Rosa canina

Famiglia : Rosaceae

 

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Testo © Eugenio Zanotti

 

 

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Rosa canina: la perfezione nella semplicità. Corolle bianco-rosate a 5 petali dal leggero profumo © Giuseppe Mazza

La rosa selvatica comune, rosa di siepe o di macchia ( Rosa canina - L. 1753 - sensu Bouleng. inclusa Rosa stylosa Desv. ) è un complesso di forme di probabile origine ibrida, inquadrate in un gruppo collettivo.

Il suo areale (paleotemperato) copre in gran parte delle zone temperate dell’ Eurasia e Nordafrica.

Il termine "rosa" ha origini incerte: alcuni Autori lo fanno derivare dal greco “rhódon” = rosa, per altri avrebbe origine dal celtico "rhood" o "rhuud" che significa rosso, per il colore dei fiori di molte specie appartenenti a questo genere.

Il nome specifico “canina”, deriva dal latino “caninus” = canino, del cane, per l’antica credenza che la radice di questa pianta servisse per curare la rabbia dei cani e le persone ferite dai loro morsi, quindi dal suo impiego popolare che risale all’antica Grecia: “kynosbator”, da “kyon”,“kynos”, cane e “batos” spino, arbusto spinoso.

Fitto arbusto caducifoglio, vistoso quand’è in fioritura, alto mediamente 1,5-2,5 m con fusti eretti od arcuato-sporgenti, legnosi, glabri, forniti di aculei rossi,robusti, arcuati, compressi, a base allungata. Sistema radicale costituito da lunghe radici ramificate, nodose e pollonifere. Fusti e rami disposti in un intreccio un poco disordinato, formante un cespuglio ricadente, quasi semisferico. Gemme alterne, piccole, rossastre, spesso prossime ad un aculeo. Foglie imparipennate, stipolate alla base, composte da 5-7 (9) segmenti ovali o ellittici (13-35 x 10-25 mm) glabri, con margini seghettati e apice appuntito.

La fioritura è concentrata in maggio-giugno ma talvolta la pianta rifiorisce più tardi. I fiori hanno 5 petali rosa più o meno intenso, più raramente bianchi, e disposti a 1-3 in corimbi terminali, con petali obcuneati; sepali ripiegati all’ingiù dopo la fioritura. I falsi frutti (cinorròdi o cinorrodonti) maturano in settembre-ottobre, sono piriformi (1-2 cm) di colore arancio o rosso contengono numerosi semi (acheni) prismatici, giallastri circondati da fitta peluria.

La rosa canina è una specie eliofila e termofila che abita le boscaglie degradate con querce caducifoglie, o, su monti, con faggio, abete, pino, le radure dei boschi ripariali, i cespuglieti e le siepi, dal piano fino a 1500 (1900) metri s.l.m., con predilezione per i terreni da neutri a tendenzialmente calcarei, ricchi di sabbia e di ghiaia.

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Il cespuglio, frequente lungo le strade di campagna e al limite dei boschi, raggiunge 1,5-2,5 m d’altezza © Mazza

Dotata di crescita rapida nei primi anni poi, raggiunto lo sviluppo in 5-8 anni, si assesta e rallenta.

La longevità è scarsa, non supera, tranne eccezioni, i 50-60 anni; la letteratura riporta che presso il Duomo di Hildesheim, in Germania, vive tuttora un esemplare di rosa canina con un fusto del diametro di 50 cm e di circa 300 anni di età !

Inoltre, grazie alla notevole capacità di ricaccio, lo stesso individuo può originare attorno a sé nuovi vigorosi arbusti.

Date le dimensioni ridotte dei fusti il legno è raramente utilizzato; solo le radiche annose venivano utilizzate un tempo per trarne manici di posate, piccoli oggetti da cucina, cofanetti porta gioielli, ecc.

Sui rami della rosa canina, specie in ambiente naturale, si vedono spesso delle curiose formazioni sferiche costituite da un groviglio di filamenti dapprima verdi, poi rossastri e infine bruni, dovute alla puntura di un insetto della famiglia degli imenotteri detto volgarmente cinìpide della rosa e zoologicamente parlando il Diplolepis (Rhodites) rosae.

Queste, come altre galle, sono ricche di tannini ed in passato erano raccolte per conciare le pelli. La peluria irritante contenuta nei cinorrodi, una volta essiccata, viene messa in bustine e usata come “polvere” pruriginosa negli scherzi di carnevale.

Ai fini erboristici i petali si devono cogliere dai fiori ancora in boccio, ed i ricettacoli fiorali divenuti rossi e carnosi dei frutti (o meglio falsi frutti o cinorrodi) in ottobre. I petali contengono acido gallico e quercitannico, resine, zuccheri, sostanze coloranti, tannini e un olio essenziale con geraniolo (petali), acidi organici, flavonoidi, pectine, polifenoli, leucoantocianine, catechina, vitamina A e vitamina E, che conferiscono loro proprietà astringenti, toniche e oftalmiche (i petali in decotto nelle blefarotalmie) oltre che nella costipazione dei bambini, nelle diarree, dissenterie, emottisi, laringotracheiti, antielmintiche contro gli ascaridi.

