Quassia amara

Famiglia : Simaroubaceae

Testo © Pietro Puccio

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La Quassia amara è un sempreverde tropicale che raggiunge i 2-6 m. Aromatizzante di bibite con virtù medicinali, repellente e insetticida rispettoso dell’ambiente © G. Mazza

La specie è originaria del Brasile, Colombia, Costa Rica, Guyana, Guyana Francese, Nicaragua, Panama, Suriname, Trinidad-Tobago e Venezuela, dove cresce nelle foreste umide fino a circa 700 m di altitudine.

Il genere è dedicato ad uno schiavo del Suriname (ex Guyana Olandese), Quassi, che ne scoprì le proprietà medicinali nel XVIII secolo; il nome specifico è l’aggettivo latino “amarus, a, um” = amaro, con riferimento al sapore particolarmente amaro del legno, della corteccia e della radice.

Nomi comuni: bitter ash, bitterwood, quassia, quassia-wood, Surinam quassia (inglese); bois amer, bois blanc, quassia de Surinam, quinine de Cayenne, quinine du pays (francese); china di Caienna, legno amaro, legno quassio del Suriname (italiano); amargo, marubà, marupà, pau-amarelo, pau-quassia, quassia-de-caiena, quina, quinarana (portoghese – Brasile); crucete, cuasia amarga, cuasia de Jamaica, cuasia de Surinam, guabito, guabito amargo, hombre grande (spagnolo); Bitterholzbaum, Bitterquassia, Quassiaholzbaum (tedesco).

La Quassia amara L. (1762) è un arbusto o albero sempreverde alto 2-6 m con corteccia liscia grigiastra e foglie alterne, lunghe 15-30 cm, imparipennate, con picciolo e rachide alati e 3-5 foglioline sessili, ovato-lanceolate con apice appuntito, base assottigliata e margine intero, di colore verde intenso superiormente, pallido inferiormente e nervatura centrale rossiccia, lunghe 5-16 cm e larghe 3-6 cm. Infiorescenze racemose terminali, con peduncolo e rachide rossastri, portanti numerosi fiori ermafroditi, su un pedicello rosato lungo 1-4 cm, dalla corolla tubolare lunga 2,5-4,5 cm con 5 petali lineari-lanceolati di colore rosso brillante o rosato esternamente, bianco internamente, e 10 stami prominenti con antere gialle; i fiori sono impollinati principalmente dai colibrì. I frutti, solitamente in numero di 4-5 su un largo ricettacolo rosso, sono drupe ovoidi di colore inizialmente verde, poi nero a maturità, lunghe 1-1,5 cm. Si riproduce per seme, che va messo a dimora in tempi brevi avendo una bassa durata di germinabilità, 1-2 mesi, utilizzando un terriccio sabbioso mantenuto umido alla temperatura di 24-26 °C, e per talea semilegnosa e margotta. Specie di notevole effetto ornamentale sia per il fogliame che per le infiorescenze, coltivabile esclusivamente nelle zone a clima tropicale e subtropicale umido in pieno sole o leggera ombreggiatura su suoli fertili ben drenati permanentemente umidi, ma senza ristagni; adatta, per le dimensioni contenute anche a piccoli giardini. Altrove può essere coltivata in capienti contenitori in serre luminose utilizzando un terriccio organico con aggiunta di sabbia silicea grossolana o agriperlite per un 30%, per migliorare il drenaggio, con valori minimi invernali di temperatura non inferiori a 15 °C.

Il legno, di colore giallo pallido, contiene diversi principi attivi, tra cui il principale è la quassina, particolarmente amara, che si estraggono dal legno ridotto in frammenti. Estratti usati in passato nella medicina tradizionale soprattutto come febbrifughi e antimalarici, attualmente hanno un moderato impiego come aromatizzanti di bibite alcoliche e analcoliche, entro valori massimi stabiliti dai vari paesi, e come insetticidi e repellenti naturali in agricoltura, contro afidi, cocciniglie, tentredini e tisanotteri, con azione tossica inferiore a quella del piretro, ma col vantaggio di non essere, alle dosi utilizzate, fitotossici e dannosi per mammiferi, api e altri insetti utili.

Sinonimi: Quassia amara var. paniculata Engl. (1874); Quassia amara f. paniculata (Engl.) Cronquist (1944).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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