Pteronura brasiliensis

Famiglia : Mustelidae

 

GIF - 5.2 Kb

 

Testo © Prof. Giorgio Venturini

   

JPEG - 112.8 Kb
L’imponente Lontra gigante ( Pteronura brasiliensis ) abitava un tempo la maggior parte dei corsi di acqua dolce del Sud America, dal Venezuela all’Argentina © Giorgio Venturini

La ben nota Lontra gigante, Pteronura brasiliensis (Zimmermann 1780; Gmelin 1788) un tempo abitava la maggior parte dei corsi di acqua dolce del Sud America, dal Venezuela all’Argentina.

I primi esploratori dei fiumi amazzonici raccontavano di rumorosi gruppi di lontre che circondavano le loro canoe, apparentemente senza alcuna paura, e ci fornirono le prime descrizioni sul comportamento sociale di questa specie. Questo grosso animale, gregario, diurno e di semplice avvicinamento divenne una facile preda per i cacciatori attirati dalla bellezza della pelliccia.

A partire dalla metà del XX secolo, a causa della forte richiesta commerciale, i cacciatori di pellicce hanno decimato la maggior parte delle popolazioni, tanto che oggi la specie è inclusa tra quelle in pericolo di estinzione nel Mammal Red Data Book (IUCN, World Conservation Union). Le poche popolazioni superstiti sono minacciate dallo sfruttamento dei bacini del Rio delle Amazzoni, dell’Orinoco e del Rio della Plata, dove l’abbattimento delle foreste, lo sfruttamento minerario e idroelettrico e la ricerca petrolifera stanno rapidamente degradando o distruggendo il loro habitat.

Nonostante la vulnerabilità della specie le conoscenze sulla sua biologia e la sua ecologia sono ancora oggi scarse e ciò rende problematico ogni intervento di conservazione. Sistematicamente parlando, la lontra gigante appartiene all’ordine Carnivora, famiglia Mustelidae e sottofamiglia Lutrinae. Il nome Pteronura brasiliensis attualmente attribuito a Gmelin 1788 è stato in realtà coniato da Zimmermann già nel 1780.

E’ stata proposta la suddivisione di due sottospecie, Pteronura brasiliensis brasiliensis e Pteronura brasiliensis paraguensis ( o paranensis ), non accettata da tutti gli autori. La sottofamiglia Lutrinae è stata da alcuni autori suddivisa in tribù. Secondo questo punto di vista la nostra specie apparterrebbe alla tribu Aonychini. Il nome Pteronura deriva dal greco pteron (πτερον) ’ala’ e ura (ουρά) ’coda’, quindi “coda a forma di ala”; brasiliensis, latino, in riferimento alla distribuzione geografica.

Nomi comuni: ariranha in portoghese; perro de agua, lobo de rio, lobito de cola ancha, lobo gargantilla o nutria gigante in spagnolo (il termine nutria può essere causa di confusione perché in italiano e in molti paesi non di lingua spagnola si riferisce in genere a un roditore: il Castorino ( Myocastor coypus ).

Zoogeografia

Prima di giungere quasi all’estinzione a causa del commercio delle pellicce (proibito dal 1973), la lontra gigante, era comune in tutti i bacini fluviali tropicali del Sud America a est delle Ande. Oggi, divenuta rara, è praticamente assente in tutta l’Amazzonia centrale e sopravvive in piccole comunità separate ai margini del suo areale originale. La popolazione totale è stimata in poche migliaia di esemplari confinati in aree ristrette di Suriname, Guyana e Guyana Francese, Venezuela, Colombia, Ecuador, Brasile, Bolivia, Peru, Paraguay, Uruguay ed Argentina. Suriname e Guyane sono considerate attualmente le aree più importanti per la sopravvivenza della specie.

JPEG - 229.7 Kb
Oggi purtroppo è in via d’estinzione. Le poche popolazioni superstiti sono minacciate dallo sfruttamento dei bacini del Rio delle Amazzoni, dell’Orinoco e del Rio della Plata © Giorgio Venturini

Nonostante la ampia distribuzione geografica le piccole dimensioni dei diversi nuclei e il loro isolamento pongono a rischio la sopravvivenza della specie. Come abbiamo detto la lontra gigante è stata oggetto di caccia indiscriminata (dal solo Peru sono state ufficialmente esportate tra gli anni ’50 e ’70 24.000 pelli e dal Brasile negli anni ’60 40.000 pelli). Si tratta di dati che sottostimano fortemente il numero di esemplari uccisi, dal momento che molte pelli sono state esportate illegalmente ma soprattutto per il fatto che almeno il 60% degli esemplari uccisi affondano prima di essere recuperati dai cacciatori.

