Pterapogon kauderni

Famiglia : Apogonidae

 

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Testo © Giuseppe Mazza

 

 

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Caso raro fra i pesci marini, il Pterapogon kauderni è endemico delle isole Banggai © Giuseppe Mazza

Il Pesce cardinale di Banggai o Pesce cardinale di Kaudern ( Pterapogon kauderni - Koumans, 1933 ) appartiene alla classe degli Actinopterygii, i pesci con le pinne raggiate, all’ordine Perciformes ed alla famiglia degli Apogonidae, ricca di oltre 200 specie di casa nei mari tropicali, con qualche eccezione come l’ Apogon imberbis del Mediterraneo o le specie appartenenti al genere Glossamia che sono pesci d’acqua dolce.

L’etimologia del genere viene dal greco “pteron” = ala e dal ben noto genere Apogon. Si tratta insomma di un “ Apogon con le ali ” con riferimento alle lunghe pinne.

Il nome della specie onora la memoria dello scienziato svedese Walter A. Kaudern (1881-1942), direttore del Museo Etno- grafico di Göteborg, che in una spedizione in Indonesia raccolse lungo le coste delle isole Banggai due esemplari di questo pesce.

Zoogeografia

E’ endemico delle isole Banggai in Indonesia: raro esempio di pesce marino con una distri- buzione geografica estremamente limitata.

Pare appena 34 km2, secondo i rilevamenti di Vagelli del 2005.

Ecologia-Habitat

Vive in acque calme, bassissime, fra 0,5-6 m di profondità, anche se in genere si trova nella fascia intorno ai 2 m. Preferisce le formazioni madreporiche, ma nel 30% dei casi abita nelle praterie sommerse di fanerogame marine come l’ Enhalus acoroides e può essere di casa anche sui fondali sabbiosi, nelle formazioni di mangrovie e nei porti.

Morfofisiologia

Il Pterapogon kauderni raggiunge al massimo i 7-8 cm, compresa la lunga pinna caudale.

Il corpo è decisamente piatto, come nel genere Sphaeramia, ed anche qui il dorso reca due pinne. La prima è triangolare, armata da 8 raggi spinosi; la seconda, lunghissima, conta 14 raggi molli. La pinna anale, con 2 raggi spinosi e 13 molli, è di taglia simile alle ventrali, che ricordano un po’ le pale della Sphaeramia nematoptera. Le pettorali recano 13-14 raggi inermi e la caudale è decisamente biforcuta.

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Vittima della pesca insensata per il mercato acquariologico è una specie in pericolo © Giuseppe Mazza

La livrea è inconfondibile. Il corpo presenta tre fasce nere verticali: la prima, come spesso accade, è a livello dell’occhio, la seconda interessa anche metà della prima pinna dorsale e la terza, che si estende anche sull’anale, è a livello della seconda dorsale. Sono impreziosite da un bordino bianco per meglio spezzare i contorni sul corpo grigio argenteo, ornato anche lui, nella parte centrale, da punteggiature bianche.

Due pennellate nere orizzontali si dirigono verso il peduncolo caudale prolungandosi sui lati della pinna con un motivetto di puntini bianchi, presente anche sulla seconda dorsale, l’anale in parte traslucida e le ventrali nere, elegantissime come un cielo stellato. Le pinne pettorali sono invece trasparenti.

La mascella si apre verso il basso ed i maschi hanno un sottogola estensibile per proteggere le uova e i piccoli.

Etologia-Biologia Riproduttiva

Il Pesce cardinale di Banggai vive in piccoli branchi che, a differenza di altri Apogonidae, sono attivi durante il giorno. Vanno principalmente a caccia di crostacei e pesciolini planctonici. Al minimo segno di pericolo, si rifugiano fra le lunghissime spine dei ricci di mare tropicali, come il Diadema setosum, gli intricati rami di madrepore dei genere Acropora, Anacropora e Goniopora, o fra le biforcazioni spinose dell’ Echinopora horrida, dell’ Heliofungia actiniformis, della Montipora digitata e della Seriotopora hystrix. Come gli Amphiprion, i giovani trovano spesso rifugio fra i tentacoli urticanti di attinie del genere Actinodendron per non parlare dell’ Entacmaea quadricolor, dell’ Heteractis crispa, della Macrodactyla doreensis o della Stichodactyla haddoni.

Nel periodo riproduttivo si formano delle coppie, gelose di un piccolo territorio. Le nozze avvengono in genere nel pomeriggio che precede il plenilunio. La femmina, con un breve corteggiamento, fa capire al maschio che è il momento d’agire ed emette circa 40-75 uova di 2,5-3 mm. La metà si perde o non viene fecondata, ma le altre schiudono al sicuro nella bocca del coniuge dopo tre settimane d’incubazione. I piccoli vengono ancora tenuti in bocca per 10 giorni, finché hanno consumato il tuorlo e misurano 5-6 mm. E’ giunto il momento per liberarli in un luogo sicuro, per esempio fra le spine di un riccio.

Il Pterapogon kauderni si riproduce anche in cattività, ma dato che è facile pescarlo ed il trasporto aereo costa poco per la taglia modesta, i reef vengono svuotati selvaggiamente e degradati per il commercio acquariologico. Nelle aree protette le popolazioni possono raddoppiare in 1,4-4,4 anni, ma in genere gli effettivi sono in netto declino e dato che si tratta di una specie endemica i biologi della Red List l’hanno non a torto collocata fra quelle in pericolo.

L’indice di vulnerabilità della specie segna attualmente 36 su una scala di 100.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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