste inoltre al vento e moderatamente alla salsedine. Per le sue caratteristiche ornamentali è spesso utilizzata come esemplare isolato o per barriere di confine, anche frangivento; si adatta alla coltivazione in vaso, per la decorazione di terrazze e patii, riuscendo anche a fruttificare.

Il frutto, ricco di fibre, potassio e vitamina C, per la sua veloce deperibilità viene consumato fresco per lo più localmente o utilizzato per preparare marmellate, gelati e bevande.

Varie parti della pianta sono utilizzate nella medicina tradizionale; studi di laboratorio hanno evidenziato promettenti proprietà terapeutiche degli estratti delle foglie e dei frutti.

Sinonimi: Eugenia ferruginea Sieber ex C.Presl (1828); Psidium ferrugineum C.Presl (1828); Psidium obovatum Mart. ex DC. (1828); Psidium indicum Bojer (1837); Guajava cattleiana (Afzel. ex Sabine) Kuntze (1891); Psidium littorale Raddi (1823); Psidium variabile O.Berg (1857); Guajava obovata (Mart. ex DC.) Kuntze (1891); Eugenia urceolata Cordem. (1895); Eugenia oxygona Koidz. (1918).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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