Ecologia-Habitat

Pteronura brasiliensis predilige le acque ferme o con scarsa corrente, ricche di pesce. Quindi il suo habitat tipico è quello delle anse tranquille dei grandi fiumi, lagune, anse relitte (indicate in genere con la parola Quechua “cocha”), stagni e pianure allagate. Lagune e anse relitte, anche se apparentemente separate dal corso dei fiumi, durante i periodi di piena si ricollegano con questi e ciò garantisce ricambio di acqua e apporto di pesce. Si tratta quindi di ambienti troficamente assai ricchi.

JPEG - 180.5 Kb
Attiva di giorno si nutre di piccoli caimani, anaconde ma soprattutto pesci © Giuseppe Mazza

Morfofisiologia

E’ la più grande delle quattro specie di lontra sud americane ed è il membro più grande della famiglia dei Mustelidi (La lontra di mare, Enhydra lutris, può superare come peso la lontra gigante ma non è altrettanto lunga).

La lunghezza corporea totale nei maschi è tra 1,5 e 1,8 m, nelle femmine da 1,5 a 1,7 m. In passato sono stati catturati esemplari anche di 2,20-2,40 m.

Il peso negli esemplari attuali è di 26-32 kg per i maschi e di 22-26 per le femmine. Il corpo flessibile, la lunga (40-70 cm) coda appiattita e le corte zampe palmate la rendono un eccellente nuotatore. Il dimorfismo sessuale è quasi assente, a parte le dimensioni leggermente inferiori nelle femmine.

La pelliccia, molto folta, è formata da peli di copertura, lunghi circa 8 mm, e di uno strato interno di peli più sottili (borra), è di colore bruno o fulvo e appare quasi nera quando è bagnata.

I peli di copertura trattengono l’acqua e mantengono lo strato interno della pelliccia a contatto con la pelle asciutto.

Il rinario, a differenza delle altre specie di lontra è completamente coperto di pelo.

La testa appare quasi sferica grazie al muso corto e alle orecchie rotonde e piccole. Sono presenti lunghe vibrisse, importanti come sensori durante l’immersione. Le narici, a fessura, possono essere chiuse durante l’immersione.

Il mantello, sul petto e sulla gola, presenta delle macchie chiare color crema, il cui pattern è specifico per ogni individuo e ne permette l’identificazione. Sono presenti ghiandole odorifere anali, utilizzate per marcare il territorio.

La dentatura è caratterizzata da grandi canini. Lo studio della deposizione della dentina è stato utilizzato per stimare la longevità di questo animale, calcolata in circa 6-10 anni o poco di più (in cattività sono documentate sopravvivenze più lunghe, fino a oltre 15 anni). Il cranio presenta una evidente cresta sagittale che permette l’inserzione dei grandi muscoli necessari al potente morso.

Gli occhi permettono una buona visione in tutte le condizioni. La lontra gigante infatti è emmetrope o soltanto leggermente miope sia in aria che in acqua grazie ad uno straordinario potere di accomodazione di oltre 50 diottrie reso possibile dalla sviluppatissima muscolatura ciliare che, durante l’immersione, agisce modificando il raggio di curvatura del cristallino (consideriamo che nell’uomo il potere di accomodazione è di circa 5 diottrie!). L’animale quindi in aria riesce a riconoscere un osservatore fino a 50 metri di distanza e in immersione può cacciare a vista.

JPEG - 108.9 Kb
In genere il pasto inizia con la testa della preda. Può trattarsi di grossi caraciformi, per esempio i piragna, ma anche di pesci con dimensioni più modeste, come i ciclidi, più adatti al nutrimento della prole © Giorgio Venturini

Etologia-Biologia Riproduttiva

La lontra gigante è un animale sociale e fortemente territoriale, che vive in gruppi familiari in genere di 3-8 individui che cacciano, dormono e giocano insieme. Il gruppo è in genere costituito da una coppia di riproduttori e da una o due cucciolate che, come vedremo, svolgono un ruolo importante nell’economia del gruppo. Il territorio viene marcato con le feci o con il secreto delle ghiandole anali. Le dimensioni del territorio occupato da un gruppo sono in media, nel caso ad esempio di una laguna, di circa 5 km quadrati, anche se queste dimensioni possono variare ampiamente a seconda della disponibilità di pesce.

