Rhynchostylis gigantea

Famiglia : Orchidaceae

Testo © Pietro Puccio

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La Rhynchostylis gigantea ha infiorescenze pendenti di 12-35 cm © G. Mazza

La specie è originaria del Borneo, Cambogia, Cina (Hainan), Filippine, Laos, Myanmar, Thailandia e Vietnam, dove cresce nelle foreste aperte fino a circa 800 m di altitudine in zone caratterizzate da clima monsonico.

Il nome generico è la combinazione dei termini greci “rhynchos” = becco e “stylos” = colonna con riferimento alla forma della colonna della specie tipo; il nome specifico è l’aggettivo latino “giganteus, a, um” = gigante, con ovvio significato.

Nomi comuni: foxtail orchid (inglese).

La Rhynchostylis gigantea (Lindl.) Ridl. (1896) è una specie epifita monopodiale con fusto eretto nascosto dalle basi fogliari imbricate, lungo 4-20 cm e diametro circa 2 cm, robuste radici fino a 1,8 cm di diametro e numerose spesse foglie alterne, distiche, lineari, lunghe 15-40 cm e larghe 3-7,5 cm, di colore verde scuro con striature longitudinali verde chiaro.

Infiorescenze laterali pendenti, da 2 a 4 contemporaneamente, su un corto e robusto peduncolo, racemose, lunghe 12-35 cm, portanti numerosi fiori cerosi ravvicinati di 2,5-3,5 cm di diametro con sepali e petali di colore bianco con macchie sparse di colore da porpora a viola scuro e labello bianco con i lobi apicali rosso porpora.

I sepali sono oblungo-ellittici, lunghi circa 1,4-1,7 cm e larghi 0,8-1 cm, petali oblunghi, di 1,5 cm di lunghezza e 0,6 cm di larghezza, il labello è trilobato all’apice, carnoso e leggermente pubescente, lungo 1,6 cm e largo 0,8-1,2 cm, con un corto sperone lungo circa 0,5 cm; il frutto è una capsula obovoide lunga circa 5 cm. I fiori sono intensamente profumati e durano circa due settimane. Si riproduce per seme, in vitro, e per micropropagazione.

Probabilmente la più coltivata del genere, con le sue numerose varietà orticole di differenti colori, richiede temperature medio-alte, con valori minimi in inverno superiori a 14 °C, anche se può sopportare sporadici, e per brevissimo periodo, abbassamenti di qualche grado completamente asciutta, elevata luminosità, evitando il sole diretto, ed elevata e costante umidità, 70-80%, durante tutto l’anno, con aria costantemente in movimento.

Durante il periodo di crescita le innaffiature devono essere regolari e abbondanti, diradate in inverno, corrispondente alla stagione secca, quando in stasi vegetativa. Per le innaffiature e nebulizzazioni va utilizzata acqua piovana, da osmosi inversa o demineralizzata; le concimazioni, opportunamente distribuite e alternate, in modo da evitare accumulo di sali alle radici, vanno fatte durante il periodo vegetativo preferibilmente con prodotti bilanciati idrosolubili, con microelementi, a metà dose di quella consigliata sulla confezione.

Può essere montata su tronchi, corteccia, zattera di sughero o coltivata in canestri sospesi a radice nuda o al più con frammenti di corteccia (bark) e di carbone di grossa pezzatura, per permettere alle radici di allungarsi liberamente e asciugarsi velocemente dopo le innaffiature, non gradendo ristagni di umidità, causa di facili marciumi. Trapianti e rinvasi vanno effettuati quando strettamente necessari, non gradendo essere disturbata, alla ripresa vegetativa, segnalata dall’apparire delle nuove radici.

La specie è iscritta nell’appendice II della CITES (specie per la quale il commercio è regolamentato a livello internazionale).

Sinonimi: Saccolabium giganteum Lindl. (1833) Gastrochilus giganteus (Lindl.) Kuntze (1891); Anota gigantea (Lindl.) Fukuy. (1944).

 

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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