L’acqua di rose e l’olio di rose, preparati con i petali freschi della rosa canina sono noti sin dall’antichità come prezioso cosmetico in tutto l’Oriente. Il miele rosato è ritenuto altresì un ottimo rimedio per la tosse e rinforzante generale negli stati febbrili.

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I falsi frutti piriformi rosso-arancio, detti cinorrodi, maturano in settembre-ottobre. Contengono numerosi semi prismatici circondati da una fitta peluria © Mazza

I cinorrodi ben maturi, raccolti a fine autunno, opportunamente ripuliti all’interno dai semi e dalla peluria irritante, servono a preparare squisite marmellate. Contengono zuccheri, tannini, flavonoidi (con importante azione antiossidante), acido ascorbico ovvero Vitamina C (in dosaggio di 400 mg per 100 grammi di frutti puliti, 8 volte superiore in peso alla polpa di limone), ed altri acidi organici. Sono utilizzati per preparare conserve rinfrescanti e lievemente lassative e per preparare tisane che risultano utili nelle malattie dell’apparato genito-urinario, nei casi di diabete, nello scorbuto. L’assunzione di vitamina C dalle piante, rispetto a quella sintetica è la biodisponibilità di carotenoidi e flavonoidi che agendo in sinergia con l’acido ascorbico ne migliorano le proprietà antiossidanti.

La rosa canina è uno degli arbusti importanti per la fauna: le sue foglie nutrono alcuni lepidotteri (ad es. Saturnia pavonia ), i fiori sono ricercati da coleotteri (ad es. Cetonia aurata ), da api, vespe e bombi; i frutti sono mangiati da mammiferi (lepre, riccio) e da alcuni uccelli (fringuelli, frosoni, verdoni). In fitoterapia ed in fitocosmesi sono note da secoli le proprietà della rosa selvatica, ne trattano antichissimi testi cinesi, egiziani e greci. I frutti, raccolti quando la polpa è matura ma ancora ben soda e ripuliti bene dai semi e dalla peluria interna, sono un cibo insolito e salutare, ricchissimi di vitamina C, consumabili sia fresco, sia per preparare ottime confetture.

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Virtù medicinali e una preziosa risorsa, anche in pieno inverno, per gli animali selvatici © Mazza

Alcune specie di uccelli come il merlo e la cesena si nutrono della loro polpa (merlo, cesena, capinera). La famiglia delle rosacee ha origini antichissime come testimoniano i numerosi reperti risalenti all’Eocéne (circa 60 milioni di anni fa) trovati dagli studiosi di paleobotanica, dai principali gruppi di questo genere ed in particolare da alcune specie progenitrici spontanee in Europa ( Rosa moschata, Rosa gallica, Rosa phoenicea, Rosa canina, Rosa Pendulina ) ed in Cina ( Rosa chinensis, Rosa gigantea, Rosa multiflora, Rosa foetida ), hanno avuto origine per ibridazione, soprattutto dal 1800 in poi, le stirpi coltivate che oggi impreziosiscono i roseti di tutto il mondo e la selvatica e rustica Rosa canina viene ancora oggi impiegata con successo come portainnesto di molte di queste varietà. La riproduzione della rosa selvatica può essere fatta partendo dal seme ma soprattutto per via vegetativa per talea per ottenere rapidamente piante robuste e vigorose.

Preparazioni :

Infuso tonico, bioattivatore, consigliato ai convalescenti

Un pugno di petali freschi triturati e lasciati infondere un quarto d’ora in una tazza d’acqua bollente. Si filtra e si addolcisce con miele. Due tazze al giorno il mattino a digiuno e la sera mezz’ora prima di andare a letto.

Miele rosato

Mettere una manciata di petali freschissimi, colti preferibilmente di mattina con tempo asciutto, in un vaso di vetro a chiusura ermetica, coprirli con una scodella di acqua bollente e lasciare in macerazione ventiquattro ore. Si filtra spremendo bene il residuo, si aggiungono 300 g di miele fluido e si agita di tanto in tanto fino ad amalgamare bene il tutto, si lascia riposare per almeno 15 giorni prima di usare. E’ molto indicato per calmare i disturbi della dentizione dei lattanti e, diluito in acqua, per fare gargarismi antinfiammatori.

Grappa alla rosa canina

Servono 10 boccioli di rosa canina privati all’ultimo momento del peduncolo e del calice (le parti verdi) che vanno posti sul fondo di una bottiglia e si aggiungono 750 cl di buona grappa di moscato. Si lascia un paio di settimane in un luogo fresco e buio prima di consumare.

Sinonimi: Rosa lutetiana Léman (1818); Rosa canina Sol. ex Bab. (1870); Rosa canina Siev. ex Ledeb. (1830); Rosa canina subsp. biserrata (Mérat) Nyman (1878); Rosa canina subsp. dumalis Holomboe (1914); Rosa canina subsp. keissleriana (Sennen) Sennen (1936); Rosa canina subsp. andegavensis (Bastard) Vigo (1983). Esistono numerosissimi altri sinonimi di varietà, nothovarietà, forme che sono tuttavia comprese nella grande variabilità di Rosa canina L. e non hanno quindi valore tassonomico.

 

→ Storia della Rosa : dalle Rose Botaniche verso una rosa perfetta.

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Archivio fotografico di Giuseppe Mazza

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