Rhynchostele cordata

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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Le grandi inforescenze della Rhynchostele cordata durano 3-4 settimane © G. Mazza

La specie è originaria del Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico e Venezuela, dove cresce nelle foreste umide montane tra 1800 e 3000 m di altitudine

Il nome generico è la combinazione dei termini greci “rhynchos” = becco e “stele” = stele, colonna, con probabile riferimento al rostello, punta a forma di becco sopra l’antera; il nome specifico è l’aggettivo latino “cordatus, a, um” = a forma di cuore, con riferimento alla forma del labello.

La Rhynchostele cordata (Lindl.) Soto Arenas & Salazar (1993) è una specie epifita con corto rizoma da cui si originano pseudobulbi oblunghi, compressi lateralmente, lunghi 4-7 cm e spessi 2-3,5 cm, portanti all’apice una foglia ellittico-lanceolata, raramente due, appuntita, lunga 10-30 cm e larga 3-4 cm.

Infiorescenze racemose, inizialmente erette, poi ricurve, dalla base degli pseudobulbi, lunghe 30-50 cm, portanti 4-15 fiori fino a circa 7 cm di diametro, dai sepali e petali di colore giallo verdastro con macchie brune e labello bianco con macchie brune ai margini.

Sepali lineari-lanceolati, appuntiti, lunghi 4-5 cm e larghi 0,6-1,2 cm, petali ovato-lanceolati, appuntiti, lunghi 2,5-4 cm e larghi 0,7-1,2 cm, con margini ondulati, labello da triangolare a cuoriforme, appuntito, lungo 2-3 cm.

Si riproduce per seme, in vitro, e per divisione con ciascuna sezione provvista almeno di 3-4 pseudobulbi.

Specie dai fiori particolarmente attraenti e di lunga durata, 3-4 settimane, ma generalmente considerata di coltivazione non proprio facile, richiede durante il periodo vegetativo, in estate, temperature medie, preferibilmente non superiori a 28 °C, elevata luminosità, ma non sole diretto, ed umidità, intorno all’80%; le innaffiature devono essere regolari ed abbondanti, ma lasciando leggermente asciugare prima di ridare acqua.

In inverno richiede un periodo di riposo fresco e secco, fino alla ripresa vegetativa, con innaffiature diradate, ma senza fare raggrinzire gli pseudobulbi, e temperature comprese tra 8 e 20 °C, con una elevata escursione termica giornaliera, 8-12 °C, ed umidità intorno al 50-60%; fondamentale in tutte le stagioni una buona ventilazione.

Per le innaffiature e nebulizzazioni va utilizzata acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata; le concimazioni, opportunamente distribuite e alternate, in modo da evitare accumulo di sali alle radici, vanno fatte durante il periodo vegetativo preferibilmente con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a ¼ di dose di quella consigliata sulla confezione. Può essere montata su corteccia, zattera di sughero o di radici di felci arborescenti o coltivata in vaso con composto molto drenante e aerato, le radici devono potersi asciugare velocemente, che può essere costituito da frammenti di corteccia (bark) di media pezzatura, carbone e sfagno.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Odontoglossum cordatum Lindl. (1838); Odontoglossum maculatum Hook. (1855); Odontoglossum hookeri Lem. (1856); Odontoglossum lueddemannii Regel (1859); Cymbiglossum cordatum (Lindl.) Halb. (1983); Lemboglossum cordatum (Lindl.) Halb. (1984).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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