All’interno del loro territorio le lontre allestiscono alcune aree di soggiorno libere da vegetazione, dove riposano o si asciugano, anche se spesso per asciugarsi o riposare utilizzano dei tronchi di alberi caduti che emergono dall’acqua. I giovani, raggiunta l’età della riproduzione, generalmente lasciano il gruppo e si spostano in un nuovo ambiente. Soltanto eccezionalmente un individuo che ha lasciato il gruppo di origine è stato visto rientrare, e, in tal caso, soltanto temporaneamente.

Le lontre sono animali diurni e trascorrono la notte in tane scavate nella terra tra la folta vegetazione delle rive. Ogni tana in genere dispone di diversi ingressi. Durante la giornata si dedicano alla caccia e al gioco, emettendo spesso vocalizzazioni come latrati o grugniti. La caccia viene in genere eseguita in modo individuale, anche se talvolta, in caso di grosse prede come piccoli caimani o anaconde, ci può essere cooperazione tra più individui. Mangiano, in genere cominciando dalla testa, tenendo il pesce con le zampe anteriori.

Un recente studio sulle vocalizzazioni emesse dalla lontra gigante ha dimostrato l’utilizzazione di almeno 22 tipi di suoni da parte degli adulti e di 11 da parte dei piccoli. Alcuni segnali vendono emessi in aria ed altri sono subacquei. Il significato dei richiami è assai vario e spazia da richiami all’accoppiamento a segnali di pericolo (forse anche specifici per il tipo di pericolo) o di minaccia fino a istruzioni per addestrare i piccoli alla caccia. I piccoli emettono ad esempio segnali di richiesta di cibo o segnali di sofferenza ma anche vocalizzazioni che sono precursori di quelle degli adulti.

JPEG - 152.5 Kb
L’habitat tipico della Pteronura brasiliensis è costituito delle anse tranquille dei grandi fiumi, lagune, stagni e pianure allagate © Giorgio Venturini

Il gruppo difende il proprio territorio dalle intrusioni da parte di altre lontre o predatori di altra specie. Anche gli esseri umani sono considerati come antagonisti e in caso di eccessivo avvicinamento vengono accolti con latrati. Un eccessivo e ripetuto contatto, ad esempio da parte di minatori o di turisti è causa di stress e può indurre il gruppo ad abbandonare il suo territorio.

La lontra gigante si nutre soprattutto di pesci. In individuo adulto consuma in genere 3-4 kg di pesce al giorno e questo rende necessarie acque estremamente ricche. Lo studio delle feci e l’osservazione diretta dimostrano oltre ai pesci, anche se in misura minore, vengono predati anche crostacei, piccoli mammiferi, uccelli e rettili come piccoli caimani o serpenti. Tra i pesci quelli più frequentemente predati sono ciclidi e caraciformi ma le preferenze variano a seconda dell’habitat. Alcuni studi hanno dimostrato che la scelta delle prede è anche dettata dalla presenza o meno di piccoli nel gruppo. Quando sono presenti i piccoli la caccia si orienta prevalentemente su piccoli ciclidi, facili da utilizzare e masticare da parte dei piccoli e soprattutto abbondanti e facili da catturare in vicinanza dei nidi, il che evita prolungate assenza da parte dei genitori e quindi il rischio di aggressioni da parte di caimani.

JPEG - 100.4 Kb
I maschi possono superare i 2 m con un peso di 30 kg. Le zampe palmate, il corpo flessibile e la lunga coda appiattita consentono abili volteggi © Giuseppe Mazza

La lontra gigante condivide in parte il suo ambiente con altre specie che si nutrono di pesci e che possono quindi rappresentare dei competitori per le risorse. Tra questi si devono ricordare il Caimano nero ( Melanosuchus niger ) e la Lontra neotropicale ( Lontra longicaudis ). Per quanto riguarda quest’ultima la sovrapposizione degli habitat è soltanto parziale, in quanto al contrario della lontra gigante predilige i piccoli fiumi con acque correnti e limpide e non le acque calme delle lagune.

A parte l’uomo la lontra gigante non ha importanti nemici naturali. Si possono verificare aggressioni da parte di grossi felini come il giaguaro o di rettili come caimani o anaconda ma questi eventi non sono frequenti. Sono stati osservati casi in cui dei pecari (Suidi) hanno distrutto dei nidi e divorato i piccoli. Una fonte di pericolo è data dalle anguille elettriche o dalle razze velenose (condroitti Myliobatiformes) che possono provocare lesioni anche mortali.

