Pyrgus armoricanus

Famiglia : Hesperiidae

 

 

Testo © Dr. Laura Farina

   

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Come una piccola torre, donde forse il nome generico, questo Pyrgus armoricanus sorveglia il suo territorio © Giuseppe Mazza

Il piccolo Pirgo bretone ( Pyrgus armoricanus - Oberthur, 1910 ) appartiene al grande ordine dei Lepidoptera ed alla Famiglia degli Hesperiidae.

Il nome del genere deriva dal greco "pyrgos" che significa "torre, fortezza". Il nome specifico sta ad indicare il fatto che si ritenesse la specie originaria dell’Armorica, una regione costiera della Gallia corrispondente all’incirca all’odierna Bretagna compresa la zona costiera tra i fiumi Loira e Senna. ’Armoar’ è una parola di origine celtica dal significato di ’costa, terra sul mare’.

Ecco alcuni nomi volgari europei: Oberthür’s Grizzled Skipper in Inglese; Pirgo bretone in Italiano; l’Hespérie des potentilles in Francese; Zweibrütiger-Würfel-Dickkopffalter in Tedesco; Jagodnjakov slezovček in Slovacco.

Zoogeografia

Marocco e Algeria: catena centrale dell’Atlante da 1500 m a 1800 m di quota; Penisola Iberica, Sardegna, Corsica, Sicilia, dalla Francia (eccetto il Nord-Ovest e il Nord-Est) alla Danimarca (Sjælland e Bornholm), Sud della Svezia (S Skåne), Balcani, Grecia (incluse Kithira e Creta) e Turchia. La specie è presente in tutta Italia.

Ecologia-Habitat

Pyrgus armoricanus è presente da circa 500 m a 1700 m di altitudine. La specie predilige frequentare prati aridi, radure e incolti erbosi. Può essere però rinvenuta anche in prati umidi ben soleggiati e ricchi di fiori.

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Ha un’apertura alare di 26-28 mm, ama i prati aridi, le radure e gli incolti erbosi fra i 500-1700 m di quota. Gli adulti sono molto attratti dai fiori di Thymus ed Achillea © Giuseppe Mazza

Il bruco si nutre di Fragola selvatica ( Fragaria vesca ), oppure di varie specie di Potentilla ( P. argentea, P. recta, P. hirta ), Globularia e Helianthemum.

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Presente in gran parte d’Europa, Marocco ed Algeria, è localmente minacciata dall’urbanizzazione del territorio © Giuseppe Mazza

La farfalla adulta è particolarmente attratta dai fiori di Thymus e di Achillea.

Morfofisiologia

Pyrgus armoricanus è una piccola farfalla (apertura alare compresa tra 26 e 28 mm) dalle ali di colore brunastro con aree bianche. La femmina è simile al maschio, ma con macchie bianche sulle ali anteriori più piccole. Nei maschi è presente lungo il bordo anteriore (o costa) dell’ala anteriore una piega della membrana alare che forma una caratteristica tasca.

Pyrgus armoricanus è simile ad altre due specie appartenenti allo stesso genere. La prima è Pyrgus malvoides, dalla quale si distingue per avere sul diritto delle ali posteriori delle macchie bianche velate di grigio, mentre in Pyrgus malvoides sono nitide. La seconda specie simile è Pyrgus onopordi.

Nel Nord-Ovest dell’Africa, vive il Pyrgus armoricanus maroccanus Picard, più grande e con le macchie più sviluppate. Nel Sud della Grecia, a Kithira e a Creta e in Turchia, il Pyrgus armoricanus persicus Reverdin, che si distingue dalla specie tipica per piccole differenze nei genitali dei maschi.

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Tre generazioni annuali a spese delle fragole selvatiche e specie del genere Potentilla, Globularia ed Helianthemum © Giuseppe Mazza

Biologia riproduttiva

La farfalla presenta fino a tre generazioni annuali. Sverna allo stadio di crisalide. La femmina depone le uova una a una al di sotto delle foglie della pianta ospite. Le uova vengono deposte da fine maggio a settembre.

L’uovo è sferico e fortemente appiat- tito, di colore verde chiaro. Diventa grigio poco prima della schiusa del bruco. Esso presenta una serie di bande dorsali marrone scuro, e alcune bande longitudinali più chiare, la testa è nera.

Durante il primo stadio del suo sviluppo il bruco divora la faccia inferiore della foglia in modo da creare delle “piccole finestre”. Raggiunto il secondo stadio si costruisce un rifugio avvolgendo i bordi di una foglia aiutandosi con fili di seta. Negli stadi successivi questo involucro, diventa più complicato, in modo tale da avere una forma interna ovoidale. Quando il bruco ha raggiunto il suo massimo sviluppo, con fili di seta e foglie, si costruisce un rifugio all’interno del quale prenderà posto la crisalide.

L’adulto vola a maggio, luglio e settembre-ottobre.

La specie è considerata localmente minacciata. In Europa risulta in grave diminuzione a causa della progressiva urbanizzazione del territorio. Nel 1940 l’entomologo italiano Ruggero Verity la descriveva come “una delle specie più diffuse e, in molte località, più abbondanti in tutta Italia, comprese le isole”. Oggi è discretamente abbondante solo in alcune località.

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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