Le conoscenze di cui disponiamo sulla riproduzione si basano soprattutto sulla osservazione di animali in cattività. La lontra è sessualmente matura a due anni, il ciclo estrale dura 21 giorni in media e i cicli si ripetono per tutto l’anno. Le femmine sono ricettive per 3-10 giorni in ogni ciclo e in questo periodo sono più aggressive e meno dedite alla caccia e al gioco e inoltre capezzoli e vulva appaiono rigonfi.

L’accoppiamento si svolge in acqua e, dopo una gestazione di 50-70 giorni vengono partoriti da uno a cinque cuccioli (in media due), con una sopravvivenza di meno del 30%. In natura il picco di natalità si verifica tra gennaio e aprile. Alla nascita i piccoli pesano circa 200 grammi e sono lunghi circa 30 cm; a un mese di età aprono gli occhi e sono in grado di nuotare, a 3-4 mesi seguono gli adulti negli spostamenti e iniziano a cacciare. All’età di 9-10 mesi sono praticamente indistinguibili dagli adulti.

Tra le 13 specie di lontra esistenti, la lontra gigante è l’unica che mostra un comportamento di allevamento cooperativo dei piccoli, con i giovani degli anni precedenti (helpers) che aiutano i genitori nell’allevare i cuccioli dell’ultima generazione.

Studi condotti su lontre in libertà hanno dimostrato che gli helpers collaborano realmente in modo efficace all’allevamento, aumentando la probabilità di sopravvivenza dei piccoli, anche se la coppia riproduttrice può allevare efficacemente i piccoli senza l’intervento degli helpers. Inoltre i membri della famiglia differiscono tra di loro nel grado di aiuto fornito e la disponibilità a collaborare aumenta con l’età. Come abbiamo visto i giovani raggiungono la maturità riproduttiva intorno ai 2 anni, ma possono rimanere nella famiglia natale, e quindi collaborare all’allevamento dei piccoli per ancora 1,5-4 anni prima di allontanarsi. Gli individui che si allontanano potranno poi vivere spostandosi tra veri territori (floaters), talvolta insieme ad altri membri che hanno lasciato la stessa famiglia o talvolta con individui non apparentati. In genere, alla morte della coppia riproduttice sarà una delle femmina a ereditare il territorio accoppiandosi poi con un maschio che giunge dal di fuori.

Le cure e la fornitura di cibo per i membri più anziani e deboli della famiglia sono caratteri in genere considerati tipici dell’uomo e soltanto in modo aneddotico vengono descritti negli altri animali.

JPEG - 146.3 Kb
Emmetrope o soltanto leggermente miope, la lontra gigante ha un potere accomodante di oltre 50 diottrie per la sviluppatissima muscolatura ciliare che può modificare il raggio di curvatura del cristallino. Vede quindi bene in immersione e fuori distintamente a 50 m di distanza. Le lunghe vibrisse sono importanti sensori nelle acque torbide © Giuseppe Mazza

Nel caso della lontra gigante il fenomeno è stato osservato e descritto con precisione. In una famiglia che abita una cocha nel parco peruviano Manu (Madre de Dios) si è dimostrato un caso evidente di inversione dei ruoli per una femmina che, fino all’età di 11 anni era stata la riproduttrice e aveva fornito cibo ai piccoli: dopo gli 11 anni ha subito un degrado fisico, ha smesso di riprodursi e ha iniziato a chiedere a ricevere regolarmente cibo dal suo partner e da 3 a 4 figli.

Questo aiuto da parte dei membri della famiglia potrebbe essere spiegato in base sia a una ipotesi non adattativa che a una adattativa. Potrebbe cioè essere fornito senza alcuna aspettativa di ricompensa futura, come semplice re-indirizzamento di un aiuto normalmente fornito ai piccoli, oppure con la aspettativa che la femmina anziana possa ancora fornire al gruppo dei benefici, ad esempio nella cura dei più piccoli (E’ la “Grandmother hypothesis (Ipotesi della Nonna)” della menopausa adattativa nella specie umana e in altre specie, proposta per la prima volta nel 1957 dal biologo evoluzionista G.C. Williams).

Rischi per la sopravvivenza della specie

JPEG - 142.3 Kb
Caccia da sola o in gruppo, se si tratta di grosse prede. Le piccole e giocose comunità si preoccupano anche degli esemplari anziani, alimentati spesso come i cuccioli © Mazza

Prima che iniziassero gli insediamenti umani su larga scala nel bacino Amazzonico la principale minaccia alla sopravvivenza della Lontra gigante era data dai cacciatori di pellicce. Oggi, con la proibizione della caccia, le popolazioni superstiti si trovano a fronteggiare pericoli diversi.

Colonizzazione e deforestazione

Lo sviluppo e la colonizzazione umana delle foreste tropicali hanno reso molte aree non più idonee a supportare la sopravvivenza delle popolazioni di Pteronura. Inoltre, mentre tradizionalmente i fiumi hanno rappresentato le principali vie di penetrazione nelle foreste sudamericane, la apertura di numerose strade camionabili ha aperto alla penetrazione umana zone prima inaccessibili. L’aumento degli insediamenti umani comporta inoltre un maggior sfruttamento delle risorse ittiche e conseguente riduzione delle fonti di alimento per la lontra. Se si considera inoltre che i suoli poveri di nutrienti dell’Amazzonia, una volta deforestati riescono a sostenere coltivazioni e allevamenti per non più di 5-10 anni, la prospettiva è quella di un continuo aumento della deforestazione, in assenza di importanti interventi di protezione ambientale.

Sfruttamento idroelettrico

La costruzione di dighe e l’inondazione di ampie aree di foresta rende accessibili all’uomo estensioni sempre maggiori. Le dighe inoltre rappresentano un ostacolo alle vie migratorie dei pesci e alterano la qualità delle acque, con conseguenze drammatiche per le lontre. Inoltre spesso nei bacini neoformati vendono introdotte specie ittiche alloctone, che possono diventare dei competitori per la lontra.

Attività minerarie

Una delle minacce più gravi per la sopravvivenza della lontra gigante è rappresentata dalla attività mineraria di estrazione dell’oro. In molte zone del bacino amazzonico sono presenti in gran numero minatori legali o abusivi che praticano il dragaggio della ghiaia e della sabbia dei fiumi, con conseguente aumento delle particelle sospese nell’acqua, in che interferisce con la penetrazione della luce, danneggia le alghe ed asfissia i pesci. Il danno più grave è comunque dovuto all’uso del mercurio per amalgamare ed estrarre le particelle l’oro dalla sabbia. Per ogni kg di oro estratto si riversano nell’ambiente tra 1 e 4 kg di mercurio. Il metallo nell’ambiente fluviale, in particolare nella acque ricche di tannini dei fiumi amazzonici, reagisce con le sostanze organiche e si inserisce nella catena alimentare accumulandosi poi nei tessuti dei pesci predatori e infine della lontra, con effetti tossici drammatici.

Estrazione di combustibili fossili

Giacimenti di petrolio o di gas vengono sfruttati in diverse zone dei bacini Amazzonici e dell’Orinoco, anche in aree protette come il parco Nazionale Yasuni o la riserva Cuyabeno in Ecuador. I danni ambientali derivano dalla costruzione di strade legate all’esplorazione o allo sfruttamento, alla deforestazione e agli insediamenti umani e soprattutto alle fuoriuscite di petrolio che contamina le acque e ai fanghi residui delle trivellazioni. In Ecuador rotture di un oleodotto hanno provocato il riversamento di decine di milioni di litri di petrolio nelle acque.

JPEG - 297.5 Kb
Femmina allattante i cuccioli. Oltre ai genitori spesso vari membri del branco si occupano dei piccoli che ben nutriti a 9-10 mesi di vita raggiungono già la taglia adulta © Giuseppe Mazza

Turismo irresponsabile

Più recentemente una nuova minaccia per la sopravvivenza delle lontre viene dal turismo irresponsabile, con comitive di turisti che a bordo di imbarcazioni tentano di avvicinarsi troppo alle lontre, provocando uno stress che può arrivare a indurre i genitori ad abbandonare la tana e i piccoli.

Le popolazioni umane indigene delle regioni fluviali tropicali sud americane hanno convissuto per secoli con la lontra gigante senza particolari problemi. Le carni non appetibili e la mancanza di interesse per le pellicce hanno risparmiato questo mustelide dalle attività dei cacciatori aborigeni. In alcuni casi gruppi umani che si sostentano con la pesca hanno visto nella lontra un competitore da eliminare, ma si tratta di casi sporadici. In alcuni villaggi c’è l’usanza di catturare i piccoli della lontra come animali da compagnia per i ragazzi ma l’impatto di queste abitudini è trascurabile.

Notevole è il anche ruolo della lontra gigante nella mitologia di diverse popolazioni amazzoniche, dove spesso le lontre sono considerate degli spiriti delle acque o anche uomini trasformati per interventi magici.

 

→ Per apprezzare la biodiversità dei MUSTELIDAE cliccare qui.

 

Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

/p-302-2_pteronura_brasiliensis
Photomazza : 70.000 colour pictures of animals and plants